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mercoledì 25 luglio 2012

Un Ordine nuovo, non un Nuovo Ordine





Siamo felici di ospitare il contributo di un altro lettore, ingegnere elettronico, sul tema della riforma degli Ordini. Ci piace che Iva diventi uno spazio in cui discutere del nostro lavoro: non perchè si è tutti d'accordo, ma perchè si vuole partecipare, con un contributo ragionato e costruttivo, a definire il proprio futuro.

L'obiettivo infatti è quello di sviscerare i problemi da diversi punti di vista - liberi professionisti veri e finti, ingegneri, architetti, dipendenti etc - per ragionare su quale riforma dell'Ordine può davvero correggere le storture che attualmente esistono.

Vi chiediamo di essere parte attiva in questo processo: non siamo spettatori di un'arena col solo compito di alzare o abbassare il pollice. Per il semplice motivo che non siamo spettatori.


Un Ordine nuovo, non un Nuovo Ordine

Sollecitato dall'articolo "L'Ordine che Vorrei" del collega architetto di Verona, provo a contribuire a mia volta. Per illustrare il contesto da cui hanno avuto origine queste riflessioni, mi presento brevemente: ingegnere elettronico V.O. abbondantemente oltre la quarantina, passato alla libera professione nel 2007 (la scelta dei tempi non ha facilitato le cose) dopo un paio di esperienze come dipendente tradizionale. Mi occupo della progettazione e realizzazione di sistemi informativi.

La principale differenza che osservo rispetto al collega architetto sta nel fatto che nel mio campo "la firma" non ha praticamente alcun valore, perché non esiste alcuna norma che impedisca a chicchessia di occuparsi di sistemi informativi, a parte camei come la norma sull'installazione di terminali [1].

Non intendo scrivere della necessità o meno di introdurre riserve del genere nel mio campo, nè dell'eventuale abolizione degli Ordini stessi, quanto piuttosto concentrarmi sulla Riforma da attuare a breve nel quadro di quanto disposto dal Governo e su cosa gli Ordini possono fare nel recepirla.

Per quanto riguarda l'assicurazione obbligatoria, mi pare che gli Ordini servirebbero al meglio i propri iscritti concordando con diverse Assicurazioni polizze standard per le varie Sezioni (Nucleare, Aerospaziale e Navale difficilmente avranno condizioni uguali) che andrebbero a costituire un panorama di riferimento per l'iscritto, fatto salvo il diritto di quest'ultimo di rivolgersi a chi preferisce. In tale scenario gli Ordini dovrebbero essere in grado di dare alle polizze una forma appropriata alle professioni (quando sono andato a parlare con un agente, mi sono visto proporre una polizza per capo cantiere), offrendo alle Assicurazioni un bacino d'utenza rispondente e se l'accordo comprendesse a fronte di tale servizio una provvigione a polizza per l'Ordine non mi scandalizzerei purché fosse trasparente. Tra parentesi, può darsi che l'assicurazione obbligatoria da esibire al cliente scoraggi quei dipendenti che si iscrivono per firmare un progettino ogni tanto. 

Trovo la proposta  di deposito obbligatorio dei contratti un'iniziativa assolutamente innovativa e condivisibile, soprattutto se coniugata alla PEC altrettanto obbligatoria. Tale deposito consentirebbe agli Ordini di fornire (in forma aggregata, senza violazioni di riservatezza) ai propri iscritti dati suscettibili di esame tramite strumenti di Business Intelligence ovvero atti a rispondere sia alla domanda del principiante "quanto mi faccio pagare ?" che a quella del professionista affermato "quale settore tira ?". Anche in questo caso, se l'Ordine prevedesse una tariffa per l'accesso a questi dati da parte degli iscritti non mi scandalizzerei visto che mandare avanti una cosa del genere richiede risorse, mentre vorrei paletti tutti da discutere per la rivendita degli stessi a terzi.

