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lunedì 16 luglio 2012

L'Ordine che vorrei



Un lettore /architetto di Verona ci ha scritto per dirci la sua sulla prossima riforma degli Ordini, a cui, ricordiamo, dovrebbero provvedere gli Ordini stessi entro il 13 agosto, pena essere esautorati nel compito dal Ministero della Giustizia. 

Sono pochi gli Ordini che hanno iniziato un reale percorso di condivisione delle proposte con i propri iscritti. Ad entrare nel vivo del dibattito ci pensa Iva, pubblicando le vostre riflessioni per scatenarne altre, magari opposte o diverse, ma sempre ragionate. Sebbene le nostre Istituzioni molto premurosamente stanno pensando per noi che abbiamo tanti impegni, siamo ancora convinti che l'esercizio del pensiero sia una nobile attività, perchè il cervello, se non lo usi, si atrofizza.

Quindi, fate come il nostro amico di Verona: sollevate il capo dal vostro disegno autocad con 360 layer e gli osnap impazziti e prendetevi 5 minuti per pensare alla riforma che vorreste!



"- Ritengo che Architetto/Ingegnere è solo chi svolge la libera professione; non vi è altra forma per svolgere questa attività che per sua natura deve essere libera ed autonoma.
Senza nulla togliere a chi svolge un lavoro dipendente, va affermato con franchezza, che i problemi e le necessità degli Architetti professionisti non possono essere sentite proprie da chi svolge attività tecniche in forme diverse.
Riportare negli Ordini Professionali la centralità della Figura dell'Architetto/Ingegnere Libero Professionista è fondamentale per evitare le storture legate alla presenza di dipendenti pubblici e privati, e di docenti che svolgono sostanzialmente un altro lavoro.
Sono favorevole all'eliminazione di questi soggetti dall'elenco degli Ordini professionali che pertanto potranno esercitare solo negli enti di appartenenza.

- Un tema che ritengo debba far parte della Riforma delle Professioni è quello dei Rapporti tra Professionisti.
In teoria ci sono norme deontologiche, sui rapporti di correttezza tra colleghi, sul riconoscimento dei rispettivi apporti professionali, compresa la giusta ripartizione dei compensi che, se applicate, eviterebbero anomalie ed ambiguità purtroppo comuni nella prassi di Studi e Società di Progettazione.
Sto parlando, non solo delle False Partite Iva, presenti in numero cospicuo anche all'interno degli Ordini Professionali, ma dei rapporti di lavoro tra i colleghi in genere.
Il problema non riguarda solo questa massa di "giovani" Professionisti costretti a lavorare in forma parasubordinata senza nessuna tutela per compensi di mera sopravivenza.
Questi Studi producono squilibri nella libera concorrenza sfruttando mano d'opera a basso costo e facendo concorrenza sleale verso chi invece retribuisce equamente i suoi collaboratori.
Ci sono professionisti che, pur conservando la titolarità del progetto, il merito ed il compenso dell'opera sono in realtà intermediari che, in tutto o in parte, subappaltano il lavoro ad altri professionisti che spesso neppure compaiono come collaboratori.
Si tratta di una palese violazione della Deontologia Professionale ormai divenuta consuetudine.
Riconoscere i Falsi Liberi Professionisti, collaboratori parasubordinati degli studi e società è facile; infatti questi emettono fattura quasi esclusivamente ad un solo soggetto (il loro datore di lavoro).
Bisogna restituire dignità e tutele a questi soggetti obbligando i titolari degli studi e delle società ad assumere come dipendenti i collaboratori fissi o a costituire con loro società di professionisti dividendo non solo le responsabilità, il rischio e la fatica del lavoro, ma anche il merito ed i compensi.

- Fondamentale per la tutela dei Professionisti è la redazione obbligatoria in forma scritta dell'incarico professionale.
La proposta  è quella di rendere obbligatorio il deposito del Contratto scritto tra Professionista e Committente (ente pubblico, privato, società, altro professionista, ecc.) presso gli Ordini e, per i loro iscritti, anche presso i Sindacati che si porranno quali conciliatori in eventuali contenziosi.

