1400 persone hanno sottoscritto la nostra lettera agli Ordini Professionali: leggila qui!

lunedì 27 giugno 2011

Intervista partecipata al Sen. Vannino Chiti

Qualche settimana fa avevamo scritto al Sen. Vannino Chiti vicepresidente del Senato, che in alcuni suoi interventi aveva denunciato il fenomeno dei Finti Lavoratori Autonomi. 

Alla sua risposta è seguita la richiesta di un' intervista sui temi del lavoro e sulle possibili alternative proposte dal PD per combattere la situazione paradossale con cui tutti noi ci troviamo a fare i conti.

Il Sen. Chini si è reso disponibile all'intervista, ma nello spirito del blog vorremmo che l'intervista scaturisse da un sentire comune. Per questo siete chiamati a inviarci le vostre domande a:

Le raccoglieremo e le gireremo al Sen. Chiti.

sabato 25 giugno 2011

Pietro Ichino - Riforma del Diritto del Lavoro

Il Disegno di Legge per la riforma del Lavoro presentato dal Sen. Ichino nel 2009 (link), a cui sono seguiti ampi dibattiti, non da ultimo l’articolo scritto insieme a Montezemolo e Rossi sul Corriere della Sera dell’8 aprile 2011 (link) alla vigilia della manifestazione sul precariato del 9 aprile, parte da un presupposto essenziale:

il lavoro oggi e domani sarà flessibile, perché flessibile è la richiesta del mercato in termini temporali e di competenze. Alla flessibilità associa però la parola sicurezza, ovvero conia il termine  flessicurezza.
La sua analisi sulle condizioni lavorative in Italia è chiara:  “Il problema è costituito dai milioni di rapporti di lavoro sostanzialmente dipendente, ma qualificati formalmente come collaborazioni continuative autonome se non addirittura come lavoro libero-professionale, quindi con partita iva, anche se si svolgono in modo continuativo con un unico committente e con pieno inserimento nella sua organizzazione aziendale".
Quindi nessuno sconcerto sui contratti in deroga della vicenda Mirafiori o sull'improprio utilizzo dei contratti a termine, visto che i “falsi autonomi' - spiega Ichino - sono il doppio se non il triplo dei contratti a termine, e tutti i dati disponibili stanno a indicare che i titolari di contratto a termine hanno buone probabilità di passare al lavoro subordinato regolare a tempo indeterminato mentre i 'falsi autonomi' hanno una bassissima probabilità di ottenere questa 'promozione'".
L’approccio per risolvere queste disparità di trattamento è un estensione di tutti (o quasi) i contratti di lavoro in contratti a tempo indeterminato (Contratto unico) con la possibilità per il datore di lavoro di licenziare per necessità economiche e organizzative, garantendo al lavoratore un’indennità di licenziamento pari a una mensilità per ogni anno di lavoro svolto fino a un massimo di dodici mensilità e l’obbligo per aziende, con più di 15 dipendenti (nell’ambito provinciale, 60 in totale) di accompagnare il lavoratore nel reinserimento del mercato.
Il merito della proposta è senz’altro quello di lavorare su un quadro “reale” della situazione del lavoro in Italia,  come d’altro canto esposto dal documento della Commissione Europea del 7 giugno scorso, che ribadisce il sostanziale dualismo tra protetti e non protetti.  I primi “non sono tanto i lavoratori con contratti a tempo determinato, che rappresentano una percentuale dell’occupazione totale prossima alla media dell’UE (13%), bensì piuttosto i lavoratori registrati ufficialmente come autonomi ma in realtà in una relazione di lavoro subordinato come tutte le altre”.
Tre i punti sostanziali della proposta:
Riconoscere il lavoro autonomo come lavoro subordinato quando il lavoratore percepisce dall’azienda almeno i due terzi del suo reddito, a meno che: il reddito sia maggiore ai €40000 annui (dimezzato nei primi  due anni di attività) o sia iscritto a un albo o a un ordine professionale incompatibile con la posizione di dipendenza  dall’azienda.  Quest’ultima definizione, che ci riguarda da vicino, rimane alquanto ambigua: quali siano le condizioni di incompatibilità dell’iscrizione a un ordine con il lavoro svolto nell’azienda restano oscure, ma cercheremo di approfondire.

