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giovedì 21 luglio 2011

Manovra finanziaria e regime dei minimi: che cosa cambia


L’abolizione del regime fiscale per i contribuenti minimi, stabilito dall’ultima Finanziaria ormai legge,dimostra ancora una volta come scelte importanti prese nel “solo interesse del paese”, siano in realtà iniziative che testimoniano come il legislatore non conosca (o faccia finta di non conoscere) il paese in cui vive.

Proviamo a dimostrarlo.
Immaginiamo un architetto sopra i 35 anni, titolare di partita iva dal 2007 ,in possesso dei requisiti di contribuente minimo e  che attualmente possa contare su un reddito lordo annuo pari a 15.000,00 €. Molto probabilmente emetterà dodici fatture a cadenza mensile di 1250,00 € al suo “unico cliente”. Considerando l’attuale regime dei contribuenti minimi, proviamo a fare due conti in tasca al nostro amico. Bisognerà detrarre il 20% (aliquota sostitutiva IVA,IRPEF,IRAP e addizionali locali), il 12,5% per il contributo soggettivo inarcassa,365,00€ per il contributo integrativo minimo e 74,00€ per il contributo maternità. La retribuzione netta annuale sarà di 9686,00€ pari a 807,17€ mensili. Il tutto ,ovviamente, senza ferie, malattie, permessi, TFR e quant’altro.
Potremmo fermarci qui e discutere su come sia possibile vivere, o avere prospettive di vita con tali risorse, o sul perché il lavoro subordinato, che gran parte di noi svolge presso gli studi professionali, non debba essere regolamentato dal CCNL per i dipendenti degli studi professionali così come avviene negli altri settori lavorativi. Ma la Finanziaria incombe e quindi non divaghiamo. Con il passaggio al regime ordinario i conti in tasca del nostro amico cambiano. Al reddito di 15000 € sarà prima aggiunta e poi sottratta (in sede di versamento) la quota IVA pari al 20% e quindi 3000,00€. Inoltre vanno detratte:

IRPEF (23,0%): 3450,00€
Addizionale IRPEF (esempio Napoli 0,5%): 75,00€
Contributo soggettivo Inarcassa (12,5%): 1875,00€
Contributo minimo integrativo: 365,00€
Contributo maternità: 74,00€

Con una retribuzione annua di 9161,00 € pari a 763,42 € mensili.
In definitiva si avrà una perdita annuale di 525,00€ pari a 43,75 € mensili (-5,7%).

L’incidenza sembra minima, ma considerando anche l’applicazione degli studi di settore, non c’è da essere allegri. Inoltre i colleghi giovani che usufruiranno dell’aliquota sostitutiva del 5% per 5 anni potranno chiedere retribuzioni scontatissime falsando inevitabilmente il mercato. Provate a sostituirvi al nostro amico e simulate la vostra situazione. Buon divertimento.

mercoledì 13 luglio 2011

Iva al 5%?

Il 6 luglio è stata firmata dal Quirinale l'approvazione del DL n. 98 (la cosiddetta "Manovra Finanziaria"), il cui testo può essere letto in forma integrale sulla Gazzetta Ufficiale.

Premettiamo che un Decreto Legge è un provvedimento provvisorio, elaborato in via d'urgenza dal Governo (cioè dal Presidente del Consiglio e dai suoi Ministri), la cui efficacia decade se entro 60 giorni non viene convertito in legge dal Parlamento.

L'articolo 27 è quello che ci riguarda da vicino, abolendo l'attuale Regime dei Minimi, e introducendo un nuovo regime agevolato con tassazione forfettaria al 5% e durata quinquennale, a cui possono aderire tutti coloro che hanno aperto partita iva dopo il 31 dicembre 2007 e che posseggono una serie di requisiti summa di quelli di chi già usufruiva del Regime Agevolato per le nuove Iniziative Imprenditoriali e del Regime dei Minimi.

Per una trattazione ampia e completa dell'argomento, rimandiamo sia a un ottimo articolo di Professione Architetto pubblicato proprio oggi, sia alla trattazione, critica e ricca di dati e spunti, che Dario di Vico del Corriere della Sera ha affrontato nel suo blog.

