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venerdì 23 marzo 2012

Obiettivo raggiunto!


Anche grazie alla nostra e vostra iniziativa, qualcosa si muove!

Il Consiglio dei Ministri ha appena approvato il disegno di legge sulla Riforma del Lavoro. Ora inizia l'iter parlamentare con la discussione nelle Camere.

Abbiamo avuto modo di sfogliare rapidamente il testo, che ricalca molti dei punti già esposti nei documenti circolati fino a oggi: in particolare, però, viene abolita l'esclusione delle partite iva iscritte all'Ordine nei sistemi di deterrenza contro il finto lavoro autonomo.

Cosa significa?

Che, attraverso controlli effettuati dall'ispettorato del lavoro, la partita iva che fattura per più di 6 mesi a un committente prevalente (da cui deriva il 75% del suo reddito) e ha una postazione di lavoro fissa presso il datore di lavoro, viene convertita in rapporto di lavoro a tempo indeterminato, salvo che il committente non riesca a provare il contrario.

Perchè secondo noi è un buon segno?

Intanto è un buon segno a livello culturale: almeno nelle intenzioni delle Istituzioni, non tutto è concesso in questo Paese.
Inoltre, sul piano pratico, i controlli, se attuati in maniera rigorosa, funzioneranno da deterrente. Molti dubbi sono stati sollevati da alcuni dei nostri lettori, spaventati dalla prospettiva che questo porti i datori di lavoro a interrompere le finte collaborazioni autonome, non consentendo più nemmeno quel minimo di entrate. Noi crediamo invece che, se il sistema di controlli funzionerà, i datori di lavoro che non potranno permettersi di assumere potranno allora instaurare collaborazioni autonome genuine, e che il rispetto delle regole e il riconoscimento della qualità del lavoro riequilibrerà il mercato eliminando ribassi eccessivi negli incarichi professionali, fatti anche sulla pelle dei lavoratori.

Basta svalutare il nostro lavoro!

Inoltre, il mancato inserimento delle partite iva ordinistiche nelle forme di deterrenza, avrebbe creato un pericoloso precedente, legittimando il principio che una partita iva iscritta all'Ordine è sempre e comunque genuina.

Teniamo gli occhi aperti per seguire i futuri sviluppi.




64 commenti:

  1. ora non molliamo la presa e continuiamo a far sentire la nostra voce: a volte può servire a ottenere qualche risultato. c'è molto da fare ma mi sembra un buon risultato per ora.

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  2. No, mi spiace, ragazzi, ma non penso che sia questa la strada da seguire. Io sono sicuro che lasciando solo questi parametri per l'individuazione delle 'finte' ci sara' un'ECATOMBE di p.iva 'genuine' (ovvero che non rientreranno negli stringenti parametri), p. iva che verranno ESPULSE dal mercato del lavoro, e, anzi, proprio le 'ordinisitiche' saranno quelle che pagheranno di piu' il dazio, a causa dell'alternativa imposizione dei CCNL. Con Confindustria che gongolera' sempre di piu'...

    Cosi' com'e' scritta e' una norma che butta via il bambino con l'acqua sporca. E poi, aggiungo, cosa mi fate, mi costringete ad iscrivermi all'INPS? E tutti i miei contributi alle casse private? E con gli avvocati e i notai come la mettiamo? (la loro legge professionale esclude esplicitamente l'assunzione subordinata).
    Altra cosa, poi: considerando che la normativa del contratto a progetto esclude gli 'ordinistici', per i quali e' e sara' possibile fare ancora cococo 'generiche', senza progetto, la norma sulle p.iva sarebbe a quanto dite in netto contrasto con quella del cocopro e mi sa che la dicitura che esclude gli 'ordinistici' semplicemente non l'hanno riportata perche' ovvia, a meno di cambiare il Codice Civile.

    Occhio, ragazzi, a non essere cosi' ingenui a pensare che tale norma sia pensata per 'salvarvi dallo sfruttamento': leggetela invece per quella che e', ovvero un modo per ridurre la paga a tutti (costringendo all'assunzione subordinata con stipendi da fame e l'alibi delle ferie/tutele/etc.).
    Anche a quelli che attualmente guadagnano 'bene' (e io sono fra quelli) pur essendo monomandatari con postazione presso il committente: io NON sono un subordinato e NON lo saro' MAI. Piuttosto vado a raccogliere i pomodori...

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    1. Ciao Anonimo, ti rispondiamo per punti:
      - le p.iva genuine possono fornire loro stesse le prove al proprio datore di lavoro per dimostrare la genuinità della prestazione autonoma; in ogni caso, la presunzione di subordinazione non scatta automaticamente ma dopo controllo dell'ispettorato del lavoro;
      - recentemente pare sia stata approvata la possibilità di totalizzazione dei contributi, per cui sarà possibile ricongiungere in maniera non onerosa i versamenti previdenziali (su questo punto speriamo dia vere il tempo per informarci meglio, non avendo letto i testi di legge non abbiamo creato speranze che potevano essere false). In ogni caos questa sarebbe una battaglia da portare avanti, perchè la soluzione per un finto autonomo che viene assunto è questa, non sperare di rimanere finto autonomo;
      - i contratti a progetto, dalla legge Biagi, non sono mai stati possibili per gli iscritti all'ordine. Quelli stipulati sono illegittimi (non si può stipulare un contratto a progetto per una prestazione intellettuale che richiede l'iscrizione all'Ordine, come la progettazione)
      - la norma non è perfetta, ma ci dà uno strumento per essere meno ricattabili, e dice ai datori di lavoro: occhio, perchè non tutto vi è concesso.

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    2. Scusate ma forse non mi sono spiegato bene, volevo dire che il ragionamento e: non essendo possibile fare un contratto a progetto per un 'ordinistico', la naturale conseguenza e' che non e' possibile fare per gli 'ordinistici' delle presunzioni di subordinazione, da cui, anche per la norma sulle p.iva restano esclusi gli 'ordinistici', che restano quindi liberi di fare una prestazione 'coordinata' E ANCHE 'continuativa', senza dover essere assoggettati ad un 'progetto' o ad una presunzione di continuativita' e quindi di subordinazione.

      Questa interpretazione mi e' stata confermata da un consulente del lavoro, per cui aspettate, dal vostro punto di vista, a cantar vittoria...

      Questo e' quello che c'era scritto nel documento sui contratti presentato alle parti sociali come paragrafo 'esplicito', ma risulta 'implicito' anche nel nuovo documento di bozza, nel passagigo che riporto:

      "Qualora l’utilizzo della partita IVA venga giudicato improprio, esso viene considerato una
      collaborazione coordinata e continuativa (che la normativa non ammette più in mancanza di un
      progetto), con la conseguente applicazione della relativa sanzione di cui all’art.69 comma 1 del
      Dlgs 276/03"

      E, quindi ripeto, l'art.69 comma 1 del Dlgs 276/03 NON si applica agli 'ordinistici'.

