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mercoledì 5 ottobre 2011

Presa Diretta 2


Dopo la puntata "Generazione sfruttata" di Presa Diretta, andata in onda domenica 2 ottobre, è nata sulla stampa on line (precisamente su Il Fatto Quotidiano) una polemica a distanza tra il blogger San Precario e Riccardo Iacona.
Sostanzialmente San Precario contesta a Iacona di aver confezionato una trasmissione che scade per l'ennesima volta nella rassegna dei casi umani costituiti dai poveri precari e nel clichè della fuga all'estero come unica via di scampo.
In questo dibattito ci siamo voluti inserire anche noi, inviando una lettera alla redazione de Il Fatto Quotidiano. Come sapete, abbiamo collaborato con Presa Diretta rilasciando un'intervista e segnalando storie e contatti. Tra l'altro, speravamo che questo lavoro fatto insieme potesse fare da volano alla nostra iniziativa, facendoci conoscere a livello nazionale il più possibile. Questo non è successo perchè dell'intervista sono andati in onda solo pochi secondi decontestualizzati. Senza voler discutere le esigenze di montaggio e l'impronta editoriale che legittimamente si vuole dare alle proprie trasmissioni, avremmo ceduto volentieri anche quei pochi secondi se fossero serviti, per esempio, per chiedere all'arch. Fuksas come assume i suoi collaboratori in Italia e in Francia.



Gentile direttore Gomez,


siamo un gruppo di architetti e ingegneri che nel marzo 2011 ha dato vita al sito internet www.ivaseipartita.it, per portare all'attenzione pubblica il tema delle finte partite iva nei campi dell'architettura e dell'ingegneria e promuovere azioni e dibattiti. Dalle colonne del suo giornale on line siamo già stati intervistati sulle conseguenze dell'abolizione del regime dei minimi contenuta nella Manovra Finanziaria, e abbiamo collaborato, come il blogger San Precario, alle riprese della puntata "Gioventù sfruttata" di Presa Diretta. In questi giorni abbiamo seguito la discussione nata proprio tra San Precario e Riccardo Iacona, discussione da cui emerge, semplicisticamente, la sensazione di un gruppo di precari che non ha avuto abbastanza visibilità in televisione e ora cerca di "affossare" l'unico giornalista che porta certi temi in prima serata. Per lo meno questi sono i rilievi fatti dai suoi lettori tramite i commenti on line. 

A tale proposito vorremmo apportare il nostro contributo, perchè quello che secondo noi la trasmissione di Iacona dovrebbe generare è appunto il dibattito su un tema che finora in Italia si fingeva di ignorare - ed è quello che ha il merito di stare facendo. Pur apprezzando il lavoro di Iacona, uno dei pochi documentaristi dotati della virtù ormai più rara - l'onestà intellettuale- anche noi siamo rimasti delusi, con la sensazione di un'occasione sprecata di parlare finalmente di precariato in modo diverso.

In quale modo, quindi? 

La puntata di Presa Diretta fotografava le mille forme che il precariato assume in Italia, e anche la protesta che inizia a nascere - gliene va reso atto. Lo spazio maggiore era comunque dedicato ai racconti e alle storie personali, spesso estreme. Lo sguardo volgeva poi alla Spagna e a Barcellona, descritta come un vero e proprio paese della cuccagna. La sensazione finale era - e qui sfidiamo a essere smentiti: l'unica soluzione è scappare. 

Tralasciando l'esaltazione del modello Barcellona, che nel 2011 non è più quello di 4 o 5 anni fa (ma non è questo ciò che importa, in quanto avrebbe potuto essere il modello Parigi o Amsterdam e ci avrebbe comunque fatto venire voglia di lasciare l'Italia), la trasmissione che vorremmo vedere è una fotografia della realtà nel 2011, appunto: non solo storie individuali di precariato estremo, ma anche racconti collettivi di autorganizzazione e di critica dal basso di questo sistema. La trasmissione che vorremmo vedere non solo ci racconta quanto funziona bene all'estero, ma perchè - questo nella trasmissione di Iacona emergeva solo come nota tra le righe . E quindi che cosa si potrebbe fare in Italia per far funzionare meglio le cose, e che cosa si sta facendo, già ora, perchè sono molte le proposte di legge sul tema del precariato, sia di destra che di sinistra. La trasmissione che vorremmo vedere non fotografa la superficie, ma va a indagare le ragioni profonde che  ci hanno portato a questo punto: è servizio pubblico perchè ci aiuta a essere cittadini, a capire che cosa dobbiamo pretendere dai nostri rappresentanti, che cosa dobbiamo aspettarci da loro quando ci parleranno di riforma del lavoro, ad avere un'opinione il più possibile completa sul modo in cui debba essere trattata la res publica, ciò che è nostro e di tutti.

Forse questo in 110 minuti non era possibile, e comunque Iacona ha tutto il diritto di dare alla propria ricerca l'impronta editoriale che reputa più efficace. La nostra opinione è che però i media appaiono irrimediabilmente in ritardo rispetto alla realtà. Ci sono voluti 15 anni perchè in Italia si iniziassero a vedere trasmissioni che parlano di precariato. Quanto dobbiamo aspettare per avere trasmissioni che parlino di che cosa sta accadendo, ora, concretamente, tra i precari e nella società civile? Di come i cittadini da soli, perchè le istituzioni non li ascoltano più, si stiano organizzando, dimostrando di essere migliori di coloro che li rappresentano? Di come la democrazia stia tornando a essere partecipazione e non solo delega? Di come ci sia una soluzione diversa dalla fuga, e ciò che accade all'estero può essere preso come modello piuttosto che come rifugio? 

Sperando di trovare ancora una volta spazio nelle colonne del suo giornale e di innescare un dibattito costruttivo, La ringraziamo comunque per l'attenzione che ci ha concesso. 

Un saluto, 
gli architetti e gli ingegneri di Iva sei partita.

3 commenti:

  1. completamente d'acocrdo, io ho seguito con molto interesse la trasmissione contenta che finalmente parlassero delle finte partite ive(che va oltre il precariato), ho riconosciuto anche il breve pezzo in cui citavano i vostri annunci, però anche a me ha lasciato l'amaro in bocca il finale. L'unica opzione è scappare? Possibile che non ci sia niente da fare per riprendersi i diritti che per cui tanto hanno lottato i nostri genitori? Lo sai che il mio capo non sa nemmeno che il modo in cui mi paga è sfruttamento precariato e ai limiti della legalità? Per "essere più in regola" mi ha proposto un contratto a progetto, (che mi conviene meno visto che rientro nella nuova partita iva dei minimi al 5%) e in cui comunque è ancora più facile sfruttarmi. Eppure lui è una persona per bene e gentile, se fosse un farabutto cosa farebbe?

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  2. Ho visto anch'io la puntata con amici progettisti e in coro avremmo voluto chiedere a FuKsas come paga (...) i ragazzi che lavorano in studio. Detto questo siamo comunque pochi e non siamo considerati precari dalla gente normale, futuri liberi professionisti di lavoro che non c'è.

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  3. Non so quanto reggerà per tutti questo sistema, è anche vero che per uno studio che tira avanti in questo momento avere un dipendente fa schizzare alle stelle gli studi di settore, che mi pare mica tengano tanto conto che le gare pubbliche vanno via al 60% di sconto..Però se il mio parrucchiere può permetterselo di avere la ragazza come dipendente questo mi fa pensare.
    Ci vuole cultura (beh forse non è il paese) il progetto ben fatto va pagato!!ricordate di quanto fate il talgiando all'auto, se non paghi non te la danno...

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