1400 persone hanno sottoscritto la nostra lettera agli Ordini Professionali: leggila qui!

lunedì 16 aprile 2012

Il modello sbagliato

Perché non possiamo essere d’accordo con il CNAPPC

Facciamo l’esempio di un collaboratore in partita iva, presumibilmente laureato, se vogliamo anche iscritto ad un ordine professionale, che svolga irregolarmente le sue regolari 8 ore giornaliere per 22 giorni mensili, per un totale di 176 ore al mese. Come tutti ben sappiamo egli dovrà ritenersi molto, ma molto fortunato se riuscirà a strappare al datore di lavoro per il suo apporto un costo lordo onnicomprensivo per l’azienda di 10 euro l’ora iva inclusa, che fanno 1760 euro al mese lorde. Bene, prendiamo questi benedetti 1760 e togliamoci la gran parte del 21% di IVA, la contribuzione IRPEF e le tasse locali, anche se già pagate in parte tramite ritenuta di acconto, e rimarranno circa 1100 euro mensili; poi prendiamo questi 1100 euro mensili ed eliminiamo anche altri circa 300 euro al mese tra iscrizione al proprio albo e contributi pensionistici obbligatori e ci troveremo per le mani ciò che, con altre tipologie contrattuali, sarebbe la busta paga: la bellezza di 800 euro al mese. Se invece questo lavoratore fosse ancora più fortunato di quanto non sia già, e quei famosi 10 euro l’ora fossero da ritenersi al netto dell’iva, la busta paga aumenterebbe fino a ben 1000 euro al mese, spicciolo più, spicciolo meno.


Ora mettiamo che questo collaboratore in partita iva, peraltro particolarmente fortunato, non sia uno, non siano mille, ma siano diverse centinaia di migliaia (le partite iva in Italia sono 9 milioni, più che in qualunque altro Paese europeo, eccetto la Grecia; di queste, si stima che circa 900.000 siano finte). Aggiungiamo anche  co.co.pro, co.co.co. , lavoratori in somministrazione, atipici o come diavolo preferite tra le oltre 40 forme contrattuali esistenti. Bene, in questo scenario del tutto ipotetico ci troveremmo con una situazione di diversi milioni di persone con una cifra pulita da spendere compresa tra gli 800 e i 1000 euro ogni mese.

Facciamo finta che tra questi milioni di persone ci siano alcuni temerari che abbiano deciso, chissà perché, di lanciarsi nell’avventura di lasciare l’avita casa; a quegli 800-1000 euro togliamo il minimo indispensabile per l’abitazione, che qualunque soluzione tu scelga (affitto, mutuo,  vita di coppia, co-housing, ponti ecc.) non scenderà al di sotto dei 500 euro, e ci rimarrà una cifra compresa tra i 300 e i 500 euro: giusto giusto quanto serve per mangiare, lavarsi, spostarsi e pagare le bollette. O meno (forse parecchio di meno).

Bene, siete stati così fantasiosi da riuscire a immaginare tutto questo? Allora vi si aprirà uno scenario in cui milioni di persone potranno a buon diritto usare l’espressione retorica “non riesco ad arrivare a fine mese”. Milioni di persone in gran parte giovani, per lo più donne, preferibilmente meridionali, quasi tutti altamente scolarizzati (diplomati, laureati, dotati di master e dottorati) che, oltre allo stretto indispensabile, non comprano scarpe, vestiti, frigoriferi, televisori, automobili; che non vanno al ristorante, che risparmiano sui caffè, che fanno viaggi low-cost, che non comprano libri, ecc. ecc. Che “non fanno girare l’economia”. Che oltretutto devono anche sentirsi dare dei bamboccioni, degli sfigati, dei fannulloni, dei pigri, dei passivi e dei depressi, privi di “spirito imprenditoriale” e in fin dei conto sfruttatori dell’altrui iniziativa; milioni di ingrati pieni di pretese , secondo quelli che oggi reclamano ulteriore flessibilità in entrata e in uscita, milioni di ingrati di cui qualcuno ha persino l’ardire di chiedere maggiori retribuzione e/o maggiori tutele.  Milioni di persone che non fanno figli, che non sanno neanche il futuro cosa sia, costretti a fare i conti con l’orizzonte temporale massimo della quarta settimana.