Garantire al datore di lavoro di assumere/licenziare in base alle esigenze del mercato.
Procedere verso una maggiore semplificazione del diritto del lavoro e quindi delle forme contrattuali,  che nell’attuale promiscuità generano usi illegali e disparità di trattamento anche per attrarre investimenti stranieri e snellire le procedure e i contenziosi.
Una (per ora) la riflessione:
Come dicevamo qualche post fa, “La società flessibile è una società in cui tutti continuano la loro formazione intellettuale e professionale per l’intero arco della vita. Informazione, conoscenza, capacità di adattamento a situazioni sempre nuove, competenza, sono in essa le risorse più pregiate.”
Ciò che sembra emergere dalla proposta è la volontà di accettare e dare per prioritaria la flessibilità del mercato, mentre  la componente sociale rimane sullo sfondo. E' evidente che un ripensamento del diritto del lavoro, che vada a modificare quelle conquiste acquisite, ma sempre meno diffuse, debba necessariamente essere  inserito in un quadro più esteso dove la parola flessibilità o flexicurity acquisti un senso in termini di società e non solo di produzione.


giovedì 23 giugno 2011

venerdì 17 giugno 2011

Saluto dell'estate al Ponte della Musica

Roma  - Mercoledì 22 giugno 2011 ore 19.00
Ponte della Musica - Lungotevere Flaminio - via Guido Reni

Finalmente parliamo di architettura, ma a modo nostro!

Mercoledì tutti al nuovo Ponte della Musica, assieme al comitato Cittadini Attivi Flaminio e alle associazioni: Amate l'architettura e Urban Experience, per riappropriarci dello spazio pubblico.
Il ponte come metafora di connessione tra mondi spesso troppo distanti: l'architettura e i cittadini, il lavoro e il mercato, lo spazio pubblico e il privato.

All'evento parteciperanno anche i giornalisti di "Presa Diretta" il programma di RAI3 che ci hanno contattato per preparare una puntata sulle liberi professioni e sul mondo dell'architettura e dell'ingegneria, quindi è importante esserci per far sentire le nostre voci e  per conoscerci di persona.

Invitiamo tutti a partecipare portando musica, ballo, canto e qualunque forma di spettacolo  pensano  di poter mettere in gioco sul ponte.

Vi aspettiamo!

link invito

giovedì 16 giugno 2011

La peggiore Italia


Come se non bastasse, il NOSTRO ministro ha replicato con un video che trovate qui, definendo i precari che hanno chiesto la parola al convegno di Roma: DEGLI ATTEMPATI FALLITI!

OGGI MANIFESTAZIONE SOTTO IL MINISTERO - indetta dal comitato
"Il nostro tempo è adesso"
I MIGLIORI DELL’ITALIA SIAMO NOI
alle 18.00 tutti sotto il Ministero della Funzione Pubblica!
Palazzo Vidoni, Corso Vittorio Emanuele II - Roma

mercoledì 15 giugno 2011

Scusi Iva, lei è favorevole o contraria?

All'epoca era al divorzio, oggi potrebbe essere alla precarietà, alla flessibilità, a questa concezione del lavoro. A Iva l'hanno chiesto.

Da oggi è on line l'intervista a Iva su Professione Architetto. Qui il link.

Ringraziamo tutto lo staff di PA,  e soprattutto Francesca Bizzarro per l'accuratezza delle domande poste, che ci hanno dato modo di esprimere al meglio il lavoro che Iva sta facendo e le idee alla base del blog.

Ci piacerebbe sapere cosa ne pensate, se ci sono degli argomenti che vi piacerebbe approfondire, se avete delle critiche da muovere o dubbi da chiarire...L'invito insomma è sempre quello di partecipare!


"Da tempo immemorabile, la teoria democratica ritiene la partecipazione comunque importante, anche a prescindere dai suoi esiti immediati in termini di conquiste e di vantaggi, perchè - come disse memorabilmente Pericle - i cittadini che partecipano, tralasciando per qualche tempo i loro affari, meritano di essere considerati migliori di coloro che partecipano poco o nulla" - "Prima lezione di scienza politica", Gianfranco Pasquino, Editori Laterza.

venerdì 10 giugno 2011

Inps Vs Inarcassa

Cominciamo a distinguere:












I lavoratori dipendenti (contratto a tempo determinato / indeterminato) sono iscritti all'INPS e versano contributi pari a circa il 38% del reddito ( il circa dipende dal fatto che le aliquote cambiano leggermente a secondo dell'inquadramento del lavoratore; mansioni, settore di appartenenza ecc..).  L’Inps garantisce al lavoratore una pensione adeguata, la malattia, le ferie pagate, il trattamento di fine rapporto, la maternità.
1/4 dei contributi è a carico del lavoratore e figura in busta paga come detrazione del 9%.

I lavoratori con contratto a progetto e  le partite iva che non hanno un albo di appartenenza, versano i contributi all'INPS gestione separata.
Per i primi l'aliquota ordinaria è del 26,72% di cui 1/3 a carico del lavoratore pari al 8,9%.
Per le partite iva, invece, l'onere è totalmente a carico del lavoratore, cioè 26,7%.
Di questi il 26% va per la pensione (con previsioni di circa €300 considerando uno stipendio medio di €1200) e il 0,72% per malattia (solo ricovero ospedaliero) e maternità (irrisoria).