Nel Contratto oltre all'oggetto, la tipologia del lavoro, la sua dimensione (mq di SUL), dovranno essere esplicitati anche gli altri professionisti che concorrono al progetto, chiarendo il loro ruolo e la percentuale del compenso spettante.
Il professionista che collabora dovrà allo stesso modo depositare il proprio contratto con il suo Committente (in questo caso altro professionista) nel quale esplicitare ruolo e compenso spettante.

- Altro vantaggio derivante dal deposito dei Contratti è quello di poter pubblicare annualmente una statistica sulla media dei costi di progettazione suddivisi per tipologia dell'opera.
Questa statistica fornirebbe un parametro facoltativo di riferimento per la redazione della Parcella (subentrando alla Tariffa ora abrogata).

- Sul Tema della Formazione Continua e permanente bisogna impedire che gli Ordini Professionali che validano i programmi dei corsi di Formazione possano realizzare e gestire direttamente o indirettamente i corsi stessi.

Si tratta di un evidente conflitto di interesse che gli Ordini minimizzano volutamente.
Il rischio evidente è che si inneschi il  business dei corsi a pagamento obbligatori che sarà ancora più gravoso se a gestirlo saranno gli Ordini professionali.

Nella Bozza di Riforma leggo nella definizione di "Formazione permanente continua" che per formazione si intende anche "l'apprendimento informale intrapreso nella vita per conseguire un aggiornamento delle conoscenze".

Credo che la risposta sia proprio questa.
Lo svolgimento della nostra attività comporta già di per se la necessità di aggiornarsi  per poter competere sul mercato.
Questo aggiornamento deve però rimanere nelle sue forme il più libero possibile senza che diventi un continuo salasso per corsi obbligatori di dubbia utilità.
Tutto ciò che già avviene di prassi nel nostra professione deve concorrere a maturare crediti formativi:
- acquisto di libri e riviste specialistiche;
- partecipazione ad incontri e convegni;
- visite a Fiere del settore;
- visite a cantieri ed edifici di rilievo;
- incontri formativi organizzati da  aziende del settore".

21 commenti:

  1. È la riforma che vorrei ma non sono sicuro che gli ordini siano interessati! Forse potrebbe essere utile fare una proposta da votare sul blog e poi formare delle liste di candidati per il rinnovo degli ordini che la presentino come proposta di programma per la loro elezione.

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    1. Gran Bella idea!
      Hai ragione alle prossime elezioni degli Ordini noi di IVA dobbiamo presentarci uniti con una lista in ogni città ed un programma come questo.

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  2. Natalia Guidi pres Inarsind Latina16 luglio 2012 22:22

    Quanto leggo. Contiene molti aspetti della riforma che ha proposto INARSIND, il sindacato degli ingegneri ed architetti liberi professionisti, che vi invito a leggere sul sito www.inarsind.org che verrã discussa nel prossimo congresso Nazionale.... Anche noi di Inarsind siamo disponibili a parlare, e già in passato abbiamo avuto modo di relazionarci con iva sei partita, in questo momento storico, abbiamo bisogno di essere uniti.....

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  3. Queste proposte hanno alcuni (grossi) difetti, pertanto verranno probabilmente ignorate:

    1) Sono ritaglaite per gli architetti e gli ingegneri edili mentre -almeno per gli ingegneri- l'ordine è comune con le altre tipologie di ingegnere. Quindi in gran parte le proposte sono semplicemente non applicabili.
    2) Sempre al di fuori del campo edile, gli iscritti all'ordine degli ingegneri dipendenti SONO LA MAGGIORANZA. Quindi non accetteranno mai una cosa del genere, accettatelo. Tra l'altro io sarei pure d'accordo con il principio di quanto scritto, ma si socntra con la realtà dei fatti.
    3) Il "deposito del contratto" (al sindacato, poi?) a che serve? Una cosa del genere non eiste da nessuna parte e sembra una specie di "tutela preventiva" che sicuramente penalizzerà i più piccoli. Un contratto è un contratto: se ci sono problemi con il contratto si va da un avvocato o dal sindacato, non glielo si consegna prima. Se volete tutele del genere, divetnate dipendenti e iscrivetevi alla CGIL.
    4) La legge sulla formazione obbligatoria è una stupidata: va abolita in toto perchè -essendo in Italia -o diventa un business (questa è una delle poche cose scritte giuste) oppure diventa una buffonata (come può essere considerato l'abbonamento ad una rivista "autoformazione"?)