Visto che qualcosa non quadra, torniamo allora all’inizio di questa storia. I 10 euro l’ora. Abbiamo visto che con 10 euro l’ora al massimo, se si è abbastanza fortunati, si riesce a sopravvivere. Eppure questa cifra viene ritenuta ancora eccessiva da chi è costretta a versarla, e ancora soddisfacente da chi è costretta a riceverla. Anche se sei laureato – e prendere una laurea ti è costato molto, anche in termini di denaro. Anche se sei bravo a fare il tuo lavoro e hai già diversi anni di esperienza. Anche se porti soldi al tuo datore di lavoro. Anche se hai un’utilità tangibile. Perché “mi costi troppo”. Perché “andrei a zampe all’aria”. Perché “se non ti sta bene dietro quella porta che ti chiuderai alle spalle c’è la fila di gente che invece non vede l’ora di prendere il tuo posto”.

Torniamo ai 10 euro l’ora. Iniziamo per primi noi stessi, noi che riconosciamo qualche affinità con gli ipotetici protagonisti del racconto, a capire che 10 euro lordi l’ora non vanno bene. Che a maggior ragione chi ha speso anni e anni di studi per diplomarsi e laurearsi non dovrebbe sentirsi a posto nel percepire uno stipendio di gran lunga inferiore a quello di un lavoratore non formato e non specializzato.

Se lo capiremo noi, forse avremo qualche possibilità in più che lo capiscano anche quelli che pensano che i 10 euro l’ora sono troppi, e che a pagare il giusto “si va a zampe all’aria”, salvo poi permettersi un tenore di vita neanche lontanamente paragonabile al nostro. Negli altri paesi europei avanzati il costo del lavoro è superiore, i servizi funzionano, i giovani e le professionalità sono più tutelati, chi fa figli viene aiutato dallo Stato e i 10 euro l’ora non sono proposti neanche per i lavori più umili. Eppure si dice o si lascia intendere che quel modello da noi non possa funzionare, e che l’Italia –dico, l’Italia, da secoli la nazione della creatività e del bello!,  per sopravvivere debba perseguire un singolare modello che contempla il costo del lavoro della Cina, o della Croazia, o della Romania, e il costo della vita italiano. Il modello sbagliato. 

49 commenti:

  1. ...e quindi?????? Non capisco il senso di questi post.
    I liberi professionisti non dovrebbero lavorare per qualcun'altro, se non per formarsi.

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  2. E io non capisco il senso di chi li commenta questi post, vedi sopra.

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  3. Bravi!Ogni tanto bisogna rifare il punto della situazione per ricordare a noi stessi e a chi dice di rappresentarci che così non si va da nessuna parte, che non chiediamo niente che in altri paesi europei non sia già realtà, e che la crisi non può essere la scusa per protrarre una situazione insostenibile che va avanti da molto prima della crisi.

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  4. Veramente "il costo del lavoro" è altissimo, non è basso.
    Se si assume un dipendente, fatto 100 la spesa del datore di lavoro:
    - 33% va alla previdenza
    - 30% circa va in irpef (il datore di lavoro è sostituo d'imposta).
    ...quindi in tasca al lavoratore rimane il 37%.
    Detto in un altro modo: voi prendete 1400 euro, il datore di lavoro ne deve pagare 4000.
    E' così anche negli altri stati? La risposta è NO. Ed è la vera ragione per cui nascono le "false partite iva".
    Non assumono dipendenti perchè la massa di affari per riuscire a permettersi un dipendente è spesso troppo alta.

    Poi ci sono anche i farabutti, ma il vero problema dell'Italia è che lo stato ha bisogno di troppi soldi e se li prende.

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  5. Quoto Darkav,
    a gambe all'aria la maggior parte dei professionisti seri e onesti ci va (e non andrebbe) perchè non è pensabile che per dar 1000 euro a qualcuno ne devi versare più del doppio allo stato. Non si assume ANCHE (non solo) per questo e perchè é difficile licenziare (nel pubblico é impossibile..e si vedono i risultati e la produttività, non di tutti ovvio). Un mio amico mi faceva notare una cosa "sai ho 30 dipendenti...non mi é mai capitato di averli in azienda tutti contemporaneamente a lavorare...sono cagionevoli". La maggior parte di noi nasce come finta p.iva, però io spero di prendermeli i miei lavori, intanto imparo e per fortuna ho incontrato professionisti validi...poi se spero di essere assunto a contratto a tempo ideterminato campa cavallo, lavori non ce ne sono (e sono nell'alto e produttivo nord) e lo studio aspetta pagamenti di migliaia di euro da mesi. Fossimo un'azienda con la riforma del lavoro chiuderebbe battenti e licenzierebbe per cause economiche. C'è chi se ne approfitta e chi no di questa condizione del mondo del lavoro però finché la gente comune pensa che sia giusto pagare 45 euro l'ora ad un ragazzo di officina che ti cambia l'olio e che te invece tiri 4 linee e sei esoso non si va da nessuna parte. Un po' di orgoglio nella vita, io mi faccio pagare anche dai parenti il giusto se non che vadano da un altro, poi quando sorgono i problemi tornano.

