1400 persone hanno sottoscritto la nostra lettera agli Ordini Professionali: leggila qui!

mercoledì 21 marzo 2012

Cara Elsa ti scrivo

Abbiamo inviato al Ministro Elsa Fornero, ai presidenti dei Consigli Nazionali di Architetti e Ingegneri, alle istituzioni rappresentanti i giornalisti (grazie all'adesione e sottoscrizione del comitato Errori di Stampa) e alla stampa questa lettera di sensibilizzazione sul problema delle finte partite iva anche fra gli iscritti a un Ordine professionale. Diamogli maggiore diffusione possibile. Se volete, potete inviare lo stesso testo dalla vostra casella di posta ai seguenti indirizzi:

segreteriaministrofornero@lavoro.gov.it,
segreteriaministro@mailcert.lavoro.gov.it
direzione.cnappc@archiworld.it,
direzione.cnappc@archiworldpec.it,
segreteria@ingpec.eu,
segreteria@cni-online.it,



Al di là di quali saranno le misure intraprese per contrastare le 
finte partite iva, negare che il problema riguardi anche gli iscritti 
all'Ordine significa solo, ancora una volta, dirci che siamo invisibili.



Al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità prof.ssa Elsa Fornero

Per conoscenza:
Al presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri Armando Zambrano
Al presidente del Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori Leopoldo Freyrie
Al presidente dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti Enzo Iacopino
Al direttore dell'Associazione Stampa Romana Paolo Butturini
Al presidente Fnsi Roberto Natale



Oggetto: Ordini Professionali e finta partita iva? Nessun problema!


Gentile Ministro Elsa Fornero,

In questi mesi abbiamo seguito con estremo interesse e attenzione l’impegno del Suo Dicastero per porre fine a questo fenomeno, non degno di un Paese civile: IL FENOMENO DELLE FINTE PARTITE IVA, che celano forme di lavoro subordinato.

Dalle Sue dichiarazioni è emersa la ferma volontà di restituire dignità a una larga fetta di giovani e non che sono obbligati ad accettare questo illecito pur di lavorare: persone che percepiscono redditi bassissimi, senza nessun potere contrattuale, senza nessuna forma di tutela né garanzia di continuità lavorativa.

Gentile Ministro Elsa Fornero,

ciò che ci desta perplessità nelle ipotesi fin qui avanzate per estendere le tutele e smascherare gli illeciti è che queste escludono tutti quei lavoratori autonomi iscritti agli Ordini professionali che svolgono «attività riconducibili in misura prevalente all'attività professionale contemplata dall'albo in discorso».

Non capiamo su quale principio si basa questa discriminante. Eppure è di pubblico dominio come questo fenomeno sia dilagato anche tra le professioni che hanno un Ordine di appartenenza, che i contratti, laddove esistano, siano sostituiti dalla richiesta di apertura della partita iva, estremamente più conveniente per il datore di lavoro rispetto a un’assunzione regolare: le finte partite iva di giornalisti, avvocati, medici, ingegneri, architetti etc. sono forse meno finte quando si scrivono articoli, si elaborano pareri, si curano i pazienti e si progetta, senza diritto alla malattia, al riposo, alla maternità e senza alcuna autonomia decisionale?

Gentile Ministro Elsa Fornero,

per combattere le finte partite iva è necessario tutelare la parte più debole della contrattazione, che nel nostro caso non è il cliente/committente/datore di lavoro, ma il lavoratore. E’ necessario prevedere l’obbligo di contrattazione scritta tra le parti per agganciare la contrattazione individuale a quella collettiva nazionale, e smascherare con facilità gli illeciti, fissando compensi equi e diritti minimi. E’ necessario svolgere controlli rigorosi e incrociati, perché il datore di lavoro che non assume è un evasore, mentre il sistema attuale, tramite gli studi di settore, presume che sia evasore il professionista che emette 12 fatture all’anno da 1000 euro sempre allo stesso “committente”. E invece è una finta partita iva, anche se è iscritto all’Ordine.

Cordialmente,

Il collettivo Iva sei partita

16 commenti:

  1. Inviata.... speriamo quantomeno di sensibilizzare l'opinione pubblica

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  2. Postata anche nel mio blog, come già detto via mail.

