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venerdì 10 giugno 2011

Inps Vs Inarcassa

Cominciamo a distinguere:












I lavoratori dipendenti (contratto a tempo determinato / indeterminato) sono iscritti all'INPS e versano contributi pari a circa il 38% del reddito ( il circa dipende dal fatto che le aliquote cambiano leggermente a secondo dell'inquadramento del lavoratore; mansioni, settore di appartenenza ecc..).  L’Inps garantisce al lavoratore una pensione adeguata, la malattia, le ferie pagate, il trattamento di fine rapporto, la maternità.
1/4 dei contributi è a carico del lavoratore e figura in busta paga come detrazione del 9%.

I lavoratori con contratto a progetto e  le partite iva che non hanno un albo di appartenenza, versano i contributi all'INPS gestione separata.
Per i primi l'aliquota ordinaria è del 26,72% di cui 1/3 a carico del lavoratore pari al 8,9%.
Per le partite iva, invece, l'onere è totalmente a carico del lavoratore, cioè 26,7%.
Di questi il 26% va per la pensione (con previsioni di circa €300 considerando uno stipendio medio di €1200) e il 0,72% per malattia (solo ricovero ospedaliero) e maternità (irrisoria).

I lavoratori con partita iva iscritti a Inarcassa, con redditi da €0 a €84500, versano un aliquota pari al 12,5% a cui si aggiunge il contributo maternità di €74 (nel 2013 l’aliquota salirà al 14,5%).
La contribuzione minima per quest’anno è pari a €2039.
(se non si gode delle agevolazioni per gli under 35, annosa questione di cui tratteremo nel prossimo post).

Considerando un reddito di €1200 al mese, con la contribuzione minima, l’aliquota sale vertiginosamente al 17%.
Tutto questo senza ferie pagate, malattia, trattamento di fine rapporto.

Noi paghiamo di tasca nostra tra il 6-8% in più di un lavoratore dipendente senza godere di nessuna tutela.

Chi ne trae giovamento?
Sicuramente il datore di lavoro, che nel caso delle partite iva non ha nessun onere contributivo verso il lavoratore e nessun obbligo di rispettare i contratti collettivi nazionali.
Lo Stato che con le finte Partite Iva si toglie di mezzo una gran fetta di lavoratori, che si affidano alle casse private.
Il mercato che può godere di un costo del lavoro sempre più basso e regolato a seconda delle mere esigenze della produzione.
Chi paga?
Noi

2 commenti:

  1. ma è possibile che lo stato non stia facendo nulla a riguardo?

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