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  6. Concordo a pieno sul fatto che il costo del lavoro a tempo indeterminato in Italia è altissimo, tanto che mi sarei aspettato che nel ddl di riforma oltre ad aumentare il costo del lavoro diciamo flessibile, si fosse preso qualche provvedimento per ridurre il costo del lavoro diciamo standard; portando però la mia esperienza, conosco degli studi di architettura e di ingegneria della mia zona ove sono tutti assunti; si tratta di studi di media dimensione , dai 10 ai 30 dipendenti; questo sembrerebbe dimostrare che assumere non è proprio impossibile, è “solo” che è scomodo economicamente parlando, oltre al fatto che dopo al dipendente spetterebbero ferie, permessi, malattia, maternità se donna, insomma degli impicci !
    Accanto a studi che assumono vi sono però, come penso sia ormai appurato, la stragrande maggioranza di studi professionali che usano esclusivamente cocopro e partite IVA , e non sono solo studi piccoli sotto le 5 unità; nella mia zona ( Padova ) conosco persino uno studio d’ingegneria a dir poco enorme ( oltre 70 persone ) , dove si fa gran uso di stage non retribuiti ( grazie al collegamento diretto con l’università ), cocopro e false partirte IVA.
    Insomma, la domanda che ne segue, e che pongo a chiunque desideri rispondere, è: perché in alcuni studi scelgono di assumere e in altri ( la maggioranza ) se ne vedono bene dal farlo; ovvero perché i primi si possono permettere di assumere ? Sono forse masochisti ? Come fanno a rimanere competitivi sul mercato ?
    Resta comunque il fatto di partenza: il lavoro a tempo indeterminato ha un costo per le imprese troppo alto.
    Infine un'altra questione, che butto sul piatto, tanto per “stuzzicare“: i versamenti INPS di un cocopro son poca cosa, mentre una falsa P. IVA o versa a cassa privata ( tipo Inarcassa ), o a gestione separata INPS, e comunque in tal caso versa meno di quanto non verserebbe un dipendente a parità di stipendio netto ; siamo sicuri che di questo passo tra 20 anni, se non meno, il sistema pensionistico italiano, con un paese sempre più anziano ( sempre più pensionati ) regga, nonostante la riforma pensionistica appena fatta ? Dicono di aver valutato la sostenibilità a 50 anni ! Ma qualche timore l’ho comunque. Personalmente mi sto attrezzando per andarmene dall’Italia, visto che io non sono il comandante della nave, e preferisco non affondarci assieme ( non l’ha fatto neppure Schettino ! .... è una battuta )

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    1. Insomma, la domanda che ne segue, e che pongo a chiunque desideri rispondere, è: perché in alcuni studi scelgono di assumere e in altri ( la maggioranza ) se ne vedono bene dal farlo; ovvero perché i primi si possono permettere di assumere ?

      Risposta: nella maggior parte degli studi (soprattutto piccoli) il titolare è un totale INCAPACE nella gestione del lavoro e dei collaboratori. Ciò rende lo studio poco produttivo. Parlo per esperienza personale mia e di amici e conoscenti. Questa mancata produttività come viene compensata? Con la riduzione delle spese per i collaboratori.
      In altri studi le persone vengono assunte perchè sono messe nelle condizioni di produrre molto più di quello che costano.
      Ma ciò dipende certamente dalla capacità del collaboratore, ma soprattutto dalla capacità del titolare dell'attività.

      E' questa la vera riforma! Far chiudere a chi non sa fare il proprio mestiere: dirigere uno studio. Chi vuole aprire uno studio deve dimostrare di essere in grado di gestire con efficienza ed efficacia la sua attività.
      Se non è capace si da una mossa e impara se vuole tenere aperto.
      Sono convinta che una buona gestione porta anche ad una migliore architettura, leggi migliore progettazione ed esecuzione delle opere.

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    2. totalmente d'accordo

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  7. Questo stato merita di fallire in paesi come L'inghilterra la pressione fiscale e molto piu' bassa e pagano tutti, chi ha la possibilità di evadere fa la cosa piu' sensata del mondo, io ne so qualcosa perchè avendo sempre fatto le cose in regola mi ritrovo un bel debito con il fisco che sto pagando a rate e me lo portero' dietro per tutta vita.

