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venerdì 29 giugno 2012

Riforma degli Ordini professionali

Come sappiamo entro il 13 agosto gli Ordini Professionali dovranno adeguarsi a quanto previsto dal Decreto legge n.138/2011 poi convertito in legge con l'evocativo nome "Salva Italia" ed approvata dal precedente Governo giusto un anno fa. 
In breve, gli ordini professionali dovranno adeguare i propri regolamenti sulla base delle seguenti disposizioni:

1) garantire il libero accesso alla professione, salvo l'obbligo dell'esame di stato dove previsto.
2) vigilare sull'obbligo della formazione continua del professionista, che se non svolta, costituisce un illecito disciplinare.
3) regolamentare e gestire il tirocinio.
4) vigilare sulla trasparenza del professionista in termini di incarico e compenso, anche in deroga alle tariffe professionali che rimangono come riferimento in caso di controversia giudiziaria.
5) predisporre convenzioni per l'obbligo di polizza assicurativa che il professionista deve stipulare per esercitare la professione.
6) predisporre commissioni deontologiche di livello territoriale estranee ai membri dei consigli degli ordini.
7) liberalizzare la possibilità per il professionista di pubblicizzare la propria attività con qualsiasi mezzo, secondo criteri di trasparenza e verità.
In questi mesi si è spesso messa in discussione l'utilità degli ordini, la necessità dell'esame di stato e del valore legale del titolo di studio, ma d'altro canto si è ampiamente lavorato per rafforzare l'area di azione e controllo degli ordini stessi (formazione obbligatoria, tirocinio, assicurazione ecc...). Tutto ciò ha prodotto un fitto carteggio e una serie di incontri tra il ministro Severino e i rappresentanti dei Consigli degli Ordini al fine di condividere gli indirizzi delle riforme dei nuovi ordinamenti. 
Molta concertazione, discussione, soddisfazione da entrambe le parti, se non che il 15 giugno, dal Ministero, salta fuori una bozza di DPR sulla "Riforma degli Ordinamenti professionali" che immediatamente viene disconosciuta e criticata da più parti (architetti e ingegneri).
I temi caldi sono:

1) UNA DEFINIZIONE:  il passaggio dalle "professioni intellettuali" alle "professioni regolamentate" obbligherà non solo gli iscritti agli Ordini, ma anche gli iscritti a qualsiasi registro o elenco tenuto da enti o amministrazioni pubbliche ad adeguarsi ai nuovi parametri.
2) IL TIROCINIO: diventa un ulteriore corso di studi con durata obbligatoria di 18 mesi, la possibilità di esercitarlo per soli 6 mesi nell'ultimo anno del corso di studi (previo accordo tra l'università e il Ministero), l'obbligo di frequentare un corso formativo post-laurea di 6 mesi e sostenere un esame finale con una commissione costituita da professori universitari e professionisti e finalmente sostenere il tanto agognato Esame di Stato entro i 5 anni dal conseguimento del tirocinio. LATI OSCURI: A cosa serve l'esame di stato se il tirocinio diviene un vero e proprio percorso professionale e teorico sotto l'egida del Ministero, delle Università e degli Ordini? Perché la necessità di un ulteriore passaggio? Perché al tirocinio non è riconosciuto un equo compenso? Si inibisce la possibilità di svolgere in concomitanza al tirocinio un lavoro presso qualsiasi ente pubblico e si limita in maniera generica la possibilità di svolgere un lavoro in ambito privato, riconoscendo al tirocinante (secondo il DL n.1 del 2011) un forfettario rimborso spese da concordare (con chi?) dopo i primi 6 mesi. Presupponendo che il tirocinante abbia un qualche potere contrattuale. Inoltre il tirocinio può essere svolto presso un professionista con almeno 5 anni di anzianità con un max di 3 tirocinanti alla volta senza meglio specificare quali qualifiche debba avere la struttura e lo studio che è tenuto a prestare così delicata funzione.
3) FORMAZIONE: Il Ministero, sentiti gli Ordini e i Collegi, emana un regolamento, entro un anno dall'approvazione del DPR, per definire i criteri e le modalità di svolgimento dei corsi per la formazione continua obbligatoria.
4) COMMISSIONI DEONTOLOGICHE: Le commissioni deontologiche territoriali da che dovevano essere composte da membri esterni ai Consigli degli Ordini saranno invece composte dai consiglieri eletti nelle liste e scelti dal presidente; resta almeno l'incompatibilità tra la carica di consigliere dell'Ordine e della commissione deontologica. Per le commissioni deontologiche nazionali, in maniera sorprendente, i membri sono costituiti dai primi dei non eletti al Consiglio, con buona pace dell'estraneità.
Una strana sensazione pervade gli animi e le teste. Da una parte la volontà di ridurre il peso degli Ordini filtrando ogni azione e scelta attraverso gli organi ministeriali riducendoli così a macchine amministrative piuttosto che decisionali e dall'altra l'infittirsi di un sistema ramificato   (Stato, Università, Ordini) e aleatorio che lascia pochissimo spazio al controllo del cittadino e del professionista. Ci si chiede, allora,  perché le funzioni non possano essere gestite a livello statale,  evitando ai professionisti l'obbligo dell'iscrizione e  l'illusione di un organo di rappresentanza che di fatto non  è. Sarebbe allora più opportuno istituire veri organi di promozione e tutela della professione a cui il professionista è libero di scegliere l'iscrizione oppure no, solo se ne condivide i principi e le linee di azione. Vogliamo chiamarli sindacati? associazioni? meta-sindacati?

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