1400 persone hanno sottoscritto la nostra lettera agli Ordini Professionali: leggila qui!

giovedì 22 dicembre 2011

Regime dei super minimi 2012 - dubbi e chiarimenti



L'anno sta per finire, e molti di noi si stanno chiedendo: ma tra 10 giorni, che tipo di fattura dovrò emettere? Rientro o no nel nuovo regime dei super-minimi, quello famigerato con l'imposta complessiva al 5%?

Chiariamo innanzitutto che l'Agenzia delle Entrate non ha ancora emanato tutte le attese circolari esplicative sulla manovra di quest'estate (qui il testo) che ha introdotto le novità sul regime dei minimi, per cui le informazioni contenute in questo post sono tratte dalla stampa specialistica (principalmente Il Sole 24 ore) e dai chiarimenti che ci hanno fornito i nostri commercialisti e gli utenti del blog...siete caldamente invitati a contribuire alla messa in rete delle conoscenze!

Ecco i dubbi più frequenti a cui tentiamo di dare un chiarimento, punto per punto:


mercoledì 14 dicembre 2011

Ordini Professionali e Deontologia (?)

Per fare chiarezza sulla questione sollevata dall’articolo uscito sul Fatto Quotidiano il 19 novembre “L’Ordine salva l’architetto della cricca”, in cui si trattava il caso dell’architetto Angelo Zampolini, (accusato di favoreggiamento per l’inchiesta sugli appalti dei Grandi Eventi dei Mondiali di Nuoto 2009, accusa patteggiata il 19 maggio scorso con una pena di 11 mesi, pena sospesa)  ivaseipartita ha intervistato l’arch. Andrea Bruschi, consigliere della commissione deontologica dell’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia.
Gentile architetto, prima di tutto vogliamo ringraziarla per la sua disponibilità a far luce su una vicenda complessa che però può aiutarci a comprendere quali siano le procedure che la commissione deontologica da lei presieduta mette in atto per garantire “la tutela della dignità e del decoro della professione” come espresso dall’art.1 del codice deontologico.

1.     L’ art.43 del R.D. 23 ottobre 1925, n. 2537 cita “il consiglio dell’ordine è chiamato a reprimere, d'ufficio o su ricorso delle parti, ovvero su richiesta del pubblico ministero, gli abusi e le mancanze che gli iscritti abbiano commesso nell'esercizio della loro professione.” e nel successivo art.44 “Il presidente assumendo le informazioni che stimerà opportune, verifica i fatti che formano oggetto dell'imputazione. Udito l'incolpato, su rapporto del presidente, il consiglio decide se vi sia motivo a giudizio disciplinare.” Dalla lettura degli art.44 e 45 appare che il Consiglio dell’Ordine sia dotato di una certa autonomia in merito alle questioni sanzionatorie, può spiegarci fin dove arriva il suo campo di azione e quali sono i limiti che ostacolano l’esercizio dell’ autogoverno?

La Commissione deontologica esamina i procedimenti sulla scorta delle testimonianze dei danneggiati e delle memorie degli incolpati, anche facendo ricorso, come cita l’art. 44, ad audizioni. Queste avvengono sia in Commissione deontologica che in Consiglio. Quest’ultimo, una volta chiarite le vicende con l’ausilio della necessaria documentazione, stabilisce autonomamente le sanzioni da comminare. L’istruttoria è comunque piuttosto lunga in quanto è necessario ricevere le memorie degli accusati, ascoltarli in audizione e, solo quando il Consiglio stabilisce di procedere con la citazione, riascoltarli nuovamente in giudizio per poi decidere l’eventuale pena. Questa procedura, fra le convocazioni, le audizioni ecc. richiede un notevole lasso di tempo.

domenica 11 dicembre 2011

L' amico della «cricca» nella nuova Tor Vergata


di Gian Antonio Stella - Corriere della Sera 7 dicembre 2011


Due progetti milionari affidati dall'università all'architetto Angelo Zampolini


A pensar male si fa peccato, diceva Andreotti, ma spesso si indovina. Alcuni docenti dell' università di Tor Vergata si chiedono dunque: come mai sulle recinzioni del cantiere del nuovo rettorato «non è presente nessun cartello» e «tutto procede nell' anonimato»? Che sia perché, suggeriscono, mette imbarazzo il nome del progettista? Domanda maliziosa: l' autore del progetto del nuovo «cuore» dell' Ateneo da 98 milioni e 800 mila euro, approvato dal CdA il 28 Ottobre 2009, è infatti Angelo Zampolini, l' architetto della «cricca» legata al costruttore Diego Anemone (leggi)

giovedì 1 dicembre 2011

150k Architetti

Pubblichiamo molto volentieri il documento inviatoci da Amate l'architettura per mobilitare gli architetti a un'assemblea sui temi della professione, a cui senz'altro parteciperemo portando le nostre istanze e le conoscenze che abbiamo acquisito in questi mesi di vita di Iva, anche e soprattutto grazie alle vostre mail e ai questionari, l'unico tentativo in Italia di dare qualche numero sulle situazioni lavorative degli architetti e degli ingegneri finti autonomi. Un documento con 10 domande che, nella loro semplicità, evidenziano tutta la follia del sistema in cui viviamo, e ci fanno capire che è ora di agire.


