1400 persone hanno sottoscritto la nostra lettera agli Ordini Professionali: leggila qui!

martedì 25 ottobre 2011

Indignati e organizzati: in Spagna fanno così


Da qualche tempo siamo in contatto con il Sindacato degli Architetti Spagnolo, una struttura nata inizialmente come semplice movimento di protesta sotto il nome "Arquitectos explotados". La loro iniziativa ha in un certo senso ispirato la nostra, sebbene il contesto sia diverso: in Spagna infatti era completamente assente, fino a poco tempo fa, un sindacato specifico per gli Architetti, mentre in Italia ce ne sono ben due (Inarsind e Federarchitetti). Per inciso, siamo entrati in contatto con entrambi, e stiamo aspettando una loro risposta sui temi posti da Iva sei partita, che speriamo arrivi presto. Nel frattempo, guardiamo a quello che succede negli altri Paesi, tra cui, appunto, la Spagna, per provare a tracciare nostre strategie d'azione. 

Daniele, un architetto italiano che vive a Barcellona, è tra gli attivisti del Sindacato spagnolo, e ci ha raccontato nella e-mail che qui di seguito riportiamo, la loro esperienza in un Paese che non è la terra dei balocchi, ma dove le persone non hanno perso la coscienza della propria dignità e dei propri diritti:


Il prossimo 25 novembre il sindacato de arquitect@s de España celebrerà a Madrid il suo I congresso.

Il 28 marzo del 2008 ci siamo trovati in duecento di fronte alle porte dell'Ordine degli architetti di Barcellona: eravamo stati convocati ad una manifestazione tramite un'e-mail anonima che durante settimane era rimbalzato per l'intero Paese.
Il contenuto della convocazione non era una novità per nessuno: in Spagna, una volta terminata la carriera universitaria, l'unica via che si apre per la maggior parte degli architetti è quella della precarietà.
Nel 2008 circa il 60% dei collaboratori degli studi di architettura lavorava con quella che in Italia si chiama la "partita IVA", gli altri erano lavoratori in nero, con contratti da praticante e solo una minima parte aveva un contratto a tempo indeterminato.

In Spagna quello del "falso autonomo" è un tipo di rapporto lavorativo che la legge considera irregolare poiché nasconde un vero e proprio rapporto di subordinazione del lavoratore, che prevede il rispetto di un orario di lavoro, l’esclusività, ecc (anche in Italia, nota nostra). Il lavoratore viene costretto ad assumere una serie di costi che sarebbero in realtà responsabilità del datore di lavoro, come ad esempio il pagamento della seguridad social. Inoltre, come ben sapete, si tratta di lavoro precario: puoi essere licenziato da un giorno all'altro senza preavviso, non hai diritto né a liquidazione, né a un permesso di maternità/paternità, né ad alcun tipo di aiuto nel momento in cui finisse la collaborazione. In Spagna ad esempio in caso di licenziamento si ha diritto ad un sussidio di disoccupazione proporzionale al tempo in cui hai lavorato nell'impresa. Tutto ciò era poi aggravato da stipendi molto bassi, molto lontani dal costo reale della vita.
La realtà era che un giovane architetto era un milleurista, ovvero guadagnava più o meno mille euro netti, in una città dove l'affitto medio di un appartamento si aggirava a quei tempi intorno alla stessa cifra.

A seguito di quella prima protesta si sono formate due assemblee permanenti – una a Madrid e una a Barcellona – e un anno dopo, nel novembre del 2009, si è deciso di creare il primo sindacato degli architetti della Spagna: il SArq.
Questo tipo di organizzazione è nata con l'obiettivo di negoziare un convenio colectivo (contratto nazionale) obbligatorio per tutti gli studi di architettura del Paese e che avrebbe fissato anche un salario minimo per il settore. Attualmente infatti in Spagna non esiste nessun contratto di riferimento per gli architetti, quindi la fondazione di un sindacato era indispensabile poiché, in quanto organizzazione che rappresenta lavoratori e lavoratrici, si tratta dell'unica figura prevista dalla legge che abbia facoltà di negoziare un contratto nazionale.
Nel frattempo, come conseguenza dell'esplosione della bolla immobiliare, è iniziata una crisi senza precedenti nel campo della costruzione. Molti dei cosiddetti "falsi autonomi" hanno perso immediatamente il lavoro, essendo la categoria più debole e più facile da licenziare. Attualmente la disoccupazione nel nostro settore è circa il 32,4% – molto al di sopra della media nazionale – e sono molti gli architetti che stanno scegliendo la strada dell'emigrazione.

