1400 persone hanno sottoscritto la nostra lettera agli Ordini Professionali: leggila qui!

mercoledì 20 novembre 2013

Architetti/Ingegneri vs Inarcassa

LUNEDI' 25 NOVEMBRE ore 18.00
Ordine degli Architetti di Roma
Piazza Manfredo Fanti - Roma (Termini)

Appuntamento per l'assemblea aperta ad architetti ed ingegneri su Inarcassa, ecco i temi affrontati:

- I contenuti e le criticità della Riforma previdenziale
- Il rapporto Inarcassa/iscritti
- La gestione del patrimonio
- La trasparenza


Leggi su "Facciamo Ordine"

mercoledì 16 ottobre 2013

Facciamo ordine è online!


Da oggi è online il nuovo blog a cura di Iva sei Partita, Facciamo Ordine!

Questo sarà il nostro strumento per mantenere attivo il dialogo e lo scambio di informazioni tra gli iscritti e i lettori di Iva e la nostra socia Paola Ricciardi, eletta nel Consiglio dell'Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Roma e Provincia per il quadriennio 2013-17.

Nell'attesa che il nuovo Consiglio si insedi (il 23 ottobre), ringraziamo ancora una volta tutti coloro che ci hanno sostenuto in queste elezioni dimostrando, con la loro partecipazione, che le istanze che Iva sei Partita porta avanti sono più che mai sentite tra gli iscritti all'Ordine. 

lunedì 14 ottobre 2013

Non è un paese per mamme e papà...liberi professionisti

Prosegue l'impegno della nostra associazione nella campagna di sensibilizzazione e denuncia delle condizioni di difficoltà di architetti e ingegneri liberi professionisti Mamme e Papà!

SABATO 19 OTTOBRE a PADOVA 
alle ore 15.30
nella sala Polivalente di via Guasti 12/c 

Ne parleremo all'interno un incontro, organizzato dalle Democratiche del PD,  in cui si discuterà della precarietà nel lavoro con un occhio particolare alle donne e alle mamme (link).

I primi risultati del questionario che abbiamo proposto e che vi invitiamo a diffondere (link) ci raccontano di un'estrema difficoltà nel conciliare la libera professione con l'essere genitori. 

Nella maggior parte dei casi, nei 6 mesi prima e negli 8 mesi dopo, la nascita del pargolo/a non è stato possibile riprendere la propria attività professionale e una volta ripresa si è avuta una diminuzione del reddito del 35% circa. Per non parlare delle difficoltà che incontrano le mamme finte p.iva che nel 90% dei casi non hanno ritrovato il loro posto di lavoro al rientro dalla maternità o hanno visto cambiare, in peggio le loro condizione lavorative.

Il tema non riguarda esclusivamente noi liberi professionisti, ma come categoria alcuni obiettivi dobbiamo portarli avanti:

1) Snellire i tempi e le procedure del riconoscimento dell'indennità di maternità da parte di Inarcassa.
2) Estendere l'indennità anche alla paternità
3) Calcolare l'assegno di maternità/paternità in base al proprio reddito favorendo i redditi inferiori. La maternità rientra nelle "prestazioni assistenziali", attualmente la quota annuale del contributo di maternità è uguale per tutti gli iscritti (nel 2013 €68,00), ma l'indennità viene ridistribuita secondo il reddito dichiarato, privilegiando così i redditi più alti.
4) Richiedere a tutti gli ordini provinciali di architetti e ingegneri l'esonero dalla quota annuale per l'anno successivo al parto.

queste sono proposte "minime" di certo non esaustive per risolvere la contrapposizione lavoro-maternità/paternità. Proposte minime che rappresentano le prime tappe di un percorso volto al riconoscimento del "libero" diritto al lavoro e alla genitorialità!

mercoledì 9 ottobre 2013

IVA C'E' - Risultati elezioni Consiglio dell'Ordine Architetti di Roma


Si sono concluse le operazioni di spoglio delle schede di voto per le elezioni per il rinnovo del Consiglio dell'Ordine degli Architetti di Roma e provincia, e la nostra candidata, Paola Ricciardi...