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  4. L’obbligo di contratto scritto registrato è sacrosanto.
    Quello che alcuni sembrano ignorare è che il contratto per i professionisti con i loro clienti privati è spesso una "chimera"; in pochi, e non certo i più "piccoli", riescono a farselo firmare dai cliente.
    I più vanno avanti sulla parola trovandosi poi a lavoro finito o in stato avanzato a dover "mercanteggiare" al momento del pagamento.
    L'obbligo per legge di contratto scritto da depositare preventivamente impedirebbe a professionisti e clienti di fare i "furbi" e favorirebbe rapporti chiari improntati al reciproco rispetto.
    Ancor più l'obbligo del contratto aiuterebbe nei rapporti di collaborazioni tra professionisti perchè capita, come sanno bene quelli di IVA, che il tuo committente sia un collega che ti subappalta in tutto o in parte il lavoro alla faccia della Deontologia professionale.

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  5. Anch’io penso che la condizione di dipendente non sia compatibile con l’iscrizione agli ordini professionali.
    Tanto più che per lavorare come ingegnere o architetto dipendente pubblico o privato in molti casi non è neppure obbligatorio essere iscritto all'albo professionale.
    Forse la vera domanda è: perchè tanti dipendenti ci tengono a restare iscritti agli ordini professionali ed a occupare i consigli degli ordini come se si trattasse dell'istituto del "Dopo Lavoro"?
    Venendo ad altri temi della Riforma mi chiedo:
    Anche i dipendenti pubblici e privati dovranno maturare i crediti formativi per la formazione continua e permanente?
    Se così fosse, chi pagherà per la loro formazione (il dipendente iscritto all'ordine o il datore di lavoro)?
    L'Assicurazione professionale poi sarà obbligatoria anche per i dipendenti?
    Se così fosse chi la pagherà (il dipendente iscritto all'ordine o il datore di lavoro)?
    Queste domande fanno intuire che il legislatore scrivendo il Decreti sulla Riforma professionale non pensava che negli Ordini ci fossero tanti dipendenti ma solo liberi professionisti.

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  6. L'obbligo del preventivo scritto e' una cavolata, perche' ci sono fior di lavori che fanno gli ingegneri (in particolare elettronici ed informatici) dove non si ha un'idea nemmeno parziale della quantita' di lavoro che si prospetta. L'unico modo e' definire un costo orario e farsi pagare a consuntivo. Anzi, e' anche l'unico modo, quando ci si riesce, per non rimetterci con preventivi 'al ribasso'.
    Ben venga, come e' ora, il preventivo 'di massima' e solo orale.
    Sul resto, farei rientrare nella formazione continua anche le attivita' svolte professionalmente durante l'anno, almeno quelle piu' significative, magari facendo valutare all'Ordine l'accreditamento: c'e' chi ha molto lavoro che non puo' permettersi di interrompere l'attivita' per fare i 'fantomatici' corsi, quando il vero 'corso accreditante' e' proprio l'attivita' lavorativa!
    Sull'assicurazione obbligatoria, le compagnie stanno gia' iniziando a fare come gli avvoltoi: bisognerebbe fare in modo che le RC professionali siano solo quelle negoziate da inarcassa o dall'Ordine, onde evitare questo stillicidio di telefonate e di proposte anche di broker improvvisati. Meglio ancora sarebbe non mettere l'RC obbligatoria, lasciando a committente e ingegnere la liberta' di contrattare chi si accolla i rischi, tanto poi c'e' il Cod. Civile a definire le responsabilita' effettive...
    Morale: la vera riforma sarebbe di lasciare tutto cosi' com'e' ora, perche' e' l'unico modo di 'liberalizzare' il nostro lavoro, invece di sottoporlo a costi fissi ed adempimenti dubbi.

