1400 persone hanno sottoscritto la nostra lettera agli Ordini Professionali: leggila qui!

martedì 18 dicembre 2012

Iva incontra Freyrie


Il 12/12/2012, sul Sole 24 Ore, compare un articolo che ci spiega perché questa data è magica: “Dodici è il numero della saggezza. Quella che deriva dall'esperienza di vita, che permette alla calma di prevalere anche nelle situazioni più turbolente. Chissà che la giornata di mercoledì non sia adatta.”

Sarà per questo che il presidente del CNAPPC, Leopoldo Freyrie, ha scelto questa data per incontrarci?

mercoledì 5 dicembre 2012

Intanto, in un altro Paese

 
Il Sindacato degli Architeti di Catalogna  (Sarq) e il Consiglio Superiore degli Ordini degli Architetti di Spagna (CSCAE, l'omologo del nostro CNAPPC) hanno siglato un accordo, di durata annuale, a seguito del quale il CSCAE ha modificato le proprie norme deontologiche indicando esplicitamente la contrattazione irregolare sul lavoro come prassi scorretta da punire.
 
Anche in Spagna, come in Italia, contrattare un architetto - come qualsiasi altro lavoratore - tramite una finta partita iva è reato. Anche in Spagna, come in Italia, le norme deontologiche tutelano la dignità della professione anche passando per i rapporti tra colleghi. Anche in Spagna, come in Italia, il rispetto della legalità è disatteso anche perchè le istituzioni non manifestano una chiara ed esplicita volontà, attraverso la predisposizione di strumenti ad hoc, per impedire che nella realtà questa violazione della legge avvenga sotto gli occhi di tutti.
 
Da oggi la Spagna - la Spagna della crisi e della disoccupazione al 25% , della bolla immobiliare che aveva creato migliaia di posti di lavoro per architetti con finta partita iva, e che scoppiando ha lasciato a casa migliaia di disoccupati senza welfare e diritti - prova a prendere una direzione diversa.
 
L'accordo siglato prevede che Sarq e CSCAE collaborino per:
  • diffondere la conoscenza della normativa sul lavoro esistente in relazione ai diritti e ai doveri degli architetti che lavorano per conto di altri, così come gli obblighi degli architetti che rivestono il ruolo di datori di lavoro/committenti
  • vigilare sulle offerte di lavoro pubblicate presso il sito web del Consiglio perchè queste siano rispettose della legge e offrano condizioni lavorative adeguate, raccomandando il Contratto Collettivo Nazionale degli Ingegneri come riferimento per i rapporti lavorativi (in Spagna non esiste un CCNL specifico per gli Architetti). Tale opera di vigilanza si avvarrà di un protocollo, stilato dal Sarq, che agevoli l'analisi delle offerte di lavoro.
  • promuovere la creazione del Contratto Collettivo Nazionale degli Architetti
  • elaborare studi dedicati all'analisi della situazione lavorativa degli architetti
  • promuovere azioni legali contro l'Amministrazione Pubblica qualora indìca concorsi le cui caratteristiche agevolino o determinino pratiche di contrattazione con ribassi eccessivi, con valori inferiori a quelli di costo e di mercato o con condizioni che incentivino la concorrenza sleale.
  •  
A una settimana dall'invio della nostra lettera ai Consigli Nazionali degli Architetti e degli Ingegneri (nonchè a tutti gli Ordini Provinciali e a Inarcassa), solo il primo per ora ci ha risposto, chiedendoci di concordare un incontro.
 
Quanto successo in Spagna ci sarà di aiuto per chiedere alle istituzioni di tracciare un percorso analogo e adottare strumenti concreti per combattere un fenomeno che esisteva già prima della crisi, e che oggi ci rende solo più deboli e incapaci di affrontarla.
 
Se vuoi sapere com'è nato il Sarq, e come sono riusciti ad arrivare fin qui, clicca qui.
Se vuoi sapere dove riusciremo ad arrivare noi, vieni a conoscerci il 15 dicembre allo Spazioxygene a Roma dalle 19, oppure aderisci
 
Se facciamo sentire la nostra voce tutti insieme, si può cambiare!
 
 


venerdì 30 novembre 2012

Yes, we can!

Come anticipato, sabato 15 dicembre, dalle ore 19:00, inauguriamo e festeggiamo la neonata associazione allo Spazioxygene in via San Tommaso d'Aquino 11A a Roma (metro Cipro)!

Sarà l'occasione per conoscerci o rincontrarci, per tutti coloro che, come noi, vogliono costruire con le proprie mani e le proprie teste un cambiamento non più rimandabile: normativa sul lavoro schizofrenica, innalzamento dei contributi minimi inarcassa, assicurazione obbligatoria per essere finte partite iva: ma chi l'ha detto che dobbiamo solo assentire e subire, che nessuna alternativa è possibile?

Sabato 15 vogliamo che sia l'occasione non per un lamento collettivo, o per sfogare le nostre frustrazioni, ma per rimboccarci le maniche e parlare di cooperazione, condivisione, organizzazione, con forza e un sorriso (l'ironia abbiamo deciso di usarla a partire dal nome che ci siamo dati!).

Per questo abbiamo pensato di dare alla serata un taglio informale, incontrandoci a Spazioxygene, luogo per la produzione e la diffusione di arte, musica e cultura, che metterà a disposizione per noi i suoi spazi e ci offrirà un aperitivo al costo di 6 euro. Con 10 euro, invece, è inclusa anche la tessera per associarsi a Iva. Dalle 21:00 ascolteremo la musica dei Dai Margini e dei BBTones (Bibitones).