      Sono sicuro che quando il Governo presentera' il vero articolato normativo (e non il riassunto che voi e i giornali state prendendo come 'testo integrale': non e' l'articolato di Legge ma semplicemente un documento bozza riassuntivo), sara' tutto piu' chiaro e, a meno che non rendano possibili i contratti a progetto per gli 'ordinistici', allora la norma sulle p.iva seguira' ESATTAMENTE gli stessi principi sanzionatori del contratto a progetto, e le sue esclusioni (leggetevi la Circolare n.1/2004, 14 gennaio 2004 n. 10).

      Detto questo non voglio certo dire che gli 'ordinistici' non siano soggetti a sfruttamento da parte di certe committenze, tanto quanto i non ordinistici, pero' la logica vorrebbe che l'ordinistico sia tutelato dall'Ordine di riferimento , a cui il professionista si dovrebbe rivolgere in caso di abusi. Ma questa e' evidentemente un'altra storia...

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    3. Ok Anonimo, ora ci è più chiaro il tuo rilievo. Probabilmente su questa ambiguità della legge si gioca la possibilità per noi di essere tutelati o meno.Bisogna anche dire che la collaborazione coordinata e continuativa per attività ricollegabili ad attività per cui è necessaria l'iscrizione all'Ordine è un illecito del datore di lavoro: vale a dire, se mi fai fare il dipendente, e non mi puoi assumere col contratto a progetto, comunque stai facendo un illecito se mi tieni a partita iva. Come abbiamo sottolineato, è necessaria l'efficacia dei controlli: una volta che l'ispettorato controlla, oltre ai tre criteri offerti dalla legge può controllare anche tutti gli altri che accertino la subordinazione (timbratura del cartellino, e mail in cui si ricevono ordini, testimonianze etc). Sta anche a noi fare in modo che questo diventi uno strumento per difenderci, se vogliamo davvero difenderci. Grazie comunque per le tue osservazioni. Come dicevamo, dobbiamo rimanere vigili.

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    4. se tu guadagni tutto bene, ma per chi viene "usato" come un dipendente e di fatto non lo è ed una partita IVA ed inoltre viene pagato "malissimo" credo che sia meglio uno stipendio SICURO ogni mese anche se basso ad una incognita di guadagno ... c'è caso e caso!!!

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  3. Caro anonimo, la norma è un diritto per i lavoratori non un dovere, chi vuole rimanere a partita iva lo può fare tranquillamente ma ha il diritto di essere assunto se lo ritiene necessario, se non lo ritiene opportuno può rimanere a partita iva ma ha sicuramente un potere di contrattazione maggiore, in parole povere può farsi pagare di più.
    Purtroppo la totalizzazione dei contributi è una fregatura, comunque le regole delle nostre pensioni stanno cambiando e quindi è tutto in evoluzione, se si vuole flessibilità non si devono penalizzare coloro che per un periodo della vita fanno i liberi professionisti e per un altro fanno i dipendenti.
    Bravi amici di iva sei partita.

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  4. Ma cosa cantate vittoria e siete spero che anonimo abbia ragione ma vi rendete conto di cosa dite? Io sono un avvocato e lavoro x uno studio e pago tasse e contributi siete contenti che io tanti come me possiamo avere dei problemi? Anonimo rassicurami che può essere che come si diceva anche il giorno prima della riforma che sono escludi gli ordinistici

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    1. Stai sicuro che se vuoi rimanere una partita iva nessuno te lo impedirà, come abbiamo risposto ad Anonimo, sia che le partite iva ordinistiche siano escluse o meno:
      - le p.iva genuine possono fornire loro stesse le prove al proprio datore di lavoro per dimostrare la genuinità della prestazione autonoma; in ogni caso, la presunzione di subordinazione non scatta automaticamente ma dopo controllo dell'ispettorato del lavoro

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    2. Ok, ma anche le partite ive non genuine diranno che non c'è subordinazione...per tenersi il lavoro. Ditemi se sbaglio, ma a mio modesto parere non è che la riforma proposta renda meno ricattabile il lavoratore in uno studio professionale.

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    3. Non sbagli.
      Infatti la bozza non prevede che la cosa venga "chiesta", ma è un obbligo.
      In questo blog sostengono che sia una specie di opzione perchè altrimenti questa proposta di legge poi appare quello che è: il tentativo di eliminare o fortemente scoraggiare il genuino lavoro autonomo.

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  5. Scusate la digitazione imperfetta causa iPhone

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  6. Scusate ragazzi, ma ha ragione Anonimo.
    Inoltre è ovvio che una cosa del genere si potrebbe fare solo dopo una riforma degli ordini professionali.
    Pensate solo al problema dei contributi, non è solo una questione di totalizzazione, ma ci sono proprio meccanismi completamente diversi (e cifre completamente diverse da pagare).
    Inoltre ci sono mestieri (es: giornalisti, medici) in cui la collaborazione continuata è la NORMA. Pensate forse che i giornalisti siano contenti di passare all'INPS da un giorno all'altro? Con la conseguenza di andarci dopo in pensione e prendere di meno?

    Gli ordinati saranno esentati, perchè i professionisti iscritti all'ordine sono implicitamente autonomi, in quanto "professionisti" come descritto dal codice civile.
    Gli altri, cioè coloro che hanno piva e sono iscritti all'ordine, se vogliono essere dipendenti, perchè non lasciano l'ordine? Così saranno certamente tutelati.

    Per chiarire, sono libero professionista con piva iscritto all'albo degli ingegneri e contentissimo di essere tale.

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    1. Chiariamo come la pensiamo:
      - non siamo assolutamente contrari al fatto che molti iscritti all'ordine abbiano la partita iva e facciano i liberi professionisti.
      - non c'e' nessun automatismo fra iscrizione all'ordine e libera professione: tranne che per avvocati e notai, anche un dipendente può essere iscritto all'ordine.
      L'unica incompatibilità è fra libera professione e subordinazione: nessun libero professionista può essere costretto a seguire orari stabiliti, ricevere ordini, chiedere ferie o permessi. Questo è quello che accade attualmente in molte realtà lavorative. Se questo accade anche fra molti liberi professionisti iscritti all'ordine 8e ci sono molti perchè), vuol dire che sono finte partite iva. Se c'è una legge che dice che le partite iva FINTE vanno contrastate, allora deve valere anche per gli iscritti all'Ordine, al di là di quale sia la forma per portare avanti questo contrasto, proprio perchè non c'è nessuna incompatibilità fra iscrizione all'ordine e dipendenza.

      Vogliamo inoltre sottolineare - l'abbiamo fatto più volte - che il contrasto alle finte partite iva non deve servire solo a chi vuole vedere riconosciuti i suoi doveri e diritti in quanto dipendente di fatto, ma anche a chi vuole un'arma per poter esercitare in autonomia le proprie consulenze da libero professionista vero.