Per porre l’attenzione sulla insostenibile condizione professionale degli architetti in Italia, e promuovere una mobilitazione allargata a tutti i professionisti convinti del bisogno di una maggiore qualità architettonica nel processo di trasformazione del territorio, il Movimento “Amate l’Architettura”ha formulato 10 Domande per “CAMBIARE”:

1) PERCHE’ solo in Italia è diventato impossibile esercitare dignitosamente la professione dell'architetto nel rispetto di quanto stabilito dagli artt. 4 e 36 della nostra Costituzione?
2) PERCHE’ solo in Italia si è raggiunto il numero incredibile di circa 150.000 architetti, pari a quasi un terzo di tutti gli architetti europei?
3) PERCHE’ solo in Italia ci sono figure professionali che, nonostante l’esistenza di leggi e sentenze che definiscono le loro competenze, continuano a svolgere impunemente attività riservate solo all’architetto e all’ingegnere?
4) PERCHE’ si permette ai Professori universitari a tempo pieno e addirittura ad interi Dipartimenti delle università italiane di esercitare attività riservate alla libera professione, contravvenendo alle leggi vigenti?
5) PERCHE’ si è voluta creare ed immettere su un mercato del lavoro già saturo e caotico, la figura dell'Architetto Junior senza definirne precise competenze e professionalità?
6) PERCHE’ si accetta che neolaureati e giovani architetti “a partita IVA” lavorino negli studi professionali in condizioni di dipendenza senza alcuna tutela.
7) PERCHE’ la nostra cassa previdenziale (Inarcassa) non trova un modo per sostenere quei tanti professionisti che, senza reddito per mancanza di lavoro, sono comunque obbligati a versare un pesante contributo pensionistico?
8) PERCHE’ solo in Italia il pagamento delle parcelle professionali degli architetti non ha alcuna tutela?
9) PERCHE’ solo in Italia gli incarichi professionali, soprattutto per le opere pubbliche, sono assegnati al massimo ribasso, ledendo la dignità professionale e contribuendo a ridurre la qualità del Progetto, dell’Architettura e dei Servizi affidati?
10) PERCHE’ gli Ordini professionali, il CNA e i Sindacati, oltre alle esternazioni di facciata a mezzo stampa, nulla di concreto hanno mai conseguito in termini di tutela della dignità, della professionalità e del diritto al lavoro degli architetti e quindi oggi qual è il loro ruolo e la loro funzione?

martedì 29 novembre 2011

¡Aquí hay tomate!

Iva visita il Donut...ovvero l'edificio Mirador di MVRDV


E così anche la trasferta spagnola è andata!

Come sapete, il 25,26 e 27 novembre a Madrid c'è stato il primo congresso del Sindacato degli Architetti Spagnolo (Sarq), a cui anche Iva sei partita ha partecipato.

Le tre giornate erano così organizzate:

- venerdì: presentazione del congresso e breve conferenza durante cui, tra l'altro, sono stati illustrati i risultati del questionario sulla situazione lavorativa degli architetti in Spagna (iniziativa che ha ispirato la nostra...a proposito, se non avete ancora compilato il questionario potete farlo a questo link!)..poi aperitivo e fiesta!

- sabato: la giornata ha visto il succedersi di varie tavole rotonde: una prima tavola in cui si è data una visione generale della situazione economica e della crisi, con l'intervento di diverse figure (un politologo, un'economista, un immobiliarista etc.); una seconda conferenza su quale possa essere il ruolo dell'architetto oggi; infine interessanti contributi sulle cooperative, una forma di associazione impresariale che gli architetti considerano molto poco.

- domenica: riunione per gli iscritti con votazione dello statuto.

domenica 20 novembre 2011

Deontologia a TARGHE ALTERNE

Vi dicono qualcosa i nomi di Diego Anemone, dell'ex Ministro dello sviluppo economico Cladio Scajola e dell'architetto Angelo Zampolini?

No? Vi rinfreschiamo la memoria.

Solitamente IvaSeiPartita non ama alimentare polemiche, ma in questo caso facciamo un'eccezione per il caso dell'architetto Angelo Zampolini che pur avendo patteggiato una pena di 11mesi di reclusione per favoreggiamento, non ha ricevuto neanche un richiamo dall'Ordine degli Architetti di Roma e Provincia.

Assieme ad amate l'architettura ed a professionisti liberi abbiamo segnalato questa "anomalia" al Fatto Quotidiano affinchè l'Ordine di Roma chiarisca la sua posizione e ci spieghi i motivi del mancato intervento.

L'Ordine salva l'architetto della "Cricca"
sul Fatto quotidiano di Sabato 20 novembre
di Luigi Franco

venerdì 18 novembre 2011

Iva in streaming!

Cari Ivi vicini e lontani,
ma soprattutto lontani. Se domani non potrete essere con noi all'Assemblea Nazionale all'Alpheus di Roma, potrete seguirci a questo link:


Qualora quella pila di vestiti da stirare fosse proprio improcrastinabile, indubbiamente teniamo più compagnia di una puntata di Sereno Variabile!Quindi niente scuse: anche in streaming, partecipate!



martedì 15 novembre 2011

Quattro ricette facili facili contro le finte partite iva



Ecco il documento che porteremo sabato 19 novembre e domenica 20 all'Assemblea del comitato Il nostro tempo è adesso (dalle 13 all'Alpheus, via del Commercio 36, Roma). Si tratta di un documento aperto, da arricchire e modificare con l'apporto di tutti. Vi aspettiamo!


