1400 persone hanno sottoscritto la nostra lettera agli Ordini Professionali: leggila qui!

mercoledì 9 maggio 2012

Come cambierà Inarcassa?

Secondo il  D.L. 201/2011, entro il 30 settembre  le casse di previdenza private, e quindi anche Inarcassa, avranno l'obbligo di portare le loro previsioni di bilancio a 50 anni, anzichè ai 30 attuali;  in assenza di queste garanzie, la legge prevede l’introduzione del metodo di calcolo contributivo adottato dall'Inps, in forma pro rata, e un contributo di solidarietà dell’1% a carico dei pensionati nel 2012 e 2013


Per questo motivo la cassa degli ingegneri e architetti sta formulando una riforma strutturale per adeguare le previsioni ai nuovi parametri e in virtù di ciò ha promosso degli incontri per condividere con i suoi iscritti le linee guida che seguirà per garantire la sostenibilità del sistema previdenziale.


Come sappiamo, con la riforma del 2008, da quest'anno il contributo soggettivo passerà dal 12,5% al 13,5% e crescerà nel prossimo anno al 14,5%, ma il cambio di paradigma, sostanziale, che Inarcassa ha scelto di attuare nella nuova riforma sarà il passaggio dal sistema RETRIBUTIVO al sistema CONTRIBUTIVO pro rata. 


Cosa vuol dire?


Nel sistema retributivo la pensione viene calcolata in percentuale in base agli ultimi redditi dichiarati; ciò vuol dire che se un iscritto ha versato poco nei primi anni, ma ha avuto un'impennata negli ultimi, avrà una pensione commisurata ai suoi ultimi redditi.
Mentre il sistema contributivo pro rata prevede che sia restituito solo quanto versato con una capitalizzazione percentuale variabile in base all'andamento annuo della cassa (la percentuale media è intorno al 3,5%, ma non sono stati forniti ulteriori parametri in merito); il nuovo sistema non è retroattivo, nel senso che i contributi versati con il sistema retributivo verranno con questo contabilizzati.
Il 2% del contributo integrativo (del 4% totale) andrà a coprire le forme, così definite nell'incontro, "assistenziali" e cioè le pensioni di inabilità, invalidità, maternità ecc...


Alcune questioni:


1) La prima questione è di tipo generazionale e se volete retorico, della serie "le colpe dei padri ricadono sui figli"; il ragionamento è: la cassa non è sostenibile a 50 anni quindi è d'obbligo il passaggio al contributivo, mantenendo però inalterate le pensioni accantonate finora. Alla domanda se fossero state messe in campo delle forme di perequazione per coloro che si accolleranno i costi dell' "insostenibile leggerezza pensionistica" con cui fino ad ora sono state calcolate le pensioni, la risposta è stata elusiva, ma sostanzialmente non sono state previste.



2) Il sistema previdenziale si va a configurare sempre più come un sistema assicurativo privato all'americana; purtroppo però, per noi, vige l'obbligo dell'iscrizione all'Inarcassa se si è iscritti all'ordine e si ha P.I. e non la libertà di scegliere tra forme previdenziali concorrenziali, della serie "o ti mangi questa minestra o ti..."

3) La base minima di versamento salirà per adeguarsi alla soglia della pensione minima, della serie "chi è dentro, è dentro chi è fuori, è fuori": o puoi versare, oppure chiudi P.iva. Eludendo completamente delle ipotesi di congelamento della propria posizione, ovvero per un anno non posso pagare il contributo, ma mantengo virtualmente la mia posizione versando i contributi non versati l'anno successivo, in modo da proseguire nell'accantonamento.
Per i contributi agevolati per i nuovi iscritti, che coprono solo il 50% del minimo, sarà previsto un non meglio precisato contributo virtuale, a patto che vadano in pensione con Inarcassa.


4) Non viene affrontata la questione relativa al contributo di maternità, che ad oggi viene versato come contributo fisso di circa €74, ma ridistribuito in base al proprio reddito (retributivo al contrario), escludendo totalmente la paternità, "i figli so' pezzettini e core".

5) Un nodo importante è quello del ricongiungimento non oneroso dei contributi versati alle diverse casse. Ci chiedono flessibilità nel lavoro, e va bene, e noi lavoriamo con contratti a tempo determinato, poi con contratti a progetto, poi come liberi professionisti ma non possiamo riunire quanto versato se non con versamenti ingenti che spesso ci obbligano ad abbandonare quello che abbiamo già versato. Che beffa! A breve saremo tutti nel sistema contributivo e quello che dobbiamo chiedere ad Inarcassa è di impegnarsi con il Governo affinché sia possibile il trasferimento non oneroso dei contributi versati in altre Casse.


Gli incontri di Inarcassa sono di tipo informativo, quindi a breve saremo messi al corrente della proposta avanzata, ma per non restare a guardare, noi di Iva siamo pronti ad avanzare le nostre osservazioni.





9 commenti:

  1. il sogno è la non obbligatorietà di iscrizione ad Inarcassa!comunque ottimo facciamo sentire queste ragioni..possibile che Noi (inteso come generazione...come lavoratori...) dobbiamo accollarci tutto il peso degli "orrori" del recente passato?!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Veramente il sogno sarebbe la non-obbligatorietà di iscrizione all'INPS. Almeno fino a che le "forme previdenziali concorrenziali" non saltano fuori. Questo sempre se si conosce la matematica, dato che pagare il 17.5% meglio che pagare il 28% (o -presto- il 33%).