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  7. C'è poco da festeggiare per i giovani che vorrebbero diventare liberi professionisti e a cui vengono tagliate le gambe nel momento peggiore

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  8. Iva,

    Tu scrivi "L'unica incompatibilità è fra libera professione e subordinazione: nessun libero professionista può essere costretto a seguire orari stabiliti, ricevere ordini, chiedere ferie o permessi"

    Esatto.
    Perchè non si seguono queste come regole invece delle stupidaggini scritte sulla legge?
    Se un libero professionista ha la fortuna (sottolineo FORTUNA) di essere conivolto in un progetto che dura più di 6 mesi perchè dovrebbe essere considerato una FALSA piva?
    In certi ambiti i progetti durano anni.
    A me sembra che tu sia una falsa piva, e che tu voglia normalizzare la tua situazione. Va benissimo e ti capisco. Questo però non ti autorizza a definire -ad esempio me- una falsa piva solo perchè in certi periodi della mia vita professionale posso non rientrare nei parametri -assolutamente arbitrari- della legge.

    Anche perchè non si capisce esattamente le vere piva chi diano fastidio, forse giusto ai sindacati che non possono dire di parlare per loro. O, per quel che riguarda gli ingegneri, all'INPS dato che in questo modo devono versare i contributi a INARCASSA (e sapete benissimo che sono molto più bassi e con regole in generale più favorevoli).

    Comunque anche se fosse vero che si fanno rientrare gli ordinati (cosa piuttosto improbabile e per me infattibile se non si riordinano prima almeno le casse previdenziali) non c'è proprio nulla da festeggiare. Chi vorrà fare veramente il libero professionista avrà meno possibilità di lavoro.

    Complimenti.

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    1. Caro Darkav, con la partita IVA ci sono due facce della medaglia. Forse tu sei tra i fortunati che non sono mai stati messo di fronte alla scelta: "o ti apri la partita IVA o non se ne fa niente". E' chiaramente l'ennesimo modo di scaricare il rischio imprenditoriale sulle spalle dei dipendenti (perchè di lavoro dipendente si tratta).
      Sarà l'ispezione che viene fatta in conseguenza ai parametri sopra descritti a decidere su che basi si articola il rapporto di lavoro. Se è genuino non c'è alcun motivo per cui la partita debba essere considerata finta.
      Quando leggo il tuo commento, inoltre, penso a tutte le donne che vorrebbero farsi una famiglia e non possono perchè finte partite IVA. Secondo me si sta andando verso la direzione giusta (con un ritardo immane rispetto al fenomeno) ma questa è solo un'opinione personale.

      E' chiaro tuttavia che c'è molto lavoro da fare per inquadrare normativamente una riforma del genere ma almeno è chiaro il segnale di volersene occupare.

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    2. Darkav, secondo noi una legge del genere non è fatta per assumere le partite iva contro la loro volontà. Riepiloghiamo, per l'ennesima volta: SALVO PROVA CONTRARIA. Significa che la p.iva che collabora in monocommittenza per più di 6 mesi lavorando presso la sede del proprio committente può dimostrare, fornendo lei stessa le prove al proprio datore di lavoro, che è una vera partita iva, per esempio testimoniando che non riceve ordini, o che ha assoluta libertà nel recarsi o meno dal datore di lavoro. Ma non vi rendete conto che smascherare le situazioni in cui i professionisti sono subordinati fa bene anche a chi vuole essere una vera partita iva, perchè le dà il potere contrattuale di non piegarsi ai ricatti nel momento in cui le vien chiesto di diventare subordinata? Poi se vuoi possiamo parlare del fatto che la riforma del lavoro dimentica le vere partite iva, che non sono rappresentate al tavolo di contrattazione...Forse ti sorprenderà sapere che dietro questo sito ci sono anche persone che stanno provando a fare la libera professione davvero, e che devono confrontarsi con un mondo del lavoro in cui è difficile far capire ai propri committenti -srl, imprese e studi professionali - che loro vogliono essere liberi professionisti, e non timbrare il cartellino.

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  9. Certo, ovvio, già è complicato lavorare, poi sarà molto divertente "dovere dimostrare di non prendere ordini". Scommetto che committenti e partite IVA non vedono l'ora di perdere un po' di tempo per cose del genere.
    Poi la frase:
    "Ma non vi rendete conto che smascherare le situazioni in cui i professionisti sono subordinati fa bene anche a chi vuole essere una vera partita iva, perchè le dà il potere contrattuale di non piegarsi ai ricatti nel momento in cui le vien chiesto di diventare subordinata"

    ...non la capisco proprio. Un professionista ha potere contrattuale perchè è bravo, non perchè gli è assegnato un codice di 11 cifre. E ciò è indipendentemente dalle finte piva, dalle vere piva, etc.
    Quello che spaventa sul serio le aziende, invece, è la burocrazia inutile. Le aziende per non avere casini non cercheranno più le vere partite IVA, che quindi avranno meno lavoro o molto più frammentato.

    Ma che ve lo dico a fare...voi volete diventare dipendenti :)

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  10. Va bene Darkav, la democrazia comporta che non si è sempre tutti d'accordo...le aziende da oggi non lavoreranno più, perchè non potranno permettersi di assumere nè dipendenti nè vere partite iva, e noi moriremo tutti, e si stava meglio quando si stava peggio :)

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  11. Iva,
    Non comprendo l'ironia (se c'è dell'ironia). Con queste regole è ovvio che le aziende non daranno più incarichi che superano i 6 mesi a liberi professionisti. Che si tratti di piva vere, finte, non cambia nulla: non lo faranno perchè è troppo rischioso.
    Quindi di fatto si toglie del mercato a persone che il lavoro se lo sudano giorno per giorno.
    Su questo almeno siamo d'accordo?

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  12. Spero che anonimo e darkay hanno ragione sul fatto che la riforma nn si applichi agli ordinistici e credo che quelli di IVA sei partita sono veramente distanti dal mondo reale...e poi tutti noi nn vediamo l'ora di dimostrare ad un ispettore del lavoro che non siamo subordinati..ma vaaa

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  13. Di fatto, se mai venisse un ispettore del lavoro qui in studio dovrei io dire la balla che non c'è subordinazione...se mi voglio tenere il lavoro. Lavoro in un piccolo studio ed è impossibile sostenere il costo di un contratto nazionale a fronte di clienti che non pagano o che pagano dopo anni. Inoltre è pieno di situazioni limite come la mia: ho una postazione qua in studio ma uso i loro mezzi (in accordo con i titolari) per fare anche lavori (di piccola entità) miei quando ho ritagli di tempo...anche se dipendo economicamente dallo studio per oltre il 75% del mio reddito....D'altra parte non avrei manco i soldi per comprarmi i programmi.Insomma, è una situazione ingarbugliata dai confini poco nitidi.Sono vera o falsa?boh!io direi falsa se vediamo la postazione e la dipendenza economica. Per quanto riguarda la subordinazione...così così, perchè non è che eseguo e basta e per gli orari nessuno mi tiene incatenata alla sedia.Comunque bene che se ne sia parlato, finalmente, nelle giuste sedi del fenomeno p.iva fino ad ora ignorato ....anche se i sindacati fanno ancora orecchie da mercante.