L’Italia è il secondo paese in Europa dopo la Grecia per numero di partite iva: sono in tutto circa 9 milioni. Dietro l’apparenza di un’economia dinamica fatta di piccoli imprenditori si cela in realtà un gran numero di forme di lavoro in elusione: finte partite iva, cioè lavoratori dipendenti senza diritti e tutele.

Perché questo fenomeno è tanto diffuso?

Assumendo tramite partita iva il datore di lavoro:

-         Risparmia circa il 50% sul costo del lavoro in termini fiscali
-         Non deve fare riferimento alla Contrattazione Collettiva Nazionale per determinare la retribuzione
-         Può licenziare in qualunque momento
-         Può ritardare o rifiutare il pagamento in quanto non c’è nessuna legge che lo obbliga a una contrattazione scritta.
-         Ha un corpo di lavoratori poco coesi e facilmente ricattabili che non hanno diritto di sciopero e non hanno rappresentanza sindacale

Il finto lavoratore autonomo:

-         Deve pagare autonomamente la propria previdenza e gestione fiscale
-         Non accede al welfare (maternità, sussidi di disoccupazione etc.) , in quanto è formalmente un piccolo imprenditore
-         Non ha ferie e malattie pagate
-         Non ha continuità di reddito e possibilità di accedere al credito
-         Spesso riceve una remunerazione inferiore alle proprie competenze in quanto non ha potere contrattuale.


Cosa può fare il finto lavoratore autonomo per sfuggire a questa situazione?

Lo Stato riconosce come illegali tali forme di contrattazione che mascherano un rapporto di lavoro subordinato. Di fatto, i controlli sono inesistenti e l’attività di contrasto è affidata all’iniziativa del lavoratore, che può promuovere una vertenza contro i propri datori di lavoro.
Nella realtà, è facile eludere le leggi così come sono formulate attualmente, anzi, molte delle ultime riforme del lavoro sembrano andare proprio in questa direzione: una tacita agevolazione al proliferare delle finte partite iva per abbassare i costi del lavoro.
Per di più, in alcuni settori del mondo del lavoro – per esempio le professioni intellettuali – il mercato non propone altro: il finto lavoratore autonomo si ritrova a fare i conti con una realtà in cui, da un lato, sa che difficilmente troverà un lavoro dipendente regolarmente inquadrato come tale, dall’altro, sente che lo Stato condanna a parole il fenomeno, ma consente nei fatti che esso proliferi sotto gli occhi di tutti, come se fosse normale.

Quindi:

lunedì 14 novembre 2011

Liberiamoci dalla precarietà!


Che fate questo fine settimana?


Iva va all' Alpheus  (via del Commercio 36) a Roma, per la prima assemblea nazionale del comitato "Il nostro tempo è adesso", già organizzatore della prima manifestazione dei precari del 9 aprile 2011.


Sabato 19 e domenica 20 novembre avremo uno stand tutto nostro dove potremo incontrarci, e parteciperemo ai workshop per formulare un documento finale da presentare alle istituzioni, con le nostre istanze, ma anche, e soprattutto, con le nostre proposte.


Due giorni per lavorare insieme e costruire un'alternativa! Vi aspettiamo sabato e domenica!


(non valgono scuse come: ho una pila di vestiti da stirare e lo posso fare solo il sabato e la domenica, devo andare a Cattolica per un rave di liscio, e meno che mai ho una consegna per cui per altro non verrò pagato neanche un euro di più...venite stropicciati, in tutù, squattrinati, non ci formalizziamo!)


Questo il programma:



Sabato 19 Novembre

ore 13:00
 Sincronizziamo gli orologi

ore 13:30
 Le reti si presentano: chi siamo

ore 14:00
 Assemblea plenaria: inizia il countdown

ore 14:30
 A proposito di numeri. La crisi spiegata da Carlo de Gregorio, ricercatore ISTAT

ore 14:45
 Il decalogo

ore 16:00
 La bufala del secolo - Francesca Fornario intervista i "Garantiti"

ore 16:30
 Workshop paralleli: il futuro non è ancora stato scritto
- Lavoro stabile contratto stabile
- Continuità di reddito
- Diritti al futuro (Pensione, maternità/paternità,malattia)
- Formazione continua..e garantita!
- Questa è la mia casa, la casa dov'è!

ore 19:00
 Aperitivo c/o Rising Love - Via delle Conce, 14
Domenica 20 novembre

ore 10:00
 Assemblea plenaria: report dei workshop

ore 11:00 Assemblea plenaria: fuori dalla precarietà alla velocità della luce

ore 12:00 Ci colleghiamo con il laboratorio politico la Fonderia-Oxford

ore 15:00 Conclusioni

A breve saranno disponibili altri aggiornamenti sul programma!

venerdì 4 novembre 2011

Flexsecurity

In questi giorni è riemerso il dibattito sulla riforma della legislazione del lavoro e da più parti si è ricominciato a parlare di "contratto unico", "flessibilità in uscita", "Modello danese", "Flexisicurezza".
Cerchiamo di fare un pò di chiarezza.
La proposta del sen. Pietro Ichino, di cui abbiamo già parlato in un post precedente, parte da alcuni assunti molto chiari:

1) Il mercato non è più in grado di garantire una stabilità e continuità lavorativa, ma per adeguarsi agli assestamenti e oscillazioni ha bisogno di semplificazione legislativa e flessibilità nella gestione della forza lavoro.