Il prossimo 25 di novembre il sindacato celebrerà a Madrid il suo I congresso.
La fondazione di un’organizzazione del genere non è semplice quando si è del tutto indipendenti e non si ricevono finanziamenti. Nonostante ciò siamo riusciti a costruire dal nulla una struttura in grado di fornire assistenza legale a chi decide di denunciare situazioni irregolari e abbiamo intrapreso una serie di iniziative con l’intenzione di mettere in discussione una professione che, almeno qui in Spagna, ha un bisogno urgente di rinnovarsi e di recuperare il prestigio perduto.

Daniele Porretta
Sindicat d’Arquitectes de Catalunya

Vi ricorda qualcosa?

venerdì 21 ottobre 2011

C'è una presentatrice, un economista e un architetto...

Ecco il link della puntata andata in onda oggi alle 12 e 20 su Rai Tre. Ringraziamo tutta la redazione per lo spazio che ci è stato dato, e per la possibilità di partecipare a un dibattito che, in soli 20 minuti, ha descritto una situazione complessa e tracciato anche possibili vie di uscita e strategie d'azione. Non abbiamo ancora avuto modo di rivedere la puntata, intanto aspettiamo vostre impressioni e suggerimenti, ricordandovi che è ancora on line la lettera agli Ordini professionali da sottoscrivere e il questionario per quantificare il fenomeno delle finte partite iva.

mercoledì 19 ottobre 2011

Iva a Fuori Tg





Venerdì 21 ottobre alle ore 12 e 20 Iva sei partita sarà ospite in studio di Fuori Tg, la rubrica di approfondimento quotidiana del Tg3. Parleremo con Tito Boeri del mondo delle professioni e delle partite iva. Speriamo di dare vita a un dibattito costruttivo e non depressivo!

sabato 15 ottobre 2011

Cronaca di uno scontro annunciato

Ore 14.00 in piazza della Repubblica, c'è molta gente, molto diversa tra loro, ognuno si riconosce per la volontà di cambiare e esserci. Essere indignados, non è solo manifestare la propria rabbia, ma anche pensare a come costruire un'alternativa. "Indignarsi non basta" recita più di un cartello ed è questo lo spirito in cui si riconoscono i molti che iniziano il corteo verso piazza san Giovanni.
Un corteo eterogeneo e generico che reclama: lavoro, casa, giustizia, libertà, identità, un corteo che si sfalda e si ricompone negli episodi di caos provocati da più gruppi di incappucciati riuscendo a trasformare un'occasione di identità sociale in un puerile fatto di cronaca che tra qualche giorno sarà dimenticato.










































mercoledì 12 ottobre 2011

Manifestazione - Sabato 15 ottobre - Roma ora 14.00


Il 15 ottobre ci saranno mobilitazioni in tutta Europa, nel Mediterraneo e in altre regioni del mondo. La protesta è contro la distruzione dei diritti, dei beni comuni, del lavoro e della democrazia compiuta. Le persone non sono un debito.

IVASEIPARTITA - partecipa alla manifestazione di Sabato - il corteo partirà da Piazza della Repubblica alle 14.30 per arrivare a Piazza San Giovanni.
VI ASPETTIAMO! 