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  14. Fatta la legge.....trovato l'inganno! Vedrete che gli studi non faranno altro che far fatturare qualcosa alle "false partite iva" che hanno in studio, così da aggirare il problema del75% del fatturato; ma con l'aggravio che queste fatture verranno pagate tardi o ancor peggio....mai....se questa per voi è una soluzione al problema!!!!!!!!!!!!!
    A me sembra IL PROBLEMA!

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  15. Questa riforma del lavoro non è sicuramente perfetta, anzi. Demanda tutto a eventuali controlli: ma anche oggi essere finte partite iva è illegale, e i controlli sono inesistenti. La legge cerca un modo per orientare i controlli verso quelle forme di lavoro che POTREBBERO celare subordinazione (la monocommittenza e la postazione di lavoro presso il datore sono INDIZI, non prove. Perciò si lascia al datore di lavoro la facoltà di dimostrare il contrario.).
    Secondo noi - e l'abbiamo scritto anche al Ministro - i controlli sono solo una parte del lavoro da fare; è assurdo sottoporre un professionista agli studi di settore e non controllare i suoi mono-committenti quando sono grandi imprese e studi. Crediamo però che molto più importante sia dare regole certe in tema di contrattazione. Oggi una partita iva può lavorare senza contratto scritto, senza certezza del compenso, senza nessun tipo di tutela (preavviso in caso di scioglimento del contratto etc.). Mettere delle regole minime avrebbe secondo noi tutelato anche le vere partite iva, oltre a rendere più semplici i controlli.
    E voi come la pensate? Oltre alle critiche avete anche delle proposte? Come avreste fatto la riforma del lavoro?

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    1. E su questo avete ragione.....ma quando ci si trova davanti alla fatidica frase "o apri partita iva o sei fuori......beh....bisogna pensare bene a cosa si ottiene, l'impressione che ho io è che saremo in tanti a ritrovarci in mezzo ad una strada!
      Insomma, non sto parlando di un unico studio che ti fa la proposta e tu per pigrizia non accetti ma a mille proposte tutte identiche....pensiamoci!

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    2. Il problema è che così come è scritta la proposta di riforma rischia di fare peggio invece di farci un piacere.A mio avviso non toglie la ricattabilità della finta p.iva in uno studio.Pur di tenersi il lavoro in caso di ispezione la gente si inventerà chissà che cosa!ma a partire dal lavoratore stesso, intendo!(vedo che ci sono anche Mea e Sil!ciao,ben ritrovati a tutti)

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  16. Elenco dei temi che dovevano affrontare per cambiare sul serio le cose.
    1)Il problema secondo me è la estensione delle tutele.Mi spiego meglio, è il solito discorso "a chi tutto e a chi niente". Una p.iva che dipenda per il 75% del reddito da un solo committente, se quest'ultimo per un motivo x non le dà più lavoro crea un notevole problema per il lavoratore a p.iva. In questi casi non è prevista alcuna forma di aiuto. Non sto parlando di sostegni eterni stile cassa integrazione per anni e anni e anni perchè questi sistemi sono deleteri (la gente si adagia, fa lavori in nero e il lavoro manco ci pensa a cercarselo perchè sta meglio così).
    2)Inoltre,se volevano incentivare le assunzioni dovevano ridurre il costo del lavoro.La cosa allucinante è che hanno sbandierato invece l'innalzamento del costo per i co.co.pro per esempio, dove però, guarda caso, non esiste un minimo salariale e quindi questo costo ulteriore se lo paga, manco a dirlo, il lavoratore stesso.
    3)Se alcuni rapporti di finta p.iva verranno tradotti in contratti nazionali sotto inps, che fine fanno i contributi versati in inarcassa?Persi?evviva!
    Quanti di noi hanno situazioni contributive frammentarie come del resto le occasioni di lavoro?Io per esempio ho contribuzioni in inps gestione separata e in inarcassa. Se adesso mi facessero un contratto avrei versamenti in inps.Totale 3 casse.
    Da 10 anni a questa parte è sempre stata chiesta flessibilità...peccato che quando si parla di contributi previdenziali la flessibilità non esista proprio.

    Vabbeh, non mi dilungo oltre.

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    1. Siamo d'accordo con te Chiara. Ti rispondiamo per punti:
      1) La riforma ignora le p.iva vere a committenza prevalente, che esistono e non vogliono, per accedere a delle tutele, sfociare nell'assunzione (qui ci ricolleghiamo al tema della contrattazione, con un problema: chi ci rappresenta al tavolo?). Gli illeciti comunque secondo noi vanno smascherati, questa forma non sarà la migliore ma escludere le partite iva iscritte agli ordini significava anche dargli meno strumenti in caso di future vertenze promosse dai lavoratori stessi.
      2) L'aumento del costo dei co.co.pro. è volto a scoraggiare l'utilizzo di questi contratti, ma come dici tu, senza lavorare sui compensi, significa solo che i lavoratori a progetto guadagneranno di meno; inoltre andava premiata la stabilizzazione dei contratti precari defiscalizzando in parte i contratti stabili, cosa che viene fatta solo per gli under 29 e gli over 50;
      3) Attualmente pare che viga la totalizzazione dei contributi, cioè la possibilità di non perdere quanto si è versato in casse separate, senza ricongiungere onerosamente i contributi. Su questo ci stiamo informando perchè si trovano pochissime notizie certe; crediamo comunque che in ogni caso l'obiettivo sarebbe poter ricongiungere i contributi gratis, non rimanere finte partite iva per versare a un'unica cassa.

      Dilungati pure...sarebbe bello innescare il dibattito sulle proposte e far uscire un documento condiviso

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  17. Sul punto 3):

    Ecco dove fallisce il vostro ragionamento: non comprendete che finchè non si metterà mano agli ordini e alle casse, non sarà possibile una riforma del genere. Vedete solo il problema del ricongiugimento, senza considerare i meccanismi che sono molto diversi. Ad esempio, che senso ha felicitarsi se l'INPS ti permette di ricongiungere 5 anni di contributi INARCASSA quando poi l'INPS ti fa andare in pensione 6-7 anni più tardi?
    E con che sistema calcolano la pensione, dato che sono diversi?
    Se ne parla (forse) dopo la riforma degli ordini e delle casse, vedrete.