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  8. Infatti.
    Iva ha scritto una cosa errata:
    "Negli altri paesi europei avanzati il costo del lavoro è superiore, i servizi funzionano, i giovani e le professionalità sono più tutelati, chi fa figli viene aiutato dallo Stato e i 10 euro l’ora non sono proposti neanche per i lavori più umili"

    Negli altri paesi il costo del lavoro è molto inferiore. Iva nel suo post confonde costo del lavoro con il salario. Noi abbiamo il costo del lavoro altissimo e i salari bassissimi.
    La domanda (facile) è: chi si prende la differenza?

    E occhio che qui si parla di 10 euro l'ora...se passa il DDL così come è stato presentato con il raddoppio dei contributi (gestione separata INPS) i 10 euro rischiano di diventare 8 (sempre a parità di costo).

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    1. Non abbiamo sbagliato, Darkav. Ti invitiamo a leggere i dati Istat 2008. Sulla tassazione altissima, che comprime i già bassi compensi, siamo d'accordo con te.

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  9. Il costo del lavoro e della vita è molto alto. Mi sono rivista molto in questo articolo. Mi ha messo tristezza.

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  10. la tassazione sul reddito da lavoro non ha speranze di diminuire se non tagliando sanità, istruzione e welfare e/o introducendo una reale tassazione sulle proprietà e sulle rendite. mi sembra evidente però che la prima soluzione sarebbe catastrofica e che la seconda sia osteggiata dalla maggior parte della gente che evidentemente campa più di rendita che di lavoro. detto ciò però un imprenditore: architetto ingegnere dentista o fruttivendolo che sia, o ha la possibilità di retribuire il lavoro per quello che deve facendo regolari contratti di lavoro sulla base delle mansioni e degli orari dei dipendenti che gli servono oppure evita di fare l'imprenditore perchè evidentemente non ne ha le capacità o possibilità. non è che si può andar avanti sottopagati e strasfruttati perchè sennò il datore di lavoro purino non ce la fa! se non ce la fai vattene e lascia spazio ad altri.

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  11. Chiariamo una questione molto importante sul post.
    Gli ultimi dati utili sul costo del lavoro in Italia sono quelli del rapporto Istat del 2008 (quelli 2009 Eurostat non sono aggiornati per l'Italia e non sono considerabili), dai quali emerge che il costo del lavoro (lordo) è appena superiore alla media UE a 27 (che comprendono per esempio la Romania e la Slovacchia), e inferiore a quello di quasi tutti i Paesi della zona euro. A questo costo lordo vanno sottratte le tasse, che sono altissime e vanno a incidere pesantemente sugli stipendi già bassi. E' quindi del tutto corretto dire che in Italia il costo del lavoro è inferiore a quello degli altri Paesi al cui modello vorremmo aspirare (è chiaro che quando diciamo paesi europei non stiamo pensando alla Romania o alla Slovacchia, ma alla Francia e all'Inghilterra). La pesante tassazione è solo un aggravio di una situazione di per sé già grave. Se volete leggere con i vostri occhi i dati, eccoli qui: http://www.economiaepolitica.it/index.php/primo-piano/il-falso-paradosso-del-costo-del-lavoro/

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    1. difatti gli industriali non si lamentano molto più di tanto, ormai da molto tempo, circa l'alto costo del lavoro in Italia. la verità è che molti ingrassano sulle spalle di tantissimi professionisti finte p.iva. p.s. la signora che si occupa di pulire lescale del mio condomnio prende 10 euro l'ora!

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  12. e poi ci si stupisce del calo dei consumi...

    colgo l'occasione per segnalare una cosa che, ai tempi, ho trovato davvero pesante.
    parlo del censimento 2011, il famoso questionario ISTAT.
    ebbene, su quel questionario, strumento studiato per scattare una fotografia realistica del paese in modo da fornire ai decisori elementi su cui sviluppare le politiche dei prossimi 10 anni, NON C'ERA LA POSSIBILITA' DI FAR EMERGERE LA PROPRIA POSIZIONE DI LAVORATORE PARASUBORDINATO.
    ho dovuto scrivere "libero professionista"!!

    nei momenti di maggiore sconforto ho pensato che ci fosse una volontà ben precisa di NON VEDERE il nostro problema perché, in fin dei conti, fa comodo a troppa gente mantenerci sulla soglia della povertà, acrobati senza rete di sicurezza...

