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giovedì 30 agosto 2012

A Caracas un Leone tutto d'Oro da Venezia

Al ritorno dalla pausa agostana e in attesa dell'autunno caldo con la riforma degli Ordini e Inarcassa, che riguarderanno tutti noi, vogliamo parlarvi di quello che succede nell'ambito più prettamente disciplinare. 

Come sapete è in corso a Venezia la 13° edizione della Mostra Internazionale di Architettura curata da David Chipperfield che ha scelto Common Ground come titolo della manifestazione, una mostra che, come ci racconta Paolo Baratta Presidente della Biennale "dovrebbe offrire al pubblico la possibilità di guardare dentro l’architettura, rendersela familiare e scoprire che ad essa si può chiedere qualcosa, che il diverso è possibile, che non siamo condannati alla mediocrità". 
Lo stesso curatore chiarisce di aver scelto il tema del "terreno comune" delle assonanze più che delle dissonanze, della partecipazione piuttosto che dell'individualità per "stimolare i colleghi a reagire alle prevalenti tendenze professionali e culturali del nostro tempo che tanto risalto danno alle azioni individuali e isolate. Ho voluto incoraggiarli a dimostrare, invece, l’importanza dell’influenza e della continuità dell’impegno culturale".

Fin qui tutto regolare: è infatti di pubblico dominio che l'architettura stia vivendo, dopo il crollo delle certezze del moderno e il canto del cigno delle archistar (forse), una fase di ripensamento e messa in discussione del proprio ruolo sociale all'interno della comunità, nonché una presa di coscienza della propria influenza sulle dinamiche economiche. Per questo molti dei progetti della Biennale sono affidati a gruppi di architetti piuttosto che a singoli.

Quello che ci chiediamo però è se il pericolo non sia quello di strumentalizzare il terreno comune per far emergere ancora una volta le personalità individuali, raggruppate che siano, e strumentalizzare delle realtà e dinamiche sociali che meriterebbero un'analisi critica maggiormente severa ...

Lo spunto per questa riflessione è l'attribuzione del Leone d'Oro al gruppo Urban Think-Tank che ha portato alla Biennale il caso della Torre David di Caracas, un edificio in costruzione abbandonato e poi occupato dagli abitanti senza alloggio della città. 

La costruzione della torre alta 45 piani viene interrotta nel 1993 con la morte del magnate che ne aveva avviato il progetto: una svettante torre di uffici  con tanto di eliporto sul tetto come stendardo al potere finanziario. 
L'anno dopo il Governo acquisisce l'immobile, ma non completa la costruzione e questo pezzo di archeologia finanziaria viene occupato e abitato da alcuni anni da persone che a causa della crisi finanziaria, l'innalzamento dei prezzi degli alloggi e la scarsità degli stipendi non possono permettersi altro. 

Cosa fanno allora gli Urban Think-Tank per meritarsi il premio? 
Semplice, portano alla Biennale la straordinaria forza collettiva e autocostruttiva delle persone che hanno cominciato ad abitare la torre cercando di ricostruire una comunità spontanea e autoregolamentata. E cosa fanno alla Biennale? 