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  18. da ieri seguo il dibattito in corso e provo un sincero sconcerto di fronte a posizioni come quelle di Darkav che si limita a smontare ogni tentativo di ragionamento su come uscire fuori dal problema, perchè di problema si tratta, del mercato degli "autonomi subordinati", tanto per variare il vocabolario. Evidentemente questo blog non è LA SOLUZIONE, ma come strumento di "costruzione" di proposte e formazione di coscenze critiche mi pare che il suo lavoro lo svolga bene. O pure su questo c'è bisogno di fare distinguo(che è il nostro sport nazionale)?

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  19. davide,

    Le mie sono critiche alla proposta così come è stata formulata, se applicata anche agli ordinati. Ho già argomentato, ma in sintesi:
    - Creerebbe problemi alle vere piva (diminuirebbero drasticamente i contratti che durano più di 6 mesi)
    - Creerebbe un casino incredibile sotto l'aspetto contributivo, anche se qui non sembra rendersene conto nessuno.

    Vogliamo essere costruttivi? Allora perchè non prendiamo altri parametri di riferimento? Es:
    - Il fatturato. Se uno fattura 150mila euro, è dura che sia uno sfruttato.
    - L'anzianità di iscrizione all'albo. Se uno è iscritto all'albo e ha partita iva da 15 anni, probabilmente è quello che vuole.

    Sono comunque parameteri arbitari, ma almeno mi sembrano più corretti dei "6 mesi" o il "75%" che sono francamente una pagliacciata.
    Detto questo, in realtà la cosa migliore sarebbe richiedere esplicitamente al professionista se in effetti è tale per scelta o perchè costretto. Il punto è che l'adesione all'albo potrebbe in effetti diventare lo spartiacque tra questi due casi.

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  20. Se uno fattura 150mila euro ha il suo studio come minimo quindi non puo' risultare una finta partita iva

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    1. E dove sta scritto che chi fattura 150mila euro deve avere il proprio studio???????? Per quale ragione, per avere dei costi aggiuntivi?
      E comunque se 150mila euro vi sembrano tanti, dimezziamoli pure. Uno che guadagna 75mila euro è uno sfruttato? Quindi in questo caso, cosa si fa, si obbliga le aziende ad assumerlo?

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  21. ma insomma, a me pare che qui si continui a vedere la pagliuzza e non la trave. di veri autonomi ce ne sono, come ce ne sono in francia, germania etc, ma più di loro gli studi sono pieni di falsi autonomi, quelli che in detti paesi sono inquadrati come veri subordinati. Allora, al di là del diritto di essere liberi professionisti con tutte le libertà di questo mondo, un architetto italiano potrà o non potrà decidere in totale autonomia senza ricatti di sorta di non aprirsi una piva ed esercitare come dipendente? Darkav la vede la distorsione o no?

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    1. Certo che vedo la distorsione, ed è un problema molto serio. Ma questo non significa che la soluzione proposta sia corretta.

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    2. Darkav, questa bozza ora sarà discussa in parlamento. Abbiamo il tempo di farci sentire e di proporre, nel nostro piccolo, miglioramenti (di cui questa proposta ha sicuramente bisogno). Il criterio del reddito noi già lo enunciavamo da novembre, ma non credere che crei meno problemi. La differenza fra veri e finti è evidente per chi guadagna 80.000 euro l'anno, non per chi ne guadagna 30.000, anche tenendo conto dei diversi regimi fiscali e casse di appartenenza. Esistono poi vere partite iva che guadagnano poco, e rivendicano il diritto a guadagnare poco rimanendo autonomi. Il motivo per cui nessuna legge che voglia seriamente risolvere il problema affiderà tutto a chiedere a una partita iva se è finta o vera è perchè se si dà per assodato che questa condizione esiste, si assoda anche che chi la accetta è un lavoratore ricattabile che non denuncia da solo e che se non voleva essere finta partita iva non accettava questa condizione dall'inizio.

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    3. Scrivi "Esistono poi vere partite iva che guadagnano poco, e rivendicano il diritto a guadagnare poco rimanendo autonomi."

      Questi quindi vanno bene?

      E se invece io scrivo: "Esistono poi vere partite iva hanno pochi clienti, e rivendicano il diritto a avere pochi clienti rimanendo autonomi"

      ...questi non vanno più bene?

      Ma dove è finita la libertà degli individui? Nota che stiamo parlando di persone che fatturano tutto e pagano fior di tasse e di contributi.

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    4. Non capisco come sia uscito fuori il discorso sulla colpevolizzazione dei lavoratori. Chi è costretto ad accettare un certo tipo di contratto non ha colpa; semmai va tutelato dagli abusi. Se io ho tanti o pochi piccoli lavori sono un autonomo; se ho un unico "capo" che mi costringe a lavorare in sede con orari rigidi e senza autonomia organizzativa e professionale sono un dipendente.

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  22. Scusate...ma allora mettiamola così.....il mio fatturato proviene per oltre il 75% da un unico committente....ma voglio tenere la partita iva in quanto ogni tanto mi capita l'occasione di svolgere dei lavori miei....inezie in confronto a ciò che percepisco dalla mono committenza, ma voglio tenermi stretta questa possibilità....io non voglio essere assunto....mettiamola così...in questo caso che succede?
    Ritengo di essere una persona onesta, pago le tasse.....perchè devo essere trattato come un delinquente?