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  13. X STEFANO:
    anche io ho notato la cosa che hai rilevato tu nel censimento 2011. Ho scelto anche io l'opzione "libeor professionista" ma poi ho barrato la parte in cui chiedeva se ogni giorno mi ricavo in un posto particolare per lavoro e con che mezzo e anche quante ore al giorno lavoravo.
    Se qualcosa non gli torna, a chi controlla i dati, il mio indirizzo lo sanno e sarò felice di aiutarli nella comprensione della realtà.

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  14. Dobbiamo smetterla di lamentarci, reinventiamo questa bellissima professione con nuove idee...siamo architetti e le idde non ci mancano!! esprimiamole allora!!

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    1. ...secondo me questo qua è l'arch. fryrie...

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    2. non tirare a caso...cmq no...il problema è di fondo..le università sfornano architetti in continuazione, "tanti cuochi ma senza cucina e clienti"!!!

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    3. hai super-ragione! sfondi un portone divelto, sono più che d'accordo: architettura di torino fa sempre il pieno di iscritti, ed è una VERA E PROPRIA TRUFFA, sono tutti futuri disoccupati! tanto meglio il dams, almeno sono quattro anni davvero interessanti...

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  15. avrai anche ragione david, però nel frattempo rimane il problema di mettere insieme il pranzo con la cena!

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    1. quali sono le tue idee? se non hai idee ho qualche dubbio che tu non sia un architetto allora...cmq io la cena la porto a casa lavorando in studio e facendo in cameriere il week-end...

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    2. ok david, non volevo offenderti.
      ma queste non sono idee, è pura e semplice sopravvivenza.
      io ho fatto di tutto, dall'uomo delle pulizie alla raccolta frutta, va bene, benissimo, ma ti senti realizzato?
      possibile che, dopo aver sacrificato tempo (per lo studio) e soldi (per i quali la tua famiglia, i tuoi genitori, si sono sacrificati) ti trovi messo peggio della segretaria dell'arch. per cui lavori, che è assunta!!!!!!
      e guadagna più di te!!!

      cioé...

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    3. scusa david, il cameriere nel we lo fai regolare o in nero? lo chiedo perchè inarcassa e inps non possono esistere in contemporanea come cassa per lo stesso soggetto, quindi c'è qualcosa che mi sfugge.....

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    4. x Stefano condivido appieno, ti racconto un fatto...una volta il presidende del mio albo di venezia, ha risposto ad una mia mail dicendomi: " la situazione è così, è sempre stata così, e sarà così" circa 5 anni fa...allora come oggi non ho parole...Per cambiare la situazione gli studenti/neoiscritti/neolaureati dovrebbero smettere di "prostituirsi" presso gli studi gratis...ma dovrebbero farlo TUTTI!!allora forse questo lavoro ritroverebbe un pò di dignità al pari di un falegname! Non credi?

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  16. Scusate l'intromissione, avrei un quesito non pertinente con il post sul quale vorrei la vostra opinione. Ho aperto P.IVA nel gennaio 2011, nel maggio 2011 ho compiuto 35 anni, ad oggi posso fatturare con il regime dei superminimi? Possiedo tutti i requisiti previsti ma il mio commercialista afferma che non rientro nel nuovo regime perchè ho superato i 35 anni!!!Io non ne sono convinto!!!
    Grazie mille, il dubbio sulle fatture comincia a guastarmi il sonno!!!

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    1. Puoi continuare ad utilizzare il regime dei superminimi se hai aperto P.iva prima dei 35 anni e rispetti gli altri requisiti, vedi post e dai il link delle circolari al tuo commercialista.

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    2. Grazie per la solerzia, non so se posso continuare ad approfittare della vostra pazienza...nei post dedicati all'argomento non ho trovato la circolare da spiattellare sul muso del commercialista riguardante i limiti di età...potreste indicarmi cortesemente il link? Di nuovo grazie