I lavoratori con partita iva iscritti a Inarcassa, con redditi da €0 a €84500, versano un aliquota pari al 12,5% a cui si aggiunge il contributo maternità di €74 (nel 2013 l’aliquota salirà al 14,5%).
La contribuzione minima per quest’anno è pari a €2039.
(se non si gode delle agevolazioni per gli under 35, annosa questione di cui tratteremo nel prossimo post).

Considerando un reddito di €1200 al mese, con la contribuzione minima, l’aliquota sale vertiginosamente al 17%.
Tutto questo senza ferie pagate, malattia, trattamento di fine rapporto.

Noi paghiamo di tasca nostra tra il 6-8% in più di un lavoratore dipendente senza godere di nessuna tutela.

Chi ne trae giovamento?
Sicuramente il datore di lavoro, che nel caso delle partite iva non ha nessun onere contributivo verso il lavoratore e nessun obbligo di rispettare i contratti collettivi nazionali.
Lo Stato che con le finte Partite Iva si toglie di mezzo una gran fetta di lavoratori, che si affidano alle casse private.
Il mercato che può godere di un costo del lavoro sempre più basso e regolato a seconda delle mere esigenze della produzione.
Chi paga?
Noi

martedì 7 giugno 2011

una voce poco fa...

Tra il folto groviglio del mercato del lavoro e le molte proposte per uno statuto dei lavoratori autonomi, (disegno di legge Treu qui,  Sacconi qui, Regione veneto), dobbiamo cominciare a far emergere le nostre proposte e trovare dei referenti politici disposti ad ascoltarci e a portare avanti le nostre istanze.

Iva si è messa in cerca e ha scritto al vice Presidente del Senato della Repubblica, Vannino Chiti, che in un intervento di un anno fa aveva, senza mezzi termini, parlato dei finti lavoratori autonomi, definendo questo fenomeno come "precariato fraudolento" che umilia il lavoratore e aggira in un sol colpo tutte le tutele del diritto del lavoro (qui).

Di seguito troverete la risposta del Sen. Chiti alla nostra mail, ma ciò che è importante sottolineare è che dobbiamo essere noi a porre delle domande e a comprendere quali siano le possibili strade da percorrere.

Quali possono essere le azioni da intraprendere per arginare questo impoverimento del lavoro? La riduzione del costo del lavoro a tempo indeterminato in modo da disincentivare l'uso improprio dei contratti a progetto e della partita iva? Una maggiore flessibilità in uscita/entrata?
E ancora, quali le mancanze nel mondo delle libere professioni che impediscono l'accesso ai giovani?  


Gentile Architetto,

          ho letto il Vostro messaggio e visitato il sito da Voi creato http://www.ivaseipartita.blogspot.com/ che denuncia una "pratica" di lavoro illegale purtroppo sempre più diffusa tra le Vostre professioni. È importante che facciate sentire uniti la Vostra voce, perché solo così si può cambiare. È giusto che siano raccolte le esperienze personali e si creino strumenti utili per orientarsi e condividere conoscenze tra i professionisti del Vostro settore.
Il diritto del lavoro in Italia – come scrivevo qualche tempo fa nel mio intervento – garantito da leggi approvate in pagine importanti della nostra storia, si applica soltanto a nove milioni e mezzo di lavoratori. Tra coloro che a vario titolo sono poco o per nulla tutelati ci sono circa due di milioni di lavoratori sottoposti a diverse forme di precariato. E alcune di esse si possono definire a pieno titolo "precariato fraudolento". Ancora. Si sta diffondendo rapidamente un sistema vessatorio nei confronti dei lavoratori precari, anche in sostituzione del contratto a progetto: le cosiddette “finte partite Iva”, delle quali Voi siete testimoni diretti. Un sistema che riduce all’osso i costi per l’imprenditore e aggira in un solo colpo tutte le tutele del diritto del lavoro. Anziché assumere i lavoratori, le società obbligano ad aprire una partita Iva e a diventare lavoratori autonomi per stabilire con loro un rapporto di (presunta) consulenza. Il lavoro quotidiano si configura così di fatto come un vincolo di subordinazione a tempo pieno che impedisce ai soggetti di prestare consulenza ad altri committenti. Il tutto in cambio di un compenso di circa 15.000 euro all’anno, in media. Si valuta che questi finti imprenditori di se stessi – in realtà precari tra i precari – siano in tutta Italia decine di migliaia. Non è previsto nessun tipo di tutela.
Le persone che – come Voi – lavorano con impegno e serietà meritano rispetto, la giusta ricompensa e la possibilità di conquistarsi la stabilità, non queste forme di umiliazione. Su questa strada – lo ribadisco – il nostro Paese arretra a livelli indegni di sfruttamento del lavoro. L’Italia ha bisogno di una vera riforma del mercato del lavoro che coniughi la necessaria flessibilità con l’estensione dei diritti e delle tutele a tutti i lavoratori, che sappia premiare l’impegno e il merito. Non è più accettabile che chi lavora sia esposto a rischi e penalizzazioni mortificanti. Il mondo del lavoro tutto quanto, a cominciare dai sindacati, deve sapersi unire per cancellare queste ingiustizie. Il Partito Democratico si sta impegnando, per quanto possibile, in questa complessa e difficile situazione politica, in questa direzione.
Nel confermarVi il mio sostegno, Vi invio miei più cordiali saluti.
                                                                                 
