1400 persone hanno sottoscritto la nostra lettera agli Ordini Professionali: leggila qui!

venerdì 30 marzo 2012

Caro Leopoldo ti scrivo





Iva sei Partita e Amate l'architettura hanno inviato una lettera in risposta a quella inviata dal Consiglio Nazionale degli Architetti, presieduto dall'arch. Leopoldo Freyre, in cui veniva espressa l'assoluta contrarietà del Consiglio, alla bozza di Governo per la riforma del lavoro (link).

Ma:


Pensate che lavorare negli studi sia come stare a "bottega" come Leonardo da Vinci dal Verrocchio?


Pensate che rimarrete sempre dei giovani apprendisti?


Pensate che con la riforma degli Ordini Professionali si scateneranno controlli e sanzioni verso le finte partite iva? (tra l'altro anche oggi le commissioni deontologiche hanno questa funzione).


Pensate che nelle grandi società di ingegneria, nelle pubbliche amministrazioni e nei grandi studi questo fenomeno sia inesistente?


Pensate che l'introduzione del diritto e non dell'obbligo di veder riconosciute le proprie effettive mansioni all'interno degli studi sia impensabile?


Pensate che l'organizzazione degli studi medio-piccoli sia la migliore possibile e che il contrasto alle finte P.iva produrrebbe disastri?


Se non lo pensate leggete e inviate la lettera che ivaseipartita e amate l'architettura hanno inviato al Presidente del CNA l'arch. Leopoldo Freyrie


La lettera vuole mettere l'accento sul fatto che:


E' necessario


Ristabilire una contrattazione equa tra professionisti e non affidarsi a concezioni paternalistiche (di bottega).


Garantire la crescita e l'autonomia professionale per chi vuole svolgere un lavoro autonomo e le garanzie e i diritti per chi sceglie di esercitare la professione come dipendente.


Promuovere la flessibilità lavorativa che accompagni il professionista nelle diverse fasi della carriera, autonomo, dipendente, co.co.pro, garantendo la ricongiunzione non onerosa dei contributi versati all'INPS, INPS gestione separata e Inarcassa.


Promuovere un'organizzazione più efficiente negli studi attraverso l'esternalizzazione del lavoro e la collaborazione tra le diverse realtà come avviene in altri paesi europei.


Non affidare esclusivamente i controlli alle commissioni deontologiche degli ordini che in questi 30 anni hanno rivelato (per ammissione dello stesso Freyrie) la loro inadeguatezza.


INVIATE LA LETTERA CHE SEGUE A:


direzione.cnappc@archiworldpec.it - direzione.cnappc@archiworld.it



RASSEGNA STAMPA

Il Fatto quotidiano 
Casa Clima 
www.lavoripubblici.it
www.jobtel.it


Architetto Leopoldo Freyrie
Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti PPC
Via di Santa Maria dell’Anima,10   00186 Roma
Fax  06 6879520 




Roma  30-03-2012 


Oggetto: Chiarimenti in merito alla Sua lettera del 27/03/2012 - Prot. 0000402


Gentile Architetto Freyrie,
Non capiamo la Sua contrarietà alla norma di regolarizzazione delle finte partite iva, inserita nel disegno di legge sulla riforma del lavoro, e non condividiamo la Sua lettera al Governo italiano.


giovedì 29 marzo 2012

Tutti vogliono scrivere ad Elsa.

Riportiamo il Comunicato Stampa del Consiglio Nazionale degli Architetti, in cui si chiede con forza di non inserire le professioni ordinistiche nel disegno di legge di riforma del lavoro, perchè i paletti indicati dalla legge sono troppo restrittivi e gli studi in Italia sono piccoli e funzionano come botteghe "con un approccio culturalmente assai distante dal rapporto datore di lavoro/dipendente", e sarebbero devastati da una riforma del genere, con un aumento della disoccupazione giovanile. Invece le grandi strutture assumono e sono in regola, quindi non hanno bisogno di essere controllate.


Pur individuando un tasto dolente della nostra categoria (la difficoltà di assumere per i piccoli studi che fatturano poco), e senza voler generalizzare, l'approccio culturalmente diverso a molti di noi, nei loro studi grandi e piccoli, srl e imprese (perchè non ci sono solo piccoli studi in Italia) risulta non pervenuto.