2) I lavoratori non possono sostenere da soli il peso della precarietà, ma devono essere garantiti nel welfare e nella possibilità di accedere a una formazione continua e un reiserimento nel mondo del lavoro.

La proposta riguarda:

1) semplificazione della normativa che da 1570 pagine passa a 70 articoli

2) l'abolizione delle svariate forme di contratto per sostituirle con un unico contratto a tempo indeterminato anche per i lavoratori autonomi che traggano più di 2/3 del proprio reddito di lavoro complessivo dal rapporto con una determinata azienda,

salvo che:
- la sua retribuzione annua lorda superi i 40.000 euro
- il prestatore sia iscritto a un ordine incompatibile con la posizione di lavoratore dipendente.

Come funziona il licenziamento?
Il datore di lavoro può licenziare per un motivo oggettivo e non discriminatorio.
Al lavoratore viene garantita un'indennità di disoccupazione (oltre all'iscrizione a un'agenzia per il ricollocamento) pari al 90% dello stipendio per il 1° anno e dell'80% e del 70% nel 2° e 3° anno, il costo dell'indennità è assunto per la maggior quota dallo Stato per il 1°anno, mentre per gli anni successivi la quota maggiore viene assunta dal datore di lavoro che in questo caso avrà maggiori incentivi a reinserire il lavoratore.

Le questioni aperte sono:

La proposta di legge riguarda le sole aziende con più di 15 dipendenti?
L'assunzione farà riferimento ai Contratti Collettivi di Lavoro?
La posizione di incompatibilità tra lavoro dipendente e iscrizione all'ordine quali figure professionali riguarda?
Come funzioneranno le agenzie per il ricollocamento e da quali soggetti saranno gestite?


martedì 25 ottobre 2011

Indignati e organizzati: in Spagna fanno così


Da qualche tempo siamo in contatto con il Sindacato degli Architetti Spagnolo, una struttura nata inizialmente come semplice movimento di protesta sotto il nome "Arquitectos explotados". La loro iniziativa ha in un certo senso ispirato la nostra, sebbene il contesto sia diverso: in Spagna infatti era completamente assente, fino a poco tempo fa, un sindacato specifico per gli Architetti, mentre in Italia ce ne sono ben due (Inarsind e Federarchitetti). Per inciso, siamo entrati in contatto con entrambi, e stiamo aspettando una loro risposta sui temi posti da Iva sei partita, che speriamo arrivi presto. Nel frattempo, guardiamo a quello che succede negli altri Paesi, tra cui, appunto, la Spagna, per provare a tracciare nostre strategie d'azione. 

Daniele, un architetto italiano che vive a Barcellona, è tra gli attivisti del Sindacato spagnolo, e ci ha raccontato nella e-mail che qui di seguito riportiamo, la loro esperienza in un Paese che non è la terra dei balocchi, ma dove le persone non hanno perso la coscienza della propria dignità e dei propri diritti:


Il prossimo 25 novembre il sindacato de arquitect@s de España celebrerà a Madrid il suo I congresso.

Il 28 marzo del 2008 ci siamo trovati in duecento di fronte alle porte dell'Ordine degli architetti di Barcellona: eravamo stati convocati ad una manifestazione tramite un'e-mail anonima che durante settimane era rimbalzato per l'intero Paese.
Il contenuto della convocazione non era una novità per nessuno: in Spagna, una volta terminata la carriera universitaria, l'unica via che si apre per la maggior parte degli architetti è quella della precarietà.
Nel 2008 circa il 60% dei collaboratori degli studi di architettura lavorava con quella che in Italia si chiama la "partita IVA", gli altri erano lavoratori in nero, con contratti da praticante e solo una minima parte aveva un contratto a tempo indeterminato.

In Spagna quello del "falso autonomo" è un tipo di rapporto lavorativo che la legge considera irregolare poiché nasconde un vero e proprio rapporto di subordinazione del lavoratore, che prevede il rispetto di un orario di lavoro, l’esclusività, ecc (anche in Italia, nota nostra). Il lavoratore viene costretto ad assumere una serie di costi che sarebbero in realtà responsabilità del datore di lavoro, come ad esempio il pagamento della seguridad social. Inoltre, come ben sapete, si tratta di lavoro precario: puoi essere licenziato da un giorno all'altro senza preavviso, non hai diritto né a liquidazione, né a un permesso di maternità/paternità, né ad alcun tipo di aiuto nel momento in cui finisse la collaborazione. In Spagna ad esempio in caso di licenziamento si ha diritto ad un sussidio di disoccupazione proporzionale al tempo in cui hai lavorato nell'impresa. Tutto ciò era poi aggravato da stipendi molto bassi, molto lontani dal costo reale della vita.
La realtà era che un giovane architetto era un milleurista, ovvero guadagnava più o meno mille euro netti, in una città dove l'affitto medio di un appartamento si aggirava a quei tempi intorno alla stessa cifra.