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  23. Nel mare di incertezza complessiva in cui viviamo mi sembra che il reinserimento delle professioni ordinistiche nei controlli falsa/vera partita iva sia da considerarsi un buon risultato, anche se di sicuro aprirà dei problemi, di cui alcuni sono stati evidenziati, e di sicuro andrà accompagnata da altri provvedimenti correttivi.
    Innanzitutto c’è da fare chiarezza tra prestazioni autonome e prestazioni subordinate. Se a me, architetto, mi si commissiona un esecutivo o un rendering o una perizia o delle pratiche o una progettazione sto svolgendo la libera professione, anche se sono soggetto a un continuo coordinamento con il resto del gruppo di lavoro. Mi faccio dare il materiale, eseguo il lavoro preferibilmente nella mia sede, pur coordinandolo con gli altri soggetti, consegno il lavoro. Punto. Se invece occupo una scrivania, sono vincolato a degli orari, mi viene chiesto di occuparmi di questo e di quello e mai dall’inizio alla fine, non mi viene permesso di seguire in autonomia il pezzo di lavoro assegnatomi allora non posso definirmi un lavoratore autonomo, ma sono di fatto un dipendente. Tanto più che so, per esperienza diretta e indiretta, che si arriva ad abusi tipo l’utilizzo del badge elettronico per controllare la presenza o le occhiatacce per ridurre ogni tipo di pausa (pranzo, sigarette, addirittura pipì), occhiatacce che spesso si risolvono nel “licenziamento”, indipendentemente dal fatto di avere assicurato una elevata produttività.
    Non c’è niente di male nello scegliere la strada del professionismo oppure quella del lavoro dipendente: l’importante è che ci sia chiarezza tra le due strade e libertà nella scelta. Come è stato giustamente fatto notare, se il datore di lavoro non può permettersi di pagare un dipendente, cioè una persona che può controllare per quelle 9-10-11 ore previste dal suo orario, deve essere costretto a organizzare diversamente il proprio lavoro per utilizzare dei part-time o delle vere collaborazioni esterne, oppure per affrontare il maggior costo (un cocopro costa il 70% in più di una P.Iva, un dipendente a tempo indeterminato il 110% in più). Per fare un esempio, negli studi di architettura si buttano mesi, se non anni, di lavoro e chilometri di carta, con costi altissimi, nella continua correzione di errori di impostazione progettuale. Perché a pagare questi errori devono essere i dipendenti in finta partita iva, con la precarietà e retribuzioni bassissime, e non deve essere il datore di lavoro ad organizzarsi meglio?
    C’è inoltre da considerare che il lavoro para-subordinato negli studi professionali è in larga misura di ostacolo alla crescita professionale e al raggiungimento della vera “libera professione”, sia perché stare almeno 9 ore al giorno in un ufficio impedisce quasi del tutto l’espletamento di altre attività professionali autonome, sia perché il lavoro subordinato e coordinato rallenta la maturazione e ostacola l’autonomia professionale.
    Poi anche noi partite IVA, prima che dei nostri diritti, dovremmo avere maggiore consapevolezza del nostro denaro. Per fare un esempio con una retribuzione particolarmente alta per la categoria, se ci dicono che la nostra retribuzione mensile è di 1500 euro IVA esclusa, contributi e Ritenuta di Acconto inclusi, vuol dire che tolte tasse, contributi previdenziali e ordine ci rimarranno in tasca, da spendere 900 euro al mese. Niente a che vedere con la busta paga di 1500 euro di un dipendente. Non possiamo essere contenti di una retribuzione che non ci consente neanche di pagare affitto, bollette e cibo.
    Chi parla di competitività tra parasubordinati, sappia che la vera competitività non è sulla competenza o sulla qualità del lavoro, ma è sul proprio costo aziendale. Se continuiamo a pensare che i datori di lavoro ci stiano facendo un favore e che una riforma generale che aumenti le nostre tutele sia un danno perché riduce il lavoro allora non faremo mai un passo avanti.

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  24. Secondo voi diventeremo tutti assunti o soci con una percentuale dignitosa tale da sopravvivere? a me non sembra una genialata questo disegno di legge. Mi sembra solo una furbata per far raccimolare soldi all'INPS. Ma se già adesso i giovani lavorano 9 ore a 800 euro, secondo voi, in quale utopistico mondo tutti, di punto in bianco, accetteranno di assumere e pagare dignitosamente dei dipendenti? quanta gente verrà lasciata senza più nemmeno quelle 2 lire in croce? obiettivo raggiunto un corno...

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    1. Ti sei chiesto perché ti fanno lavorare 9 ore a 800 euro al mese in P.Iva? In primis perché siamo troppi visto che l'università continua a sfornare manovalanza a basso costo, e poi perché tutti o quasi accettano questa condizione. La soluzione non è diventare tutti assunti o soci, ma essere rispettati come lavoratori. Quindi pagami anche poco, se sono inesperto, ma dopo un primo periodo di necessario praticantato permettimi di crescere e di potermi fare un portafoglio clienti. Se stai tutto il giorno in un ufficio è pressoché impossibile. E poi investi sulla mia formazione e sulla mia stabilizzazione, invece di far conto che domani mi sostituisci con uno di quelli "che fa la fila per prendere il tuo posto"

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  25. concordo pure io sil!

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  26. io sono un ing. informatico e ho qualche progetto presso alcune società e un contratto di consulenza che mi occupa più dell'80% del fatturato.
    Mi hanno proposto più volte l'assunzione a tempo indeterminato, ma ho sempre rivendicato la mia indipendenza e soprattutto la possibilità di lavorare anche presso altre realtà in misura minore...
    Se mi facessi assumere cosa dovrei fare? Tenere aperta la partita iva e pagare l'ira di dio di tasse??
    Come riforma mi sembra a dir poco inutile, la legislazione c'era anche prima, dovevano semplicemente controllare più severamente le società furbine che assumevano a frotte persone con partita iva per risparmiare.
    Inoltre credo che se un'azienda fosse costretta ad assumere ad esempio 20 persone a tempo indeterminato con la situazione economica attuale fallirebbe... Tra clienti che non pagano e la concorrenza dei mercati esteri si dovrebbe snellire il mercato del lavoro non appesantirlo...

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  27. francamente rimango basito nel legger alcuni (per fortuna pochi) commenti: sembra che il problema sia limitato a pochi "sfigati" che non hanno voglia di fare la libera professione e che trovano più comodo farsi assumere contro la volontà del proprio datore di lavoro e non riescano a capire quanto invece siano fortunati a fare una professione che dà tante soddisfazioni, sopratutto economiche!, e che quindi per una loro esigenza di starsene a scaldare una sedia per tutta la loro vita, verrà meno il lavoro a quanti invece volenterosi e "affermandi" liberi professionisti sono determinati a far valere la loro scelta di rimanere orgogliosamente liberi. credo che IVA sia stata abbondantemente chiara nello specificare che chi vuole rimanere un libero professionista può tranquillamente continuare a fare nei modi e con le aspirazioni che aveva prima della riforma (vedremo se e come verrà fatta!) mentre chi ritiene e a buon diritto e sono tanti anzi tantissimi, che continuare a lavorare presso studi di progettazione che li sfruttano per 10-12-14-18 ore al giorno con stipendi da FAME, pur essendo degli ottimi professionisti (e non perchè meno capaci di altri) a volte più capaci degli stessi datori di lavoro, dovrebbe avere qualche arma in più per dire ogni tanto NO, stanotte non posso rimanere a finire di stampare le tavole che per un tuo cruccio mi hai fatto modificare per la 200milionesimavolta solo perchè ritieni che il ciano del cielo non sia abbastanza ciano, NO, domenica non possiamo incontrarci per discutere su quanto sia importante dare la propria disponibilità per l'attività dello studio anche di domenica, NO, non sono daccordo che anche la mia famiglia debba considerare l'architettura come una passione da sposare per tutta la vita, tutti i giorni dell'anno, tutti i giorni della settimana, tutte le 24 ore del giorno!; passione per la quale continuo a trascurare la mia fidanzata, mia moglie, i miei figli, i miei genitori e tutti gli amici che avevo un tempo, NO, non sono daccordo sul fatto che essere pagato poco sia utile e necessario affinchè lo studio possa crescere e consentirgli di inserire altri collaboratori da retribuire con un compenso ancora più basso. in fondo è solo un lavoro per bello e interessante che sia è un lavoro e come tale deve consentire lo sviluppo socio-economico dell'individuo. insomma, cosa c'è di male nel volere una condizione lavorativa e una vita NORMALE? se c'è chi pensa che sia normale essere accompagnati alla porta ogni qual volta si ritiene a buon diritto di meritare per il proprio lavoro una retribuzione adeguata (anche solo decente) o di poter chiedere di avere dei ritmi lavorativi consoni ad un essere umano, beh allora tanto vale aspettare che ci chiedano di lavora 36 ore al giorno per un pugno di farina e poi ringraziare anche per la lauta ricompensa. continuo a ringraziare chi come IVA ha avuto il coraggio di gridare ad alta voce NO, questo stato di cose non mi va giù, merito di vivere la mia vita lavorativa e professionale diversamente da questo SCHIFO!