Il Cna ammette che ci possono essere degli abusi, ma quando gli Ordini saranno riformati saranno perfettamente in grado di difendere i propri iscritti (cosa che evidentemente non fanno ora, per ammissione dello stesso Cna). 


Per ora non vi deve essere alcun metodo di contrasto delle finte partite iva, quindi, nè quello indicato dalla legge, nè un altro. Aspettiamo quindi fiduciosi la riforma degli Ordini mentre andiamo in bottega a lavorare 10 ore al giorno per 8 euro lordi l'ora - quando siamo fortunati -  per il nostro cliente! 
Inoltre invitiamo quei grafici e web designer che sono finte partite iva a scrivere al Ministro per dire che non è giusto che chi non ha un Ordine di appartenenza perda il lavoro a causa della riforma.


Qui il link dove potete scaricare la lettera inviata da Leopoldo Freyrie al Ministro Fornero, che ormai avrà la casella di posta intasata.
Aspettiamo i vostri commenti e suggerimenti.

http://www.awn.it/AWN/Engine/RAServePG.php/P/195571AWN0300/M/31901AWN0306



LAVORO: PARTITE IVA, ARCHITETTI, "TROVARE SOLUZIONI PER GARANTIRE I PIÙ DEBOLI NEL RISPETTO DELL'AUTONOMIA PROFESSIONALE"

Roma, 28 marzo 2012. Il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori - in una lettera inviata al Presidente del Consiglio e ai Ministri della Giustizia,  del Lavoro e dello Sviluppo economico -  esprime l'assoluta contrarietà alla norma che, nel disegno di legge sulla riforma del lavoro, intenderebbe includere gli iscritti agli Albi tra coloro che, ove lavorassero per oltre sei mesi per il 75% per un medesimo cliente e/o utilizzandone le strutture e le attrezzature, dovrebbero essere assunti come dipendenti. L'applicazione di questa norma, secondo gli architetti italiani, infatti, creerebbe gravissimi danni all'intera categoria professionale, sia in termini di disoccupazione che in termini di marginalizzazione dal mercato.
"La struttura media degli Studi di architettura italiani - spiega la lettera -  è assai piccola (tra due e quattro addetti) e si basa sulla cooperazione tra titolari e collaboratori, in un ambito di "bottega" o, come si dice ora, di team, con un approccio culturalmente assai distante dal rapporto datore di lavoro/dipendente. Proprio  la dimensione ridotta degli Studi di architettura sta permettendo alla maggioranza dei 150 mila architetti italiani di reggere alla grave crisi del Paese e del settore, pur tra mille difficoltà e grazie ai comuni sacrifici di titolari e collaboratori".

"L'obbligo di assunzione in strutture che hanno volumi  d'affari assai ridotte - uno Studio di architettura con tre addetti ha un volume d'affari medio di 120 mila euro - avrebbe come conseguenza: la drastica riduzione dei collaboratori, per poter sostenere i nuovi oneri, con aggravio della disoccupazione soprattutto giovanile; la contrazione della dimensione delle strutture con ulteriore difficoltà delle stesse ad essere competitive sul mercato; la drastica riduzione dei contributi a Inarcassa, a cui proprio il vostro Governo ha da poco chiesto di dimostrare la sostenibilità delle pensioni a 50 anni, in quanto i dipendenti diverrebbero contributori INPS e lo snaturamento del rapporto interprofessionale, tra titolari degli Studi e collaboratori, con danni all'oggetto della prestazione ed alla qualità complessiva dei progetti sviluppati".
"Inoltre la norma - continua la lettera - contrasterebbe con evidenza con i principi di flessibilità e mobilità che sono tipici delle professioni intellettuali e che ne costituiscono la capacità d'azione sui mercati globali, oltre che di adattamento ad un mercato storicamente altalenante o, come dicono gli esperti, "a dente di sega". Per non dire del fatto che molti architetti sono per periodi lunghi di tempo mono-cliente, con l'assurdo che il committente del progetto dovrebbe assumere l'architetto: ciò non riguarda solo i clienti privati ma anche la Pubblica Amministrazione, laddove stipula contratti di consulenza di liberi professionisti per gli Uffici Tecnici, non potendosi permettere di mantenere una struttura stabile."
La lettera contiene anche alcune proposte del Consiglio Nazionale finalizzate a proteggere gli iscritti agli Albi da abusi da parte di colleghi che possano agire in modo scorretto in qualità di "committenti". 