Vuoi dare una mano a Iva? Diventa Sovvers-Ivo!

1) Scarica qui il volantino della serata
2) Stampalo e ritaglialo (solo forbici dalle punte arrotondate!)
3) Distribuiscilo ad amici e colleghi

Fatto? Allora ci vediamo il 15 dicembre!






giovedì 29 novembre 2012

Iva è ufficialmente partita

Iva sei partita è diventata un'associazione (qui lo statuto), e ha deciso di inaugurare questo nuovo corso con un'iniziativa importante: abbiamo inviato ai Presidenti dei Consigli Nazionali di Architetti e Ingegneri la lettera pubblicata on line da diversi mesi e che aveva raccolto 1400 sottoscrizioni, insieme ai risultati del questionario, a cui avevate risposto in 1200 (qui i risultati).


Le numerose riforme susseguitesi quest'anno (lavoro, pensioni, professioni) ci avevano fatto desistere ogni volta da inviare la lettera, anzi nel corso dei mesi questioni urgenti e particolari ci avevano portato a rinviare il momento per scrivere alle istituzioni sulle problematiche che era più attuale affrontare di volta in volta.



Nonostante e a volte proprio a causa delle tante riforme, in ogni caso, le condizioni lavorative di molti di noi non sono cambiate, anzi, risultano ancora più precarie e difficili: per questo abbiamo deciso di darci una forma legale perchè vogliamo che col tempo la nostra attività di protesta e proposte non si spenga ma diventi più forte, coesa e organizzata (in poche parole, vediamo chi ha più tigna!).


Da gennaio sarà inoltre possibile associarsi a Iva tesserandosi attraverso una piccola donazione (10 euro) via cc bancario o paypal: avete tutto il tempo di leggere lo statuto e scriverci dubbi e domande, quindi, ma se non vedete l'ora di diventare soci, sabato 15 dicembre festeggiamo l'associazione allo spazio Oxygene di via San Tommaso d'Aquino 11 A a Roma (Metro Cipro), dalle 19:00 in poi: presto on line tutti i dettagli.


Se volete sapere come funziona l'associazione, leggete qui: abbiamo deciso di informare Iva a principi di partecipazione democratica, cooperazione, bilancio trasparente e comprensibile.

domenica 28 ottobre 2012

Decreto sviluppo 83/2012 e Codice Civile


Quali sono i limiti che configurano un contratto di collaborazione? Chi è il lavoratore autonomo? Quando si configura il subappalto?

Cercheremo di far luce su queste questioni ripartendo da quanto esplicitato nelle norme del Codice Civile e chiarendo quanto introdotto dal recente Decreto Sviluppo n.83 del 2012 sugli appalti. 

La materia è abbastanza spinosa e noiosa, quindi mettetevi comodi e armati di pazienza e aiutateci a districare il busillis.

Un utente del blog ci ha inviato un suo contributo che ripartendo dal famigerato art.2232 del Codice Civile ci porta a sostenere che un professionista incaricato, se il contratto lo permette, può avvalersi di sostituti e ausiliari per l’espletamento dell’incarico, ma questi sono soggetti subordinati alle direttive del professionista incaricato e sotto la sua responsabilità. 

Vediamone i passaggi:

Articolo 2232 – Esecuzione dell’opera
1.    Il prestatore d'opera deve eseguire personalmente l'incarico assunto. Puo` tuttavia valersi, sotto la propria direzione e responsabilita`, di sostituti e ausiliari, se la collaborazione di altri e` consentita dal contratto o dagli usi e non e` incompatibile con l'oggetto della prestazione.

Ma chi sono questi "sostituti ed ausiliari"?, lo chiarisce il seguente articolo:

Articolo 2238
1. Se l'esercizio della professione costituisce elemento di un'attivita` organizzata in forma d'impresa, si applicano anche le disposizioni del titolo II.
2. In ogni caso, se l'esercente una professione intellettuale impiega sostituti o ausiliari, si applicano le disposizioni delle Sezioni II, III e IV del Capo I del Titolo II.

Vediamo cosa dice la Sezione II, capo ecc, ecc…:

Dei collaboratori dell'imprenditore
Art. 2094 Prestatore di lavoro subordinato
E prestatore di lavoro subordinato chi si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell'impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell'imprenditore (2239).

Seguendo questo ragionamento il professionista titolare del contratto deve avvalersi di collaboratori all’interno della sua struttura e alle sue dipendenze, quindi i Liberi professionisti che lavorano stabilmente presso lo studio di un collega non possono essere considerati "sostituti o ausiliari" in quanto come liberi professionisti non sono soggetti alla direzione e sotto la responsabilità del titolare.

Ora vediamo cosa cambia con il Decreto Sviluppo 83/2012 nella normativa sugli appalti pubblici e privati:

Viene estesa la Responsabilità in Solido tra committenti-appaltatori-subappaltatori anche per quanto riguarda gli obblighi verso i dipendenti e collaboratori, questo vuol dire che se il committente X dà in appalto ad Y che dà in subappalto a Z un lavoro, il collaboratore di Z può rivalersi anche su Y per veder riconosciuti i propri diritti.

La circolare Inps 106/2012 chiarisce che il regime di solidarietà tutela tutti i lavoratori, non solo i lavoratori subordinati, ma anche quelli impiegati nell’appalto con altre tipologie contrattuali.

Questo, forse, porterà a un maggiore controllo e attenzione da parte del committente nel verificare la correttezza della struttura organizzativa dell’appaltatore nella sempre maggiore necessità di un corretto inquadramento delle figure lavorative perché:

Chi utilizza forme illecite di lavoro (Finte P.iva, Finti Contratti a Progetto, Nero) ATTUA UNA CONCORRENZA SLEALE, distorcendo il reale valore del lavoro e accettando incarichi con ribassi dell’80%.