A seguito di quella prima protesta si sono formate due assemblee permanenti – una a Madrid e una a Barcellona – e un anno dopo, nel novembre del 2009, si è deciso di creare il primo sindacato degli architetti della Spagna: il SArq.
Questo tipo di organizzazione è nata con l'obiettivo di negoziare un convenio colectivo (contratto nazionale) obbligatorio per tutti gli studi di architettura del Paese e che avrebbe fissato anche un salario minimo per il settore. Attualmente infatti in Spagna non esiste nessun contratto di riferimento per gli architetti, quindi la fondazione di un sindacato era indispensabile poiché, in quanto organizzazione che rappresenta lavoratori e lavoratrici, si tratta dell'unica figura prevista dalla legge che abbia facoltà di negoziare un contratto nazionale.
Nel frattempo, come conseguenza dell'esplosione della bolla immobiliare, è iniziata una crisi senza precedenti nel campo della costruzione. Molti dei cosiddetti "falsi autonomi" hanno perso immediatamente il lavoro, essendo la categoria più debole e più facile da licenziare. Attualmente la disoccupazione nel nostro settore è circa il 32,4% – molto al di sopra della media nazionale – e sono molti gli architetti che stanno scegliendo la strada dell'emigrazione.

Il prossimo 25 di novembre il sindacato celebrerà a Madrid il suo I congresso.
La fondazione di un’organizzazione del genere non è semplice quando si è del tutto indipendenti e non si ricevono finanziamenti. Nonostante ciò siamo riusciti a costruire dal nulla una struttura in grado di fornire assistenza legale a chi decide di denunciare situazioni irregolari e abbiamo intrapreso una serie di iniziative con l’intenzione di mettere in discussione una professione che, almeno qui in Spagna, ha un bisogno urgente di rinnovarsi e di recuperare il prestigio perduto.

Daniele Porretta
Sindicat d’Arquitectes de Catalunya

Vi ricorda qualcosa?

venerdì 21 ottobre 2011

C'è una presentatrice, un economista e un architetto...

Ecco il link della puntata andata in onda oggi alle 12 e 20 su Rai Tre. Ringraziamo tutta la redazione per lo spazio che ci è stato dato, e per la possibilità di partecipare a un dibattito che, in soli 20 minuti, ha descritto una situazione complessa e tracciato anche possibili vie di uscita e strategie d'azione. Non abbiamo ancora avuto modo di rivedere la puntata, intanto aspettiamo vostre impressioni e suggerimenti, ricordandovi che è ancora on line la lettera agli Ordini professionali da sottoscrivere e il questionario per quantificare il fenomeno delle finte partite iva.

mercoledì 19 ottobre 2011

Iva a Fuori Tg





Venerdì 21 ottobre alle ore 12 e 20 Iva sei partita sarà ospite in studio di Fuori Tg, la rubrica di approfondimento quotidiana del Tg3. Parleremo con Tito Boeri del mondo delle professioni e delle partite iva. Speriamo di dare vita a un dibattito costruttivo e non depressivo!

sabato 15 ottobre 2011

Cronaca di uno scontro annunciato

Ore 14.00 in piazza della Repubblica, c'è molta gente, molto diversa tra loro, ognuno si riconosce per la volontà di cambiare e esserci. Essere indignados, non è solo manifestare la propria rabbia, ma anche pensare a come costruire un'alternativa. "Indignarsi non basta" recita più di un cartello ed è questo lo spirito in cui si riconoscono i molti che iniziano il corteo verso piazza san Giovanni.
Un corteo eterogeneo e generico che reclama: lavoro, casa, giustizia, libertà, identità, un corteo che si sfalda e si ricompone negli episodi di caos provocati da più gruppi di incappucciati riuscendo a trasformare un'occasione di identità sociale in un puerile fatto di cronaca che tra qualche giorno sarà dimenticato.










































mercoledì 12 ottobre 2011

Manifestazione - Sabato 15 ottobre - Roma ora 14.00


Il 15 ottobre ci saranno mobilitazioni in tutta Europa, nel Mediterraneo e in altre regioni del mondo. La protesta è contro la distruzione dei diritti, dei beni comuni, del lavoro e della democrazia compiuta. Le persone non sono un debito.

IVASEIPARTITA - partecipa alla manifestazione di Sabato - il corteo partirà da Piazza della Repubblica alle 14.30 per arrivare a Piazza San Giovanni.
VI ASPETTIAMO! 

link

mercoledì 5 ottobre 2011

Presa Diretta 2


Dopo la puntata "Generazione sfruttata" di Presa Diretta, andata in onda domenica 2 ottobre, è nata sulla stampa on line (precisamente su Il Fatto Quotidiano) una polemica a distanza tra il blogger San Precario e Riccardo Iacona.
Sostanzialmente San Precario contesta a Iacona di aver confezionato una trasmissione che scade per l'ennesima volta nella rassegna dei casi umani costituiti dai poveri precari e nel clichè della fuga all'estero come unica via di scampo.
In questo dibattito ci siamo voluti inserire anche noi, inviando una lettera alla redazione de Il Fatto Quotidiano. Come sapete, abbiamo collaborato con Presa Diretta rilasciando un'intervista e segnalando storie e contatti. Tra l'altro, speravamo che questo lavoro fatto insieme potesse fare da volano alla nostra iniziativa, facendoci conoscere a livello nazionale il più possibile. Questo non è successo perchè dell'intervista sono andati in onda solo pochi secondi decontestualizzati. Senza voler discutere le esigenze di montaggio e l'impronta editoriale che legittimamente si vuole dare alle proprie trasmissioni, avremmo ceduto volentieri anche quei pochi secondi se fossero serviti, per esempio, per chiedere all'arch. Fuksas come assume i suoi collaboratori in Italia e in Francia.