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    1. Luigi se facessi questo discorso in Francia o Germania ti darebbero del "matto", come farebbero alcuni dei commentatori a questo post. Per motivi ben distinti però. In quei paesi direbbero che il tuo è un discorso ovvio, e che è normale che funzioni così; qui ci si barrica per difendere posizioni di mercato senza diritti purchè la situazioni rimanga quella che è non si rischi di peggiorare. Così non si interromperà mai la spirale della precarietà. Diamoci una sveglia!

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    2. infatti è proprio ciò che tu sottolinei che non riesco a comprendere di alcuni commenti: certo ciascuno ha il diritto di pensarla diversamente, solo non riesco a capire come il sistema attuale possa far credere che ci siano margini per potersi vedere riconoscere prima o poi un minimo di diritti oppure la possibilità, in un mercato ormai saturo e chiuso come quello delle libere professioni (tecniche in particolare), di poter intraprendere la libera professione in modo autonomo (sembra un gioco di parole!). io sono con IVA, chi non è d'accordo ha tutto il diritto di dissentire e proporre soluzioni diverse, quello che non accetto è che si dica che il problema non esiste oppure che la discriminante tra chi riesce ad affermarsi o ad ottenere delle condizioni lavorative ed economiche migliori dipende dalle capacità professionali, peccando anche di presunzione, perchè di professionisti preparati l'Italia è stracolma!

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  28. Abbiamo spiegato ampiamente come la pensiamo, e perchè per noi inserire le professioni ordinistiche in una legge di contrasto alle finte partite iva era giusto. Abbiamo anche ampiamente spiegato perchè secondo noi era più grave non inserirle che inserirle, sebbene la legge non è perfetta e non è quella che avremmo voluto noi. Abbiamo ripetuto fino allo sfinimento che con una legge del genere nessuno viene assunto contro la sua volontà, perchè l'assunzione non è automatica per il fatto di possedere i tre requisiti, tra cui la postazione fissa presso il datore di lavoro, che è una cosa che per essere accertata deve presupporre la complicità del lavoratore nella denuncia (non è che gli ispettori arrivano con i Ris a vedere se c'è il vostro dna sulla sedia e da quanto tempo e quante ore al giorno). Abbiamo rilanciato la palla cercando di far virare la discussione verso la costruzione di nuove proposte, visto che queste non erano ritenute soddisfacenti. Ciononostante siamo in democrazia: potete anche non essere d'accordo con noi, e non voler costruire alternative perchè vi va tutto benissimo com'è. Consentiteci di non essere d'accordo con voi.

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  29. Stessa situazione di DanteSpot. Ieri arriva una persona di Amministrazione e mi chiede se ho altre commesse. Rispondo che l'anno scorso ne avevo un'altra ma ho smesso perchè mi occupava troppo tempo. Spero veramente che l'assunzione non sia "volente o nolente" altrimenti l'unico risultato sarà di avere un disoccupato in più....

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    1. Ciao Giulio, finchè la legge non viene scritta è impossibile capire cosa accadrà davvero...da quel poco scritto nella bozza noi non crediamo che l'assunzione sia contro la volontà di chi vuole rimanere autonomo, perchè la conversione del rapporto a tempo indeterminato non è automatica. La legge stabilisce un criterio per cui, se tu volessi fare vertenza ai tuoi datori di lavoro sulla base dei tre parametri indicati, sarebbero loro a dover dimostrare che non eri finto autonomo. Forse tali parametri potrebbero servire per indirizzare i controlli, ma se non si riforma l'ispettorato del lavoro il sistema dei controlli rimarrà come ora (inesistente). Se i tuoi datori di lavoro volessero licenziarti per paura di un controllo, potrebbero ripensarci per paura di una tua denuncia...insomma la situazione è ingarbugliata bisogna capire cosa dirà la legge e se le partite iva ordinistiche alla fine saranno incluse o meno.

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  30. Mi inserisco nel dibattito con quello che è stato un mio dubbio fin dagli inizi del dibattito di questa riforma: si è parlato sempre di contrasto alle finte partite IVA, giustamente, e come soluzione quella del contratto dopo un tot di collaborazione.. io, come tanti, appartengo a questa realtà quindi conosco bene pro e contro del discorso. L'altra settimana vedevo la puntata di Report sullo Stato Sociale, in particolare sul tema delle pensioni da enti diversi. Sostanzialmente parlavano del problema di avere mezza pensione INPS e mezza da altro ente.. Nel caso di un contratto noi arch\ing vivremmo in questo limbo.. che da quello che emergeva nella puntata equivale a buttare una delle due pensioni.. Siamo sicuro che per una figura professionale "mista" (cioè magari sia dipendente che non) sia corretto parlare di contratti e non magari di possibilità di scelta.. ad esempio, parlandone in modo banale, dire.. ok se mi paghi a IVA mi paghi (dico per dire) 10€/h con i pro e i cotnro del discorso.. se a contratto mi paghi 6 ma con maggiori sicurezze.. 13esime etc etc.. (ovviamente le cifre sono del tutto casuali)..

    Ovviamente io mi sono posto il tema in modo molto semplicistico.. ma trovo ci sia anche questo discorso da affrontare in questa riforma..

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  31. volevo segnalare una novità che emerge dal testo della riforma del lavoro appena varata che riporto:

    4. La disposizione di cui alla prima parte del primo periodo del comma 3 dell’articolo 61 del
    decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, si interpreta nel senso che l’esclusione dal campo di
    applicazione del Capo I del Titolo VII del medesimo decreto riguarda le sole collaborazioni
    coordinate e continuative il cui contenuto concreto sia riconducibile alle attività professionali
    intellettuali per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi professionali. In caso
    contrario, l’iscrizione del collaboratore ad albi professionali non è circostanza idonea di per sé a
    determinare l’esclusione dal campo di applicazione del presente Capo.

