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domenica 4 marzo 2012

Di cosa parliamo quando parliamo di riforma del lavoro



Da mesi i media non fanno altro che parlare della riforma del lavoro, ma siamo proprio sicuri di sapere di che cosa si parla quando si parla di art. 18 & co.? Sicuri che non stiamo dando per assodato delle verità, che tali non sono, e che vengono poste alla base di qualunque dibattito televisivo?


Intanto ricordiamo perchè si vuole intervenire sull'attuale normativa. Le criticità della situazione del lavoro in Italia possono essere riassunte in due macro-aree:


bassa produttività
bassi salari e condizioni contrattuali insostenibili per una fetta di lavoratori privi di tutele, soprattutto – ma non solo – giovani (i “precari”)

Poi, per una corretta informazione sulla riforma del lavoro, sgombriamo il campo da alcuni luoghi comuni:





IN ITALIA IL LAVORO COSTA TROPPO


In Italia il costo del lavoro è solo poco più alto della media dell’Unione Europea (27 paesi) e decisamente più basso che in Gran Bretagna, Francia, Germania e Svezia.





E’ vero invece che tasse e contributi sono più alti che negli altri Paesi europei, determinando un salario netto inferiore alla media europea




Fonte: Stefano Perri in www.economiaepolitica.it


Il  lavoro italiano è comunque tra i meno produttivi d’Europa. Tra le cause non direttamente collegate al lavoro: mancanza di infrastrutture, pochi investimenti in ricerca e formazione, costi elevati dovuti alle inefficienze della macchina burocratica e della giustizia, corruzione.


SENZA ART.18 SI POTRA’ LICENZIARE SENZA GIUSTA CAUSA


Contrariamente a quanto si afferma comunemente, l’art.18 dello Statuto dei Lavoratori non dispone che il licenziamento sia valido solo se avviene per giusta causa o giustificato motivo, ma determina l’obbligo di reintegrazione o, su richiesta del lavoratore, di risarcimento (pari a 15 mensilità) qualora il giudice accerti l’illegittimità del licenziamento per uno dei motivi indicati nella legge n. 604/1966 (difetto di forma, ingiustificato, discriminatorio).


Quando si dice di voler intervenire sull’art.18, quindi, si vuole intervenire sull’obbligo di reintegro e/o sull’entità del risarcimento.


CON L’ATTUALE NORMATIVA  LE IMPRESE NON POSSONO 
RIDURRE IL PERSONALE NEANCHE SE ENTRANO IN CRISI

Il licenziamento può avvenire, secondo le norme vigenti, per giusta causa 
(senza preavviso) o giustificato motivo (con preavviso).

Ai sensi dell'art. 3, L. n. 604/1966, il giustificato motivo di licenziamento 
consiste in: 
- ragioni inerenti all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro 

e al regolare funzionamento di essa (c.d. giustificato motivo 
oggettivo); 
- un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali da parte del 
prestatore di lavoro (c.d. giustificato motivo soggettivo).

Tra le fattispecie del giustificato motivo oggettivo, sussiste anche la 
necessità di ridurre i costi di esercizio eliminando l'onere eccessivamente
gravoso costituito da un numero esuberante di dipendenti (in questo caso 
si devono ritenere non vincolanti ai fini della scelta del lavoratore da 
licenziare per giustificato motivo oggettivo eventuali situazioni personali 
del lavoratore quali,ad esempio, il carico di famiglia o l'anzianità di 
servizio).

Fonte: www.portalavoro.regionelazio.it


LA FLESSIBILITA’ AUMENTA LA PRODUTTIVITA

Uno dei fenomeni più  rilevanti che  hanno interessato il mercato del 
lavoro italiano nell’ultimo decennio è  stata  la  crescita  sostenuta  
dell’occupazione:  secondo le  stime  dell’Istat, il numero complessivo
di occupati in Italia è infatti passato da 20,2 milioni nel 1995 ad oltre 
23,2 milioni nel 2007, pari ad un saldo netto positivo di quasi 3 milioni
di unità. Secondo alcuni recenti studi, questo risultato è stato 
determinato essenzialmente da due fattori che hanno modificato i 
prezzi relativi dei fattori produttivi, rendendo il fattore  lavoro 
relativamente  più  conveniente rispetto al capitale:  la moderazione  
salariale  incentivata  dalla  politica dei redditi degli anni Novanta  e  
la  maggior flessibilità  introdotta  dalle recenti riforme  del mercato 
del lavoro (Brandolini et al., 2007). 
Il rovescio della  medaglia  è  stata  una bassa crescita economica
sostanzialmente determinata da una bassa crescita della produttività, 
sia del lavoro, sia totale dei fattori.


Il dibattito è aperto: portateci le vostre conoscenze per essere 
tutti più correttamente informati.

1 commento:

  1. Concordo con le analisi qui riportate.
    A costo di essere un po' OT, vorrei segnalare una mail dell'ordine degli architetti, sicuramente arrivata anche a voi, in cui si ventila una riforma del Cesarch, finora autofinanziato; tale struttura, finalizzata alla formazione dei professionisti e finora esterna all'ordine ed autofinanziata, sta per essere trasformato in una fondazione interna all'ordine e da esso direttamente finanziata, usando quindi parte dei nostri versamenti.
    Credo che questa scelta, che verrà dibattuta il 19 marzo alle 15.30, presenti diverse controindicazioni: si rischia infatti che la fondazione gestisca in modo poco efficiente e poco trasparente i fondi che tutti noi le metteremmo a disposizione tramite l'ordine, e finisca -come spesso succede in situazioni analoghe- per attivare dei corsi utili più ai docenti che agli eventuali discenti. Meglio sarebbe, a mio avviso, che l'ordine usasse gli stessi fondi per garantire delle forme di contributi o agevolazioni agli architetti che decidano di investire sulla propria formazione, lasciando loro la libertà di scegliere i corsi che ritengono migliori rispetto alle proprie esigenze.

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