Gentile direttore Gomez,


siamo un gruppo di architetti e ingegneri che nel marzo 2011 ha dato vita al sito internet www.ivaseipartita.it, per portare all'attenzione pubblica il tema delle finte partite iva nei campi dell'architettura e dell'ingegneria e promuovere azioni e dibattiti. Dalle colonne del suo giornale on line siamo già stati intervistati sulle conseguenze dell'abolizione del regime dei minimi contenuta nella Manovra Finanziaria, e abbiamo collaborato, come il blogger San Precario, alle riprese della puntata "Gioventù sfruttata" di Presa Diretta. In questi giorni abbiamo seguito la discussione nata proprio tra San Precario e Riccardo Iacona, discussione da cui emerge, semplicisticamente, la sensazione di un gruppo di precari che non ha avuto abbastanza visibilità in televisione e ora cerca di "affossare" l'unico giornalista che porta certi temi in prima serata. Per lo meno questi sono i rilievi fatti dai suoi lettori tramite i commenti on line. 

A tale proposito vorremmo apportare il nostro contributo, perchè quello che secondo noi la trasmissione di Iacona dovrebbe generare è appunto il dibattito su un tema che finora in Italia si fingeva di ignorare - ed è quello che ha il merito di stare facendo. Pur apprezzando il lavoro di Iacona, uno dei pochi documentaristi dotati della virtù ormai più rara - l'onestà intellettuale- anche noi siamo rimasti delusi, con la sensazione di un'occasione sprecata di parlare finalmente di precariato in modo diverso.

In quale modo, quindi? 

La puntata di Presa Diretta fotografava le mille forme che il precariato assume in Italia, e anche la protesta che inizia a nascere - gliene va reso atto. Lo spazio maggiore era comunque dedicato ai racconti e alle storie personali, spesso estreme. Lo sguardo volgeva poi alla Spagna e a Barcellona, descritta come un vero e proprio paese della cuccagna. La sensazione finale era - e qui sfidiamo a essere smentiti: l'unica soluzione è scappare. 

Tralasciando l'esaltazione del modello Barcellona, che nel 2011 non è più quello di 4 o 5 anni fa (ma non è questo ciò che importa, in quanto avrebbe potuto essere il modello Parigi o Amsterdam e ci avrebbe comunque fatto venire voglia di lasciare l'Italia), la trasmissione che vorremmo vedere è una fotografia della realtà nel 2011, appunto: non solo storie individuali di precariato estremo, ma anche racconti collettivi di autorganizzazione e di critica dal basso di questo sistema. La trasmissione che vorremmo vedere non solo ci racconta quanto funziona bene all'estero, ma perchè - questo nella trasmissione di Iacona emergeva solo come nota tra le righe . E quindi che cosa si potrebbe fare in Italia per far funzionare meglio le cose, e che cosa si sta facendo, già ora, perchè sono molte le proposte di legge sul tema del precariato, sia di destra che di sinistra. La trasmissione che vorremmo vedere non fotografa la superficie, ma va a indagare le ragioni profonde che  ci hanno portato a questo punto: è servizio pubblico perchè ci aiuta a essere cittadini, a capire che cosa dobbiamo pretendere dai nostri rappresentanti, che cosa dobbiamo aspettarci da loro quando ci parleranno di riforma del lavoro, ad avere un'opinione il più possibile completa sul modo in cui debba essere trattata la res publica, ciò che è nostro e di tutti.

Forse questo in 110 minuti non era possibile, e comunque Iacona ha tutto il diritto di dare alla propria ricerca l'impronta editoriale che reputa più efficace. La nostra opinione è che però i media appaiono irrimediabilmente in ritardo rispetto alla realtà. Ci sono voluti 15 anni perchè in Italia si iniziassero a vedere trasmissioni che parlano di precariato. Quanto dobbiamo aspettare per avere trasmissioni che parlino di che cosa sta accadendo, ora, concretamente, tra i precari e nella società civile? Di come i cittadini da soli, perchè le istituzioni non li ascoltano più, si stiano organizzando, dimostrando di essere migliori di coloro che li rappresentano? Di come la democrazia stia tornando a essere partecipazione e non solo delega? Di come ci sia una soluzione diversa dalla fuga, e ciò che accade all'estero può essere preso come modello piuttosto che come rifugio? 

Sperando di trovare ancora una volta spazio nelle colonne del suo giornale e di innescare un dibattito costruttivo, La ringraziamo comunque per l'attenzione che ci ha concesso. 