è stata eletta!

Si tratta per noi di un risultato importante, ma più che un punto di arrivo, rappresenta un nuovo inizio per continuare a lavorare sulle nostre tematiche da una nuova prospettiva, quella dell'Ordine degli Architetti più grande d'Europa.

Abbiamo deciso di affrontare questa nuova avventura aprendo una nuova sezione nel sito, "Facciamo ordine", in cui racconteremo la vita del consiglio, le attività in cui Paola sarà impegnata per portare avanti i punti del programma e raccoglieremo le vostre proposte e suggerimenti per far sì che l'Ordine sia a servizio di tutti gli iscritti. 

Vogliamo ringraziare tutti gli architetti che sono andati a votare dimostrando una forte partecipazione e voglia di dire la propria all'interno dell'Ordine (circa 4000), tutti quelli che hanno sostenuto e voluto la candidatura di una nostra rappresentante, tutti quelli (circa 1300) che l'hanno votata.

A tutti gli iscritti all'Ordine, agli architetti e agli ingegneri che seguono Iva, va il nostro invito a continuare a partecipare e far sì che l'Ordine degli Architetti di Roma e non solo diventi una fucina di idee dalla quale poter fare passi concreti per migliorare le nostre realtà di lavoro e di vita.

Assieme a Paola sono stati eletti altri 11 candidati della lista Next e 4 della lista Diritto all'Architettura!
Auguriamo un buon lavoro a tutti e ci aspettiamo che questa nuova consigliatura lavori all'insegna della trasparenza e della coerenza verso le azioni proposte nei programmi!

venerdì 4 ottobre 2013

Fatture scadute non saldate - e... io NON pago!

Emettere una fattura per una prestazione professionale è diventato un momento importante, spesso suggellato da euforie repentine, perchè vuol dire che stiamo lavorando, ma anche da timori ancestrali " e se non mi pagano??". Ma cosa fare se la fattura non viene saldata entro i tempi stabiliti?




Chiariamo subito che il decreto legislativo 9 novembre 2012, per adeguarsi alla normativa Europea, stabilisce che dal 1° gennaio 2013 i pagamenti da parte delle Pubbliche Amministrazioni non possono superare i 30gg (con delle eccezioni per le aziende sanitarie) e che, anche i pagamenti tra imprese e tra imprese e privati, non possono superare i 30gg, procrastinabili a 60gg solo se espressamente scritto e mai se "gravemente iniqui per il creditore".

Dopo i 30gg scattano in automatico gli interessi di mora pari a 7% + Tasso BCE pari a 8,75% ciò vuol dire che una fattura di 1000€ con tre mesi di ritardo diventa di 1021€! una bella somma!

Come buona prassi è sempre meglio avere un contratto firmato da entrambi le parti, ma anche in mancanza di un documento scritto è sufficiente la formalizzazione per e-mail dell'incarico con le specifiche tecniche ed economiche seguita da una mail di accettazione da parte del cliente.


Ma se la fattura non viene saldata?


Prima di tutto c'è la strada bonaria e informale, telefonica o verbale, a questa seguono dopo una ventina di giorni, 2/3 solleciti di pagamento tramite mail, posta ordinaria o fax. Se non si hanno risposte si invia una mail tramite PEC o una raccomandata con ricevuta di ritorno, indicando il lasso di tempo con cui si richiede il pagamento (10gg solitamente) e l'avvertimento che trascorsi i tempi si ricorrerà ad azioni giudiziarie, questo atto "formale" interrompe i termini di prescrizione.