Per i rapporti tra professionisti, vedo nelle parole del collega architetto il riflesso di storture che non vivo di persona, ovvero le finte collaborazioni a partita IVA presso gli studi. Da profano, mi sembra che, invece di codificare tale mala pratica riconoscendo al collaboratore una condizione di subordinato, vada favorito l'approccio deontologicamente corretto, ovvero la società tra professionisti laddove un incarico alla luce del sole non basti, sanzionando in modo esemplare gli abusi. Trattandosi di una mancanza tutta interna all'Ordine, è su di esso che va puntato il dito: occorre denunciare gli abusi e votare delegati il cui programma punti a colpire tale stortura.

Non che le storture manchino nel mio ramo, si badi bene: i committenti sono di
regola aziende, i progetti sono di mesi se non di anni e il committente mal tollera che il professionista non sia al 100% a sua disposizione, temendo che ciò allunghi i tempi di realizzazione.

L'esistenza dei co.co.pro, tra l'altro, ha introdotto una tipologia di simil professionisti che possono sembrare strutturalmente più adatti a quei bisogni in campo ICT che non sono meglio soddisfatti da altre imprese ...  a chi non ha
mai dovuto scrivere un programma funzionante. Non posso parlare per altri campi, ma nell'ambito ICT la competenza fa ancora una differenza tale da eclissare ogni altra considerazione, e il problema è il primo contratto.

Ne segue una domanda a cui non ho risposta: in che modo possono gli Ordini far emergere, almeno laddove è più significativa, questa peculiarità che meglio di tante altre giustifica l'esistenza delle professioni e degli Ordini stessi ?

Immagino che la regolamentazione della pubblicità sarà soprattutto volta ed evitare che vengano intaccate posizioni acquisite ... pia illusione in un mercato che si contrae. Come veicolare la nozione che per certi lavori ci vuole un professionista anche se non ci sono i carabinieri ad imporlo ?

Passando ad altro, a mio modesto parere, il superamento dell'Esame di Stato e
il regolare pagamento delle quote devono essere sufficienti per l'iscrizione all'Ordine di chicchessia, dipendente, libero professionista o disoccupato.

Concordo che gli Ordini non farebbero un favore ai propri iscritti proponendosi come erogatori della formazione obbligatoria, sia per l'evidente conflitto d'interessi sia per le diseconomicità che ne deriverebbero: non potendo pretendere che un professionista ICT raggiunga la propria quota pagando un corso sulla sicurezza in cantiere, l'Ordine dovrebbe offrire un ventaglio di corsi inopinatamente ampio. D'altro canto, gli Ordini potrebbero utilmente proporre corsi sulla professione stessa, sulla deontologia, sulla costituzione di studi associati e società: al principio un corso di avviamento mi avrebbe fatto comodo, così come ora corsi o anche solo seminari su come espandere i propri orizzonti (evitando per cortesia la fuffa che viene rifilata alle grandi aziende) sarebbero altrettanto benvenuti adesso.

Piuttosto, mi sembrerebbe appropriato richiedere agli iscritti il superamento ogni due o tre anni dello stesso Esame di Stato richiesto per i nuovi iscritti, con ciò certificando la formazione implicitamente svolta svolgendo l'attività professionale. All'obiezione che sento spesso, "per questa cifra lo saprei fare anche io", si potrebbe quindi serenamente rispondere "il prossimo esame è a Giugno, ci vediamo là".

Perché non bisognda dimenticare che, in ultima analisi, il motivo per cui ci si affida a un professionista risiede semplicemente nel fatto che possiede competenze che per l'acquirente sarebbe antieconomico procurarsi da sé.

Note:
[1] http://www.governo.it/governo/provvedimenti/testo_int.asp?d=60477

11 commenti:

  1. ...superamento ogni due o tre anni dello stesso Esame di Stato richiesto per i nuovi iscritti...

    Si, guarda, a questo punto inviterei lo Stato a rendere obbligatorio rifare l'esame della patente ogni sei mesi, magari cosi' si salverebbe qualche vita in piu'...