Ricostruiscono lo spaccio interno dello slum trasformandolo in un bar ristorante dove al prezzo di 6,5€ a panino si può rivivere l'esperienza della Torre David, vivere l'esperienza di stare in un edificio senza finestre, nè muri, senza ascensore, impianti efficienti, verde, strutture di sicurezza. 
Un luogo simbolo della pericolosità e della spietatezza del sistema finanziario che lascia abitare i propri relitti per tenere a freno le pressioni dal basso di chi una casa, una piazza, un ristorante e una scuola la vorrebbe davvero, ma piuttosto che esigerla come diritto se ne autocostruisce un feticcio fin tanto ciò gli è permesso. 
Il dubbio è che la Torre David sia il simbolo di un vuoto istituzionale e sociale piuttosto che della fantasia ed inventiva dell'animo umano e che rivivere l'esperienza di un buffet alla "Caracas" all'Arsenale di Venezia sia ben poca cosa di fronte alla responsabilità e alle istanze a cui gli architetti sono chiamati a rispondere.
Vivere in uno slum è altra cosa che mangiarci un panino passeggiando tra le calli veneziane. Ancora una volta tutto ciò ci appare come un operazione post-modernista imbevuta di tutta la forza massmediatica contemporanea,   dove ogni cosa può stare accanto all'altra cambiando il senso dell'una e dell'altra e trasformando la realtà in un'esperienza continua che cancella la precedente.
Non è sicuramente un'idea innovatrice quella degli UrbanThink-Tank, e se citando Piano “L’ idea di un architetto non è mai solo formale. Deve essere al tempo stesso sociale, scientifica e poetica”, per favore, torniamo alle idee.
Qualcuno potrebbe obiettare che in ogni caso questo sia un modo per parlare di un tema altrimenti sottaciuto, ma già nel marzo del 2011 il NYT (il video qui) aveva dedicato alla Torre David alcuni articoli con una prospettiva sicuramente più oggettiva. Il Leone d'Oro ci sembra davvero troppo.

mercoledì 8 agosto 2012

Medici a Partita Iva

A volte lavora 24 ore consecutive senza riposarne altrettante, deve essere reperibile nelle ore notturne e in media lavora per 55-60 ore settimanali senza orari prestabiliti. Non ha ferie pagate, né tantomeno gli vengono riconosciuti i giorni di malattia, segna ogni giorno le sue ore di lavoro su un foglio in bianco intestato a nessuno. Vi chiediamo: chi è che sarebbe disposto a lavorare a queste condizioni?

Kunta Kinte 1750 in Virginia!

Risposta sbagliata


Un medico professionista 2012 in Italia!

Amara ironia è quella che ci suggerisce un nostro utente del blog e che vogliamo riportare non tanto per un compiaciuto vittimismo, ma per sottolineare come il problema emerso dalle pagine di Iva Sei Partita raccolga una variegato panorama di professioni e lavoratori.

Le professioni mediche stanno subendo al pari di altre un depauperamento del loro valore sociale e civile, e noi stiamo lasciando che la cosa passi sotto i tagli “inevitabili” al sistema sanitario per buona pace di tutti.  L’uso della Finta Partita Iva viene, già da tempo, utilizzato nel sistema delle strutture sanitarie accreditate dallo Stato chiudendo un occhio, a volte due, sulle condizioni di medici e infermieri che lavorano come finti liberi professionisti ad ora o, in alcuni casi, a numero di visite.

Un’altra testimonianza ci racconta che molti medici vengono pagati a cottimo, 20€ per visita, e che per fare “giornata” il medico è costretto a fare una media di 15 visite al giorno con una media di 30 minuti ognuna. Ritmi serrati, polli da batteria, se rallenti sei fuori.  

Anche in questo caso gli Ordini professionali non sembrano prendersi la briga di far rispettare le norme deontologiche, ma piuttosto si preoccupano, come ha fatto l’Ordine di Roma in un comunicato del 1° agosto, di esprimere la propria contrarietà al DL sulla spending review che, nella sua bozza iniziale, prevedeva l’obbligo per il medico di indicare esclusivamente il principio attivo e non il nome “griffato” del farmaco.  

In quel caso la cura della salute del paziente e la sua sicurezza sono saltate all’attenzione pubblica. Farmaindustria ha paventato la perdita di 15mila posti di lavoro e il rischio gravissimo per la salute del cittadino è, come sappiamo, rientrato. Non si ritiene invece che il cittadino rischi la salute quando a curarlo è chi vive nell'assenza totale di diritti, dovendo rinunciare al riposo dopo turni massacranti, perchè comunque reperibile. Paradossi Italici.