Tra queste, quella di "garantire, all'interno dei Codici Deontologici, il rispetto di regole etiche e tipizzazioni contrattuali nel rapporto tra titolare dello Studio e collaboratore, laddove iscritti agli Albi: la futura terzietà dei nuovi Collegi Disciplinari sarà perfettamente in grado di assicurare giudizi equi e sospendere gli iscritti che svolgano nei confronti  dei colleghi pratiche contrattuali vessatorie".
Un'altra proposta è quella "di semplificare e rendere maggiormente economiche le forme di associazione professionale, così che i collaboratori possano a tutti gli effetti essere agilmente associati agli Studi di Architettura rendendo così formalmente evidente il loro contributo professionale e la loro appartenenza alla struttura".

Gli architetti italiani chiedono con forza al Governo "di affrontare il tema con piena consapevolezza della complessa ed articolata realtà professionale italiana e di rendersi conto che l'effetto finale di una tale norma sarebbe assolutamente risibile sulle grandi strutture professionali pubbliche o private che sono già organizzate con contratti di dipendenza - due quinti dei nostri iscritti sono dipendenti - ma deflagrante sul resto degli architetti italiani che verrebbero ulteriormente marginalizzati e resi meno competitivi sia sul mercato interno che su quello internazionale".
"Diamo quindi la nostra completa disponibilità - conclude la lettera - a collaborare per trovare soluzioni che garantiscano gli iscritti più deboli sul mercato del lavoro, senza però trasformare surrettiziamente gli assetti del lavoro autonomo e professionale testè riformato: le libere professioni hanno bisogno di un investimento politico da parte di Governo e Parlamento per farne i protagonisti dello sviluppo e della crescita sostenibile, non di gabbie salariali che ne ucciderebbero la capacità di agire nei tempi e nei modi che la modernità richiede".

lunedì 26 marzo 2012

Finalmente ho i miei "progetti" a portata di mano!


Per allentare la tensione in attesa degli sviluppi della riforma del lavoro e per aprire un ulteriore canale di discussione vi proponiamo questa "simpatica" pubblicità, proposta dalla nota azienda di telefonia, in cui la figura dell' architetto/ingegnere viene presa a prestito per illustrare i vantaggi nell'uso del tablet.
Ma c'è un ma...
A uno sguardo solo un poco più attento sul progetto presentato dalla bella e sorridente professionista (vedi ingrandimento di Iva) si nota che: NESSUN ARCHITETTO O INGEGNERE, neanche iscritto al primo anno dell'università, si sognerebbe di progettare un appartamento così, con una comoda camera da letto passante in asse con l'ingresso ed altre geniali invenzioni. Ma, allora la domanda è, quelli dell'azienda di cui sopra non avevano neanche i soldi per prendere un progetto vero o reputano che per illustrare il lavoro dell'architetto/ingegnere bastino un pò di rosa alle pareti e uno smagliante sorriso?

venerdì 23 marzo 2012

Obiettivo raggiunto!


Anche grazie alla nostra e vostra iniziativa, qualcosa si muove!

Il Consiglio dei Ministri ha appena approvato il disegno di legge sulla Riforma del Lavoro. Ora inizia l'iter parlamentare con la discussione nelle Camere.

Abbiamo avuto modo di sfogliare rapidamente il testo, che ricalca molti dei punti già esposti nei documenti circolati fino a oggi: in particolare, però, viene abolita l'esclusione delle partite iva iscritte all'Ordine nei sistemi di deterrenza contro il finto lavoro autonomo.

Cosa significa?