                             
                                                                                         Vannino Chiti

domenica 5 giugno 2011

La firma del professionista - sceneggiatura di un brutto film

Il lavoro non è una merce, scrivevamo qualche post fa, prendendo spunto dal saggio di Luciano Gallino sulla precarietà, ma molto spesso la realtà supera le fantasia ed ecco che un'altra forma di mercificazione della nostra professione si profila all'orizzonte.

La trama è questa:

Interno - uno studio di geometri - giorno
Un giovane architetto lavora in uno studio di geometri, lo stipendio non è male, anche se il regime è quello di Partita Iva e di contratto di consulenza nemmeno l'ombra. Un bel giorno il datore di lavoro prospetta al giovane professionista la possibilità di avere degli incarichi "personali" nel senso di collaborare e firmare tutte quelle pratiche che un geometra non può firmare. La proposta viene accolta con genuino entusiasmo perchè si prospetta la possibilità di cominciare ad esercitare la professione da "vero" autonomo e di acquisire esperienza e competenze. La divisione dei compensi sarà da concordare via via che il lavoro andrà avanti.

Esterno - una strada qualunque - giorno
Passato il primo entusiasmo il giovane comincia ad avere qualche dubbio sulla bontà della proposta, ma le alternative non sono molte e forte del buon rapporto instaurato con il datore di lavoro, si rassicura e pensa di chiedere maggiori chiarimenti l'indomani stesso.

Interno - il solito bar della pausa caffè - giorno 
il giovane architetto e il geometra navigato parlano del loro futuro, le risposte ai dubbi del primo sono vaghe e frammentate, ma le rassicurazioni sul successo della loro collaborazione sono decise e rassicuranti. L'architetto decide di andare avanti e mettersi al lavoro!

Interno - uno studio di geometri - notte
Effettivamente il lavoro c'è ed infatti il nostro architetto lavora fino a tardi e comincia a firmare progetti e pratiche amministrative, certo il compenso non è molto, ma le prospettive sono buone, anche se il nostro non ha contatti diretti con i committenti per cui firma i lavori, contatti che sono gestiti esclusivamente dal geometra, e non sa realmente quale sia il valore del suo lavoro e della sua firma. Qualche dubbio però comincia a far capolino.

Interno - uno studio di geometri - giorno
Casualmente l'architetto viene a conoscenza che il geometra aveva percepito per i lavori fatti in "collaborazione", almeno venti volte più di lui, un rapporto di €1000 per l'architetto e €20000 per il geometra. Restandone sorpreso ed amareggiato chiede spiegazioni alle quali il geometra risponde -  È il lavoro, bellezza, il lavoro. E tu non ci puoi fare niente... niente. -
I rapporti tra i due finiscono e l'architetto si mette a cercare un altro lavoro archiviando la faccenda come una brutta esperienza.

Dopo alcuni mesi

Interno - la casa dell'architetto - giorno
L'architetto rientra a casa, ha in mano la posta della settimana, una bolletta, l'ultimo numero di Casabella, e due lettere, la prima è del suo ordine professionale, la seconda dell'Agenzia delle Entrate.
Apre la prima - strano le tasse le ho già pagate - pensa
eh no, non sono le tasse, ma un richiamo dell'Ordine nella persona del presidente che lo informa che percepire la ridicola cifra di €1000 per un lavoro di €20000 si configura come "concorrenza sleale" e viola le regole deontologiche tra professionisti.
Apre la seconda che lo ipnotizza di cifre e numeri finchè non appare chiaro come da una verifica risulti "non credibile" la cifra fatturata a monte dei lavori eseguiti e che saranno necessari ulteriori accertamenti e verifiche.
L'architetto si siede ancora stordito, ripensa a tutto quello che è successo, alla sua poca esperienza, su come fosse chiaro che non potesse "vendere" la propria firma da professionista, che sarebbe dovuto essere più accorto, più maturo, più attento, ma lui d'altro canto voleva solo progettare, solo fare il suo lavoro.

Il film è tratto da una testimonianza arrivata sul Blog. Ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale, il riferimento al geometra è strumentale alla trama e non vuole in nessun caso esprimere opinioni di merito sulla categoria.