Se non si hanno risposte si può richiedere il decreto ingiuntivo del giudice, se il credito è inferiore ai 5000€ si può ricorrere al giudice di pace con costi e tempi contenuti, se superiore al tribunale ordinario. E' importante avere tutta la documentazione a disposizione per depositare presso la cancelleria del Giudice competente la fattura non pagata e il contratto o mail in base al quale la fattura è stata emessa, inoltre bisogna pagare il contributo unificato, il cui ammontare varia a seconda dell’importo del credito.

Il giudice dopo 15/20 gg emette il decreto ingiuntivo, se il creditore entro 40gg non fa opposizione l'ingiunzione diviene esecutiva, altrimenti si passa alla causa vera e propria con i tempi che conosciamo, sperando che il governo metta mano alla riforma della giustizia obbligando le parti a una contrattazione obbligatoria prima di procedere alla causa.


A questo punto sorge il problema della temutissima IVAAA!

Ovvero, ho emesso fattura che non mi è stata saldata, ma devo versare l'Iva?


Qui inizia il busillis, perchè dal punto di vista fiscale (per gli appassionati della materia link) la prestazione di servizi si intende effettuata dal momento del pagamento del corrispettivo quindi l'esigibilità dell'Iva è richiesta da quel momento. Ma questo sfasamento temporale può comportare una incongruità nella propria dichiarazione dei redditi e nei versamenti Iva.


Altra possibilità è quella di inviare al cliente "Avviso di fattura" che però può rilevarsi un boomerang perchè la linea di molte sentenze espresse è quella di considerare gli Avvisi come vere e proprie fatture. E' importante nell'avviso NON indicare l'importo IVA, ma semplicemente indicare +IVA e inoltre far seguire all'Avviso una mail (dopo alcuni giorni) in cui si sollecita il pagamento.


Ricordate che IVA è arrivata al 22%, sarà di buono auspicio per la nostra associazione??

Inviateci le vostre osservazioni ed esperienze sono preziose!



venerdì 27 settembre 2013

Formazione continua e permanente: diritto, obbligo, balzello



TUTTI IN FORMAZIONE, PRONTI, VIAAAA!!


Il 2014 sarà  un anno "formativo" per tutti gli iscritti agli Albi Professionali! Una legge dello Stato, in linea con le direttive europee, ci obbliga a proseguire il nostro percorsoformativo durante la vita professionale, ma come spesso accade i criteri e le modalità con cuiquesto obbligo deve essere espletato sono molto differenti da professione a professione. Anchetra due professioni affini come quelle di architetti e ingegneri ci sono differenze (stabilite daConsigli Nazionali) che generano confusione e perplessità sui criteri di scelta. 

Ma come funzionerà la formazione? E' bene capirne il funzionamento per portare ai rispettivi Consigli Nazionali le nostre istanze per modificare eventuali incongruenze nei Regolamenti che ogni Consiglio ha emanato, ma che può essere soggetto a revisione da parte dei consigli stessi. 

Leggete queste prime considerazioni e inviateci le vostre domande, perplessità e proposte che gireremo ai rispettivi Consigli Nazionali di Architetti e Ingeneri!


Cos'è la formazione continua e permanente, perchè è obbligatoria e cosa comporterà per gli iscritti all'albo? Quali le differenze tra architetti e ingegneri? Ma soprattutto, quanto ci costerà?

La formazione continua e permanente è uno di quei concetti per cui vale il mantra "ce lo chiede l'Europa". E' dal 1996 che l'Unione Europea dibatte sulla necessità di un apprendimento continuo durante tutto l'arco della propria vita, che consenta alle classi lavoratrici di mantenersi competitive e aggiornate in un mondo che cambia sempre più in fretta. L’art.14 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea stabilisce che ogni individuo ha “diritto all’istruzione e alla formazione permanente”. Un diritto, dunque, un'opportunità. 
La Riforma delle Professioni approvata giusto un anno fa recepisce le direttive europee e sancisce l'obbligatorietà della formazione continua e permanente per gli iscritti agli Albi Professionali, delegando ai Consigli Nazionali la redazione di regolamenti e linee guida.