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  17. Cari ivi-e, probabilmente mi ripeto, ma secondo me l'argomento del contratto a tempo indeterminato e della conseguente difficoltà a licenziare è un modo dei "gestori" dell'ordine degli architetti e del Cnappc per non affrontare il vero problema: personalmente non sono alla ricerca di un posto fisso in uno studio (intendiamoci, se ci fosse la possibilità non ci sputerei sopra), cambio studio (e a volte città) in media ogni 3-4 anni dal 1990; però, se non siamo considerati dipendenti ma liberi professionisti, e ci fanno pagare le tasse come ai professionisti con cui collaboriamo, dovremmo essere messi nelle condizioni di poter contrattare (CONTRATTO, do you know?) una retribuzione (anzi, si chiama ONORARIO) da LIBERI PROFESSIONISTI. Per quello che ho visto finora e che sento in giro, a dispetto di quanto sostengono gli Ordini e il Cnappc, la maggior parte di noi guadagna meno della babysitter che sarebbe costretto a pagare per tenergli i figli mentre lavora - a parte il fatto che spesso le donne sono pagate di meno a parità di mansioni e orari di lavoro, ma questa è un'altra storia.
    A proposito del Cnappc, sul sito non c'è traccia della risposta di Ivaseipartita alla pregevole analisi dell'arch. Fryrie sull'inesistenza delle finte partite iva. Non sarà il caso di ribadire il concetto? Invito tutti quelli che non l'hanno fatto ad inoltrare la lettera che trovate sulla homepage di Ivaseipartita (o a scriverla con parole vostre...) e a chiedere ai vostri colleghi/compagni di cella di fare altrettanto.
    un abbraccio a tutt*

    AUTOCADaver (8<

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    1. La contrattazione è il primo punto per svolgere la libera professione, anche nella logica che; se io chiamo un libero professionista è perchè gli riconosco un valore aggiunto e non perchè è un soggetto debole e da sfruttare. Purtroppo la trasmissione di un modello sbagliato ci ha fatto pensare che ce la potessimo fare anche da soli, a questo punto ciò non sembra più possibile. Il Cnappc continua ad ignorare il problema, non solo quello delle finte P.iva, ma anche tanti altri (vedere ultimo post) che sia un caso di miopia fulminante? Manteniamo alta l'attenzione!

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  18. Dimenticavo, a proposito di liberi professionisti, mi è arrivata notizia che in uno studio di architettura dove lavorano un po' di amichetti miei "ivapartiti" (e dove se un giorno lavori meno delle tue 8-10 ore quotidiane o ti ammali ti guardano male) è stato fatto di recente un sondaggio dal "donatore di lavoro" del tipo "ma tu, oltre che a noi, a quante altre persone fai fattura durante l'anno?"
    La risposta mettetela voi, a me sa tanto che tra un po' cominceremo a vedere turni di lavoro a rotazione di max 5 mesi e per il resto dell'anno ti saluto, ci vediamo l'anno prossimo per altri 5 mesi, se sei ancora vivo...
    tanto fuori c'è una fila di aspiranti Kunta Kinte pronti a guadagnarsi i loro 10 euri/h looordi
    "The cucumber always goes in the back of the farmer..."
    Che vogliamo fare?

    Qualunquemente, ortolanamente e ivapartitamente vostro,
    AUTOCADaver (8<

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    1. io credo che sia la rassegnazione a questo stato di cose a fare male. ci siamo sempre piegati ai voleri dei datori di lavoro sperando che le cose in futuro e con l'esperienza potessero cambiare ma purtroppo per la maggior parte do noi ciò non è vero. di certo io non credo di poter sopportare di vivere la mia vita professionale e non cercando di sopravvivere di mese in mese sperando che un giorno questi sacrifici verranno ripagati. in 10 anni ho visto i miei sogni e le mie prospettive professionali andare a farsi benedire e, data la situazione economica e la crisi del settore in particolare, non credo che per il futuro le cose andranno meglio.

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    2. Luigi, non sono rassegnato, anzi...
      Se lo fossi, con due figli che ho, il prossimo passo sarebbero i servizi sociali. Sono parecchio incazzato invece, sono 20 anni che mi sento raccontare che il settore è in crisi (adesso lo è davvero, ma prima?), che ogni volta che si cambia studio si ricomincia da zero o che mi rispondono che ho TROPPA esperienza, cioè che si rendono conto anche loro che non mi possono tenere a lavorare per un tozzo di pane quando ci sono altri che lo faranno più "volentieri" di me.
      La verità è che ci sono troppi "colleghi" che da sempre mantengono un tenore di vita da ricchi o che riescono a sostenere un incarico-capestro a spese nostre, tenendo a studio studenti, stagisti e neolaureati pagati a tanto al chilo, o evadendo tasse e contributi. D'altra parte, la nostra situazione si specchia perfettamente con quella dei vari precari in tutti i settori - finti professionisti, ricercatori, salariati, precari nelle pubbliche amministrazioni - e ad occhio direi che siamo una buona percentuale della popolazione italiana. Prima ce ne renderemo conto tutti quanti e prima ci decideremo a darci una mossa.