Che, attraverso controlli effettuati dall'ispettorato del lavoro, la partita iva che fattura per più di 6 mesi a un committente prevalente (da cui deriva il 75% del suo reddito) e ha una postazione di lavoro fissa presso il datore di lavoro, viene convertita in rapporto di lavoro a tempo indeterminato, salvo che il committente non riesca a provare il contrario.

Perchè secondo noi è un buon segno?

Intanto è un buon segno a livello culturale: almeno nelle intenzioni delle Istituzioni, non tutto è concesso in questo Paese.
Inoltre, sul piano pratico, i controlli, se attuati in maniera rigorosa, funzioneranno da deterrente. Molti dubbi sono stati sollevati da alcuni dei nostri lettori, spaventati dalla prospettiva che questo porti i datori di lavoro a interrompere le finte collaborazioni autonome, non consentendo più nemmeno quel minimo di entrate. Noi crediamo invece che, se il sistema di controlli funzionerà, i datori di lavoro che non potranno permettersi di assumere potranno allora instaurare collaborazioni autonome genuine, e che il rispetto delle regole e il riconoscimento della qualità del lavoro riequilibrerà il mercato eliminando ribassi eccessivi negli incarichi professionali, fatti anche sulla pelle dei lavoratori.

Basta svalutare il nostro lavoro!

Inoltre, il mancato inserimento delle partite iva ordinistiche nelle forme di deterrenza, avrebbe creato un pericoloso precedente, legittimando il principio che una partita iva iscritta all'Ordine è sempre e comunque genuina.

Teniamo gli occhi aperti per seguire i futuri sviluppi.




mercoledì 21 marzo 2012

Cara Elsa ti scrivo

Abbiamo inviato al Ministro Elsa Fornero, ai presidenti dei Consigli Nazionali di Architetti e Ingegneri, alle istituzioni rappresentanti i giornalisti (grazie all'adesione e sottoscrizione del comitato Errori di Stampa) e alla stampa questa lettera di sensibilizzazione sul problema delle finte partite iva anche fra gli iscritti a un Ordine professionale. Diamogli maggiore diffusione possibile. Se volete, potete inviare lo stesso testo dalla vostra casella di posta ai seguenti indirizzi:

segreteriaministrofornero@lavoro.gov.it,
segreteriaministro@mailcert.lavoro.gov.it
direzione.cnappc@archiworld.it,
direzione.cnappc@archiworldpec.it,
segreteria@ingpec.eu,
segreteria@cni-online.it,



Al di là di quali saranno le misure intraprese per contrastare le 
finte partite iva, negare che il problema riguardi anche gli iscritti 
all'Ordine significa solo, ancora una volta, dirci che siamo invisibili.



Al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità prof.ssa Elsa Fornero

Per conoscenza:
Al presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri Armando Zambrano
Al presidente del Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori Leopoldo Freyrie
Al presidente dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti Enzo Iacopino
Al direttore dell'Associazione Stampa Romana Paolo Butturini
Al presidente Fnsi Roberto Natale



Oggetto: Ordini Professionali e finta partita iva? Nessun problema!


Gentile Ministro Elsa Fornero,

In questi mesi abbiamo seguito con estremo interesse e attenzione l’impegno del Suo Dicastero per porre fine a questo fenomeno, non degno di un Paese civile: IL FENOMENO DELLE FINTE PARTITE IVA, che celano forme di lavoro subordinato.

Dalle Sue dichiarazioni è emersa la ferma volontà di restituire dignità a una larga fetta di giovani e non che sono obbligati ad accettare questo illecito pur di lavorare: persone che percepiscono redditi bassissimi, senza nessun potere contrattuale, senza nessuna forma di tutela né garanzia di continuità lavorativa.

Gentile Ministro Elsa Fornero,

ciò che ci desta perplessità nelle ipotesi fin qui avanzate per estendere le tutele e smascherare gli illeciti è che queste escludono tutti quei lavoratori autonomi iscritti agli Ordini professionali che svolgono «attività riconducibili in misura prevalente all'attività professionale contemplata dall'albo in discorso».