Un saluto, 
gli architetti e gli ingegneri di Iva sei partita.

lunedì 3 ottobre 2011

Allo sceicco serve uno Stagista

Quella del finto stage è un'ulteriore truffa perpetrata
ai danni di chi, già in possesso di titoli ed esperienza, si vede costretto ad accettare uno stage nella speranza di vederlo trasformare in un contratto di lavoro (perlomeno un contratto a progetto).
L'utilità dello stage è quella di offrire la possibilità a un neolaureato di fare un'esperienza formativa all'interno di uno studio o un'azienda per poter comprendere meglio le dinamiche legate alla propria professione.

Molto spesso, dietro l'angolo, si cela la richiesta di un lavoro qualificato e subordinato come in questo "simpatico" annuncio inviato ad Iva:

Categoria: Progettazione - Ingegnere
Titolo di studi minimo: Laurea Specialistica (4-5 anni)
Esperienza minima: 4 - 6 anni
Luogo di Lavoro: [Emirati Arabi] Abu Dhabi
Tipo di contratto:StagistaDurata contratto:6 mesi
Inquadramento:Stagista
Giornata lavorativa:Full time

Societa di progettazione operante negli Emirati Arabi cerca Ingegnere laureato/a (no Architetti) da almeno 4 anni, con discreta conoscenza della lingua inglese per stage semestrale ad Abu Dhabi, non sono previsti compensi, ma totale copertura delle spese di viaggio, vitto ed alloggio.

Come si possa richiedere un'esperienza minima di 4-6 anni, un trasferimento all'estero per un lavoro full time retribuito con il vitto e l'alloggio, lascia esterrefatti. Siamo arrivati alla tratta degli schiavi, ma almeno lì non era richiesta una tale preparazione e esperienza.


Con la Manovra di agosto 2011 si è in qualche modo (ma ancora molti passaggi restano oscuri) cercato di arginare tale fenomeno escludendo dagli stage (salvo poche eccezioni) coloro che hanno conseguito la laurea da più di un anno e dimezzando la durata (da 12 a 6 mesi). 
In molti hanno obiettato che limitando l'uso dello stage si limita anche l'accesso dei giovani al mondo del lavoro: nulla di più falso, visto che solo in poche aziende virtuose uno stage si concretizza con un rapporto di lavoro (piuttosto si preferisce avere una rotazione perpetua di stagisti gratuiti) e che volente o nolente l'accesso dei giovani al lavoro è necessario, visto l'apporto di energie, idee, conoscenze.
In Francia, dove l'utilizzo degli stage viene inteso come una mezzo tramite cui investire, e NON come un mezzo tramite cui sfruttare, la retribuzione degli stage è obbligatoria oltre i quattro mesi di attività. La legge francese fissa la quota minima di retribuzione al 30% del salario orario minimo (SMIC). Ovvero 417.09 euro al mese su una base di 35 ore a settimana.
E in Italia?


venerdì 30 settembre 2011

Prossimamente sui vostri schermi

                                               

Domenica 2 ottobre, alle ore 21 e 30, va in onda su Rai Tre la puntata di Presa Diretta dedicata al precariato. Iva ha collaborato con i giornalisti della trasmissione segnalando storie, contatti, e rilasciando un'intervista sul mondo delle finte partite iva e sui giovani - e non solo - architetti e ingegneri. Pubblichiamo qui il comunicato stampa inoltrato dalla redazione (il grassetto è nostro):

Quanti sono i precari in Italia? Quanto lavorano per paghe da fame?  E chi se ne approfitta? Chi consente lo sfruttamento di quanti non hanno alcun potere contrattuale, ma solo preziose competenze da offrire? 
Il 9 aprile di quest’anno i precari italiani si sono dati appuntamento in piazza per protestare contro una gravissima ingiustizia sociale.  Per la prima volta in molte città d’Italia rabbia e malcontento sono usciti dagli infiniti blog e dai siti di internet per trovare forma politica. La rassegnazione sembra finita per sempre.
Presadiretta ha deciso di dar voce alle migliaia e migliaia di persone che hanno perso il diritto al  futuro, giovani che sono costretti a piegarsi ai contratti a termine, di cui esistono infinite tipologie; ai disoccupati che per cercare di lavorare sono costretti ad aprire  partite Iva che in realtà nascondono un rapporto di lavoro subordinato; ai ragazzi che si sottopongono a infiniti stage che in realtà nascondono un vero e proprio impiego e non daranno loro alcun reale accesso al mercato del lavoro.  
La redazione di  Presadiretta  ha compiuto un enorme lavoro di ricerca per individuare tutti gli stratagemmi messi in atto dai datori di lavoro.  Ci sono, infatti, infiniti modi per sfruttare la disperazione di chi non ha  lavoro.  E molto spesso anche la Pubblica Amministrazione si avvale di questo tipo di contratti capestro. Un’intera generazione  non maturerà mai il diritto alla pensione, o dovrà sopravvivere con pochi spiccioli.
Riccardo Iacona è andato a Barcellona dove la comunità più numerosa di stranieri è composta da molti giovani italiani che sono fuggiti in Spagna per cercare migliori opportunità professionali. Ne è uscito un quadro sconvolgente, un vero proprio  far west normativo che nessuno vuole correggere e che  consente di non pagare,  o sottopagare i dipendenti. Un universo in cui le commesse sono finte stagiste, archeologi e architetti pagano Iva per guadagni da fame, i giovani avvocati possono solo lavorare gratis.
“Generazione sfruttata”  e’ un racconto di  Riccardo Iacona,  Raffaella Pusceddu,  Alessandro Macina e Elena Stramentinoli.

mercoledì 28 settembre 2011

Dubbi amletici su busillis normativi



In queste settimane, dopo la pubblicazione dell'articolo su "Il fatto quotidiano", ci sono arrivate numerose mail, tutte avente per oggetto un dubbio amletico: ma il nuovo regime con tassazione al 5%, vale o no per chi ha tutti i requisiti previsti dalla legge ma più di 35 anni?

