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mercoledì 3 ottobre 2012

10 resettatori e Pietro Ichino

10 GIOVANI “resettatori” al tavolo con Pietro Ichino 
GIOVEDI' 4 OTTOBRE 2012 ore 14.30/16.30
Università degli Studi Sociali Luiss Guido Carli
VIA POLA 12 - ROMA

Vi ricordate la Riforma del Lavoro del 2009? 
Tra i firmatari c'era anche il Sen. Pietro Ichino ne avevamo parlato in questi due post: Riforma del Lavoro e Flexsecurity
Nella riforma proposta veniva trattato anche il tema delle Finte Partite Iva, tema ampiamente ammorbidito nella riforma Fornero attualmente in vigore. 
IVASEIPARTITA è stata invitata a partecipare al tavolo di discussione  (e quindi anche voi se siete nei paraggi) e porterà i seguenti temi di discussioni:


Flessibilità vs precarietà
Alle giovani generazioni si richiede flessibilità, capacità di mutare la propria condizione nel corso della propria vita lavorativa, propensione a continuare il proprio percorso formativo.
Luciano Gallino vede nella flessibilità la nuova  forma di alienazione, il lavoratore precario vive una condizione passiva, in quanto privato di una qualsiasi forma di contrattazione, rimane incapace di pensare a forme organizzate di tutela, preoccupato per l’incertezza del reddito, non investe nella propria crescita professionale e nella realizzazione di una rete complessa di relazioni e scambi.
Come è possibile allora trovare un equilibrio, se alla richiesta di lavoro flessibile si contrappone una società con ritmi e gerarchie postfordiste?  Basti pensare alla non reversibilità, se non in via onerosa,  dei contributi versati all’INPS gestione separata  ed alle altre Casse previdenziali private, la burocratizzazione dell’apparato amministrativo, la mancanza di servizi al cittadino in linea con ritmi di lavoro richiesti, la perdita salariale e rappresentativa. Ecco allora che “Flessibilità” diviene una parola vuota e pericolosa se non accompagnata da un modello sociale alternativo, modello che non sembra delinearsi all’orizzonte.

La chimera del lavoro autonomo
Nella proposta di Riforma del Lavoro 2009 nell’art. 2094 di cui lei è firmatario veniva fissati i paletti per definire il lavoro autonomo come subordinato ovvero 2/3 del reddito da un unico committente, reddito inferiore ai 40000€ annui, iscrizione ad un albo od ordine professionale incompatibile con la posizione di dipendenza dell’azienda. Nell’attuale Riforma del Lavoro le maglie si sono allargate e di molto.
Il legislatore con estrema timidezza ha delineato dei requisiti facilmente aggirabili e discriminanti, si pensi all’esclusione degli iscritti agli Ordini, e dall’altro non ha predisposto un’alternativa percorribile per stabilizzare i lavoratori, né tutele per chi sceglie di intraprendere la libera professione.
Qual è la sua opinione in merito?


per saperne di più:
sito di Pietro Ichino qui
Facebook Evento qui

1 commento: