1400 persone hanno sottoscritto la nostra lettera agli Ordini Professionali: leggila qui!

mercoledì 13 luglio 2011

Iva al 5%?

Il 6 luglio è stata firmata dal Quirinale l'approvazione del DL n. 98 (la cosiddetta "Manovra Finanziaria"), il cui testo può essere letto in forma integrale sulla Gazzetta Ufficiale.

Premettiamo che un Decreto Legge è un provvedimento provvisorio, elaborato in via d'urgenza dal Governo (cioè dal Presidente del Consiglio e dai suoi Ministri), la cui efficacia decade se entro 60 giorni non viene convertito in legge dal Parlamento.

L'articolo 27 è quello che ci riguarda da vicino, abolendo l'attuale Regime dei Minimi, e introducendo un nuovo regime agevolato con tassazione forfettaria al 5% e durata quinquennale, a cui possono aderire tutti coloro che hanno aperto partita iva dopo il 31 dicembre 2007 e che posseggono una serie di requisiti summa di quelli di chi già usufruiva del Regime Agevolato per le nuove Iniziative Imprenditoriali e del Regime dei Minimi.

Per una trattazione ampia e completa dell'argomento, rimandiamo sia a un ottimo articolo di Professione Architetto pubblicato proprio oggi, sia alla trattazione, critica e ricca di dati e spunti, che Dario di Vico del Corriere della Sera ha affrontato nel suo blog.

Riassumendo:
- una volta controllato se rientri nei requisiti previsti dalla legge, se hai aperto partita iva nel 2008, puoi - anzi devi - passare a un nuovo regime agevolato, che dura 5 anni, e in cui la tradizionale imposta del 20% (in caso di regime dei minimi) diventa del 5%. Cosa accada per le partite iva a regime agevolato ex lege Visco n.388 del 2000 ( cioè il Regime Agevolato per le nuove Iniziative Imprenditoriali) non si riesce ancora a capirlo bene, perchè il DL 98 prima dice di riferirsi a coloro che usufruiscono del Regime dei Minimi, poi abolisce tutti i regimi agevolati introducendone uno solo (permetteteci un sarcastico "eh vabbè"). In teoria, potrebbero passare anch'esse dall'attuale tassazione agevolata del 10% a quella del 5%.

- se hai aperto partita iva nel 2008 - per esempio - puoi usufruire del nuovo regime agevolato per un altro anno ancora - cioè fino alla fine del 2012, quando scatterà il termine dei 5 anni. Il nuovo regime infatti ha "valore retroattivo". E le tasse già pagate, per cui non si è beneficiato dell'attuale sconto del 15%? Questo e altri dubbi andranno chiariti dall'Agenzia delle Entrate nei prossimi giorni.

- una volta passati i 5 anni (che potrebbero essere 1) si passa a pieno regime: iva al 20%, addizionali IRPEF locali e studi di settore.

Ora, due questione di merito:

- Il DL 98, come sapete, rientra in una politica di tagli della spesa pubblica e incentivi alla crescita del Paese. L'art. 27  esordisce dicendo che la riforma dei regimi fiscali viene varata per favorire l'imprenditoria giovanile e il rientro occupazionale di chi ha perso il lavoro. Il decreto, di fatto, non introduce nessuna misura volta a favorire i giovani piuttosto che gli anziani, essendo stato eliminato l'iniziale limite dei 35 anni d'età. La formula fornita dal Governo apparentemente sembra essere: hai perso il lavoro? Non riesci a trovarne uno? Diventa imprenditore di te stesso: su quello che guadagni, le tasse saranno bassissime per i primi 5 anni. Non vi è contemporaneamente - il Governo per lo meno non ne ha manifestato l'intenzione - una ristrutturazione del welfare, del mercato del lavoro, dell'accesso ai finanziamenti, delle forme associative fra professionisti. Si rischia di nascere piccoli e di rimanere piccoli, anche tra 5 anni, e il rischio è tutto in proprio.
Contemporaneamente, il Governo fa cassa: per una riduzione delle tasse del 5-15 % su 50.000 beneficiari del nuovo regime (con guadagni irrisori, sotto i 30.000 euro l'anno), aumenta la pressione fiscale su mezzo milione di contribuenti, sottoponendoli agli studi di settore, e sperando così di recuperare altre entrate dalla lotta all'evasione fiscale (ma è davvero difficile per una finta partita iva, e non solo, dimostrare perchè non si guadagna più di 15-20.000 euro l'anno pur essendo un libero professionista).

- L'attuale regime dei minimi era una buona opzione fiscale per i nuovi piccoli professionisti - pensiamo ai grafici, agli informatici, ai fotografi - a tutti coloro, cioè, che erano dei veri liberi professionisti, ma troppo piccoli per pagare le tasse come un'impresa, e, magari, appartenendo a professioni non ordinistiche, versavano già una cospicua fetta di guadagni all'INPS (26,77%) senza accesso al welfare e senza speranza di pensioni decenti. Per le finte partite iva, il regime dei minimi era un chiaro favore ai datori di lavoro: rendere la partita iva a costo zero conveniva in realtà più a loro che a noi. Se i costi delle Partite Iva crescessero, forse queste non sarebbero più tanto convenienti a fronte di un contratto regolare. Ma se i costi crollano per 5 anni, forse licenzio il mio dipendente a partita iva che ora mi chiede il 20% di aumento, e prendo un giovane magari non tanto giovane che per un paio d'anni mi costa il 15% in meno. Fatta la legge, trovato l'inganno.

La verità è che, senza una conoscenza approfondita di qual è la realtà dei giovani professionisti e senza una riforma organica del lavoro, una manovra del genere rischia di danneggiare proprio quei giovani che dice di voler favorire.

Queste le nostre impressioni, ma aspettiamo anche le vostre osservazioni, o punti di vista diversi che ci diano nuove visioni critiche e proposte.

Cosa aspettiamo a farci sentire? I temi da affrontare sono molti, per ora non abbiamo voce e non abbiamo rappresentanza. L'idea è quella di organizzare gruppi di lavoro in tutta Italia, a partire da Roma, che è la nostra sede operativa - ma tanti segnali e questionari arrivano da ogni parte del Paese. Se siete interessati a collaborare, inviateci una mail a ivaseipartita@gmail.com.

7 commenti:

  1. incredibile ogni tanto cambiano le regole, ma come si fa ad andare avanti ?
    Mi domando perchè non hanno lasciato stare chi aveva già il regime dei minimi, ed aggiornato solo chi apre la p.iva adesso.
    Un danno colossale per chi ha investito .....incredibile, bisogna proprio stare fermi e non fare nulla.

    RispondiElimina
  2. "ma è davvero difficile per una finta partita iva, e non solo, dimostrare perchè non si guadagna più di 15-20.000 euro l'anno pur essendo un libero professionista"

    Bene, dal 2013 avrò gli studi di settore e se qualcuno vuole farmi osservazione lo invito qui in studio a chiedere al mio capo perchè non mi paga + di tot soldi al mese. Vediamo un po'cosa avranno da contestare!Ma stiamo scherzando?!

    RispondiElimina
  3. Cara Iva, grazie per i tuoi post molto belli ed articolati. Io ho aperto partita iva da poco più di un mese, in regime dei minimi, dovrei ritenermi addirittura "fortunata" con questa riforma, eppure con le mie (poche) conoscenze di contabilità, posso affermare che questo decreto legge impoverirebbe perfino me. Infatti come hai scritto in un post di maggio sul regime dei minimi "Il reddito calcolato è pari alla differenza tra i ricavi e le spese sostenute". Poichè nel caso delle finte partite iva, è il datore di lavoro che versa allo stato la ritenuta d'acconto, io pur guadagndo lo stesso netto, ed avendo le stesse spese, avrò anche un credito d'imposta ridotto ad un quarto! Quindi lo stato ci guadagna anche su di me. Altro che decreto d'urgenza per favorire l'imprenditoria giovanile, se il margine tra costi e ricavi si riduce, io tenderò a ridurre le mie spese, e addio far girare l'economia. Correggimi se sbaglio Iva. Ti (Vi) ammiro, continua(te) così! LauraC.

    RispondiElimina
  4. vi ringrazio per la spiegazione dettagliata e per chi come me non si intende di contabilità. Quello che non ho capito del commento di laura, ne ho capito di mio è: io sono un finto libero professionista pagato ad ore. Il mio capo ha definito un lordo a ora (una super miseria) e poi mi scala la ritenuta del 20%. In tasca quindi mi rimarrà di più da capodanno giusto? Perchè lui sborserà la stessa cifra.
    Questa resta comunque una magra consolazione con il terrore degli studi di settore tra tre anni (inviterò anche io il fisco a interrogare il mio capo quando vuole come chiara), e sempre senza malattia, ferie o tutele di alcun tipo. Per non parlare del fatto che ci si sente sviliti come persone ad essere trattati così. Questo va oltre il precariato!

    RispondiElimina
  5. Ciao Valeria, rispetto alla tua domanda: se il tuo capo non diminuisce il tuo compenso per farti figurare lo stesso "netto", sì, andrai a guadagnare di più. Se invece diminuisce il lordo, allora ci perdi due volte, come diceva Laura:perchè hai un compenso netto uguale, ma un minore credito d'imposta...oltre al fatto che una legge nata, almeno in teoria, per favorire i giovani e chi ha perso il lavoro finirebbe per favorire chi sfrutta i lavoratori..e comunque sì, hai colto pienamente nel segno: il problema vero di cui stiamo parlando in questo blog sono i diritti, il diritto a un equo compenso, ma anche a un trattamento dignitoso, alla malattia, alla maternità, al riposo, al preavviso in caso di licenziamento, a tutto quello che dovrebbe qualificarci come un paese civile

    RispondiElimina
  6. Credo(scusate la presunzione)di interpretare il pensiero di molti se dico che nella vita non aspiro a diventare ricca economicamente, ma sicuramente aspiro a diventare una persona onesta e indipendente. Con questa manovra il mio futuro già precario diventa un calvario.
    Trovo il lavoro di questo blog di aiuto per rendere note e leggibili manovre che vengono spacciate quali ancore di salvezza per noi giovani e sono in relatà solo ancore che ci trascinano verso il fondo.
    Conoscere per "combattere"!

    RispondiElimina
  7. Ha ragione Chiara...tutti quelli che stanno nella nostra situazione dovrebbero fare in modo che quei cervelloni che hanno inventato gli studi di settore così come sono, alzino il culo dalle loro sedie e si facciano un giro negli studi a vedere come va veramente il mondo!

    RispondiElimina