Dal diritto all'obbligo, dall'obbligo alla speculazione, il passo è breve. Tralasciando la demenziale terminologia che ormai da anni mutua direttamente dall'economia il termine "credito formativo", ma che in realtà mette in luce come la questione economica non sia secondaria nell'istituzione di questo nuovo obbligo, il compito di definire cosa è valutabile ai fini della formazione e cosa non lo è e un ruolo preponderante nella organizzazione delle attività formative vengono assegnato ai Consigli Nazionali e agli Ordini Territoriali. Ma questi sono organi pubblici e finanziati dai propri iscritti. Pretendere una formazione il più possibile gratuita e di qualità non è "fuori dal mondo"Già molti Ordini territoriali, anche di altre professioni, garantiscono oggi una formazione gratuita. E' il requisito minimo che rende davvero accessibile la professione, e non solo alla portata di chi "può permettersela". E' lo scudo che calmiera il mercato attraverso la creazione di un "bene comune", come, molto più in grande, lo è l'istruzione pubblica, per esempio.

Qui vi spieghiamo la formazione continua e permanente "per dummies". Idee, contributi, proposte, azioni da avanzare agli organi nazionali e territoriali perchè l'obbligo non si trasformi in speculazione sulla nostra pelle, sono fortemente caldeggiate.

Qual è il ruolo dei Consigli Nazionali?

- definiscono le linee guida (quanti crediti obbligatori, quali attività concorrono a essere valutate come formative e in che misura etc.)
istituiscono una banca dati consultabile on-line di tutte le attività formative riconosciute disponibili sul territorio nazionale 
- il CNAPPC promuove propri eventi finalizzati all'aggiornamento e fissa i criteri per la valutazione delle attività di aggiornamento promosse dagli Ordini
- Il CNAPPC concede autorizzazioni ad associazioni di iscritti agli Albi ed altri soggetti che vogliano esercitare attività formativa.

Qual è il ruolo degli Ordini territoriali?

Sostanzialmente, organizzare i corsi, coerentemente con le linee guida dei Consigli Nazionali, e riconoscere i crediti che gli iscritti ottengono presso altre strutture (purchè tali crediti siano riconosciuti anche dai Consigli Nazionali).

Quanti crediti devo fare ogni anno?

Ogni credito equivale a un'ora. Per gli architetti, 90 in tre anni, ma per il primo triennio si parte con 60 crediti (minimo 20 all'anno). Per gli ingegneri, c'è un sistema di calcolo più complesso perchè si parte con un "bagaglio" di crediti che diminuisce quanto maggiore è il numero di anni di iscrizione all'albo (vedi l'art. 3 del regolamento: vale a dire, se ti sei laureato da poco, hai da poco concluso un'esperienza formativa, e quindi devi studiare meno degli altri). Non si può rimanere iscritti all'albo se si hanno meno di 30 crediti nel proprio bagaglio. In entrambi i casi, c'è un numero esiguo di crediti (4) da ottenere obbligatoriamente tramite attività formative sulla deontologia (sic!).

Come si fanno i crediti?

Ogni consiglio ha stabilito le proprie regole, a volte molto diverse tra loro: i dottorati di ricerca e i master, per esempio, valgono 30 crediti all'anno per gli ingegneri, e solo 10 per gli architetti (col paradosso che chi per esempio consegue un master da 120 ore o il più alto titolo formativo sul territorio nazionale, ha ancora bisogno di formazione). Oltre ai corsi, alcune attività collaterali sono valutate ai fini dei crediti, come la partecipazione a mostre, workshop, convegni, seminari, la docenza gratuita in altri corsi, il lavoro volontario in caso di calamità naturali (per gli ingegneri).

Chi è esonerato?