NON INCENTIVA forme alternative di organizzazione all’interno degli studi: associazioni tra professionisti, cooperative, ecc… ma porta alla stagnazione di un sistema Italia che ha una media di 1,5 persone per studio rendendo il nostro paese inadeguato e immobile. 

sabato 13 ottobre 2012

IVA al MADEexpo 2012


Mercoledì 17 ottobre Ottobre IvaSeiPartita parteciperà al Convegno "I liberi professionisti a confronto con la riforma" organizzato da Inarsind all'interno del MADE EXPO 2012.

L'intervento di Iva è previsto per le ore 16.00 (qui il programma completo) alla Fiera di Milano Rho - centro Servizi, Sala Taurus

Questi i temi, per parole chiave, che cercheremo di portare con i minuti a nostra disposizione:

Partita Iva: Flessibilità o sfruttamento?

Il sistema "bottega" della professione in Italia 
Impostazione gerarchica, mancanza di competitività internazionale, scarsa organizzazione, poca chiarezza delle competenze, nuovi modelli possibili (cooperative tra professionisti).

La lunga vita della Finta Partita Iva
Lavoro dipendente mascherato da consulenza, impossibilità di strutturare un curriculum professionale,  mancanza di diritti e tutele.

Inarcassa quanto mi costi
Ridistribuzione del danno affinché le "colpe dei padri non cadano sui figli". Contributo di solidarietà. Possibilità di congelare la propria posizione Inarcassa per non perdere gli anni di contribuzione.

L'Ordine che vorrei...
Conflitto di interessi sul tema della formazione (gli Ordini fanno la formazione, ma decidono anche i soggetti terzi accreditati ai corsi). L'Ordine predisponga corsi agevolati e gratuiti per gli iscritti con redditi bassi per garantire "il libero accesso alla professione". Commissioni deontologiche efficienti.

Vi invitiamo a suggerirci ulteriori questioni da portare al convegno e 
PER tutti gli IVI milanesi vi aspettiamo per conoscervi!

domenica 7 ottobre 2012

Flexicurity come modello

Riportiamo l'audio (lowquality) dell'intervento del Sen. Ichino all'incontro dei "10 Resettatori" (qui il link sui temi discussi). 


Ichino è stato uno tra i firmatari della bozza di Riforma del Lavoro del 2009 ed è convinto sostenitore della Flexicurity (flessibilità e welfare) in linea, secondo il Senatore, con quanto approntato nella Riforma Fornero.

Alcuni temi emersi che vi riportiamo senza commenti, aspettando i vostri:

Ichino descrive la situazione del mercato del lavoro in Italia, l'estrema fragilità in cui versano i lavoratori precari, le finte p.iva, un fenomeno di vero e proprio "apartheid" che porta allo scontro tra tutelati e non tutelati, un conflitto insider/outsider che impoverisce la società e impedisce il cambiamento.

Un'aspra critica viene rivolta all'atteggiamento della sinistra che "abbandonando il mercato del lavoro" ha di fatto permesso questo stato di cose, una "sindacalizzazione" della sinistra che ha pensato esclusivamente a tutelare i già tutelati. Differentemente da quanto fatto dalla sinistra nord-europea che ha puntato a collegare il percorso formativo a quello lavorativo.

Il mercato italiano è esclusivamente "famigliare", si entra per conoscenze, attraverso una rete che non permette agli outsider di ricollocarsi o entrare con le necessarie garanzie.
Drammaticamente basso il tasso di occupazione femminile italiano (46%) e giovanile. 

Le sue proposte:

1) Maggiori servizi di orientamento e ricollocamento al lavoro

2) Semplificazione della legislazione sul lavoro per attrarre investimenti esteri


3) Welfare e sicurezza per chi perde il lavoro


4) Stanziamento di fondi per incentivare il lavoro giovani/femminile sul modello olandese che ha bloccato l'indicizzazione delle pensioni fino a quando non si sono raggiunti gli obiettivi proposti di innalzamento dei tassi occupazionali. La generazione delle pensioni sul modello retributivo (la pensione viene calcolata rispetto agli ultimi anni contributivi) dovrebbe contribuire per migliorare la condizione di chi andrà in pensione con il modello contributivo (cioè noi! tanto verseremo, tanto avremo)

Per sentire una voce di "controcanto" qui i link su Luciano Gallino che delinea l'impraticabilità del modello legato alla Flexicurity
la nuova lotta di classe
il lavoro non è una merce


video




mercoledì 3 ottobre 2012

10 resettatori e Pietro Ichino

10 GIOVANI “resettatori” al tavolo con Pietro Ichino 
GIOVEDI' 4 OTTOBRE 2012 ore 14.30/16.30
Università degli Studi Sociali Luiss Guido Carli
VIA POLA 12 - ROMA

Vi ricordate la Riforma del Lavoro del 2009? 
Tra i firmatari c'era anche il Sen. Pietro Ichino ne avevamo parlato in questi due post: Riforma del Lavoro e Flexsecurity
Nella riforma proposta veniva trattato anche il tema delle Finte Partite Iva, tema ampiamente ammorbidito nella riforma Fornero attualmente in vigore. 
IVASEIPARTITA è stata invitata a partecipare al tavolo di discussione  (e quindi anche voi se siete nei paraggi) e porterà i seguenti temi di discussioni:


Flessibilità vs precarietà
Alle giovani generazioni si richiede flessibilità, capacità di mutare la propria condizione nel corso della propria vita lavorativa, propensione a continuare il proprio percorso formativo.
Luciano Gallino vede nella flessibilità la nuova  forma di alienazione, il lavoratore precario vive una condizione passiva, in quanto privato di una qualsiasi forma di contrattazione, rimane incapace di pensare a forme organizzate di tutela, preoccupato per l’incertezza del reddito, non investe nella propria crescita professionale e nella realizzazione di una rete complessa di relazioni e scambi.
Come è possibile allora trovare un equilibrio, se alla richiesta di lavoro flessibile si contrappone una società con ritmi e gerarchie postfordiste?  Basti pensare alla non reversibilità, se non in via onerosa,  dei contributi versati all’INPS gestione separata  ed alle altre Casse previdenziali private, la burocratizzazione dell’apparato amministrativo, la mancanza di servizi al cittadino in linea con ritmi di lavoro richiesti, la perdita salariale e rappresentativa. Ecco allora che “Flessibilità” diviene una parola vuota e pericolosa se non accompagnata da un modello sociale alternativo, modello che non sembra delinearsi all’orizzonte.

La chimera del lavoro autonomo
Nella proposta di Riforma del Lavoro 2009 nell’art. 2094 di cui lei è firmatario veniva fissati i paletti per definire il lavoro autonomo come subordinato ovvero 2/3 del reddito da un unico committente, reddito inferiore ai 40000€ annui, iscrizione ad un albo od ordine professionale incompatibile con la posizione di dipendenza dell’azienda. Nell’attuale Riforma del Lavoro le maglie si sono allargate e di molto.
Il legislatore con estrema timidezza ha delineato dei requisiti facilmente aggirabili e discriminanti, si pensi all’esclusione degli iscritti agli Ordini, e dall’altro non ha predisposto un’alternativa percorribile per stabilizzare i lavoratori, né tutele per chi sceglie di intraprendere la libera professione.
Qual è la sua opinione in merito?


per saperne di più:
sito di Pietro Ichino qui
Facebook Evento qui

domenica 30 settembre 2012

Annunciazione: Associat' Iva


Cari Ivi e Ive di tutta Italia,

in questi ultimi tempi il gruppo di Roma si è riunito per valutare l’opportunità di costituirsi in  associazione “Iva sei partita”, e di passare quindi dallo stato di blog informale a qualcosa di più strutturato.

I motivi per la creazione dell’associazione sono

·  diventare un interlocutore meno "astratto" di come siamo ora nei confronti di ordini professionali e istituzioni in genere

·      farci sentire come soggetto riconosciuto e riconoscibile

·      raccogliere adesioni e proposte per ampliare l’effetto delle iniziative e fondi per finanziarle, in aggiunta al volontariato e all’autofinanziamento dei singoli che ci ha portati fin qui

·    strutturare un gruppo organizzato e coeso capace di portare avanti e proporre progetti e iniziative condivise

·      provare, in misura del numero delle adesioni, a fare “massa critica” per superare le obiezioni di chi ci vuole dipingere come minoranza marginale e poco rappresentativa della situazione reale, all’interno degli ordini professionali e nel mondo del lavoro

·     espandere le nostre iniziative a livello nazionale, attraverso la creazione di gruppi che operano in altre città e conoscono le condizioni di lavoro esistenti, dalla scala generale del loro territorio fino alle situazioni di singoli grandi e piccoli abusi che difficilmente possono essere affrontati da soli

·     creare, attraverso la nostra rete, uno strumento per affrontare e risolvere problemi comuni a tutti, come la sostanziale condizione di precariato mascherato da libera professione, le difficoltà incontrate da chi decide di tentare di svincolarsi da tale condizione e intraprendere la libera professione, l’assenza di potere contrattuale nei confronti di datori di lavoro pubblici e privati, gli impedimenti che affronta chi esce dalle università e si trova proiettato in un meccanismo di sfruttamento, e tutti gli ostacoli che vengono altrimenti oscurati da chi istituzionalmente dovrebbe farsi carico della loro rimozione

Ad oggi abbiamo una bozza di statuto che è solo un punto di partenza, una struttura formale necessaria alla costituzione dell’associazione, che è nata attorno ad un gruppo di architetti e ingegneri, ma che è aperta alle proposte di tutti coloro che vogliono contribuire. I tempi stringono, fateci sapere cosa pensate e aiutateci a dare una forma condivisa a Iva sei partita.

Per finanziare le spese organizzative necessarie e le prossime iniziative (che speriamo verranno anche da vostre proposte) abbiamo deciso di tentare la via del “crowdfunding” o finanziamento dal basso, una sorta di “colletta online” in cui chi si riconosce in un progetto decide di sostenerlo con una piccola donazione, che nel nostro caso potrebbe coincidere con la quota di iscrizione. Stiamo studiando le diverse modalità e opzioni presenti in rete, quindi invitiamo chi abbia già avuto esperienze in questo campo a darci qualche suggerimento, e tutti gli altri a incoraggiarci sulla direzione presa.

A breve vi  daremo un resoconto dei risultati di questo appello e delle altre iniziative future.


lunedì 17 settembre 2012

Cercasi Adamo disperatamente...

Il mondo del lavoro si fa sempre più aleatorio e difficile, molti annunci di offerte di lavoro rivelano una progressiva deregulation in cui ogni richiesta è lecita seppur spudorata e in palese violazione dei diritti costituzionali. 

E' il caso di questo annuncio pubblicato sul sito dell'Ordine degli Ingegneri di Roma, in cui non vi è nessun riferimento al soggetto che offre lavoro, se non una generica mail: professione.ing@gmail.com (spesso utilizzata per altri annunci del genere), ma di contro c'è l'esplicita richiesta di collaboratori di sesso maschile. 