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  7. L'obbligo del preventivo scritto è una cavolata, perchè ci sono fior di lavori che fanno gli ingegneri (in particolare elettronici ed informatici) dove non si ha un'idea nemmeno parziale della quantità di lavoro che si prospetta. L'unico modo è definire un costo orario e farsi pagare a consuntivo. Anzi, è anche l'unico modo, quando ci si riesce, per non rimetterci con preventivi 'al ribasso'.
    Se proprio si deve, ben venga, come è ora, il preventivo 'di massima' e solo orale.
    Sul resto, farei rientrare nella formazione continua anche le attività svolte professionalmente durante l'anno, almeno quelle più significative, magari facendo valutare all'Ordine l'accreditamento: c'è chi ha molto lavoro che non può permettersi di interrompere l'attività per fare i 'fantomatici' corsi, quando secondo me il vero 'corso accreditante' è proprio l'attività lavorativa!

    Sull'assicurazione obbligatoria, le compagnie stanno già iniziando a fare come gli avvoltoi: bisognerebbe fare in modo che le RC professionali siano solo quelle negoziate da inarcassa o dall'Ordine, onde evitare questo stillicidio di telefonate e di proposte anche di broker improvvisati. Meglio ancora sarebbe non mettere l'RC obbligatoria, lasciando a committente e ingegnere la liberta' di contrattare chi si accolla i rischi, tanto poi c'è il Cod. Civile a definire le responsabilita' effettive...

    Morale: la vera riforma sarebbe di lasciare tutto così com'è ora, perchè è l'unico modo di 'liberalizzare' il nostro lavoro, invece di sottoporlo ad ulteriori costi fissi ed adempimenti dubbi.

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    1. Vorrei fare un'osservazione circa l'idea di riconoscere l'attività professionale svolta durante l'anno come formazione continua; pensiamo al caso di tutti quegli studi ove il titolare si avvale di partite IVA per redigere progetti di cui poi lui "si limita" a timbrarli e formarli ( ho usato le virgolette per evidenziare il fatto che comunque chi timbra e firma un progetto se ne assume in definitiva la responsabilità ); sta di fatto che la vera attività formativa la fa la partita iva subordinata, ma verrebbe riconosciuta al titolare dello studio. Non mi sembra personalmente corretto.

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    2. dobbiamo far capire che questo malcostume diffuso di subappaltare il lavoro a "ghostarchitect" (per similitudine al ghostwriter) è contro alla deontologia professionale che prevede che un architetto/ingegnere incaricato svolga il lavoro personalmente o nell'ambito della propria organizzazione (da intendersi dipendenti dello studio) non timbrando e firmando il lavoro fatto in tutto o in parte da altri colleghi magari senza neppure citarli.
      l'obbligo di contratto scritto anche in questo caso aiuterebbe a fare chiarezza.
      Ovviamente nel contratto sarà indicato l'oggetto della prestazione ed un preventivo di parcella che se modificato nel corso del lavoro comporterà un integrazione di contratto con nuovo preventivo di parcella.
      Questa prassi avviene normalmente per qualsiasi fornitore (lattoniere, falegname, idraulico, ecc.) prevendendo acconti e date certe di pagamento perciò perchè non deve essere valido anche per i professionisti?

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  8. @Anonimo
    Ma infatti la debolezza di questo blog è quello di considerare sempre un punto di vista parziale e che la libera professione sia fatta solo in un certo modo.
    L'obbligo del preventivo scritto è una stupidata se si parla di "riforma degli ordini" che -ricordo- oltre agli architetti include:
    - Ingegneri di N tipi
    - Giornalisti
    - Avvocati
    - Medici
    - Commercialisti

    Qua si confonde una parte per il tutto...

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  9. Questo è un sito che parla di architetti ed ingegneri, non di altre professioni.
    E'ovvio che Notai Medici, giornalisti, Farmacisti, ecc. hanno problemi e modalità di svolgimento della professione diversa dalla nostra.
    Ma visto che entro il 13 agosto 2012 ogni Ordine professionale dovrà (indipendentemente dagli altri) recepire la riforma della professioni dobbiamo capire se le scelte del Nostro Ordine (Architetti ed Ingegneri) sono coerenti e utili alla crescista e al sostegno della nostra professione.
    Se poi un ingegnere informatico o meccanico ha situazioni lavorative tanto diverse dagli ingenere edili (la maggiornaza) per loro si farà un ragionamento a parte.
    Personalmente non credo che istituzioni come il CUP (Comitato Unitario Professioni) abbiano senso perchè le professioni sono tra loro troppo diverse, perciò non facciamo confusione stiamo parlando solo di Architetti ed Ingegneri.

