1400 persone hanno sottoscritto la nostra lettera agli Ordini Professionali: leggila qui!

venerdì 10 febbraio 2012

Risultati Assemblea Architetti 150K

Mercoledì, sfidando gli eventi atmosferici e i "piani neve" circa 300 architetti di tutta Italia si sono incontrati a Roma alla Città dell'Altra Economia, per l'Assemblea aperta organizzata dall'associazione Amate L'Architettura.
Eroi? No, solo un pò incazzati!


All'assemblea ha partecipato il variegato mondo della professione: dai dipendenti, ai liberi professionisti (finti e non), dai paesaggisti agli urbanisti, dai pratici ai teorici, per arrivare alle associazioni (tra cui: Professionisti Liberi, Paesaggiocritico, Anarchit , Channelbeta, Snark, Spazicontemporanei, Urbanexperience) nonchè i rappresentanti dei sindacati (Federarchitetti e Inarsind) e i rappresentanti degli Ordini Professionali.
La prima constatazione positiva è che, per la prima volta, si sono incontrati mondi molto distanti con problematiche e realtà diverse, tutti accomunati dalla necessità di ricompattare le idee e le richieste.

Il grande inquistito: L'ORDINE nella sua veste di Giano bifronte.

La prima domanda è: Ha senso mantenere l'Ordine Professionale? E se sì, quale deve essere il suo ruolo?
Quello di semplice controllore del rispetto della deontologia o anche quello della tutela dei professionisti al pari di un sindacato, come un organo di rappresentanza di tutti i suoi iscritti all'interno delle scelte di Governo? E ancora, è giusto che sia l'ordine a essere il garante e il promotore di una serie di attività quali la formazione, la promozione delle occasioni di lavoro e il supporto all'accesso alla professione?

Noi di Ivaseipartita pensiamo che non sia tanto un problema di competenze, ma di come queste vengono esercitate. Per suo statuto L'Ordine deve vigilare sull'operato dei suoi iscritti e che allora lo faccia, con rigore e costanza senza addurre scuse improprie, e se non ha più la capacità di farlo il problema non è "Ordine sì, Ordine no", ma semmai quali sono gli ostacoli che impediscono l'esercizio della sua funzione e quali debbano essere i criteri per ripensarlo.

Nel nostro intervento all'assemblea abbiamo portato le istanze dei giovani (e non) professionisti, delle finte partite iva e di tutto un mondo di architetti e ingegneri che vive in prima persona la precarietà e la mancanza di prospettive. Abbiamo inoltre portato le nostre richieste, già formulate in precedenti incontri assembleari (ricordate le "Ricette di Iva"?):

a. Contratto scritto obbligatorio anche per le collaborazioni in partita iva , in cui venga fissato l’oggetto della prestazione, la durata e le modalità di recesso. Si tratta di qualcosa di diverso dall'obbligo di pattuire per iscritto la prestazione inserito nella recente manovra. Se quella misura nasce per tutelare - giustamente - il cliente, che cosa succede quando il cliente è molto più forte del professionista? (vedi srl e società di ingegneria vs professionisti pagati 8 euro lordi l'ora)

b. Divieto di ricorso al finto lavoro autonomo: vanno individuati criteri per impedire il ricorso al finto lavoro autonomo e convertirlo in lavoro dipendente (monocommittenza, guadagni inferiori a 30.000 euro annui, regolarità dei pagamenti).

c.  Il lavoro autonomo non può essere  più conveniente del lavoro dipendente: i liberi professionisti non possono ricevere retribuzioni inferiori a quelle previste dai CCNL per le categorie di riferimento, considerati anche i rischi d’impresa e l’obbligo di accantonamento delle quote pensionistiche.

d. Gli incentivi e le agevolazioni per l’imprenditoria giovanile devono essere gestiti dal libero professionista e non rimesse nelle mani delle aziende e delle imprese che le utilizzano per abbassare il costo del lavoro.

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