Ogni passo nella direzione contraria al raggiungimento di pari diritti e opportunità e un fallimento per tutti, una catena che rivela un paese familistico, gerontologico, anti-meritocratico, insomma un paese che non vogliamo!


Ed ora ecco il simpatico testo:


Richiesta Ingegnere/Geometra

La risorsa, con competenze e professionalità comprovate, avrà la responsabilità della gestione e dell’esecuzione dei rilievi topografici in cantieri esteri, verificherà la documentazione di progetto e curerà il trasferimento delle informazioni al cantiere.
Si considera fondamentale per il ruolo esperienza acquisita in materia di rilievi topografici, buona conoscenza scritta e parlata della lingua inglese, ottime doti di lavoro in gruppo. 
La ricerca è estesa esclusivamente ad ingegneri/geometri di sesso maschile.
Gli interessati in possesso dei “requisiti base” possono inviare il proprio CV all’indirizzo email: professione.ing@gmail.com

Abbiamo segnalato al Presidente dell'Ordine degli Ingegneri di Roma per iscritto l'annuncio di cui sopra, ma allo stesso tempo abbiamo inviato un documento, da noi elaborato, per predisporre sul sito dell'Ordine un format per gli annunci di lavoro che garantisca trasparenza e veridicità, sono poche mosse che potranno garantire a chi cerca lavoro inutili perdite di tempo e frustrazioni.

Nell'attesa che il Presidente ci risponda invitiamo tutti gli Ivi e le Ive a fare altrettanto inviando alla mail presidente@ording.roma.it il seguente testo:

oggetto:sul sito dell'Ordine palese violazione delle pari opportunità

Gentile Presidente,

Le segnalo che in data 14/09/2012 è stato pubblicato sulla pagina "Lavoro" del sito dell'Ordine degli Ingegneri un annuncio discriminatorio e in violazione dell'art.37 della Costituzione che sancisce parità di diritti di accesso al lavoro per le donne.
Pur nella consapevolezza dell'utilità del servizio offerto dall'Ordine e nella convinzione dello spirito collaborativo tra l'Ordine e i suoi iscritti La invito ad intervenire nei confronti di coloro che offrono lavoro in violazione dell'art. 1.1 e 3.1 del Codice Deontologico e La esorto ad attuare tutte le misure necessarie al fine di migliorare e rendere trasparente, legale e veritiero il servizio.

nella certezza di un proficua collaborazione
Le invio i miei più cordiali saluti

Segnalateci altri siti che raccolgono annunci di lavoro in violazione delle leggi dello stato e della deontologia professionale, dobbiamo dire basta!

giovedì 30 agosto 2012

A Caracas un Leone tutto d'Oro da Venezia

Al ritorno dalla pausa agostana e in attesa dell'autunno caldo con la riforma degli Ordini e Inarcassa, che riguarderanno tutti noi, vogliamo parlarvi di quello che succede nell'ambito più prettamente disciplinare. 

Come sapete è in corso a Venezia la 13° edizione della Mostra Internazionale di Architettura curata da David Chipperfield che ha scelto Common Ground come titolo della manifestazione, una mostra che, come ci racconta Paolo Baratta Presidente della Biennale "dovrebbe offrire al pubblico la possibilità di guardare dentro l’architettura, rendersela familiare e scoprire che ad essa si può chiedere qualcosa, che il diverso è possibile, che non siamo condannati alla mediocrità". 
Lo stesso curatore chiarisce di aver scelto il tema del "terreno comune" delle assonanze più che delle dissonanze, della partecipazione piuttosto che dell'individualità per "stimolare i colleghi a reagire alle prevalenti tendenze professionali e culturali del nostro tempo che tanto risalto danno alle azioni individuali e isolate. Ho voluto incoraggiarli a dimostrare, invece, l’importanza dell’influenza e della continuità dell’impegno culturale".

Fin qui tutto regolare: è infatti di pubblico dominio che l'architettura stia vivendo, dopo il crollo delle certezze del moderno e il canto del cigno delle archistar (forse), una fase di ripensamento e messa in discussione del proprio ruolo sociale all'interno della comunità, nonché una presa di coscienza della propria influenza sulle dinamiche economiche. Per questo molti dei progetti della Biennale sono affidati a gruppi di architetti piuttosto che a singoli.

Quello che ci chiediamo però è se il pericolo non sia quello di strumentalizzare il terreno comune per far emergere ancora una volta le personalità individuali, raggruppate che siano, e strumentalizzare delle realtà e dinamiche sociali che meriterebbero un'analisi critica maggiormente severa ...

Lo spunto per questa riflessione è l'attribuzione del Leone d'Oro al gruppo Urban Think-Tank che ha portato alla Biennale il caso della Torre David di Caracas, un edificio in costruzione abbandonato e poi occupato dagli abitanti senza alloggio della città. 

La costruzione della torre alta 45 piani viene interrotta nel 1993 con la morte del magnate che ne aveva avviato il progetto: una svettante torre di uffici  con tanto di eliporto sul tetto come stendardo al potere finanziario. 
L'anno dopo il Governo acquisisce l'immobile, ma non completa la costruzione e questo pezzo di archeologia finanziaria viene occupato e abitato da alcuni anni da persone che a causa della crisi finanziaria, l'innalzamento dei prezzi degli alloggi e la scarsità degli stipendi non possono permettersi altro. 

