1400 persone hanno sottoscritto la nostra lettera agli Ordini Professionali: leggila qui!

domenica 8 aprile 2012

Repubblica Pasquale

Su "La Repubblica" di oggi nell'articolo "Gli under 35, Stagisti, partita iva e precari - La nuova legge non ci aiuterà" pag. 13 a firma di Filippo Santelli


C'è anche la voce di Iva:


..."Le chiamano finte partita iva, lavoratori dipendenti camuffati da autonomi. Circa 900 mila in Italia, molti under 35, il ddl dispone che vengano stabilizzati in presenza di due su tre condizioni: almeno il 75% del reddito dallo stesso committente, più di sei mesi di rapporto e una postazione fissa in sede. Al datore di lavoro basterà però indicare un progetto per trasformarli in co.co.pro., altro rapporto autonomo che non riconosce la subordinazione. Sugli atipici rischiano di scaricarsi molti dei costi extra dei contratti precari...

12 commenti:

  1. Ribadiamo nuovamente che IvaSeiPartita NON E' CONTRARIA all'esercizio della Libera Professione, anzi crediamo che questa debba essere incentivata attraverso delle misure che premino le idee, dando le risorse in mano ai professionisti e non ai datori di lavoro, come invece avveniva nell'iniziativa pro.di.gio (promossa dalla regione Lazio, che abbiamo trattato in un vecchio post). Allo stesso tempo, però crediamo che ELIMINARE LE SITUAZIONI ILLECITE sia necessario, NON pensiamo che questo DDL risolva il problema, anzi, così com'è lo confonde ulteriormente, per questo stiamo cercando di lavorare con le altre realtà delle P.iva sulle proposte da inserire negli emendamenti. Inoltre crediamo che smascherare gli illeciti possa riequilibrare il mercato del lavoro sia in termini di compensi, ma anche in professionalità e qualità. Un lavoro migliore sia per chi scegli di essere libero professionista, sia per chi sceglie (autonomamente) di svolgere un lavoro subordinato. Per questo vi chiediamo di esprimere le vostre proposte di MODIFICA AL DDL presentato, che come molti di voi hanno evidenziato, crea difficoltà anche per i veri liberi professionisti.

    RispondiElimina
  2. Penso che ormai sia evidente anche a Iva che la norma, cosi' com'e' scritta, NON e' quell'innocua e doverosa normativa posta a tutela delle p.iva sfruttate per sostenere le proprie istanze, MA che, subdolamente, sembra proprio pensata per:
    - DISTRUGGERE il mondo del lavoro autonomo, per via delle inevitabili conseguenze che porteranno le aziende, al fine di non aver problemi, a desistere dall'approvvigionarsi di lavoro specializzato ed intellettuale;
    - rendere piu' costoso e difficile intraprendere un lavoro autonomo (per via dell'aumento della contribuzione e per la paventata riduzione del coeff. di deducibilita' delle spese dell'automobile)
    - far convergere, per quanto possibile, tutte le contribuzioni verso INPS (la norma sugli ordinistici, scritta cosi', crea piu' dubbi che certezze).

    Io propongo di individuare delle norme per 'mettere in sicurezza' il vero lavoro autonomo non subordinato, qualunque sia la natura del rapporto con il committente (e visto anche che non c'e' scritto da nessuna parte nel Cod. Civile che una p.iva debba essere obbligatoriamente multi-committente).
    In questo senso, propongo di:
    - introdurre un limite superiore di fatturato per individuare le 'finte' p.iva (ad es. 20.000-30.000 euri/anno). E' evidente che sotto questa cifra il compenso mensile netto e' da fame e sopra invece diventa libera contrattazione;
    - eliminare il regime dei minimi perche' e' un chiaro invito alla costituzione di rapporti di finto lavoro autonomo
    - introdurre nella normativa l'espressione della volonta' del lavoratore, in caso di controlli a sorpresa presuntivi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Condivido assolutmente TUTTO quello che ha scritto Milo.

      Tra l'altro io stesso in un altro post commentavo che il vero obiettivo del governo non era aiutare le false piva ma spostare i contributi all'INPS: ora vi è chiaro?

      E aggiungo che QUESTE dovrebbero essere le istanze da presentare al governo e di cui parlare con i giornalisti (non come l'intervento su Repubblica, dove non c'era nulla del genere).
      Fate come credete, ma per ora con questo DDL chi è nella condizione di essere una falsa piva stara' decisamente peggio di oggi.

      Elimina
  3. Rispondendo a Milo:

    1)Il tema dell'introduzione di un limite economico per derimere le finte dalle vere P.I. era già presente nelle proposte di legge Ichino e Nerozzi, in quel caso si parlava di 30000euro l'anno lordi. Anche in questo caso non è semplice stabilire una cifra perchè ci sono P.iva che fatturano meno di questa soglia ma sono vere, ed altre che pur avendo un lavoro subordinato hanno la P.iva per gli extra.