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  10. Non si puo' pero' pensare di appiattire tutto sugli ingegneri edili ed architetti parasubordinati in studi professionali, come fa questo sito.
    Sicuramente e' una realta' molto presente e che presenta distorsioni evidenti, ma l'Ordine (e la sua riforma) deve tener conto anche delle esigenze di chi, come gli ingegneri informatici ed elettronici, vive una realta' completamente differente.

    Per questo, se riforma deve essere, non si puo' fare imponendo specificita' anche agli altri settori solo perche' la maggioranza degli iscritti sono ingegneri edili! L'obbligo di assicurazione, l'eventuale obbligo di preventivo scritto, la formazione continua magari potendo scegliere solo fra corsi proposti dall'Ordine (e se guardo il mio, fa solo corsi per edili e civili) sono tutte cose che, applicate alla realta' ad esempio degli ingegneri informatici liberi professionisti, fanno scappare da ridere...

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    1. non sapevo che negli elenchi degli Ordini esistela categoria degli "ingegneri edili e architetti parasubordinati in studi professionali".
      Se la questione non ti interessa cambia blog.

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    2. Andrea, per gli ingegneri esistono (vedi D.P.R. 328/2001) tre settori, a loro volta divisi in categorie:

      - Civile e Ambientale (Ambientale-Civile-Edile-Geotecnica-Idraulica-Naturalistica-Sicurezza-Sismica-Strutturale-Trasporti)

      - Industriale (Acustica-Biomedica-Elettronica-Informatica-Telecomunicazioni)

      - dell'Informazione (Aerospaziale-Automazione-Autoveicolo-Biomedica-Chimica-Elettrica-Energetica-Gestionale-Industriale-Materiali-Meccanica-Meccatronica-Navale-Nucleare-Processi di produzione)

      A me sembra proprio che qua gli ingegneri non siano proprio rappresentati, se non per una categoria di un settore. E il resto?
      Allora sarebbe più onesto chiamare questo blog "Architetti e ingegneri EDILI in viaggio con Iva"...

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  11. @Antonio

    Allora, tu partli di "maggioranza" e "minoranza".
    Giusto per dimostrare quanto siete sulla luna, sono andato cercarmi le statistiche relative al rapporto tra liberi professionisti e dipendenti degli ordini degli ingegneri.
    Nel mio ordine so che la maggioranza sono dipendenti, però non ho il dato esatto, allra ho perso 5 minuti per cercare dei dati veri. Questi i primi che ho trovato, relativi all'
    ordine di Roma:
    - 20.500 iscritti (http://www.ording.roma.it/ordine/definizione.aspx)
    - 15.000 diependenti (http://www.ording.roma.it/professione/dipendenti.aspx)

    Il rapporto nel mio ordine è circa lo stesso...
    Bene, qua si propone l'accesso all'ordine solo a chi esercita la libera professione...ma mi sembra che siete (siamo, perchè anche io sono libero professionista :)) in minoranza (in pratica volete fare un colpo di stato :)).

    Questo blog potrebbe pure parlare per gli architetti, ma sicuramente non parla per gli ingegneri, dato che rappresenta una realtà molto parziale: fatevene una ragione e combattete le vostre battaglie di conseguenza.

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  12. Quante belle polemiche ma di proposte ne avete?
    Continuate a far finta di non sapere che per legge la riforma professionale (Obbligo di preventivo, eliminazione delle tariffe, formazione continua obbligatoria, tirocinio obbligatorio, assicurazione obbligatoria, nuovi organi di controllo, ecc.) ci verrà imposta comunque.
    Forse sarebbe meglio dire qualcosa sulle modalità con cui attuarla e proporla alle istituzioni come quelli di IVA tentano di fare.