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  3. Buonasera a tutti. Volevo solo dire cosa penso di queste reali, diffuse, pratiche abiette di sfruttare il lavoro a partita iva. Sono un medico specialista libero professionista con partita iva, e sono passato dall'inferno del regime di monocommittenza e sfruttamento. Cio' che ho imparato è che bisogna avere la forza di DIRE NO a chi ci propone delle forme di collaborazione da sfruttamento. So che è piu' facile a dirsi che a farsi, ma a mio avviso l'unico modo per uscire da questo sfruttamento è avere la forza ed il coraggio di rifiutare. Per me è stata dura, a volte tragica, ma negli anni ne sto venendo fuori. Purtroppo con la globalizzazione e la crisi è inutile appigliarsi a tariffari minimi (aboliti) o a sfruttamenti. Se ci si sente sfruttati, bisogna dire NO GRAZIE! I nostri prezzi devono tenere conto di tutti gli oneri che sopportiamo, della precarietà, dei mancati pagamenti, della mancanza di ferie emalattie. Le tariffe le facciamo NOI. Se non sono accettate vuol dire che sono fuori mercato, pertanto bisogna adeguarsi o espatriare.
    pensateci bene... Bisogna rimboccarsi le maniche ed avere CORAGGIO. Io risparmio fino all'ultimo centesimo nei tempi di vacche grasse per poter avere la facoltà di contrattare e dire NO. Sono io che mi faccio rispettare, sono io che propongo le mie tariffe e il mio modo di lavorare, cercando di dare valore aggiunto. E riesco a trovare i clienti, credetemi. Certo, non si naviga nell'oro e c'è molta incertezza, in particolar modo nei tempi attuali. Ma le soddisfazioni sono enormi e alla fine, bene o male, lo stipendio dignitoso lo si alza. Nel tempo le cose migliorano...
    L'unico modo per risolvere "legalmente" questo problema è quello di imporre le contrattazioni di categoria anche per i liberi professionisti...ma in un periodo in cui le stanno abolendo anche per gli operai...non credo sia fattibile.
    Concludo dicendo che so bene i problemi che affrontate poichè li ho affrontati e talvolta li affronto anche oggi. L'unica via d'uscita è avere rispetto per se stessi, adeguarsi al mercato, fare offerte convenienti dal punto di vista qualità-prezzo, prendersela con i colleghi che "si vendono".
    Saluti

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    1. Grazie per la tua testimonianza, hai ragione nel dire che dobbiamo essere noi per primi a ridare dignità alle nostre professioni, ma accanto all'azione individuale bisogna agire colettivamente nei confronti di chi ci rappresenta, ordini governo, sindacati ecc...altrimenti si rischia la frustazione e non sempre è possibile dire No.
      A presto

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  4. Inviata... chissà che non sia davvero il momento giusto per muovere le acque...

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  5. Grazie... ieri mi mangiavo le mani pensando a questa cosa... Psicologa a 12 fatture da 1000 euro!

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  6. Per cortesia, mettete in copia anche il consiglio nazionale forense, per l'Ordine degli Avvocati. Uno dei settori dove il fenomeno è più marcato, a causa della lunga pratica obbligatoria che colloca i neo-professionisti all'interno degli studi legali.
    http://www.consiglionazionaleforense.it/

    In bocca al lupo!

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    1. E' quello che volevamo fare, potete inviarci i contatti a chi inviare la lettera?

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  7. Scusate, ma.... per gli avvocati? Siamo nella stessa situazione. Forse converrebbe estendere...

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  8. Rido ogni volta che sento commentare sondaggi tipo "Il 75% dei neolaureati di ingegneria e architettura trova un posto di lavoro a meno di un anno dalla laurea...".
    Se almeno una volta si andasse a vedere la composizione di quel 75%, si scoprirebbe un numero spropositato di nuovi liberi professionisti, obbligati ad aprire la partita iva per poter collaborare (leggasi "essere spremuti") negli studi di quelli che dovrebbero essere colleghi, se va bene per 1000 euro al mese (io per primo ho iniziato con 500).
    Collaborazione??? Dopo 8 ore al giorno (se va bene) per 5 giorni a settimana, dove lo trovo il tempo per fare altri lavori???
    E' ASSURDO!

    Posterò anch'io sul mio blog.
    Saluti da un ingegnere finto-collaboratore da 5 anni

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  9. Ragazzi siamo in tanti sulla stessa barca bisognerebbe far capire ai nostri governanti, a partire dei piccoli che le gare al ribasso a tutti i costi per far le opere che danno i voti portano a questo, bassi costi di progettazione vuol dire pagar poco la gente! e finiamola con 'sti studi di settore, se uno studio di imbarca ad aver un paio di dipendenti "in regola" a fine anno con i tempi che girano chiude i battenti, questa è la verità, alcuni ne approfittano, e sono tanti, altri anche onesti si fanno due conti e non ce la farebbero mai ad assumere...e la situazione non è certo incoraggiante. Ovvio che i sindacati non si interessano a noi, mica portiamo loro voti, a loro interessano le cassaintegrazioni, lottano per dipendenti magari fannulloni che l'azienda non riesce a licenziare, quando tanti volonterosi pur di prendere qualcosa aprono la p.iva per mangiare...
    La verità è che ci vogliono far credere che non è con la qualità e l'innovazione che si cresce, ma con il basso costo del lavoro!Difatti quante opere fatte in italia si vedono sulle riviste?ben poche, le opere pubbliche vanno in mano alle società di ingegneria, che senza nulla togliere ormai sono organizzate a far sub-sub appalti (alcune lavorano anche bene pero')..E i bandi per il pubblico?se tu non hai fatto una scuola non farai mai una scuola, se non hai un certo fatturato non puoi far quell'opera..., ma la concorrenza è questa?. e ai giovani cosa resta?ah si i bandi col massimo ribasso sulla sicurezza (per le imprese no però!).
    correggetemi se sbaglio.