    2) con l'abolizione del regime dei minimi utilizzato da 500000 p.iva e l'introduzione del regime dei supermininimi che ha escluso molti soggetti(sono circa 1/10 quelli che possono usufruire di questo nuovo regime)abbiamo ricevuto moltissime segnalazioni negative, di chi ha visto triplicarsi gli oneri da versare per la P.iva.

    INOLTRE:
    Con l'obbligo per le casse private di aggiornare le previsioni a 50 anni (invece che a 30) si avranno degli innalzamenti dei contributi anche da parte di questi soggetti e il passaggio dal sistema retributivo al contributivo. Nel caso specifico di Inarcassa, le ultime previsioni vedevano un disavanzo di circa 10ml di euro al 31enimo anno, ci sembra che sia necessario una ristrutturazione anche delle casse private se queste non vogliono essere di fatto "commissariate" dall'INPS.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sull'innalzamneto dei contributi: INARCASSA costerà sempre molto meno dell'INPS. Oggi tra contributi soggettivi e integrativi si paga il 16.5%, mentre la gestione separata INPS arriverà al 33%, che è esattamente il doppio.
      Dato che alla fine per le partite iva quello che conta è il costo complessivo (indipendentemente dal fatto che una parte dei contributi li paghi il "committente") passare da INARCASSA alla gestione separata INPS si traduce per un iscritto all'albo nella perdita del 16.5% di fatturato.
      Un affarone: praticamente rimane tutto come prima con il rischio di prendere un 16.5% di soldi in meno.

      Elimina
    2. Rispondendo a Iva:
      1) sono ben al corrente del DDL Nerozzi (e prima Ichino) e del fatto che definivano il concetto di 'dipendenza economica' esclusivamente mediante soglie di reddito. Sicuramente e' controverso anche questo, MA, usato congiuntamente agli indici 'Fornero', potrebbe mettere in sicurezza qualche p.iva 'vera' in piu', non trovate?

      2) confermo ancora che secondo me il regime dei minimi, in qualunque forma esso sia rimasto, e' un chiaro invito alla costituzione di rapporti di finto lavoro autonomo: non e' concepibile, con l'aggravio fiscale e contributivo relativo al lavoro autonomo, fatturare meno di 20000-30000 euri. Chi lo fa e' evidentemente costretto, almeno in presenza anche di altri indici presuntivi non economici (e qui, ripeto, vanno bene gli 'indici-Fornero').

      Nella sostanza, se c'e' un territorio dove bisogna lavorare per creare delle normative non discriminanti per i 'veri' lavoratori autonomi, a mio parere sono proprio delle soglie di reddito, da usarsi, eventualmente, in congiunzione con indici non economici. Perfino Ichino, nostro 'nemico giurato', questi giorni sta parlando di introdurre criteri progressivi di reddito per discriminare 'vere' e 'finte'.
      3) Inarcassa ha dichiarato nei recenti incontri che per garantire la sostenibilita' a 50 anni non sara' necessario aumentare i coefficienti (se non in modo individuale e volontario), ma agira' sull'eta' di uscita, con modulazione flessibile. Tanto, passando al contributivo, la pensione sara' sempre e comunque da fame.

      Elimina
  4. Volevo anche tornare sul tema degli 'ordinistici', dando una mia interpretazione piu' soft della norma che li escluderebbe: se un ordinistico esegue una prestazione 'inerente' all'Albo per il quale e' iscritto, ma non 'riservata' (ovvero senza timbro e firma), l'ordinistico e' sempre e comunque soggetto alla deontologia, ovvero alle tutele e agli obblighi della professione 'tutelata' (artt. 2229 e successivi del Cod. Civile), fra cui l'obbligo di preventivo, l'obbligo di assicurazione professionale (dal 13 agosto 2012), piu' tutti gli obblighi deontologici e del Cod. Civile.

    Un chiaro ed evidente esempio e' l'Albo degli ingegneri, settore dell'Informazione: anche ai programmatori non ordinistici (free-lance e laureati ma non 'abilitati e iscritti') e' permesso ad es. sviluppare software, ma l'ordinistico, anche per queste prestazioni, e' soggetto alla deontologia, alle 'tutele' e alle responsabilita' dell'Albo in questione (e dell'Ordine, che dovrebbe vigilare), per cui per qualificarsi e prestare opera intellettuale come 'ingegnere informatico ordinistico' e' NECESSARIA l'iscrizione all'Albo, pena usurpazione di titolo.

    Casomai, il comma del DDL della (contro-)riforma del Lavoro secondo me vuol dire che l'iscrizione all'Albo non ci tutela automaticamente quando facciamo un lavoro NON 'inerente' all'Albo di appartenenza (ad es. conosco avvocati che fanno i programmatori e hanno p.iva specifica).

