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lunedì 2 luglio 2012

Fermiamo la svendita - con il Contratto!


Mercoledì 4 luglio siamo al Caffè Letterario di Roma (via Ostiense 95) dalle 18:00 per un seminario sul nuovo Contratto Collettivo degli Studi Professionali che per la prima volta prevede norme a tutela dei praticanti e giovani professionisti (per info, www.conilcontratto.it): un seminario aperto a cui siete tutti caldamente invitati a partecipare, e ora vi spieghiamo il perchè.


Un’eco infatti giunge fino a noi: che c’azzecca la partita iva con il Contratto?

Molti di noi non hanno infatti neanche mai sentito parlare di Contratto Collettivo. Siamo più o meno convinti che il mondo del lavoro sia una sorta di giungla in cui uno su mille ce la fa a spuntare condizioni contrattuali decenti, magari perché incredibilmente bravo (ma spesso non è condizione necessaria e sufficiente) o capace di vendersi e farsi valere. Per tutti gli altri, vige la legge del “prendere o lasciare, c’ho la fila dietro la porta”.


E in effetti è più o meno così che funziona per la grande maggioranza di noi: nessuna legge che stabilisca che, per esempio, non si può lavorare per meno di un certo compenso orario; o cosa accade in caso di gravidanza o malattia; o, semplicemente, che le fatture vanno pagate, pena il versamento dell’importo dovuto più gli interessi (in merito esiste una circolare europea in Italia applicata pochissimo).

Per i lavoratori dipendenti aspetti di questo tipo sono contenuti all’interno del Contratto Collettivo Nazionale, un accordo siglato fra le associazioni datoriali (cioè i datori di lavoro) da una parte, e le associazioni sindacali dei lavoratori, dall’altra. In esso le parti raggiungono un accordo su tutto quanto sarebbe troppo complesso definire per legge, come appunto le retribuzioni, gli orari di lavoro, la quantità di giorni di ferie etc. Siccome ogni settore ha le sue peculiarità, i Contratti Collettivi sono moltissimi, uno per ogni settore: da quello famoso dei metalmeccanici a quello del Commercio, e così via. I Contratti vengono inoltre aggiornati periodicamente, con una rimodulazione degli accordi (proprio perchè sono strumenti più agili rispetto alla legge).

Esiste un Contratto Collettivo anche per gli Studi Professionali. I suoi firmatari sono, per la parte datoriale, Confprofessioni (tra cui rientrano Inarsind e Federarchitetti) , Confedertecnica (di cui fanno parte ALA e Assoingegneri), e CIPA, mentre per i lavoratori sono la Filcams-CGIL, la Fisascat-CISL e UILTuCS-UIL.

La novità è che nell’ultimo Contratto è stato sottoscritto dalle parti un impegno a verbale in un certo senso rivoluzionario: è stato previsto, infatti, di predisporre un tavolo di studio del lavoro autonomo e atipico presso gli studi professionali, per presentare, allo scadere del prossimo rinnovo contrattuale, forme di regolamentazione anche per queste categorie, in termini sia di compenso che di welfare.

Tutto ciò è motivato dalla presa d’atto che queste forme di impiego sono diventate ormai prevalenti all’interno degli studi professionali italiani, mentre subivano una totale deregolamentazione e cresceva l’offerta di professionisti sul mercato.

Molte domande però rimangono in sospeso: chi rappresenta, al tavolo di contrattazione gli interessi dei lavoratori atipici e autonomi? Non si rischia, nella regolamentazione di queste forme di lavoro, l’istituzionalizzazione di quelle in elusione della legge (cioè le finte partite iva, per esempio)?

Proprio per dare una risposta a queste domande e per contribuire alla costruzione di un contratto migliore abbiamo raccolto l’invito della Filcams – CGIL a promuovere la campagna “Con il contratto”, con cui, attraverso il sito internet www.conilcontratto.it, vengono raccolti dati, testimonianze e suggerimenti dal mondo dei praticanti, delle partite iva e dei collaboratori a progetto. Un primo passo per fotografare il mondo dei lavoratori non dipendenti (cosa che già abbiamo fatto nel nostro piccolo attraverso il questionario) e allo stesso tempo esprimere le nostre istanze, chiedendoci se una rappresentanza è possibile, e, se sì, quali forme debba assumere.

Per chi pensa che il tema sia troppo astratto, ecco alcune delle misure oggetto di contrattazione:

-      la predisposizione di fondi per la formazione continua (obbligatoria per gli iscritti agli Ordini) per i lavoratori a progetto, le partite iva in monocommittenza, gli stagisti/praticanti;
- l’equiparazione del praticantato per l’accesso all’esercizio delle professioni ordinistiche al contratto di apprendistato (con i benefici in termini contrattuali e di compenso da esso derivanti);
-   l’istituzione di una Cassa per l’Assistenza Sanitaria Supplementare (C.A.Di.Prof.) a cui i datori di lavoro verseranno un contributo mensile di 14 euro, già prevista per i dipendenti (potrà essere estesa anche agli “atipici”?).

La giurisprudenza  riconosce come riferimento il Contratto Collettivo di settore anche quando il datore di lavoro e il lavoratore non aderiscono alle associazioni di categoria: questo contratto ci riguarda, ed è nostro interesse fare in modo che sia uno strumento equo e conosciuto dall’opinione pubblica, perché le regole che definisce diventino acquisite e applicate.

Inoltre, la riforma del lavoro stabilisce che i contratti a progetto dovranno trovare un riferimento per quanto riguarda la definizione del compenso nella contrattazione collettiva nazionale, mentre la riforma delle professioni, in corso di definizione, prevede per il tirocinio, un “rimborso spese forfettario concordato” (vedi post precedente): un passo indietro rispetto all’equo compenso che anche le associazioni datoriali avevano recepito come oggetto di contrattazione, un motivo in più per trovare altre forme di dialogo con le nostre controparti.


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