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    1. Proposte? Certo.
      Una su tutte: l'eliminazione dell'iscrizione agli ordini professionali per l'esercizio delle attività, ovvero la completa liberalizzazione delle attività professionali. Gli ordini continuerebbero a esistere, ma a quel punto sarebbero OBBLIGATI (dal mercato e non dalla legge) a fornire servizi e garanzie VERE (non quello che succede ora).
      Eliminazione di tutti i lacci, come RCA, formazione, etc.
      L'unica cosa da mantenere sarebbero le casse degli ordini, ma solo perchè sono un po' meno ladre dell'INPS.
      Questo risolverebbe gran parte dei problemi, ma molto spesso si cercano garanzie di legge (per diventare come gli ingegneri delle generazioni passate) piuttosto che ammettere che il mercato blindato favorisce pochi a scapito di molti.

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    2. Sul Fatto che gli Ordini attualmente non ci rappresentino mi trovi in accordo ma non parlereri di Mercato Blindato visto che siamo già una moltitudine.
      Liberalizzare selvaggiamente non è una soluzione di questo passo eliminiamo l'esame di stato ed il valore legale della Laurea e poi tutti potranno fare i "professionisti".
      La giungla non mi sembra l'habitat ideale.
      Comunque le nostre posizioni sono ormai chiare perciò vorrei invitare a dire la proprio anche altri che seguono questo blog.

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  13. Questo post sta provocando proprio quello che volevamo: un dibattito - anche acceso - in cui l'obiettivo non è essere tutti d'accordo, ma capire quale contropartita ha ogni proposta messa in campo.
    Perchè il dibattito sia proficuo, però, vanno chiariti alcuni punti:

    - il preventivo scritto è GIA' obbligatorio da gennaio 2012 qualora il cliente lo richieda. In ogni caso, è GIA' obbligatorio, una volta ottenuto l'incarico, redigere una scrittura fra le parti. La legge, così com'è formulata, sembra però essere pensata a tutela del cliente, vista come parte debole della trattativa. Non si fa alcun cenno al caso specifico in cui il cliente sia la parte forte, come ad esempio nel caso di una banca o di un'impresa;
    - la formazione continua e permanente è GIA' obbligatoria di principio, e la legge delega alla riforma degli ordini la decisione sulle modalità di attuazione;
    - l'assicurazione sarà' obbligatoria a partire dal 13 agosto, per quanto la legge sia controversa, tant'è vero che l'ordine degli architetti l'ha interpretata nel senso che è obbligatoria da gennaio 2012.

    Sul dibattito abolire-gli-Ordini, anche questa è una proposta, che per esempio ha fatto propria l'Ordine degli Architetti di Firenze; vi invitiamo anche a leggere quest'articolo de La Voce, che già a suo tempo pubblicizzammo, che mette in luce quale sia il vero problema in nuce all'Ordine come istituzione: il conflitto d'interessi, ossia l'essere una magistratura pagata dai propri potenziali imputati http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002810.html

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  14. Non so se avete letto la circolare del Consiglio Nazionale degli Architetti riguardo all’obbligo di assicurazione.
    La trovate qui:
    http://www.ordinearchitetti.pg.it/wp-content/uploads/2012/07/prot.-528-CNA.pdf

    Il CNA inventandosi la tipologia dei “professionisti in regime di collaborazione con uno studio in via continuativa” dice che questi non devono avere polizza assicurativa ma semplicemente possono essere inseriti nella polizza del titolare dello studio.
    Ebbene non so voi, ma lo trovo oltre che schizofrenico (visto che a detta del Presidente del CNA noi siamo un fenomeno irrilevante, 2% degli iscritti) anche uno scarica barile di responsabilità.

    Infatti, il titolate del mio studio non ha nessuna intezione di estendere la polizza anche a noi collaboratori perché questo comporta a dir suo un aumento del premio.
    Per cui all’assicuzione ha dichiarato di non avere collaboratori fissi (tanto abbiamo tutti partita iva e siamo autonomi).
    Ecco le ridicole soluzioni del CNA.
    Scusate lo sfogo

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