    Qui piu' o meno confermano la mia interpretazione:

    http://www.edilportale.com/news/2012/04/professione/partite-iva-un-anno-per-mettersi-in-regola-con-la-riforma-del-lavoro_26854_33.html

    D'ogni modo, e' un gran casino e speriamo che ci mettano una pezza in Parlamento...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Potrebbe essere come tu dici, ma nel caso delle prestazioni che tu chiami "inerenti" per distinguerle dalle "riservate", che senso ha che la stessa prestazione sia allo stesso tempo da abilitati e iscritti all'ordine e non? Forse che nel primo caso ci sarebbe una garanzia in più per il cliente (il rispetto della deontologia) che nel secondo caso mancherebbe? E se tu ingegnere informatico produci, come verosimile, solo un piccolo "pezzo" del software o del prodotto poi montato altrove, stai producendo ugualmente qualcosa per cui è prevista la responsabilità professionale e il rispetto di norme deontologiche?

      Elimina
  5. Per Marco C

    Alla prima domanda rispondo con una domanda: e allora che senso ha l'esistenza dell'Albo degli ingegneri - settore dell'Informazione? Considerando che non vi sono praticamente prestazioni 'riservate' (tranne magari alcuni progetti di automazione industriale con firma), che prestazioni ci sono che non possano essere eseguite anche da un libero cittadino non laureato ma con una ottima preparazione di informatica e sistemistica?
    La risposta dovrebbe essere nella seconda domanda che fai, per cui, ripeto, quando ti presenti a fare un lavoro da "ingegnere iscritto all'Albo", anche se esegui una prestazione non riservata, ma comunque 'inerente', sei soggetto a tutte le osservazioni che abbiamo fatto sulla deontologia, gli obblighi e le tutele, tue e del committente.

    A questo punto, la domanda successiva e': cui prodest? Chi me lo fa fare di pagare iscrizione all'Albo e la futura assicurazione obbligatoria, e sottostare a obblighi deontologici che invece un bravo 'smanettone' con p.iva per 'altre realizzazioni software' non ha? Forse conviene solo la contribuzione ridotta di Inarcassa o anche per altri motivi?

    E al committente, chi glielo fa fare di pagare un ingegnere piu' soldi? Forse proprio perche' si puo' appoggiare, il giorno che gli fa causa, alle tutele della deontologia?
    Eppure, vi ricordo la battaglia che fecero gli informatici laureati in informatica per riuscire ad iscriversi all'Albo (poi, fra l'altro, non so com'e' andata a finire...).

    Poi, senza continuare su questo esempio, potremmo citare anche gli architetti che progettano e non firmano, oppure i procuratori legali, oppure, ancora, i dottori commercialisti quando fanno prestazioni 'inerenti' ma non 'riservate' (come ad es. la tenuta della contabilita'), ma gli esempi si sprecherebbero. MA, ovviamente, stiamo esulando dal merito delle domande che ci siamo posti.

    Sempre di piu', pero', stiamo mettendo in luce la debolezza della normativa che, scritta cosi', creera' piu' problemi che altro.

    RispondiElimina
  6. La mia impressione è che da una classe dirigente come quella che abbiamo (senza meritarla... forse), non potrà mai venir fuori nulla di buono per il paese (inteso come la maggior parte dei cittadini e non solo alcuni noti)! troppi interessi di parte che trovano ampia rappresentanza in parlamento e nelle istituzioni. riesce qualcuno di voi a individuare qualcuno che lo rappresenti nell'attuale sistema istituzionale? io no.

    RispondiElimina
  7. Per rilanciare un po' il mercato, aggiungerei anche:

    1. cancellare l'IVA dalle fatture per tutti i lavoratori autonomi, in parole povere non far pagare l'IVA al committente
    2. portare il contributo pensionistico all'aliquota del 20% per tutti i lavoratori autonomi
    3. rendere deducibile nella dichiarazione dei redditi a favore del committente, le imposte applicate sulle fatture
    4. cancellare il pagamento dell'acconto delle imposte per l'anno successivo per tutti i lavoratori autonomi

    Francesco

    RispondiElimina
  8. Premesso che non si capisce perchè la differenza tra un autonomo e un subordinato debba passare attraverso l'appartenenza o meno ad un ordine professionale, questo ddl massacrerà ulteriormente le finte partite iva che hanno poco o nullo potere contrattuale e con le liberalizzazioni hanno perso la possibilità di un minimo garantito. Io proporrei:
    - che il ddl includa anche gli appartenenti agli ordini
    - che le aziende con tot dipendenti (quindi non il singolo o il piccolo studio professionale) che si avvalgono dell'opera di liberi professionisti che rispondono a certi requisiti (presenza continuativa in azienda, o la regola del 75% del fatturato, ecc...)siano comunque vincolate almeno a tariffe minime e ad una maggiore partecipazione ai contributi prvidenziali che attualmente rischiano di essere ribaltati completamente sul lavoratore.

    RispondiElimina