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lunedì 2 maggio 2011

Regime dei Minimi: a chi conviene?

Il regime dei CONTRIBUENTI MINIMI, istituito nel 2008, sembrerebbe una buona scelta per coloro che iniziano la professione, ma ci sono dei però?
Il reddito calcolato è pari alla differenza tra i ricavi e le spese sostenute (per sapere quali spese si possono detrarre leggere in fondo). Su questo reddito si applica una ritenuta di acconto pari al 20%, che, nel caso di prestazioni effettuate per società, viene messa in fattura e sarà versata dal datore di lavoro, mentre nel caso in cui il datore di lavoro sia un privato, la ritenuta non viene messa in fattura e l'imposta del 20% sarà calcolata in base al reddito dichiarato.
Questo cosa vuol dire?

Che se si emette fattura solo a società si andrà sempre in credito d'imposta.
Ad esempio (semplificando): se il ricavo proveniente da lavoro svolto per società è pari a €12000, di cui ho già versato al fisco €2400 (tramite la ritenuta di acconto messa in fattura), e se le mie spese sono di €3000, il mio reddito sarà pari a €9000. Applicando l'imposta del 20%, dovrei versare €1800, ma di fatto ho già versato €2400, perciò ho un credito con il fisco di €600. A questo punto posso chiedere un rimborso (sic!), oppure fare il cumulo con quello dell'anno successivo. Ma se continuo così non potrò far altro che accumulare credito.
Per questo, se si lavora esclusivamente per società, il Regime dei Minimi non risulta essere così conveniente, mentre se il reddito proviene da società e privati il discorso cambia.
Qui  potrete trovare un foglio di calcolo con un confronto tra il regime dei minimi (forfettone) e regime normale :
Ora vediamo:
Chi può usufruirne?
chi ha conseguito ricavi o compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a € 30.000
chi non ha sostenuto spese per lavoratori dipendenti, Co.co.co. o lavoratori a
progetto
chi non ha effettuato cessioni all’esportazione
chi, nel triennio precedente, non abbia effettuato acquisti di beni strumentali, anche tramite appalto, locazione e leasing, per una ammontare superiore a € 15.000.

Da cosa si è esonerati?

si è esonerati dall’addebito in fattura dell’IVA a titolo di rivalsa, ma non si ha diritto alla detrazione dell’iva assolta sugli acquisti. Di conseguenza non bisogna effettuare la dichiarazione annuale dell’Iva.

si è esonerati  dagli obblighi di liquidazione, versamento, registrazione delle
fatture, dei corrispettivi, degli acquisti;

si è esonerati dalla tenuta e conservazione della contabilità

si è esonerati dagli studi di settore

A cosa si è obbligati?

a numerare e conservare le fatture di acquisto e le bollette doganali

sulle fatture emesse dovrà essere annotato che si tratta di
operazione effettuata ai sensi dell’articolo 1, comma 100, della legge finanziaria
per il 2008”.

ad apporre in fattura marca da bollo di €1,81 per importi superiori a €77,47

Quali spese si possono detrarre?
In via generale si possono detrarre al 100% tutte le spese inerenti alla professione, mentre quelle promiscue sono detraibili al 50%.

Iscrizione albo 100%
Inarcassa 100%
Aggiornamento professionale (corsi, libri, riviste 100% convegni 50%)
Omaggi fatti ai clienti 100%
Spese relative affitto, telefono, adsl, condominio (sempre riferiti alla residenza fiscale ed intestati a chi ha la partita iva) 50%
Carburante, acquisto auto, moto, pc, stampanti ecc... 50%
Sulla questione delle spese detraibili c'è una grande confusione, ma seguire il principio inerente/promiscuo sembra possa aiutare a fare chiarezza.

Come si fa la fattura?
Se si emette fattura ad una società bisogna calcolare la ritenuta di acconto del 20% e il contributo Inarcassa del 4%.
Se si emette fattura a una società di ingegneria/architettura si calcola solo la ritenuta del 20%.
Se si emette fattura a un privato si calcola solo il contributo Inarcassa del 4%.
Importante: ricordarsi di apporre la dicitura operazione effettuata ai sensi dell’articolo 1, comma 100, della legge finanziaria per il 2008” e marca da bollo di €1,81 per importi superiori a €77,47.

Qui potete trovare un aiuto per la fattura.

Siete invitati a segnalarci eventuali imprecisioni e miglioramenti al testo.

4 commenti:

  1. 1)Siamo sicuri che i corsi di aggiornamento professionale(esempio: un corso che serve a noi arch. e ing. e cioè quello di coordinatore per la sicurezza)si possano detrarre al 100%? io sapevo al 50%.
    2)sui tempi del recupero del credito che spesso noi minimi che fatturiamo solo a società o ad altri professionisti, accumuliamo, pare (dico "pare" perchè sto verificando l'effettiva possibilità)che si possa utilizzare il cosiddetto "conto fiscale" che è un conto virtuale disposto da Equitalia per i possessori di p.iva (nn ho capito se lo aprono di default in base a dati a loro pervenuti dall'agenzia delle entrate in base a chi ha aperto p.iva)che dà la possibilità di recuperare i crediti in soli 60 gg compilando un modulo di richiesta apposito ed evitando così di recuperare con gli anni di attesa previsti dal sistema dell'Unico....Non sarebbe male, no?soprattutto per le finte partite ive con regime dei minimi cioè per quelli come me che hanno la mono-committenza che ci fa ritenuta d'acconto(uno studio).

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  2. Ciao chiara,
    mi sembra molto interessante il discorso sul "conto fiscale". Visto che tu stai già facendo questa ricerca ti va di mandarci una mail con le informazioni che raccoglierai e con le (eventuali) procedure per aprirlo così lo mettiamo in un post?
    Per il dubbio "corsi di aggiornamento" estendiamo la ricerca per fare maggiore chiarezza.
    Grazie e spero diventerai collaboratrice di IVA.

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  3. Per quanto riguarda la detrazione delle spese, si chiarisce che le spese sostenute per corsi di aggiornamento professionale, si possono detrarre al 100%, mentre le spese per la partecipazione a convegni al 50%.

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  4. Decondo me, bisogna sottolineare che L'IVA PAGATA NON VIENE RECUPERATA. Questo è un punto dolente per molti, e non tutti lo sanno.

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