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mercoledì 16 maggio 2012

Il ruolo degli Ordini Professionali - Iva scrive a Freyrie

Ancora una volta, abbiamo deciso di replicare alle dichiarazioni degli ultimi giorni del Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti PPC, arch. Leopoldo Freyrie, che in una sua dichiarazione del 11 maggio (link) chiedeva al Governo la necessaria esclusione degli iscritti agli Ordini nelle previsioni del DDL per scongiurare la calamità che avrebbe investito gli studi di architettura e le giovani generazioni destinate a un futuro certo di disoccupazione. Il 14 maggio in un articolo/intervista su ItaliaOggi7 (link) dichiara che gli Ordini Professionali devono essere il referente per individuare e combattere le forme di sfruttamento e garantire il rispetto delle norme deontologiche. Siamo concordi con questa posizione, ma vorremmo vedere delle azioni concrete in questo senso e non solo dichiarazioni unilaterali.


Di seguito il testo della Lettera inviata da IvaSeiPartita che vi invitiamo ad inoltrare a:
direzione.cnappc@archiworldpec.it 
direzione.cnappc@archiworld.it 
E' importante che arrivino più mail possibili affinché L'Ordine professionale sia espressione di tutti i suoi iscritti!



Al Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti PPC
Architetto Leopoldo Freyrie
Via di Santa Maria dell’Anima,10   00186 Roma
Fax  06 6879520

Gentile Presidente,
Il suo comunicato dell’11 maggio dal titolo: “Lavoro: Partite iva, iscritti agli Albi siano esclusi da assunzioni indipendentemente dalle soglie di reddito” ci sembra quantomeno contraddittorio e inadeguato alla reale situazione della nostra professione.

Contraddittorio:

Perché nelle sue precedenti dichiarazioni evidenziava come il fenomeno delle finte partite iva fosse del tutto marginale nel campo dell’architettura.
Perché non sussiste nessun vincolo all’esercizio della professione e un rapporto di lavoro di tipo subordinato. La scelta di esercitare la professione come libero professionista deve essere lasciata al singolo e non imposta come unico modello possibile.
Perché il DDL non impedisce lo svolgimento di una “genuina” libera professione, ma può diventare uno strumento per incentivare l’emersione di forme illegittime e ripristinare un mercato del lavoro più equilibrato a tutti i livelli.


Inadeguato:

Perché gli effetti della crisi hanno solamente inasprito una condizione lavorativa già precaria e avvilente. Chiunque lavori in uno studio di architettura oggi sa benissimo di cosa parliamo: migliaia di laureati in architettura aprono partita iva per svolgere mansioni da dipendenti. L’iniziale accettabile gavetta si tramuta in una condizione permanente che non garantisce la crescita professionale.
Perché la tutela delle giovani generazioni di architetti non può passare per il mantenimento dello status quo, ma attraverso politiche di incentivazione e rivitalizzazione del nostro patrimonio culturale e tecnico, azione capaci di rendere i “giovani” vera parte attiva e non una categoria astratta da tutelare.

Pensiamo che la soluzione delle problematiche che investono la nostra professione debba avere uno sguardo più ampio e che possa essere rintracciata solamente con la cooperazione di tutti i soggetti. Pensiamo che la struttura “all’italiana” dei piccoli studi di architettura sia un modello che non funziona nel complesso scenario che la nostra professione è chiamata a dirimere. Un modello che va ripensato, come anche lei sottolineava, attraverso forme di associazione e  partecipazione, più ampie e flessibili, che uscendo dalla logica dello studio ristretto possano strutturare una rete tra diverse competenze e professionalità.

Anche in riferimento alle sue dichiarazioni del 14 maggio sulla testata ItaliaOggi7 ci sembra che il proliferare di iniziative come ArchLeaks e Groupon, seppur condannabili, siano il sintomo di una inadeguata azione degli Ordini sia per quanto riguarda la vigilanza del rispetto delle norme deontologiche, più volte abbiamo segnalato l’inefficacia e l’indolenza delle commissioni preposte, sia per quanto riguarda la mancata messa in atto di forme di promozione e tutela della professione.

Le nostre proposte per iniziare:

Un annuncio di lavoro per essere efficace deve essere chiaro, diretto e legale. Molto spesso sul web vengono pubblicati annunci “molto vaghi” che fanno perdere tempo e spesso, nascondono richieste illecite di collaborazioni gratuite.
Gli Ordini provinciali possono fare molto con l’utilizzo di poche risorse creando una scheda di compilazione unificata per la pubblicazione delle offerte di lavoro in cui siano indicate tutte le informazioni necessarie alla redazione di una corretta proposta di lavoro. Predisporre sui siti degli Ordini dei “contratti tipo” per le differenti tipologie lavorative in modo da fornire agli iscritti uno strumento efficace e serio per la contrattazione e la tutela della professione.
  
Snellire i tempi di risposta ai quesiti degli iscritti in modo da ristabilire una rapporto di fiducia e cooperazione con gli Ordini. Istituire uno sportello permanente e competente per orientarsi sulle nuove problematiche professionali; assicurazione obbligatoria, gestione fiscale e legislazione sul lavoro, formazione post-universitaria, acquisto software/strumenti di lavoro, accesso al credito e alle agevolazioni.

Rendere efficaci ed operative le commissioni deontologiche affinché le eventuali denunce di comportamenti scorretti deontologicamente non cadano nel vuoto, ma diventino uno stimolo per ristabilire i presupposti per un corretto svolgimento della professione.

Un cordiale saluto





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