      Comunque dei punti segnalati sull'articolo l'unico punto su cui varrebbe la pena fare delle richieste è il quinto.

      Elimina
  2. il quinto perchè è l'unico che ha qualche speranza di essere accolto? O giochiamo al ribasso?

    RispondiElimina
  3. Sul contributo di maternità io ho un quesito che mi frulla in testa da quando sono iscritta ad inarcassa....perchè dobbiamo tutti pagare una quota fissa (uguale per tizio che fattura 50 e uguale per caio che fattura 100) e poi l'erogazione alla neo-mamma architetto avviene per un ammontare in proporzione al suo redditto?ma se versiamo tutti la stessa cifra perchè l'indennità è proporzionale al reddito?!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ....perchè è sostenibile?

      Scusa, ma se il sistema si regge su quote fisse, probabilmente perchè nel settore (ci sono anche gli ingegneri) la proporzione uomini/donne è asimmetrica, qual'è il problema?
      Volete fare pagare di più chi guadagna di più...e questo in cambio di cosa?
      Oppure c'è qualcuno che vuole pagare di meno? Ma già si paga poco.
      Oppure non va bene che il pagamento sia in base al reddito? Ma questo è quello che avviente anche con l'INPS e con gli altri istituti previdenziali.
      Sinceramente non capisco...ovvio che tutto è criticabile, ma questo sistema funziona (e molto meglio dell'INPS, fidatevi)
      Piuttosto valutate se le tutele alla maternità non sono sufficenti (questo si che è importante!) e si sollevi il problema in questi termini.

      Spiegate dov'è il problema del sistema: non basta criticarlo solo perchè impatta poco su chi guadagna tanto, perchè poi ovviamente non vi prendono sul serio (io per primo non lo farei).

      Elimina
    2. ciao Darkav, probabilmente hai ragione tu ma io da donna-architetto ragiono in modo diverso e non capisco perchè io che fatturo poco di indennizzo di maternità posso arrivare massimo a 4mila e rotti euro mentre chi fattura tanto può arrivare anche a 22mila euro di indennizzo. Sempre a fronte di un versamento di 85 euro, uguale per me e per quella che fattura 10 volte più di me.
      Tutto qua. Senza contare che probabilmente ha più bisogno una persona che ha basso fatturato e che se resta incinta col cavolo che poi riesce a recuperare le collaborazioni che aveva....questo ovviamente vale per chi non ha padri/madri architteti con lo studio, ma probabilmente queste avrebbero diritto ad indennizzi più alti perchè hanno fatturato di più rispetto ad un semplice architetto-collaboratore.

      Elimina
    3. Caro Darkav, molto semplice.

      Primo) Se il contributo alla maternità è fisso anche l'indennizzo dovrebbe essere fisso, stabilendo una minima soglia congrua.

      Secondo)Citando il Presidente di Inarcassa, la maternità è una (delle poche) condizioni da tutelare e per logica andrebbero tutelati i redditi più bassi.

      Terzo)Non è vero che il sistema Inarcassa (per quanto riguarda la maternità) funziona meglio di quello offerto dall'INPS (non gestione Separata)

      Quarto) l'espressione "sulla fiducia" non è contemplata come il disfattismo immobilista che proponi.

      Elimina
    4. Il mio non è "disfattismo immobilista", ma banalmente l'osservazione che TUTTI i sistemi di questo tipo -per principio- mantengono il reddito della madre. Citatemene uno che non funziona così (a parte quello che vorreste voi e che non esiste). Potete cercare anche all'estero.
      E il razionale di questo è dato dal fatto che avere un figlio non deve essere una penalizzazione economica rispetto alla situazione normale di lavoro, cioè deve essere mantenta una situazione di neutralità economica, almeno per quanto possibile.

      Detto questo, avete per caso notato che i contributi INARCASSA per la maternità sono ridicoli?(85 euro all'anno). E lo sono per tutti, sia che si fatturi tanto che si fatturi poco. Io li pago molto volentieri, e lo faccio anche se non ne usufruirò ovviamente mai e li pagavo volentieri anche quando fatturavo un quarto di quello che fatturo ora.
      Perchè modificare un sistema che funziona? Volete eliminare i contributi di maternità a chi fattura poco? In questo caso allora ditelo. Oppure volete fare pagare di più a chi prenderà di più? Allora estendiamo (per assurdo) il ragionamento: facciamo pagare solo le donne. Anzi, se poi non hanno figli, restituiamogli i contributi.
      Ovviamente il mio è un ragionamento paradossale che faccio per farvi capire che ci sono alcune cose che hanno un puro fine mutualistico e su cui non ha senso ragionare su quanto paga uno e paga l'altro.

      Piuttosto insistete sul meccanismo delle totalizzazioni, che crea delle barriere fittizie e nessuno alla fine sa esattamente come verranno contabilizzati i contributi, con il rischio di finire intrappolati in situazioni da cui non si può uscire.

      @chiara-kia: In parte hai ragione, ci vorrebbe un "minimo", su questo in effetti può avere senso avanzare una proposta. Questo sarebbe un modo sensato di tutelare i redditi più bassi.

      Elimina
  4. Giusto, Chiara, frulla anche ad Iva questo sistema al contrario. Stiamo preparando un testo da inviare alla Muratorio in cui sarà inserita anche questa questione, da inviare in massa.

    RispondiElimina