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domenica 28 ottobre 2012

Decreto sviluppo 83/2012 e Codice Civile


Quali sono i limiti che configurano un contratto di collaborazione? Chi è il lavoratore autonomo? Quando si configura il subappalto?

Cercheremo di far luce su queste questioni ripartendo da quanto esplicitato nelle norme del Codice Civile e chiarendo quanto introdotto dal recente Decreto Sviluppo n.83 del 2012 sugli appalti. 

La materia è abbastanza spinosa e noiosa, quindi mettetevi comodi e armati di pazienza e aiutateci a districare il busillis.

Un utente del blog ci ha inviato un suo contributo che ripartendo dal famigerato art.2232 del Codice Civile ci porta a sostenere che un professionista incaricato, se il contratto lo permette, può avvalersi di sostituti e ausiliari per l’espletamento dell’incarico, ma questi sono soggetti subordinati alle direttive del professionista incaricato e sotto la sua responsabilità. 

Vediamone i passaggi:

Articolo 2232 – Esecuzione dell’opera
1.    Il prestatore d'opera deve eseguire personalmente l'incarico assunto. Puo` tuttavia valersi, sotto la propria direzione e responsabilita`, di sostituti e ausiliari, se la collaborazione di altri e` consentita dal contratto o dagli usi e non e` incompatibile con l'oggetto della prestazione.

Ma chi sono questi "sostituti ed ausiliari"?, lo chiarisce il seguente articolo:

Articolo 2238
1. Se l'esercizio della professione costituisce elemento di un'attivita` organizzata in forma d'impresa, si applicano anche le disposizioni del titolo II.
2. In ogni caso, se l'esercente una professione intellettuale impiega sostituti o ausiliari, si applicano le disposizioni delle Sezioni II, III e IV del Capo I del Titolo II.

Vediamo cosa dice la Sezione II, capo ecc, ecc…:

Dei collaboratori dell'imprenditore
Art. 2094 Prestatore di lavoro subordinato
E prestatore di lavoro subordinato chi si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell'impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell'imprenditore (2239).

Seguendo questo ragionamento il professionista titolare del contratto deve avvalersi di collaboratori all’interno della sua struttura e alle sue dipendenze, quindi i Liberi professionisti che lavorano stabilmente presso lo studio di un collega non possono essere considerati "sostituti o ausiliari" in quanto come liberi professionisti non sono soggetti alla direzione e sotto la responsabilità del titolare.

Ora vediamo cosa cambia con il Decreto Sviluppo 83/2012 nella normativa sugli appalti pubblici e privati:

Viene estesa la Responsabilità in Solido tra committenti-appaltatori-subappaltatori anche per quanto riguarda gli obblighi verso i dipendenti e collaboratori, questo vuol dire che se il committente X dà in appalto ad Y che dà in subappalto a Z un lavoro, il collaboratore di Z può rivalersi anche su Y per veder riconosciuti i propri diritti.

La circolare Inps 106/2012 chiarisce che il regime di solidarietà tutela tutti i lavoratori, non solo i lavoratori subordinati, ma anche quelli impiegati nell’appalto con altre tipologie contrattuali.

Questo, forse, porterà a un maggiore controllo e attenzione da parte del committente nel verificare la correttezza della struttura organizzativa dell’appaltatore nella sempre maggiore necessità di un corretto inquadramento delle figure lavorative perché:

Chi utilizza forme illecite di lavoro (Finte P.iva, Finti Contratti a Progetto, Nero) ATTUA UNA CONCORRENZA SLEALE, distorcendo il reale valore del lavoro e accettando incarichi con ribassi dell’80%.

NON INCENTIVA forme alternative di organizzazione all’interno degli studi: associazioni tra professionisti, cooperative, ecc… ma porta alla stagnazione di un sistema Italia che ha una media di 1,5 persone per studio rendendo il nostro paese inadeguato e immobile. 

2 commenti:

  1. Ho letto questo vostro ultimo post con crescente interesse e subito sono andato a leggermi gli articoli del codice civile citati.

    Il discorso non è semplice ma mi sembra di aver capito che:

    Se un professionista per legge deve eseguire personalmente l'incarico o avvalendosi, sotto la propria direzione e responsabilità, di “sostituti e collaboratori” (Articolo 2232) per i quali si applicano le disposizioni delle sezioni II, III e IV del capo I del titolo II. (articolo 2238), cioè assunzione come dipendenti, allora gli studi professionali di mezza italia, subbappaltando il lavoro ad altri professionisti (finte partite iva), non solo attuano concorrenza sleale ma sopratutto compiono un ILLECITO RISPETTO AL CODICE CIVILE.

    Se questo è vero per tutelarci non abbiamo bisogno di nuove leggi, regolamenti o altro, basta il Codice Civile.

    Dunque, cosa aspettiamo?

    Casi come quello di Lara che ho letto sul Blog, cacciata dallo studio che l'ha sfruttata per 15 anni come Finta Partita Iva, devono essere portati in tribunale.

    Quello che vorrei da voi di Iva sei partita è un SUPPORTO LEGALE per queste iniziative ed una denuncia pubblica verso gli Ordini professionali e i Sindacati di categoria che hanno tollerato e favorito queste forme di lavoro illecite fregandosene dei loro stessi regolamenti sulla Deontologia professionale.

    Altrimenti tra proposte e lamentele devo dare ragione a Luigi che, in un intervento passato, aveva chiesto di agire in fretta altrimenti rischiamo tutti di invecchiare senza che ci vengano riconosciute condizioni lavorative decenti.

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    1. concordo in pieno. credo che possa essere utile e quindi ancora più urgente l'idea di creare l'associazione IVASEIPARTITA.

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