Come è paradossale che la generazione dei 30/45 anni, quella dei “saranno famosi” sia di colpo divenuta la generazione “perduta”  rappresentando però, come sottolinea IreneTinagli in questo articolo, la metà della forza lavoro del Paese. Siamo tredici milioni e l’etichetta di perduti ci va proprio stretta!

sabato 4 agosto 2012

Riforma degli Ordini professionali

Ieri è stato approvato in Consiglio dei Ministri il testo che regolamenterà la Riforma degli Ordini Professionali e al quale i Consigli Nazionali dovranno riferirsi per emanare entro un anno le nuove norme. In questi mesi c'è stato un fitto carteggio e una prima bozza del Ministro Severino (vedi post del 29 giugno) che ha suscitato critiche da più parti. Vediamo nel dettaglio le novità rispetto alla bozza precedente, ricordando che il testo non è ancora legge:


1) Le nuove norme riguarderanno solo gli iscritti agli ordini professionali e non gli iscritti alle professioni regolamentate come era stato previsto nella bozza. C'è da chiedersi se professioni non ordinistiche come consulenti fiscali, fisioterapisti, erboristi, amm. condominiali, (l'elenco è lungo, potete vedere il rapporto CNE, che stima circa 1,5 ml di professionisti non regolamentati link) non debbano dare al cittadino le stesse garanzie richieste agli iscritti agli ordini in termini di formazione continua, assicurazione, deontologia.


2) Viene confermata la libertà di promozione e pubblicità da parte del professionista, anche per quanto riguarda i compensi richiesti. Quest'ultimo punto ha suscitato molte critiche soprattutto da parte del CN degli architetti che ha obiettato l'impossibilità del professionista di quantificare il suo lavoro ancor prima della richiesta del cliente. Affermazione non sempre vera soprattutto per quanto riguarda pratiche consolidate e ordinarie.


3) L'obbligo di assicurazione viene prorogato di 12 mesi, solamente gli Ordini e gli Enti Previdenziali (Inarcassa) potranno stipulare e negoziare convenzioni con le assicurazioni. Questa esclusività implica anche una funzione di rappresentatività e tutela dei propri iscritti, cosa che fino ad ora gli Ordini rifuggono come la peste. Cambierà qualcosa? E' giusta una norma che delega esclusivamente a loro la contrattazione di un assolvimento obbligatorio per l'iscritto? L'assicurazione rimane obbligatoria solo per gli eventuali danni procurati dal professionista nell'esercizio della professione, un'interpretazione "ristretta" lascia presumere che solo chi timbra sarà obbligato a contrarre la polizza. Cercheremo di chiarire questo punto aleatorio.


4) Per quanto riguarda il tirocinio è stata abolita la norma che vietava al tirocinante di lavorare nella pubblica amministrazione e per privati, fermo restando l'obbligo di garantire adeguate ore al tirocinio. Spetterà agli ordini regolamentare e definire quali e quante ore. Purtroppo rimane un rimborso spese forfettario per il tirocinante dopo 6 mesi, senza nessun parametro per la sua quantificazione come se quest'ultimo avesse un qualche potere contrattuale.E' stata abolita anche l'obbligatorietà dei corsi di formazione durante il tirocinio, che appariva come un'ulteriore tassa post-laurea.


5) La formazione obbligatoria sarà gestita dagli ordini che dovranno emanare regolamenti per quanto riguarda l'offerta e il sistema dei crediti, e potranno predisporre i corsi: gli Ordini, le Associazioni degli iscritti agli ordini ed altri soggetti, ma solo se autorizzati dai Consigli degli Ordini e con parere favorevole del Ministro vigilante. In questo modo qualsiasi soggetto promotore dovrà passare al vaglio degli Ordini che sono essi stessi soggetti interessati ad accaparrarsi il maggior numero di corsisti. Un bel conflitto di interessi! Sarebbe più trasparente istituire una Commissione Nazionale ed estranea agli Ordini per l'accreditamento dei soggetti, come d'altro canto emerso dal nostro questionario.


Da settembre ci sarà da lavorare, perché in questi mesi si è passato dall'ipotesi della soppressioni degli ordini ad attribuire loro un più ampio campo di azione: ed infatti ogni ordine si sta muovendo per gestire quest'aumento di lavoro e di introiti. Non che in assoluto questo sia sbagliato, ma se non è possibile istituire un sistema concorrenziale di libero mercato controllato, allora siamo noi iscritti che dobbiamo vigilare su chi per "legge dello stato" ci deve rappresentare.