Non capiamo su quale principio si basa questa discriminante. Eppure è di pubblico dominio come questo fenomeno sia dilagato anche tra le professioni che hanno un Ordine di appartenenza, che i contratti, laddove esistano, siano sostituiti dalla richiesta di apertura della partita iva, estremamente più conveniente per il datore di lavoro rispetto a un’assunzione regolare: le finte partite iva di giornalisti, avvocati, medici, ingegneri, architetti etc. sono forse meno finte quando si scrivono articoli, si elaborano pareri, si curano i pazienti e si progetta, senza diritto alla malattia, al riposo, alla maternità e senza alcuna autonomia decisionale?

Gentile Ministro Elsa Fornero,

per combattere le finte partite iva è necessario tutelare la parte più debole della contrattazione, che nel nostro caso non è il cliente/committente/datore di lavoro, ma il lavoratore. E’ necessario prevedere l’obbligo di contrattazione scritta tra le parti per agganciare la contrattazione individuale a quella collettiva nazionale, e smascherare con facilità gli illeciti, fissando compensi equi e diritti minimi. E’ necessario svolgere controlli rigorosi e incrociati, perché il datore di lavoro che non assume è un evasore, mentre il sistema attuale, tramite gli studi di settore, presume che sia evasore il professionista che emette 12 fatture all’anno da 1000 euro sempre allo stesso “committente”. E invece è una finta partita iva, anche se è iscritto all’Ordine.

Cordialmente,

Il collettivo Iva sei partita

martedì 20 marzo 2012

Formazione obbligatoria? Fondazione obbligatoria!





L'Ordine degli Architetti di Roma ha avviato una riforma del Cesarch, organo di formazione finora autofinanziato; tale struttura, finora esterna all'ordine, sta per essere trasformata in una fondazione interna all'ordine e da esso direttamente finanziata, usando quindi parte dei nostri versamenti. 
Questa scelta, dibattuta lo scorso 19 marzo alle 15.30, può presentare diverse controindicazioni: si rischia infatti che la fondazione gestisca in modo poco efficiente e poco trasparente i fondi che tutti noi le metteremmo a disposizione tramite l'ordine, e finisca -come spesso succede in situazioni analoghe- per attivare dei corsi utili più ai docenti che agli eventuali discenti. 

E se invece l'ordine usasse gli stessi fondi per garantire delle forme di contributi o agevolazioni agli architetti che decidono di investire sulla propria formazione, lasciando loro la libertà di scegliere i corsi che ritengono migliori rispetto alle proprie esigenze?

Ieri abbiamo quindi partecipato all'Assemblea di bilancio dell'Ordine per capire meglio la situazione e fare presenti le nostre perplessità. 

Il punto 2 dell’ordine del giorno riguardava, in maniera inscindibile, la “approvazione del bilancio annuale e costituzione della fondazione” (testuale).

Le voci di spesa per la costituzione della fondazione (50.000 euro solo per il riconoscimento nazionale) erano inserite all'interno del bilancio e non esplicitate in maniera chiara, in modo da poter essere rintracciate solo conoscendone preventivamente l’esatta voce di bilancio. 

Poiché lo stanziamento per la fondazione era inserito all'interno del bilancio non è stata possibile alcuna votazione su di essa, e si è proceduto a votare sul bilancio in blocco così come presentato, per cui chi ha votato per l’approvazione del bilancio ha votato anche per la fondazione.

All'accesa discussione che si è sviluppata sulla costituzione della fondazione, sulla sua opportunità, sulla mancanza di informazione e di trasparenza, il succo della risposta data dal presidente Schiattarella è che tale iniziativa è perfettamente legittima, rientrando tra le facoltà statutarie del consiglio dell’ordine, e che addirittura il consiglio avrebbe potuto procedere senza alcun dibattito o informazione su di essa.

Nella sala dell’acquario, in rappresentanza dei circa 16.000 architetti romani, erano presenti ben 145 persone (meno dell’1% degli iscritti) che si sono così espresse: 96 a favore dell’approvazione del bilancio (e dunque della fondazione), 48 contrarie e 1 astenuto.