    Parliamo seriamente: l'aumento degli 'obblighi' non fa altro che allontanare dalla professione sempre piu' gente: proprio fra gli elettronici e gli informatici, dove, come dici, non vigono 'riserve', nelle aziende dove lavoro ho dei 'concorrenti sleali', informatici anche autodidatti, ma con un curriculum da invidiare (altro che formazione continua...), che non hanno tutti gli obblighi ai quali vorreste sottopormi, a partire dall'assicurazione obbligatoria, passando per il 'deposito del contratto' (follia pura: e chi lavora a consuntivo?), arrivando alla 'formazione continua'.

    Spero solo che se proprio deve passare, questa sciagurata riforma degli ordini non faccia tutti i danni che le vorreste far fare, perche' a leggere certe cose c'e' da togliersi dall'Ordine e aprire p.iva come sviluppatore software...

    Un altro ingegnere elettronico libero professionista.

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    1. Non è insolito che nel ramo ICT ci siano certificazioni che richiedono di rifare l'esame, e sebbene anche sulle certificazioni possa esserci da ridire, e con tutti i distinguo del caso ai miei occhi la cosa ha un suo senso.

      Per le professioni liberali tradizionali, diciamo medico o avvocato, il cliente ha abbastanza chiaro quando gli occorre rivolgersi a un professionista. Ciò non toglie che i medici una frangia di "concorrenti sleali" li abbiano (per gli avvocati non mi risulta).

      Come fa il cliente ad aver chiara la differenza tra te ed un "concorrente sleale" prima di scegliere a chi rivolgersi ?

      Questa domanda è dirimente nello stabilire se la nostra è una professione, tanto dirimente che per i colleghi civili e architetti ci sono creati delle riserve di legge per distinguersi a vicenda e dai geometri, il che mi fa pensare che la natura dell'attività non fosse sufficiente.

      Può darsi che le attività ICT nei fatti siano ancora più distante dalla definizione di professione, al punto da rendere vano qualsiasi tentativo di farcele rientrare. Dispiace perché come le professioni richiedono un grande investimento iniziale e un continuo aggiornamento, e se non si riesce a trovare una forma per renumerarli inevitabilmente anche chi potrebbe ben riuscire finirà per rivolgersi ad altre attività.

      Il deposito del contratto è a fini statistici, le forme si trovano (tipo=consuntivo, tariffa=50, udm=ora, stimate=240, effettive=720) e basta prevedere la categoria "Altro - specificare" per i casi residui.

      La domanda rimane: in che cosa appartenere all'Ordine dovrebbe farti scegliere preferendoti ai "concorrenti sleali" ?

      La mia risposta è: supero ogni due o tre anni esami difficili. Non pretendo che sia un toccasana, non so se funzioni.

      Ci sono sempre i carabinieri, volendo.

      L'autore.

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    2. La domanda rimane: in che cosa appartenere all'Ordine dovrebbe farti scegliere preferendoti ai "concorrenti sleali" ?

      La mia risposta e': il mio curriculum, i lavori fatti, la carriera che sto accumulando, e il nome che mi sono fatto nel mio settore (e che non mi sta lasciando certamente senza lavoro, nonostante la crisi).
      Per chi il curriculum se lo deve fare ed e' all'inizio, allora ben vengano corsi accreditati ufficialmente dall'Ordine (e non costose certificazioni private di questa o quell'azienda privata).

      In subordine, e risolverebbe il problema alla radice, battersi per ottenere le sacrosante 'riserve' di cui sopra, come per tutte le altre attivita' ordinistiche 'protette' (e non si capisce proprio perche' nell'ICT non ci debbano essere siffatte 'riserve').

      Tornare a fare l'esame di Stato ogni tre anni, per dimostrare (a chi poi?) che sono ancora in grado di fare il mio lavoro, magari affrontando speciose prove d'esame distanti anni luce da quello che il mercato mi chiede (come e' stato l'80% dei corsi che ho seguito, tanti anni fa, all'universita', ma questa e' un'altra storia...), beh, si commenta da se'.