Per gli ingegneri, si è esonerati per un anno in caso di maternità o paternità. Per gli architetti, solo in caso di maternità. E' esonerato anche chi documenta seri problemi di salute o altri impedimenti gravi. Per gli architetti, sono esonerati i maggiori di 70 anni e chi non esercita la professione (cioè non ha partita iva e non è iscritto alla cassa) per 3 anni consecutivi.

Come potete vedere sono molte le differenze e, di molte, ci sfugge il senso!

INVIATECI LE VOSTRE DOMANDE, ANCHE FRUTTO DELLA VOSTRA ESPERIENZA, CHE GIREREMO AI RISPETTIVI CONSIGLI DI ARCHITETTI E INGEGNERI!



Il 15 settembre è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il Regolamento per la formazione obbligatoria degli architetti. Già a luglio, invece, erano state rese pubbliche le Linee Guida. Qui trovate invece il Regolamento per la formazione obbligatoria degli Ingegneri, pubblicato già da qualche mese.


venerdì 20 settembre 2013

Cosa può fare l'Ordine per noi?

E’ iniziata l’ultima tornata elettorale per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Roma e provincia. Si voterà fino al 1 ottobre, tutti i giorni tranne la domenica, dalle 10:00 alle 18:00 presso la sede a piazza Manfredo Fanti.

Ma perché importante andare a votare? Cosa può fare, concretamente, l’Ordine per i suoi iscritti?

Molti, moltissimi di noi pensano – con qualche o molte ragioni – che l’iscrizione annuale all’Ordine sia una tassa odiosa, un balzello che dobbiamo pagare per ricevere in cambio il timbro, che per altro ci siamo sudati tramite l’Esame di Stato (anche quello a pagamento), e prima ancora laureandoci e passando un test all’università per poter essere ammessi alle facoltà di architettura. Tutto questo per poter esercitare la professione che abbiamo imparato, senza ricevere null’altro in cambio. 
Vediamo allora di fare un pò di chiarezza!

Quando Nascono gli ordini?

Gli Ordini professionali sono stati istituiti durante il regime fascista, ispirandosi alle corporazioni medievali. Il loro compito sostanziale era quello di una magistratura dedicata a dirimere le controversie tra professionisti e clienti, avendo come idea di riferimento il concetto che alcuni saperi – come la medicina, la giurisprudenza o l’architettura – rivestono un interesse generale per l’intera collettività, e come tali devono essere oggetto di particolari attenzioni. Una magistratura che, però, viene eletta e finanziata dai suoi potenziali imputati: una stortura in nuce che ha fatto sì che gli Ordini diventassero (ed effettivamente spesso lo sono) lobby agli occhi dei non iscritti, e lobby degli iscritti più potenti agli occhi di tutti gli altri professionisti.

Cosa è cambiato dopo la riforma?

Con la recente riforma delle professioni viene creato il “Consiglio di Disciplina”, un organo che assume la funzione di vigilare sulla deontologia, non più assegnata quindi al Consiglio dell’Ordine: il consiglio di disciplina è formato sempre da iscritti all’albo, con la differenza che non viene eletto, ma nominato dal Tribunale a partire da un elenco di professionisti con determinati requisiti (qui un approfondimento: http://www.professionearchitetto.it/news/notizie/16731/Consigli-di-disciplina-un-altro-tassello-alla-Riforma-delle-professioni). Si vuole così correggere quella stortura della corporazione che giudica se stessa, ma nei fatti si crea un ennesimo organo che non mette automaticamente al riparo da favoritismi e opacità.

Cosa rimane, quindi, al Consiglio dell’Ordine? Molto o poco, a seconda dei punti di vista. 
Gli Ordini sono stati creati con legge dello Stato, e da una legge dello Stato dovranno essere aboliti. Può piacerci o meno pagare la tassa di iscrizione annuale, possiamo chiedere di ridurla, ma dovremo continuare a versarla se vogliamo esercitare la professione, finchè le cose non cambieranno. A quanto ammonta questa tassa e come viene spesa, dipende dal Consiglio dell’Ordine.