Cosa fanno allora gli Urban Think-Tank per meritarsi il premio? 
Semplice, portano alla Biennale la straordinaria forza collettiva e autocostruttiva delle persone che hanno cominciato ad abitare la torre cercando di ricostruire una comunità spontanea e autoregolamentata. E cosa fanno alla Biennale? 

Ricostruiscono lo spaccio interno dello slum trasformandolo in un bar ristorante dove al prezzo di 6,5€ a panino si può rivivere l'esperienza della Torre David, vivere l'esperienza di stare in un edificio senza finestre, nè muri, senza ascensore, impianti efficienti, verde, strutture di sicurezza. 
Un luogo simbolo della pericolosità e della spietatezza del sistema finanziario che lascia abitare i propri relitti per tenere a freno le pressioni dal basso di chi una casa, una piazza, un ristorante e una scuola la vorrebbe davvero, ma piuttosto che esigerla come diritto se ne autocostruisce un feticcio fin tanto ciò gli è permesso. 
Il dubbio è che la Torre David sia il simbolo di un vuoto istituzionale e sociale piuttosto che della fantasia ed inventiva dell'animo umano e che rivivere l'esperienza di un buffet alla "Caracas" all'Arsenale di Venezia sia ben poca cosa di fronte alla responsabilità e alle istanze a cui gli architetti sono chiamati a rispondere.
Vivere in uno slum è altra cosa che mangiarci un panino passeggiando tra le calli veneziane. Ancora una volta tutto ciò ci appare come un operazione post-modernista imbevuta di tutta la forza massmediatica contemporanea,   dove ogni cosa può stare accanto all'altra cambiando il senso dell'una e dell'altra e trasformando la realtà in un'esperienza continua che cancella la precedente.
Non è sicuramente un'idea innovatrice quella degli UrbanThink-Tank, e se citando Piano “L’ idea di un architetto non è mai solo formale. Deve essere al tempo stesso sociale, scientifica e poetica”, per favore, torniamo alle idee.
Qualcuno potrebbe obiettare che in ogni caso questo sia un modo per parlare di un tema altrimenti sottaciuto, ma già nel marzo del 2011 il NYT (il video qui) aveva dedicato alla Torre David alcuni articoli con una prospettiva sicuramente più oggettiva. Il Leone d'Oro ci sembra davvero troppo.

mercoledì 8 agosto 2012

Medici a Partita Iva

A volte lavora 24 ore consecutive senza riposarne altrettante, deve essere reperibile nelle ore notturne e in media lavora per 55-60 ore settimanali senza orari prestabiliti. Non ha ferie pagate, né tantomeno gli vengono riconosciuti i giorni di malattia, segna ogni giorno le sue ore di lavoro su un foglio in bianco intestato a nessuno. Vi chiediamo: chi è che sarebbe disposto a lavorare a queste condizioni?

Kunta Kinte 1750 in Virginia!

Risposta sbagliata


Un medico professionista 2012 in Italia!

Amara ironia è quella che ci suggerisce un nostro utente del blog e che vogliamo riportare non tanto per un compiaciuto vittimismo, ma per sottolineare come il problema emerso dalle pagine di Iva Sei Partita raccolga una variegato panorama di professioni e lavoratori.

Le professioni mediche stanno subendo al pari di altre un depauperamento del loro valore sociale e civile, e noi stiamo lasciando che la cosa passi sotto i tagli “inevitabili” al sistema sanitario per buona pace di tutti.  L’uso della Finta Partita Iva viene, già da tempo, utilizzato nel sistema delle strutture sanitarie accreditate dallo Stato chiudendo un occhio, a volte due, sulle condizioni di medici e infermieri che lavorano come finti liberi professionisti ad ora o, in alcuni casi, a numero di visite.

Un’altra testimonianza ci racconta che molti medici vengono pagati a cottimo, 20€ per visita, e che per fare “giornata” il medico è costretto a fare una media di 15 visite al giorno con una media di 30 minuti ognuna. Ritmi serrati, polli da batteria, se rallenti sei fuori.  

Anche in questo caso gli Ordini professionali non sembrano prendersi la briga di far rispettare le norme deontologiche, ma piuttosto si preoccupano, come ha fatto l’Ordine di Roma in un comunicato del 1° agosto, di esprimere la propria contrarietà al DL sulla spending review che, nella sua bozza iniziale, prevedeva l’obbligo per il medico di indicare esclusivamente il principio attivo e non il nome “griffato” del farmaco.  

In quel caso la cura della salute del paziente e la sua sicurezza sono saltate all’attenzione pubblica. Farmaindustria ha paventato la perdita di 15mila posti di lavoro e il rischio gravissimo per la salute del cittadino è, come sappiamo, rientrato. Non si ritiene invece che il cittadino rischi la salute quando a curarlo è chi vive nell'assenza totale di diritti, dovendo rinunciare al riposo dopo turni massacranti, perchè comunque reperibile. Paradossi Italici.

Come è paradossale che la generazione dei 30/45 anni, quella dei “saranno famosi” sia di colpo divenuta la generazione “perduta”  rappresentando però, come sottolinea IreneTinagli in questo articolo, la metà della forza lavoro del Paese. Siamo tredici milioni e l’etichetta di perduti ci va proprio stretta!

sabato 4 agosto 2012

Riforma degli Ordini professionali

Ieri è stato approvato in Consiglio dei Ministri il testo che regolamenterà la Riforma degli Ordini Professionali e al quale i Consigli Nazionali dovranno riferirsi per emanare entro un anno le nuove norme. In questi mesi c'è stato un fitto carteggio e una prima bozza del Ministro Severino (vedi post del 29 giugno) che ha suscitato critiche da più parti. Vediamo nel dettaglio le novità rispetto alla bozza precedente, ricordando che il testo non è ancora legge:


1) Le nuove norme riguarderanno solo gli iscritti agli ordini professionali e non gli iscritti alle professioni regolamentate come era stato previsto nella bozza. C'è da chiedersi se professioni non ordinistiche come consulenti fiscali, fisioterapisti, erboristi, amm. condominiali, (l'elenco è lungo, potete vedere il rapporto CNE, che stima circa 1,5 ml di professionisti non regolamentati link) non debbano dare al cittadino le stesse garanzie richieste agli iscritti agli ordini in termini di formazione continua, assicurazione, deontologia.


