1400 persone hanno sottoscritto la nostra lettera agli Ordini Professionali: leggila qui!

giovedì 28 aprile 2011

Ricerca IRES - CGIL - FILCAMS - Professionisti: a quali condizioni?

Sotto questo interrogativo, ieri, sono stati presentati a Roma i risultati della ricerca condotta dall' IRES (Istituto Ricerche Economiche e Sociali), dalla CGIL e FILCAMS (Federazione italiana lavoratori commercio turismo e servizi) sulla condizione dei professionisti in Italia.

E' un passo importante, perchè sottolinea l'urgenza di occuparsi di una categoria lavorativa che, fino a qualche tempo fa, era considerata indenne dalle storture del mercato del lavoro tradizionale e autonoma nella propria gestione. La crescente fragilità di chi svolge la professione è un dato che desta preoccupazione, visto che il 63,7% sarebbe disposto ad andare all'estero per migliorare le proprie condizioni lavorative.  

L'indagine è suddivista tra i professionisti lavoratori autonomi e i professionisti dipendenti, suddivisi a loro volta per aree tematiche. L'area che ci riguarda è quella Tecnica, che comprende un eterogeneo gruppo composto da: architetti, informatici, ingegneri, geometri, grafici, geologi, archeologi, biologi e, in generale, i consulenti tecnici. Tale gruppo copre il 39% dei dati raccolti con 4441 questionari compilati.

Ci sembra interessante sottolineare alcune questioni. Prima di tutto, l'età media di chi ha compilato il questionario è di 42,1 per l'area tecnica, mentre l'età di accesso alla professione risulta essere di 28,5: questo evidenzia che l'indagine non fotografa la condizione di chi svolge la professione da pochi anni, e difatti solo il 9,8% dichiara che la scelta di lavorare come autonomo è stata imposta dal datore di lavoro.

Un altro dato importante è che la soglia di reddito più bassa è prevalentemente ad appannaggio delle P.Iva con regime dei minimi e delle collaborazioni occasionali, che però sul totale dei questionari rappresentano il 26,8%.
In ogni caso il 68,5% si considera un autonomo con scarse tutele.

Risulta in ogni caso difficile la possibilità di contrattazione con il datore di lavoro e l'accesso ai servizi pubblici ( a lavoro flessibile, cioè,  non corrisponde una società flessibile).

I rapporti con l'ordine di appartenenza risultano essere quantomeno "tesi", se l' 81% degli intervistati dichiara che l'ordine non contribuisce a regolare la concorrenza e  l'87,3% ritiene che non favorisca l'accesso ai giovani. Vista l'età media degli intervistati, questo dato lascia almeno sperare in un riavvicinamento generazionale.

Si possono sintetizzare alcune richieste: maggiore riconoscimento professionale, maggiore capacità di contrattazione, possibilità di accedere a forme di tutela, richiesta di maggiore interesse da parte degli ordini professionali. 

Ah! Dimenticavo di dirvi che la giornata media di lavoro è di 9,1 ore.

se volete consultare la ricerca potete trovarla qui:
http://www.cgil.it/grigliadocumenti.aspx?KW=professionisti

Nessun commento:

Posta un commento