Si è dunque persa la possibilità di interpellare con strumenti di democrazia sostanziale (e non solo formale) gli architetti romani sulla scelta di costituire una fondazione e quindi di finanziare in parte, con le loro quote, un istituto che si dovrà occupare prevalentemente, ma non solo, della loro formazione. I convenuti hanno approvato, insieme al bilancio, una scatola vuota di cui si ignora lo statuto, le finalità, le modalità di composizione del CDA, le modalità di finanziamento per gli anni a venire, le modalità di selezione del personale.

Se il buon giorno si vede dal mattino…  

Invitiamo tutti i colleghi architetti a vigilare sulla nascente fondazione, affinché persegua con la massima trasparenza obiettivi di interesse generale pesando il meno possibile sulle quote associative e su altre forme di finanziamento pubblico.

lunedì 19 marzo 2012

Riforma del Lavoro: e i professionisti?

Quali sono le proposte di riforma del mercato del lavoro che riguardano i liberi professionisti?
Quali le forze in campo e cosa potrà cambiare per noi?

Iva sei partita è intervenuta nella trasmissione de La7 "L'aria che tira" nella puntata di oggi sul tema del lavoro e della precarietà. Ospite in studio Sergio Cofferati.
Vedi la puntata qui dal minuto 30 con IvaseiPartita

Oggi a Roma - Piazza Montecitorio dalle 18.00 alle 21.00
Non ce la beviamo. In piazza contro la precarietà

Per far sentire la nostra voce e riaffermare i nostri diritti.
Partecipa!!

domenica 4 marzo 2012

Di cosa parliamo quando parliamo di riforma del lavoro



Da mesi i media non fanno altro che parlare della riforma del lavoro, ma siamo proprio sicuri di sapere di che cosa si parla quando si parla di art. 18 & co.? Sicuri che non stiamo dando per assodato delle verità, che tali non sono, e che vengono poste alla base di qualunque dibattito televisivo?


Intanto ricordiamo perchè si vuole intervenire sull'attuale normativa. Le criticità della situazione del lavoro in Italia possono essere riassunte in due macro-aree:


bassa produttività
bassi salari e condizioni contrattuali insostenibili per una fetta di lavoratori privi di tutele, soprattutto – ma non solo – giovani (i “precari”)

Poi, per una corretta informazione sulla riforma del lavoro, sgombriamo il campo da alcuni luoghi comuni:




venerdì 2 marzo 2012

IVA CI RIPROVA - Dibattito open air

Precarietà e flessibilità sono temi fondamentali nel dibattito contemporaneo che interessano il nostro vivere sociale ed individuale. Due paradigmi della condizione attuale, in cui l’incertezza e il disorientamento portano troppo spesso a dare per acquisite delle scelte non condivise e di cui ci sentiamo spettatori passivi. Il lavoro, i rapporti sociali, gli spazi delle nostre città ci appaiono come elementi estranei e incoerenti in cui fatichiamo a riconoscerci.

Negli ultimi venti anni il mondo del lavoro è stato completamente stravolto: il lavoro non è più inteso in modo statico e univoco, ma piuttosto come un percorso che dovrebbe accompagnare l’evolversi della nostra formazione, dei nostri interessi, della nostra vita.

Purtroppo questa idea della flessibilità, nel nostro paese, è diventata precarietà persistente; contratti a chiamata, contratti a progetto, finti stage, finte partite iva e lavoro in nero, sono le forme più ricorrenti usate ed abusate, che nascondono solamente uno svilimento del ruolo sociale dell’individuo.

Una riforma del lavoro, tema di estrema attualità ed urgenza, deve necessariamente ristabilire l’equilibrio tra le parti e contrastare qualsiasi forma di illecito per garantire un futuro a tutti.

Venite a trovarci per portare la vostra testimonianza, prendere informazioni sul mondo del lavoro atipico e sulle nostre attività.

VI ASPETTIAMO!

Tutta la Città ne Parla e Memopop

Il 29 febbraio alla trasmissione "Tutta la città ne parla" RADIO 3 sul tema delle professioni e liberalizzazioni IvaSeiPartita interviene sul tema dei Finti Lavoratori Autonomi.

Il 18 Febbraio alla trasmissione "Memopop" RADIOPOPOLARE ROMA sul tema del precariato intervento di IvaSeiPartita.

Nell'aere Iva comincia a farsi sentire!
Buon ascolto