Riassumendo:
- una volta controllato se rientri nei requisiti previsti dalla legge, se hai aperto partita iva nel 2008, puoi - anzi devi - passare a un nuovo regime agevolato, che dura 5 anni, e in cui la tradizionale imposta del 20% (in caso di regime dei minimi) diventa del 5%. Cosa accada per le partite iva a regime agevolato ex lege Visco n.388 del 2000 ( cioè il Regime Agevolato per le nuove Iniziative Imprenditoriali) non si riesce ancora a capirlo bene, perchè il DL 98 prima dice di riferirsi a coloro che usufruiscono del Regime dei Minimi, poi abolisce tutti i regimi agevolati introducendone uno solo (permetteteci un sarcastico "eh vabbè"). In teoria, potrebbero passare anch'esse dall'attuale tassazione agevolata del 10% a quella del 5%.

- se hai aperto partita iva nel 2008 - per esempio - puoi usufruire del nuovo regime agevolato per un altro anno ancora - cioè fino alla fine del 2012, quando scatterà il termine dei 5 anni. Il nuovo regime infatti ha "valore retroattivo". E le tasse già pagate, per cui non si è beneficiato dell'attuale sconto del 15%? Questo e altri dubbi andranno chiariti dall'Agenzia delle Entrate nei prossimi giorni.

- una volta passati i 5 anni (che potrebbero essere 1) si passa a pieno regime: iva al 20%, addizionali IRPEF locali e studi di settore.

Ora, due questione di merito:

- Il DL 98, come sapete, rientra in una politica di tagli della spesa pubblica e incentivi alla crescita del Paese. L'art. 27  esordisce dicendo che la riforma dei regimi fiscali viene varata per favorire l'imprenditoria giovanile e il rientro occupazionale di chi ha perso il lavoro. Il decreto, di fatto, non introduce nessuna misura volta a favorire i giovani piuttosto che gli anziani, essendo stato eliminato l'iniziale limite dei 35 anni d'età. La formula fornita dal Governo apparentemente sembra essere: hai perso il lavoro? Non riesci a trovarne uno? Diventa imprenditore di te stesso: su quello che guadagni, le tasse saranno bassissime per i primi 5 anni. Non vi è contemporaneamente - il Governo per lo meno non ne ha manifestato l'intenzione - una ristrutturazione del welfare, del mercato del lavoro, dell'accesso ai finanziamenti, delle forme associative fra professionisti. Si rischia di nascere piccoli e di rimanere piccoli, anche tra 5 anni, e il rischio è tutto in proprio.
Contemporaneamente, il Governo fa cassa: per una riduzione delle tasse del 5-15 % su 50.000 beneficiari del nuovo regime (con guadagni irrisori, sotto i 30.000 euro l'anno), aumenta la pressione fiscale su mezzo milione di contribuenti, sottoponendoli agli studi di settore, e sperando così di recuperare altre entrate dalla lotta all'evasione fiscale (ma è davvero difficile per una finta partita iva, e non solo, dimostrare perchè non si guadagna più di 15-20.000 euro l'anno pur essendo un libero professionista).

- L'attuale regime dei minimi era una buona opzione fiscale per i nuovi piccoli professionisti - pensiamo ai grafici, agli informatici, ai fotografi - a tutti coloro, cioè, che erano dei veri liberi professionisti, ma troppo piccoli per pagare le tasse come un'impresa, e, magari, appartenendo a professioni non ordinistiche, versavano già una cospicua fetta di guadagni all'INPS (26,77%) senza accesso al welfare e senza speranza di pensioni decenti. Per le finte partite iva, il regime dei minimi era un chiaro favore ai datori di lavoro: rendere la partita iva a costo zero conveniva in realtà più a loro che a noi. Se i costi delle Partite Iva crescessero, forse queste non sarebbero più tanto convenienti a fronte di un contratto regolare. Ma se i costi crollano per 5 anni, forse licenzio il mio dipendente a partita iva che ora mi chiede il 20% di aumento, e prendo un giovane magari non tanto giovane che per un paio d'anni mi costa il 15% in meno. Fatta la legge, trovato l'inganno.

La verità è che, senza una conoscenza approfondita di qual è la realtà dei giovani professionisti e senza una riforma organica del lavoro, una manovra del genere rischia di danneggiare proprio quei giovani che dice di voler favorire.

Queste le nostre impressioni, ma aspettiamo anche le vostre osservazioni, o punti di vista diversi che ci diano nuove visioni critiche e proposte.