2) Viene confermata la libertà di promozione e pubblicità da parte del professionista, anche per quanto riguarda i compensi richiesti. Quest'ultimo punto ha suscitato molte critiche soprattutto da parte del CN degli architetti che ha obiettato l'impossibilità del professionista di quantificare il suo lavoro ancor prima della richiesta del cliente. Affermazione non sempre vera soprattutto per quanto riguarda pratiche consolidate e ordinarie.


3) L'obbligo di assicurazione viene prorogato di 12 mesi, solamente gli Ordini e gli Enti Previdenziali (Inarcassa) potranno stipulare e negoziare convenzioni con le assicurazioni. Questa esclusività implica anche una funzione di rappresentatività e tutela dei propri iscritti, cosa che fino ad ora gli Ordini rifuggono come la peste. Cambierà qualcosa? E' giusta una norma che delega esclusivamente a loro la contrattazione di un assolvimento obbligatorio per l'iscritto? L'assicurazione rimane obbligatoria solo per gli eventuali danni procurati dal professionista nell'esercizio della professione, un'interpretazione "ristretta" lascia presumere che solo chi timbra sarà obbligato a contrarre la polizza. Cercheremo di chiarire questo punto aleatorio.


4) Per quanto riguarda il tirocinio è stata abolita la norma che vietava al tirocinante di lavorare nella pubblica amministrazione e per privati, fermo restando l'obbligo di garantire adeguate ore al tirocinio. Spetterà agli ordini regolamentare e definire quali e quante ore. Purtroppo rimane un rimborso spese forfettario per il tirocinante dopo 6 mesi, senza nessun parametro per la sua quantificazione come se quest'ultimo avesse un qualche potere contrattuale.E' stata abolita anche l'obbligatorietà dei corsi di formazione durante il tirocinio, che appariva come un'ulteriore tassa post-laurea.


5) La formazione obbligatoria sarà gestita dagli ordini che dovranno emanare regolamenti per quanto riguarda l'offerta e il sistema dei crediti, e potranno predisporre i corsi: gli Ordini, le Associazioni degli iscritti agli ordini ed altri soggetti, ma solo se autorizzati dai Consigli degli Ordini e con parere favorevole del Ministro vigilante. In questo modo qualsiasi soggetto promotore dovrà passare al vaglio degli Ordini che sono essi stessi soggetti interessati ad accaparrarsi il maggior numero di corsisti. Un bel conflitto di interessi! Sarebbe più trasparente istituire una Commissione Nazionale ed estranea agli Ordini per l'accreditamento dei soggetti, come d'altro canto emerso dal nostro questionario.


Da settembre ci sarà da lavorare, perché in questi mesi si è passato dall'ipotesi della soppressioni degli ordini ad attribuire loro un più ampio campo di azione: ed infatti ogni ordine si sta muovendo per gestire quest'aumento di lavoro e di introiti. Non che in assoluto questo sia sbagliato, ma se non è possibile istituire un sistema concorrenziale di libero mercato controllato, allora siamo noi iscritti che dobbiamo vigilare su chi per "legge dello stato" ci deve rappresentare.

mercoledì 25 luglio 2012

Un Ordine nuovo, non un Nuovo Ordine





Siamo felici di ospitare il contributo di un altro lettore, ingegnere elettronico, sul tema della riforma degli Ordini. Ci piace che Iva diventi uno spazio in cui discutere del nostro lavoro: non perchè si è tutti d'accordo, ma perchè si vuole partecipare, con un contributo ragionato e costruttivo, a definire il proprio futuro.

L'obiettivo infatti è quello di sviscerare i problemi da diversi punti di vista - liberi professionisti veri e finti, ingegneri, architetti, dipendenti etc - per ragionare su quale riforma dell'Ordine può davvero correggere le storture che attualmente esistono.

Vi chiediamo di essere parte attiva in questo processo: non siamo spettatori di un'arena col solo compito di alzare o abbassare il pollice. Per il semplice motivo che non siamo spettatori.


Un Ordine nuovo, non un Nuovo Ordine

Sollecitato dall'articolo "L'Ordine che Vorrei" del collega architetto di Verona, provo a contribuire a mia volta. Per illustrare il contesto da cui hanno avuto origine queste riflessioni, mi presento brevemente: ingegnere elettronico V.O. abbondantemente oltre la quarantina, passato alla libera professione nel 2007 (la scelta dei tempi non ha facilitato le cose) dopo un paio di esperienze come dipendente tradizionale. Mi occupo della progettazione e realizzazione di sistemi informativi.

La principale differenza che osservo rispetto al collega architetto sta nel fatto che nel mio campo "la firma" non ha praticamente alcun valore, perché non esiste alcuna norma che impedisca a chicchessia di occuparsi di sistemi informativi, a parte camei come la norma sull'installazione di terminali [1].

Non intendo scrivere della necessità o meno di introdurre riserve del genere nel mio campo, nè dell'eventuale abolizione degli Ordini stessi, quanto piuttosto concentrarmi sulla Riforma da attuare a breve nel quadro di quanto disposto dal Governo e su cosa gli Ordini possono fare nel recepirla.