      Scusa, ma su questa cosa non la penso come te.

      Sempre lo stesso ing. elettronico libero professionista di prima.

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    3. "Spero solo che se proprio deve passare, questa sciagurata riforma degli ordini non faccia tutti i danni che le vorreste far fare"

      Sapevamo che la proposta di un esame di stato periodico avrebbe suscitato proteste. Ciononostante, in democrazia, ciascuno è libero di dire quello che vuole, se lo argomenta in modo civile e ragionato. Come amministratori del blog, non censuriamo nulla di quello che ci arriva per essere pubblicato, purchè risponda a questi due requisiti, anche quando non è la nostra posizione. E' un blog, non il bollettino della Santa Sede.

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    4. Sono lieto dell’apertura di questo nuovo blog, così le istanze di ingegnere appartenenti ad altre categorie (non edili) possano trovare il loro spazio per esprimersi.
      Non di meno quanto ho letto mi convince ancor più che, non solo tutte le professioni (notai, medici, farmacisti, architetti ed ingegneri) hanno problemi e modalità tanto diversi da non poter essere risolte in una riforma omnicomprensiva ma lo stesso vale anche per le diverse categorie degli Ordini.
      Mi sembra di capire che il problema principale per gli ingegneri elettronici sia che nei fatti per esercitare la vostra professione non ci sia affatto bisogno di iscrizione all’ordine, ne di laurea e il superamento dell’esame di stato.
      In pratica subite la concorrenza immagino di semplici periti.
      L’appartenenza ad un ordine professionale non vi garantisce alcuna esclusività sulla vostra attività lavorativa.
      Una cosa simile esiste, ma in modo molto limitato, anche per architetti ed ingegneri edili rispetto ai geometri, ma fortuna esistono per legge limitazioni all’attività di geometra che ne riducono il campo di azione.
      Se l’iscrizione agli ordini professionali (che richiede laurea e abilitazione) ha un senso, personalmente mi sembrerebbe giusto che ci siano per legge precisi limiti per esercitare anche una attività lavorativa come la vostra.
      Non voglio però addentrarmi oltre, perché io sono un architetto e penso che solo voi del settore possiate trovare soluzioni a problemi tanto peculiari.
      Per architetti ed ingegneri edili propongo invece di proseguire la discussione sul Blog “L’Ordine che Vorrei”

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    5. Sì Antonio, quello che questa discussione sta facendo emergere è infatti come le professioni e le istanze ad esse correlate siano incredibilmente varie, a volte anche all'interno dello stesso Ordine, come accade per gli ingegneri. Alcune proposte potrebbero andare bene per tutti, altre farebbero bene ad alcuni e un danno ad altri...se vogliamo avere un'idea di quale Ordine vorremmo dobbiamo fare in modo che queste contraddizioni escano fuori. Grazie per tutti i vostri contributi!

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    6. In particolare, quello che il nostro lettore/autore faceva emergere nel suo post, e cioè che il problema delle finte collaborazioni autonome dovrebbe essere risolto in seno alle regole deontologiche degli Ordini - cosa che spesso ci viene obbiettata - può essere vero per alcune professioni, ma non per architetti e ingegneri edili, che spesso sono gli uni i datori di lavoro degli altri, e viceversa...in questi casi l'Ordine dovrebbe garantire tutela anche a professionisti iscritti a un Ordini diverso, o punire gli iscritti di un altro Ordine contro i suoi iscritti (cosa altamente improbabile). Noi crediamo che la finta collaborazione autonoma è una violazione della legge dello Stato, prima che della deontologia, quindi è la legge dello Stato che si deve fare carico di arginarla, trovando un modo sensato di frenare questo fenomeno. L'azione degli Ordini può essere complementare, ma non basta.