    Da quello che ho capito, anche se ammetto che ho avuto qualche difficoltà, non si esclude la possibilità di far rientrare il lavoro del libero professionista nella fattispecie del lavoro coordinato e continuativo per il solo fatto che sia richiesta l'iscrizione ad un ordine prossionale e cioè affinchè ci sia esclusione del campo di applicazione delle norme di tutela, la discrimine risiede nel contenuto concreto dell'attività del lavoratore. Mi sembra che il testo vengo incontro alle diverse esigenza di tutela di quanti svolgono un lavoro a tutti gli effetti subordinato e di quanti invece ritengono di svolgere in concreto attività di libero professionista. Spero di non aver interpretato male.

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  32. "Quando la prestazione lavorativa di cui al comma 1 si configura come collaborazione coordinata
    e continuativa, gli oneri contributivi derivanti dall’obbligo di iscrizione alla gestione separata
    dell’Inps in forza dell’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, sono a carico per
    due terzi del committente e per un terzo del collaboratore, il quale, nel caso in cui la legge gli
    imponga l’assolvimento dei relativi obblighi di pagamento, avrà il relativo diritto di rivalsa nei
    confronti del committente.”

    Ovvero...sognavate di diventare dipendenti: rimarrete con la partita iva ma iscritti alla gestione separata. Che costerà il doppio di Inarcassa.
    In pratica se escludevano gli ordini era molto meglio.
    Ora vi è chiaro che il loro fine era fare raccogliere più soldi all'INPS?

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    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  33. credo che l'articolo in questione sia in riferimento all'inclusione o meno dei liberi professionisti iscritti agli ordini alle forme di tutela previste dalla riforma, chiarendo che non basta l'iscrizione ad un ordine professionale per escludere che la collaborazione sia una p.iva e non una finta p.iva. comunque bisogna aspettare il testo che verrà fuori dal parlamento e sappiamo bene quanto saranno forti le pressioni dei liberi professionisti nelle aule di camera e senato. comunque non credo che fosse meglio l'esclusione dei liberi professionisti iscritti algi ordini, liberissimi di pensarla diversamente sempre che ci sia buonafede e non interessi di parte.

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    1. No.
      Se leggi il testo non parla di finte o vere partite iva, non gliene frega nulla.
      Quello che c'è scritto è che nel caso rientri nei parametri, diventa automaticamente una collaborazione coordinata e continuativa.
      Il punto è che non è chiaro se gli ingegneri dovranno poi continuare a pagare Inarcassa, oppure dovranno pagare la gestione separata INPS (+il 4% a Inarcassa).
      Secondo me dovranno pagare INARCASSA, come di fatto avviene oggi per quanto riguarda le collaborazioni coordinate e continuative di iscritti all'albo con partita iva. Viceversa sarebbe una bella fregatura.

      Correggetemi se sbaglio

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    2. f) al comma 2 dell’articolo 69, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Salvo prova contraria a carico del committente, i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, sono considerati rapporti di lavoro subordinato sin dalla data di costituzione del rapporto, nel caso in cui l’attività del collaboratore sia svolta con modalità analoghe a quella svolta dai lavoratori dipendenti dell’impresa committente,...

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    3. Ok, mi era sfuggito. Quindi se l'"impresa committente" non ha dipendenti (es: studio professionale) non cambia nulla.

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  34. Chi ha il pane non ha i denti si diceva... il terreno fertile in cui nascono le finte partite iva è quello in cui lo studio del titolare ha più lavoro di quanto nn riesca a svolgere con le proprie mani, e quindi si fa aiutare. Cercherà la forma di collaborazione meno costosa per lui in modo da ottimizzare il guadagno, anche a spese altrui. E' vero che per ballare un tango bisogna essere in due ed è vero che ognuno di noi ha aperto la P.iva nella speranza che le cose cambiassero... ma è anche vero che non abbiamo avuto nessuna scelta tra farlo e perdere il lavoro.
    La realtà delle finte partite iva è che nascono proprio perchè il lavoro dipendente è troppo oneroso e quello della collaborazione tra partite iva è quello senza costi per il datore di lavoro. E' un bagno di sangue per il collaboratore ma dopotutto chi se ne frega, se vi va quella è la porta e c'è pure la coda fuori. Io poi nemmeno fatturo come collaborazione perchè questo aumenterebbe il ranking dello studio di settore del mio datore e quindi fatturo direttamente al cliente, bypassando anche il problema della collaborazione continuativa... (e cmq ve lo immaginate il collaboratore assunto dopo indagine dell'ispettorato? hahahaha).
    Se vogliamo rendere giuste le forme di lavoro che si nascondono nelle finte partite iva bisogna creare forme di collaborazione che siano "possibili": sia come costi per il collega che ha il pane ma non abbastanza denti, sia come tutele per chi ha denti buoni ma non ha il pane. Altro che deontologia professionale! l'Ordine stesso dovrebbe imporre la formula collaborativa tra colleghi anzichè demandare l'argomento ad altri come se il problema non fosse al suo stesso interno.
    Deve essere una forma di collaborazione che EVIDENZIA per obbligo i ruoli dei singoli nel processo di prestazione professionale. Serve che il cliente sappia chi fa cosa, quanto e come la fa all'interno della prestazione professionale che riceve. Bisogna rendere noto che il lavoro del progettista di oggi è cambiato e che l'Architetto che si siede a giocare con le matite colorate è un'immagine dell'800. Si deve sapere che la progettazione di un edificio oggi richiede la collaborazione di più figure, più competenze, sempre aggiornate, e smettere di far credere al privato che quando va da un architetto si troverà a parlare con un Creativo, Esperto nell'uso di software, Efficiente nell'impiego della tecnologia più recente come la modellazione 3d ed il rendering, Conoscitore dei prodotti del mercato dei materiali e delle tecnologie, Direttore dei lavori e uomo in prima linea nei cantieri, Esperto di tutta la giungla di norme, Commercialista, Tecnico delle energie alternative dei risparmi energetici e con sempre tempo di ricevere e coccolare il pubblico, pronto a seguire le modifiche dell'ultimo momento e renderle reali in meno di una giornata.

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    1. Hai ragione: una certa parte dei problemi deriva dall'immagine ottocentesca dell'architetto da te descritta, quando la realtà odierna è che un progetto riceve l'apporto di decine di figure professionali. Se il quadro è cambiato, però, andrebbe aggiornata anche la cornice normativa.

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  35. molti articoli di oggi, ma bisogna vedere come hanno interpretato la cosa i giornalisti,( anche perchè il comma 4 che fa riferimento ad escusioni previste nel decreto legislativo 2003 n.276) dicono che se il collaboratore professionista iscritto all'albo svolge una attività pel quale sono abilitati ed iscritti all'albo sono esclusi dalla stretta sulle partite iva, in caso contrario l'iscrizione all'albo non è sintomo di per se dell'esclusione.

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  36. Va bene anche lavoro flessibile, con contratto specifico per lavoratori studi professionali, deve essere pagato il giusto, e sgravi fiscali per il datore, oppure contratto a tempo determinato.

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