Cosa aspettiamo a farci sentire? I temi da affrontare sono molti, per ora non abbiamo voce e non abbiamo rappresentanza. L'idea è quella di organizzare gruppi di lavoro in tutta Italia, a partire da Roma, che è la nostra sede operativa - ma tanti segnali e questionari arrivano da ogni parte del Paese. Se siete interessati a collaborare, inviateci una mail a ivaseipartita@gmail.com.

venerdì 8 luglio 2011

Pro.Di.Gio. Giovani Professionisti Cercasi


La regione Lazio stanzia € 2.500.000 per il Pro.Di.Gio, ovvero “Incentivi per il coinvolgimento di giovani professionisti in imprese Pro.Di.Gio – Giovani Under 35). – link -
Come funziona:
L’impresa , con sede operativa nella regione, che intende avvalersi della CONSULENZA di un giovane professionista, può presentare domanda per avere un rimborso “contributo” pari al 50% del compenso erogato al libero professionista, entro un tetto massimo di contributo ammissibile pari a 45.000 euro per singolo beneficiario richiedente (impresa), anche sommando più attività di consulenza, per un massimo di 15.000 euro per professionista.
Cosa vuol dire:
Piuttosto che trasferire nelle mani del giovane professionista la capacità contrattuale e il riconoscimento della propria professionalità si dà la possibilità all’impresa di pagare ancor meno per una “consulenza” già retribuita ai minimi.
Nel caso del Finto Lavoratore Autonomo (in acronimo FLA) la questione potrebbe diventare paradossale. Mettiamo il caso che io lavori in una società come FLA, questa mi chiede (di fatto mi obbliga) a partecipare al bando della regione Lazio in cui io figuro come Consulente (non stiamo parlando di contratto a tempo determinato, ma di contratto di consulenza) e all'azienda viene restituito il 50% dalla Regione per il mio compenso. Io non ho nessuna capacità di contrattazione nei confronti dell'azienda, né in termini di compenso, né in termini di gestione del lavoro, perché mi trovo in una condizione di subordinazione.
Oltretutto volendo pensare “molto male”: mettiamo il caso che la mia retribuzione annua sia già di 15000€, l’impresa effettuerà il bonifico con l’importo di € 30000, rientrerà dei 15000 € e poi mi chiederà di scalare/restituire in progress gli altri 15000 €, come già accadeva per eludere la tracciabilità introdotta dal decreto Bersani del 2006.
In sintesi, queste forme assistenziali a breve termine per le imprese si traducono molto spesso in incentivi spot per retribuire ancor meno il lavoratore. Oltretutto l’iniquità delle risorse messe a disposizione (2,5ml€/45000€) fa sì che solo 55 fortunatissime imprese potranno usufruire di giovani, creativi, innovativi professionisti e rispedirli al mittente se necessario.
Altro discorso sarebbe trasferire al giovane professionista la capacità di proporsi in modo autonomo e incentivare e promuovere progetti a medio termine di crescita individuale e imprenditoriale, garantendo l’accesso facilitato alle risorse e il sostegno al reddito nella fase di avvio.
Se avete informazioni/segnalazioni sul tema inviatele a ivaseipartita@gmail.com

lunedì 4 luglio 2011

Letture: La discarica

La Discarica - di Paolo Tebaldi
Edizioni e/o, 2002 - € 8,00

La discarica è un piccolo manuale di sopravvivenza all’esubero;
Il protagonista, Tizio, nel giro di pochi giorni viene lasciato dalla moglie e dal carrozzone della di lei (F)amiglia, perde il lavoro come precario alla capitaneria di porto, dopo una scalata sociale al contrario, ricercatore universitario, ricercatore presso un ente regionale, collaboratore esterno alla Rai, redattore di piccola casa editrice, libraio della libreria Millefogli, compilatore di tesi a pagamento, supplente in scuole private, docente precario alla scuola media,  fino al suo nuovo impiego come operatore ecologico per l’azienda della sua città.
"Progressione di carriera, rimuginava Tizio, progressione: dal latino progredior, composto di pro- e gradior, cioè esco fuori, vado avanti, procedo, avanzo, miglioro."

Il libro è:

Una riflessione sulla necessità dell’affermazione sociale intesa esclusivamente come ruolo di marito - padre - produttore di reddito - consumatore di merci,  alla conquista sociale in quanto uomo - lavoratore - libero - critico - creativo.
Tizio perde il lavoro, la moglie, la famiglia, ma conquista la lucidità critica sulla società in cui vive, sulla città che attraversa  e sui rapporti  con le persone che incontra.

Una carrellata sui prodotti dell’accumulazione terziaria che hanno contraddistinto la storia degli ultimi cinquant’anni dell’occidente, il repentino avvicendarsi dell’utile e dell’inutile, che ci ha trasformato in consumatori voraci.

Una panoramica sui paesaggi dell’accumulazione che caratterizzano i nostri territori, le nostre città, le nostre case, le nostre vite.