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    7. Io non sono d'accordo: non firmo quasi niente, ma lavoro a tempo pieno in uno studio, e ho fatto un calcolo spannometrico che:
      Ordine + Inarcassa + Commercialista + Formazione + Assicurazione professionale si porterebbero via circa la metà del mio reddito annuo, forse addirittura di più.
      Cosa devo fare? L'affitto di casa e le bollette me le paga l'ordine?!?
      E poi alla faccia della "libera" professione: obbligatorio iscriversi all'ordine, obbligatoria l'assicurazione, obbligatoria la formazione, obbligatoria la PEC... cosa rimane di "libero"?!?

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    8. Sono d'accordo con te, Anonimo: con queste proposte si uccide la professione, aggiungendo costi fissi come se piovesse, costi fissi che le professioni non regolamentate non hanno.

      Poi, chi ha il potere contrattuale di girare questi costi fissi sul committente, allora si salva (a spese, ovviamente, del cliente), mentre la maggior parte, ovvero tutti noi, piccoli professionisti, saremo costretti a soccombere o, peggio, aggregarci in societa' di ingegneria dove verremo vessati dai soci 'forti' (anche di capitale!).

      A me sembra, anche considerando l'introduzione paventata del tirocinio obbligatorio anche per gli ingegneri, una manovra protezionistica per far in modo che sempre meno gente acceda alla libera professione ('libera' in che senso poi, visto tutti gli obblighi a cui ci vorranno far sottostare...): la domanda e' CUI PRODEST? Ce lo chiede l'Europa, penso, visto che va di moda dirlo...
      Ma l'Europa non ci chiedeva di liberalizzare l'ingresso alla professione, in modo che, aumentando l'offerta, si riducessero i costi per i committenti? Invece succederà proprio il contrario!

      Questa riforma, questi obblighi, la folle idea della formazione continua permanente che porta al delirio di chi propone di voler far rifare l'esame di stato periodicamente (spero solo sia stata una provocazione...), sono assolutamente da combattere con tutte le nostre forze. Per sopravvivere. Per non sparire.

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    9. Anche un "concorrente sleale" non iscritto all'Ordine può avere un ottimo curriculum, un valido portfolio, una carriera stellare, e un buon nome.

      Alcuni obblighi sono già di legge e agli Ordini resta solo da scegliere come declinarli: assicurazione obbligatoria, preventivo su richiesta, formazione continua.

      L'autore
      I concorrenti con cui un professionista ICT deve confrontarsi sono aziende, più costose ma tenute al risultato, e co.co.pro, economici parasubordinati.

      Perché un cliente dovrebbe rivolgersi a un professionista piuttosto che a un'azienda o un co.co.pro ?

      Non sembra realistico che venga e breve introdotta una riserva di legge per il campo ICT, e tremo al pensiero di cosa i nostri legislatori potrebbero partorire visti i precedenti, quindi in cosa si vuole far consistere il vantaggio competitivo da conseguire iscrivendosi all'Ordine ? Il residuo prestigio del titolo ? I contributi Inarcassa più bassi ? Non tira una bella aria da quelle parti e Inarcassa ha un disperato bisogno di giovani professionisti, lo sconto che gli pratica non nasce dal buon cuore.

      Se nell'iscriversi all'Ordine non si intende conseguire alcun vantaggio, perché iscriversi ?

      Mi viene da pensare che la condizione di libero professionista, nel senso che risponde della prestazione solo al cliente e non è subordinato agli interessi di un padrone terzo per quanto riguarda costi, tempi e metodi, trovi uno sbocco meno naturale nelle attività tecniche di quanto accada per medici ed avvocati: se venisse abolita la riserva di legge i colleghi civili ed architetti sarebbero nelle stesse condizioni dei professionisti ICT ? Dopo tutto, ragiona il cliente profano, oggi fanno tutto i programmi non bisogna mica più risolvere delle equazioni.

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    10. Scherzi?
      I contributi Inarcassa a tendere diventeranno la metà di quanto aumenteranno i contributi alla gestione separata INPS. E l'INPS non pagherà di più di Inarcassa.
      Iscriversi all'ordine conviene, eccome, per l'aspetto previdenziale.
      Piuttosto quel 15% che ti chiederebbe l'INPS conviene metterlo in una pensione privata.

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