Per quanto riguarda l'assicurazione obbligatoria, mi pare che gli Ordini servirebbero al meglio i propri iscritti concordando con diverse Assicurazioni polizze standard per le varie Sezioni (Nucleare, Aerospaziale e Navale difficilmente avranno condizioni uguali) che andrebbero a costituire un panorama di riferimento per l'iscritto, fatto salvo il diritto di quest'ultimo di rivolgersi a chi preferisce. In tale scenario gli Ordini dovrebbero essere in grado di dare alle polizze una forma appropriata alle professioni (quando sono andato a parlare con un agente, mi sono visto proporre una polizza per capo cantiere), offrendo alle Assicurazioni un bacino d'utenza rispondente e se l'accordo comprendesse a fronte di tale servizio una provvigione a polizza per l'Ordine non mi scandalizzerei purché fosse trasparente. Tra parentesi, può darsi che l'assicurazione obbligatoria da esibire al cliente scoraggi quei dipendenti che si iscrivono per firmare un progettino ogni tanto. 

Trovo la proposta  di deposito obbligatorio dei contratti un'iniziativa assolutamente innovativa e condivisibile, soprattutto se coniugata alla PEC altrettanto obbligatoria. Tale deposito consentirebbe agli Ordini di fornire (in forma aggregata, senza violazioni di riservatezza) ai propri iscritti dati suscettibili di esame tramite strumenti di Business Intelligence ovvero atti a rispondere sia alla domanda del principiante "quanto mi faccio pagare ?" che a quella del professionista affermato "quale settore tira ?". Anche in questo caso, se l'Ordine prevedesse una tariffa per l'accesso a questi dati da parte degli iscritti non mi scandalizzerei visto che mandare avanti una cosa del genere richiede risorse, mentre vorrei paletti tutti da discutere per la rivendita degli stessi a terzi.

Per i rapporti tra professionisti, vedo nelle parole del collega architetto il riflesso di storture che non vivo di persona, ovvero le finte collaborazioni a partita IVA presso gli studi. Da profano, mi sembra che, invece di codificare tale mala pratica riconoscendo al collaboratore una condizione di subordinato, vada favorito l'approccio deontologicamente corretto, ovvero la società tra professionisti laddove un incarico alla luce del sole non basti, sanzionando in modo esemplare gli abusi. Trattandosi di una mancanza tutta interna all'Ordine, è su di esso che va puntato il dito: occorre denunciare gli abusi e votare delegati il cui programma punti a colpire tale stortura.

Non che le storture manchino nel mio ramo, si badi bene: i committenti sono di
regola aziende, i progetti sono di mesi se non di anni e il committente mal tollera che il professionista non sia al 100% a sua disposizione, temendo che ciò allunghi i tempi di realizzazione.

L'esistenza dei co.co.pro, tra l'altro, ha introdotto una tipologia di simil professionisti che possono sembrare strutturalmente più adatti a quei bisogni in campo ICT che non sono meglio soddisfatti da altre imprese ...  a chi non ha
mai dovuto scrivere un programma funzionante. Non posso parlare per altri campi, ma nell'ambito ICT la competenza fa ancora una differenza tale da eclissare ogni altra considerazione, e il problema è il primo contratto.

Ne segue una domanda a cui non ho risposta: in che modo possono gli Ordini far emergere, almeno laddove è più significativa, questa peculiarità che meglio di tante altre giustifica l'esistenza delle professioni e degli Ordini stessi ?

Immagino che la regolamentazione della pubblicità sarà soprattutto volta ed evitare che vengano intaccate posizioni acquisite ... pia illusione in un mercato che si contrae. Come veicolare la nozione che per certi lavori ci vuole un professionista anche se non ci sono i carabinieri ad imporlo ?

Passando ad altro, a mio modesto parere, il superamento dell'Esame di Stato e
il regolare pagamento delle quote devono essere sufficienti per l'iscrizione all'Ordine di chicchessia, dipendente, libero professionista o disoccupato.

Concordo che gli Ordini non farebbero un favore ai propri iscritti proponendosi come erogatori della formazione obbligatoria, sia per l'evidente conflitto d'interessi sia per le diseconomicità che ne deriverebbero: non potendo pretendere che un professionista ICT raggiunga la propria quota pagando un corso sulla sicurezza in cantiere, l'Ordine dovrebbe offrire un ventaglio di corsi inopinatamente ampio. D'altro canto, gli Ordini potrebbero utilmente proporre corsi sulla professione stessa, sulla deontologia, sulla costituzione di studi associati e società: al principio un corso di avviamento mi avrebbe fatto comodo, così come ora corsi o anche solo seminari su come espandere i propri orizzonti (evitando per cortesia la fuffa che viene rifilata alle grandi aziende) sarebbero altrettanto benvenuti adesso.

Piuttosto, mi sembrerebbe appropriato richiedere agli iscritti il superamento ogni due o tre anni dello stesso Esame di Stato richiesto per i nuovi iscritti, con ciò certificando la formazione implicitamente svolta svolgendo l'attività professionale. All'obiezione che sento spesso, "per questa cifra lo saprei fare anche io", si potrebbe quindi serenamente rispondere "il prossimo esame è a Giugno, ci vediamo là".

Perché non bisognda dimenticare che, in ultima analisi, il motivo per cui ci si affida a un professionista risiede semplicemente nel fatto che possiede competenze che per l'acquirente sarebbe antieconomico procurarsi da sé.

Note:
[1] http://www.governo.it/governo/provvedimenti/testo_int.asp?d=60477