Un lettore del blog ha preso in mano la situazione e ha scritto all'Agenzia delle Entrate, e poi a noi. Ecco il testo del post che ha scritto per Iva:

Sono un ingegnere nel regime dei minimi (Finanziaria 2008) da gennaio 2011 e mi occupo di informatica/ elettronica.
Voglio dare qualche informazione. Da tempo seguo le vicende della manovra finanziaria 2011 (scritta solo per fare cassa) per comprendere in quale contesto contributivo andrò a finire nel 2012.
Tramite il canale telematico dell’agenzia delle entrate, ho richiesto un chiarimento, che riporto:

“Testo della richiesta:
Buongiorno, ho bisogno per cortesia di informazioni relative al nuovo regime dei minimi. Ho 37 anni e possiedo la PIVA nel regime dei minimi da gennaio. Vorrei sapere:..1. dal prossimo anno, entrero`nel regime dei nuovi minimi oppure ne usciro`?..2. nell'ipotesi di uscire, in quale regime fiscale saro`
identificato?....Distinti Saluti.

Testo risposta Agenzia delle Entrate:
Gentile Contribuente, in via preliminare, si precisa che questo Servizio di web-mail fornisce assistenza al contribuente in ordine all'applicazione di norme tributarie secondo le istruzioni e i chiarimenti contenuti in Circolari e Risoluzioni dell'Agenzia delle Entrate e non opera alcuna interpretazione che vada al di là del senso strettamente letterale delle disposizioni. In attesa di chiarimenti sul nuovo regime, non possiamo fare altro che ribadire quanto disposto dall'art. 27, c.1, del Dl 98/2011. In particolare, il regime è applicabile anche oltre il quarto periodo di imposta successivo a quello di inizio dell'attività ma non oltre il periodo di imposta di compimento del trentacinquesimo anno di età. La fuoriuscita dal regime comporta la determinazione dell'Irpef e dell'Iva nei modi ordinari. La disciplina normativa di cui sopra è disponibile sul sito www.agenziaentrate.gov.it in Normativa e prassi. Cordiali saluti”

In pratica nemmeno l’ade, è in grado di dare una risposta precisa.
Ho letto l’art. 27 del DL98/2011 e la legge di modifica 15 luglio 2011 n. 111, ma sono ambigue, scritte davvero male.
Pubblico il post augurandomi di poter trovare riscontri, esperienze simili tra Voi.

Ma questa legge, precisamente, che dice, se neanche l'Agenzia delle Entrate se la sente di "interpretarla"?

Il DL 98/2011 (il primo famigerato decreto, risalente a luglio 2011) recita:


 1. Per favorire la  costituzione  di  nuove  imprese  da  parte  di giovani ovvero di coloro  che  perdono  il  lavoro  e,  inoltre,  per favorire  la  costituzione  di  nuove  imprese,  gli  attuali  regimi forfettari  sono  riformati  e  concentrati  in  funzione  di  questi obiettivi. 

Il nuovo regime che dopo descrive non riguarda solo i giovani, dunque, ma chiunque voglia avviare un'impresa (o l'ha avviata dopo il 31/12/2007). Successivamente il Decreto passa ad elencare quali sono i requisiti che bisogna avere per usufruire del nuovo regime: guadagni inferiori a 30.000 euro e così via, ma del limite di età nessuna traccia. Vi è invece un limite temporale: di questo regime non si può usufruire per più di 5 anni.

Arriva agosto, e il decreto viene convertito in legge. E qui, in fretta e furia, si aggiunge una postilla:

il regime è applicabile anche oltre il quarto periodo di imposta successivo a quello di inizio dell'attività ma non oltre il periodo di imposta di compimento del trentacinquesimo anno di età.

Cioè: se hai meno di 35 anni, puoi usufruire del nuovo regime anche per più di 5 anni, fino al 35esimo anno di età. E se hai più di 35 anni? Il limite imposto è da intendersi in assoluto, o solo relativamente al calcolo dei 5 anni di regime agevolato? Secondo la nostra interpretazione, e anche secondo l'esperto del Sole 24 ore, il limite non è assoluto: se hai più di 35 anni, il regime agevolato vale 5 anni da quando hai aperto partita iva con regime dei minimi. Ma anche oltre i 5 anni se hai meno di 35 anni, anzi vale tanti anni fino al 35esimo anno di età. Altrimenti, perchè questa legge dovrebbe favorire chiunque voglia intraprendere attività d'impresa?


Se l'Agenzia delle Entrate però vede margini di interpretazione della norma, non possiamo che rimetterci alla sua posizione ufficiale nel momento in cui verrà emanato un regolamento chiarificatore. E qui sorge un altro dubbio amletico, ancora più inquietante: ma è l'Agenzia delle Entrate che eccede in prudenza (forse perchè conosce i suoi polli), o la legge che manca di logica?