link

mercoledì 5 ottobre 2011

Presa Diretta 2


Dopo la puntata "Generazione sfruttata" di Presa Diretta, andata in onda domenica 2 ottobre, è nata sulla stampa on line (precisamente su Il Fatto Quotidiano) una polemica a distanza tra il blogger San Precario e Riccardo Iacona.
Sostanzialmente San Precario contesta a Iacona di aver confezionato una trasmissione che scade per l'ennesima volta nella rassegna dei casi umani costituiti dai poveri precari e nel clichè della fuga all'estero come unica via di scampo.
In questo dibattito ci siamo voluti inserire anche noi, inviando una lettera alla redazione de Il Fatto Quotidiano. Come sapete, abbiamo collaborato con Presa Diretta rilasciando un'intervista e segnalando storie e contatti. Tra l'altro, speravamo che questo lavoro fatto insieme potesse fare da volano alla nostra iniziativa, facendoci conoscere a livello nazionale il più possibile. Questo non è successo perchè dell'intervista sono andati in onda solo pochi secondi decontestualizzati. Senza voler discutere le esigenze di montaggio e l'impronta editoriale che legittimamente si vuole dare alle proprie trasmissioni, avremmo ceduto volentieri anche quei pochi secondi se fossero serviti, per esempio, per chiedere all'arch. Fuksas come assume i suoi collaboratori in Italia e in Francia.



Gentile direttore Gomez,


siamo un gruppo di architetti e ingegneri che nel marzo 2011 ha dato vita al sito internet www.ivaseipartita.it, per portare all'attenzione pubblica il tema delle finte partite iva nei campi dell'architettura e dell'ingegneria e promuovere azioni e dibattiti. Dalle colonne del suo giornale on line siamo già stati intervistati sulle conseguenze dell'abolizione del regime dei minimi contenuta nella Manovra Finanziaria, e abbiamo collaborato, come il blogger San Precario, alle riprese della puntata "Gioventù sfruttata" di Presa Diretta. In questi giorni abbiamo seguito la discussione nata proprio tra San Precario e Riccardo Iacona, discussione da cui emerge, semplicisticamente, la sensazione di un gruppo di precari che non ha avuto abbastanza visibilità in televisione e ora cerca di "affossare" l'unico giornalista che porta certi temi in prima serata. Per lo meno questi sono i rilievi fatti dai suoi lettori tramite i commenti on line. 

A tale proposito vorremmo apportare il nostro contributo, perchè quello che secondo noi la trasmissione di Iacona dovrebbe generare è appunto il dibattito su un tema che finora in Italia si fingeva di ignorare - ed è quello che ha il merito di stare facendo. Pur apprezzando il lavoro di Iacona, uno dei pochi documentaristi dotati della virtù ormai più rara - l'onestà intellettuale- anche noi siamo rimasti delusi, con la sensazione di un'occasione sprecata di parlare finalmente di precariato in modo diverso.

In quale modo, quindi? 

La puntata di Presa Diretta fotografava le mille forme che il precariato assume in Italia, e anche la protesta che inizia a nascere - gliene va reso atto. Lo spazio maggiore era comunque dedicato ai racconti e alle storie personali, spesso estreme. Lo sguardo volgeva poi alla Spagna e a Barcellona, descritta come un vero e proprio paese della cuccagna. La sensazione finale era - e qui sfidiamo a essere smentiti: l'unica soluzione è scappare. 

Tralasciando l'esaltazione del modello Barcellona, che nel 2011 non è più quello di 4 o 5 anni fa (ma non è questo ciò che importa, in quanto avrebbe potuto essere il modello Parigi o Amsterdam e ci avrebbe comunque fatto venire voglia di lasciare l'Italia), la trasmissione che vorremmo vedere è una fotografia della realtà nel 2011, appunto: non solo storie individuali di precariato estremo, ma anche racconti collettivi di autorganizzazione e di critica dal basso di questo sistema. La trasmissione che vorremmo vedere non solo ci racconta quanto funziona bene all'estero, ma perchè - questo nella trasmissione di Iacona emergeva solo come nota tra le righe . E quindi che cosa si potrebbe fare in Italia per far funzionare meglio le cose, e che cosa si sta facendo, già ora, perchè sono molte le proposte di legge sul tema del precariato, sia di destra che di sinistra. La trasmissione che vorremmo vedere non fotografa la superficie, ma va a indagare le ragioni profonde che  ci hanno portato a questo punto: è servizio pubblico perchè ci aiuta a essere cittadini, a capire che cosa dobbiamo pretendere dai nostri rappresentanti, che cosa dobbiamo aspettarci da loro quando ci parleranno di riforma del lavoro, ad avere un'opinione il più possibile completa sul modo in cui debba essere trattata la res publica, ciò che è nostro e di tutti.