      AUTOCADaver (8<

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  19. Non continuiamo a cadere nel falso trabocchetto per cui ogni volta che si parla di lavoro mal pagato con partite iva fantasma si finisce col dire che il lavoro dipendente è troppo oneroso e quindi improponibile. La realtà è che 10 € l'ora lordi sono una cifra SBAGLIATA. Il tema della discussione è: LAVORO MAL PAGATO. L'alternativa non è solo l'assunzione come lavoratore dipendente: l'alternativa è aumentare i 10 €/ora a 20€/ora. Il modello attuale si chiama "spese a carico del collaboratore e guadagni a favore del titolare". Il titolare ha enormi benefici da questo modello: bisogna capire che se un professionista ha più lavoro di quanto non riesca a svolgere da solo, o rinuncia al lavoro e lo lascia ad altri sul mercato o lo retribuisce in maniera dignitosa. Se l'ordine esistesse imporrebbe una forma tariffaria di collaborazione che tutelasse tutti i suoi iscritti. Il titolare dello studio in cui lavoro io il margine ce l'ha e pure grande. Tant'è vero che con gli anni le sue competenze si riducono perchè a lui basta "prendere" i lavori; a farli ci pensano gli altri.
    Se il mio lavoro fosse retribuito meglio saremmo tutti contenti, dato che io nn voglio diventare un dipendente e lui non vuole assumere. Lui però decide il suo guadagno e decide il valore del mio. Bisogna strappare gli occhi all'Ordine e al Cnappc e portarseli dove serve.

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  20. P.S.: E se tutte le finte partite iva non pagassero la rata dell'ordine per i prossimi 2 anni, che ne dite, l'Ordine capirebbe quanti siamo?

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    1. L'ordine non so, ma Inarcassa lo sa benissimo quanti siamo, ogni anno facciamo la dichiarazione dei nostri ricchi volumi di "affari" e specifichiamo chi sono e quanti sono i nostri committenti, basterebbe fare 2+2, anche per farla finita con le statistiche ridicole per cui "3 architetti su 4 hanno un'attività propria e uno lavora da dipendente" e altre amenità simili. Se solo volessero potrebbero parlare tra di loro e scambiarsi i dati, anzi se li mandano a me, un foglio di excel con due conti in croce sono capace di farlo anche io. Scusate ma oggi sto col veleno...

      AUTOCADaver (8<

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  21. Autocadaver: hai perfettamente ragione, scandaloso che non ci sia una verifica all'inarcassa (ma anche all'inps, perché tanti di noi non sono iscritti all'ordine).
    cmq i datori di lavoro si stanno organizzando: in una società che conosco (e faccio notare "società" e non "studio") hanno imposto alle partite iva non iscritte all'ordine di aprire una "ditta individuale", con spese maggiori etc... in modo da non essere soggetti alla nuova normativa.
    per gli iscritti agli ordini, invece, continua ad andare bene la partita iva....

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    1. stefano, per il punto 1 comunque potremmo chiedere a inarcassa come iva sei partita.
      Per il punto 2 è una brutta notizia, l'unica cosa che si possa fare è quello che non abbiamo fatto finora, cioè rifiutare la proposta indecente e denunciare alle autorità competenti.

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    2. Ehm....esattamente, cosa denunci?
      Quali sarebbero le "autorità competenti"?
      Considera che quello che "viene imposto" in realtà non è realmente "imposto": sono le condizioni che vengono chieste da un committente ad un fornitore.
      Se il fornitore non ha forza contrattuale di rifiutarsi si deve adeguare, e se non si adegua il committente cercherà un altro fornitore.

      Voglio proprio vedere se qualcuno va dai carabinieri a fare una denuncia perchè "l'hanno costretto ad aprire una ditta".

      Insomma, continua a sfuggirvi il nocciolo del problema, e cioè la mancanza di potere contrattuale, che deriva in ultima analisi dal fatto che c'è poco lavoro.

      E lo stato, invece che abbassare i contributi, vuole fare in modo che vengano pagati più alti anche da parte di chi prima pagava meno. Con lo splendido risultato di avere una compressione di salari/fatturati quando va bene (non stupitevi: è la deflazione salariale che è attualmente in atto) e perdita di lavoro quando va male.

      Meglio sarebbe se la "nuova normativa" non vedesse mai la luce: cose come quella evidenziata da stefano diventerebbero la norma.