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    1. Purtroppo non sbagli. E' la vecchia storia del "serpente che si mangia la coda" i problemi stanno a monte, ma si può anche cominciare dal basso. E poi è vero che molti piccoli studi sono in difficoltà e non ce la fanno ad assumere con contratti regolari, ma è altrettanto vero che ci sono studi e società di ingegnieria con milioni di euro di fatturato e un organico composto dal 99% di finte partite iva (la segretaria forse è assunta). E' pura demagogia scaricare le colpe sul "sistema" e quando gli architetti veri liberi professionisti faranno sentiere la loro voce saremo con loro.

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  10. gli studi non potrebbero assumere? benissimo, si libererebbe un bel po' di spazio per nuove generazioni di liberi professionisti, veri questa volta. quanti studi ho conosciuto dove il titolare non sapeva neanche accendere il computer, altroché autocad: questi personaggi anacronistici sarebbero spazzati via, sai quanto lavoro per noi giovani?

    secondo: noi mettiamo in conoscenza i presidenti degli ordini quando inviamo la lettera alla Fornero, ma i nostri "nemici" sono proprio gli ordini, che in questo momento pensano soltanto a difendere gli interessi delle vecchie glorie che ci schiacciano e sfruttano. altrimenti perché dovremmo essere esclusi dai controlli proprio noi?

    terzo: se passa così come si sente dire sui giornali, d'ora in poi i neo-laureati non troveranno lavoro fino al superamento dell'esame di stato. dopo quello finalmente potranno fare gli schiavi, che bella prospettiva.

    è tempo di reagire.

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    1. I consiglieri degli ordini vengono eletti da noi iscritti, perciò alle prossime elezioni dobbiamo dare il nostro voto, solo così possiamo cambiare le cose. A volte, nei consigli, per spostare l'ago della bilancia basterebbero 50 voti, sembra assurdo, ma è così. Per troppo tempo abbiamo lasciato andare le cose e come dici tu: è tempo di reagire

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  11. Come voi! Ingegnere informatico alias precario.

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  12. volevo mettere a conoscenza di tutti voi la mia situazione. sono un giovane architetto libero professionista. ho 30 anni ed ho aperto il mio studio di architettura una anno e mezzo fa circa. non sono figlio,nipote,servo di nessuno i miei genitori operai come molti. Ho iniziato come tutti con una collaborazione occasionale per la costruzione di un condominio, ho aperto partita iva e continuato a collaborare per pochissimo presso uno studio a 800 euro al mese. Dopo poco tempo 5 mesi il primo incarico professionale e la decisione di aprire la mia attività. Ad oggi lavoro molto dando da lavorare oltre che a me anche alla mia ragazza (architetto), una giovane neolaureata e a breve avrei intenzione di prendere un'altro collaboratore. La mia capacità di attrarre lavoro e data dall'esperienza accumulata negli anni, ho fatto il geometra al serale di giorno manovale muratore, ho continuato a studiare architettura lavorando e seguendo i cantieri per alcune aziende del settore (grazie ovviamente alle capacità ottenute dal precedente lavoro) e soddisfacendo per intero i professionisti dei primi lavori da neolaureato. Ad oggi non ho difficoltà di attrarre lavoro visto la mia predisposizione a concepire la mia professione come una attività commerciale-imprenditoriale. Ho serisseme difficoltà a trovare giovani,qualificati e professionali tutti pronti a chiedere i soldi il primo giorno del mese ed ad alzarsi dalla sedia all 17.55 ma incapaci di concepire la qualità di un solaio su edifici in muratura (risposta laterocemento). La professione si crea col tempo e soprattutto con la capacità di reperire lavoro. Se non si hanno queste capacità è inutile e tantomeno ridicolo chiedere forme di sussidio ad un professionista che a fronte delle sue capacità a sudato tanto prima di voi. Il lavoro professionale presso gli studi non può essere considerato subordinato vista possibilità di tutti (solo chi a testa) di attrarre verso di se committenti tale per cui un qualsiasi collaboratore puo decidere in piena autonomia di crearsi le sue prospettive. senza questo trovo inutile l'apertura di una partita iva meglio subito una pubblica amministrazione o una società. Ad oggi purtroppo vista la riforma sul lavoro non potrò permettermi di prendere la quarta persona in studio e probabilmente lasciero a casa anche la collaboratrice. non è possibile pagare più del dovuto persone che apprendono da te la professione e che dopo anni diventano tuoi concorrenti sul mercato locale. Tutti pronti a demonizzare i professionisti sfruttatori e mai buoni a riconoscere le proprie incapacità difronte al mercato che cambia. Meglio rimboccarsi le maniche e apprendere per poi insegnare ad altri in un continuo di logica professionale tra chi a già dato e chi darà in futuro.

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