Forse questo in 110 minuti non era possibile, e comunque Iacona ha tutto il diritto di dare alla propria ricerca l'impronta editoriale che reputa più efficace. La nostra opinione è che però i media appaiono irrimediabilmente in ritardo rispetto alla realtà. Ci sono voluti 15 anni perchè in Italia si iniziassero a vedere trasmissioni che parlano di precariato. Quanto dobbiamo aspettare per avere trasmissioni che parlino di che cosa sta accadendo, ora, concretamente, tra i precari e nella società civile? Di come i cittadini da soli, perchè le istituzioni non li ascoltano più, si stiano organizzando, dimostrando di essere migliori di coloro che li rappresentano? Di come la democrazia stia tornando a essere partecipazione e non solo delega? Di come ci sia una soluzione diversa dalla fuga, e ciò che accade all'estero può essere preso come modello piuttosto che come rifugio? 

Sperando di trovare ancora una volta spazio nelle colonne del suo giornale e di innescare un dibattito costruttivo, La ringraziamo comunque per l'attenzione che ci ha concesso. 

Un saluto, 
gli architetti e gli ingegneri di Iva sei partita.

lunedì 3 ottobre 2011

Allo sceicco serve uno Stagista

Quella del finto stage è un'ulteriore truffa perpetrata
ai danni di chi, già in possesso di titoli ed esperienza, si vede costretto ad accettare uno stage nella speranza di vederlo trasformare in un contratto di lavoro (perlomeno un contratto a progetto).
L'utilità dello stage è quella di offrire la possibilità a un neolaureato di fare un'esperienza formativa all'interno di uno studio o un'azienda per poter comprendere meglio le dinamiche legate alla propria professione.

Molto spesso, dietro l'angolo, si cela la richiesta di un lavoro qualificato e subordinato come in questo "simpatico" annuncio inviato ad Iva:

Categoria: Progettazione - Ingegnere
Titolo di studi minimo: Laurea Specialistica (4-5 anni)
Esperienza minima: 4 - 6 anni
Luogo di Lavoro: [Emirati Arabi] Abu Dhabi
Tipo di contratto:StagistaDurata contratto:6 mesi
Inquadramento:Stagista
Giornata lavorativa:Full time

Societa di progettazione operante negli Emirati Arabi cerca Ingegnere laureato/a (no Architetti) da almeno 4 anni, con discreta conoscenza della lingua inglese per stage semestrale ad Abu Dhabi, non sono previsti compensi, ma totale copertura delle spese di viaggio, vitto ed alloggio.

Come si possa richiedere un'esperienza minima di 4-6 anni, un trasferimento all'estero per un lavoro full time retribuito con il vitto e l'alloggio, lascia esterrefatti. Siamo arrivati alla tratta degli schiavi, ma almeno lì non era richiesta una tale preparazione e esperienza.


Con la Manovra di agosto 2011 si è in qualche modo (ma ancora molti passaggi restano oscuri) cercato di arginare tale fenomeno escludendo dagli stage (salvo poche eccezioni) coloro che hanno conseguito la laurea da più di un anno e dimezzando la durata (da 12 a 6 mesi). 
In molti hanno obiettato che limitando l'uso dello stage si limita anche l'accesso dei giovani al mondo del lavoro: nulla di più falso, visto che solo in poche aziende virtuose uno stage si concretizza con un rapporto di lavoro (piuttosto si preferisce avere una rotazione perpetua di stagisti gratuiti) e che volente o nolente l'accesso dei giovani al lavoro è necessario, visto l'apporto di energie, idee, conoscenze.
In Francia, dove l'utilizzo degli stage viene inteso come una mezzo tramite cui investire, e NON come un mezzo tramite cui sfruttare, la retribuzione degli stage è obbligatoria oltre i quattro mesi di attività. La legge francese fissa la quota minima di retribuzione al 30% del salario orario minimo (SMIC). Ovvero 417.09 euro al mese su una base di 35 ore a settimana.
E in Italia?