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    3. in ogni caso una delle autorità competenti è l'ispettorato del lavoro, che opera nei cantieri ma per il momento non ho mai visto in un ufficio: è molto più difficile far lavorare un muratore in nero rispetto ad un architetto.

      una possibilità potrebbe essere denunciare la propria posizione all'ispettorato oppure rivolgersi ad un sindacato, che su queste cose non scherza. non mi riferisco a nuovi contratti da definire, ma a rapporti parasubordinati in essere: il datore di lavoro, se viene beccato, deve regolarizzare contributi, tredicesime, eventuale tfr, ed assumere a tempo indeterminato il parasubordinato.

      è teoria pura, ma se ci organizzassimo e lo facessimo tutti insieme sai che rivoluzione?

      cmq anonimo hai centrato il problema: c'è poco lavoro...

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  22. solo per i rapporti parasubordinati a partita iva in essere

    l'organo di controllo è l'ispettorato del lavoro, che ho visto all'opera solo in cantiere, mai in un ufficio, con il risultato che è molto più difficile far lavorare in nero un muratore che un architetto.

    chi viene pagato con partita iva può inoltre rivolgersi ad un sindacato (io ho parlato con la cisl), che in questi casi va già pesante: il datore di lavoro deve pagare i contributi pregressi del lavoratore, le tredicesime non corrisposte e l'eventuale tfr.

    è teoria pura, ma se denunciassimo tutti insieme sai che delirio? una vera e propria rivoluzione.

    cmq ha ragione "anonimo": il problema è che non c'è lavoro....

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    1. Scusate, ma se tutte queste cose ci sono gia' e funzionano, perche' non le usate?
      Perchè non denunciate gli studi che non assumono alla CISL?

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    2. Un motivo percui non si denuncia ai sindacati una situazione di falsa P.IVA o falso cocopro, è il fatto che in tal modo comunque finisci col perdere il pur misero stipendio, cosa che in genere i più non possono permettersi; in altre parole denunciare il titolare ai sindacati più che un modo per ottenere giustizia, è una sorta di vendetta suicida: il titolare se la vede brutta, ma pure il finto dipendente finisce senza il lavoro, che anche se precario , permette di tirar avanti giorno per giorno.
      Non ignoriamo poi il fatto che le voci tra gli studi professionali circolano e come, percui se ricorri a un tal tipo di denuncia, è meglio poi che ti trasferisci, perchè non troverai più lavoro in un altro studio nel raggio di 100 km almeno.
      Queste possono essere delle motivazioni, ma forse mi sbaglio, non pretendo di capire tutto.
      In sostanza ritengo che la giustizia sia un qualcosa che deve venire organizzata e assicurata dall'alto ( dalle istituzioni ) , e non dal basso, assumendo il ruolo di giustizieri solitari.

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  23. Della serie: giustizieri.

    Antefatto: il capo mi dice che non mi rinnova il co.co.pro. (dopo 8 anni) e mi chiede (obbliga) ad aprire P.IVA se voglio continuare a lavorare per lo studio.

    Commento del collega: ti ha fatto un favore per anni a tenerti co.co.pro., adesso non può più farlo e ti tiene a p.iva , pensa a quegli stronzi che lasciano a casa tutti.

    Ma ragazzi che logica é!

    A me suona del tipo: ti ha solo picchiato a sangue, dopotutto non ti ha ucciso!

    Sarebbe un favore il co.co.pro.?

    Detto poi da uno nella mia stessa condizione, dalla stessa parte della barricata.

    Capite che se questo è il modo di pensare siamo alla frutta!

    Mi pare che si sia perso il senso della realtà, della giustizia e della legalità.

    Facciamoci del male da soli.

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    1. Che problema c'è? Rispondigli di no.
      Dentro a questo blog si continua a invocare un evento esterno (dello "stato") che non arriverà MAI in questo contesto.
      Quindi abbiate il coraggi di rispondere "no" (e di affrontarne le conseguenze).

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  24. e la "certificazione volontaria"?
    ua-ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha!!!!!!!!!!!!!!!!!
    non riesco a capire se sono stupidi o sadici....

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-04-25/partite-arriva-certificato-102314.shtml?uuid=AbrV2KTF

    al confronto le atmosfere di kafka sono idilliache...

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    1. il solito pasticcio all'italiana: complicare le cose con scartoffie e burocrazia senza risolverne alcuna, anzi favorendo l'elusione. E possibilmente avvantaggiando chi è già abbastanza avvantaggiato di suo.
      Ma quand'è che qualcuno capirà che sia a livello macro che microeconomico la strada giusta non può essere quella di ridurre il più possibile il costo del lavoro?

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    2. d'ora in poi dovremo mandare in allegato al curriculum la dichiarazione in bianco già firmata..

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