Cosa possono fare gli Ordini?

In un momento in cui aumentano gli oneri professionali (formazione, assicurazione, POS) l’Ordine può fare moltissimo per i propri iscritti: garantire una formazione di qualità gratuita o a prezzi contenuti, anche con lo scopo di calmierare il mercato, essere un soggetto forte nella contrattazione con le assicurazioni e con gli altri fornitori di servizi (un po’ come avviene con i gruppi di acquisto: io ti porto migliaia di potenziali acquirenti, tu però mi fai uno sconto), dare assistenza legale e fiscale attraverso partnership con altri Ordini. Tutto ciò riformulando i bilanci e ridistribuendo le risorse, che ci sono e che vanno ripensate necessariamente in questo momento di crisi.

Tutto quello che ha fatto Iva e altre associazioni come la nostra in questi due anni, potevano, dovevano farlo gli Ordini: 

un’indagine sullo stato di salute della professione mirata a mettere in luce la specifica incidenza del finto lavoro autonomo, consulenze su regimi fiscali, Inarcassa, controversie legali, una secca e decisa condanna dell’illegalità, raccogliere le voci – di protesta e di proposta – degli iscritti sulla riforma previdenziale. 

E ancora: ragionare su quali forme di lavoro possono essere alternative al piccolo studio-bottega che ormai ci relega ai margini dell’economia mondiale, portando il tema dell’innovazione professionale – più che della questione giovanile, che sembra dilatare all'infinito nel tempo la nostra condizione di “paria” della professione, o, al contrario, escluderci per limiti d’età ogni volta che una legge viene pensata per i giovani – al centro del dibattito.

Tutto questo possono farlo gli Ordini se ce li prendiamo, se ci entriamo dentro. E prenderseli non significa solo candidarsi o andare a votare. Significa anche partecipare, esigere trasparenza, esercitare funzioni di controllo, per tutto il mandato del Consiglio.

Per questo Iva ha deciso di metterci la faccia, candidando una sua rappresentante alle elezioni in corso. Per questo ha deciso di condividere il programma di una lista che, pur provenendo in parte dal vecchio consiglio uscente, ha deciso di rinnovarsi portando al centro del programma la trasparenza e la meritocrazia, che sono la condizione imprescindibile perché quella “presa” degli Ordini da parte dei propri iscritti abbia luogo.

L’Ordine di Roma, inoltre, è il più grande d’Europa: se riusciamo a portare il rinnovamento qui, possiamo coinvolgere a catena gli altri Ordini, essere interlocutori del Governo e andare oltre la reale sfera d’azione di un ordine professionale.


Non vogliamo più essere “giovani”, se giovani significa categoria a parte, costretta ad aspettare che qualcun altro (i “non giovani”?) faccia qualcosa per noi. Vogliamo fare noi qualcosa per noi. Diamoci la possibilità di farlo, dimostriamo che l’Ordine è nostro andando a votare.

La nostra candidata è Paola Ricciardi.
La lista candidata con Paola la trovi a questo link: www.nextarch013.com

Per votare è necessario scrivere i nomi e cognomi dei candidati, fino a 14 per la sez. A e 1 per la sez. B. 

lunedì 9 settembre 2013

L'Ordine che vogliamo - Elezioni Consiglio dell'Ordine degli Architetti di Roma e provincia

Dopo i rinnovi di molti consigli di ordini di architetti e ingegneri in Italia, anche l’ordine degli architetti di Roma si appresta alle elezioni del proprio consiglio.

Come associazione Iva sei Partita ci siamo interrogati a lungo sull'opportunità di partecipare alle elezioni dei consigli, per portare all’interno degli ordini le tematiche che ci stanno a cuore: dignità del lavoro, contrasto a forme illecite di collaborazione, promozione di forme di collaborazione eque e paritarie.

Si tratta di temi che, pur riguardando moltissimi architetti e ingegneri, non solo giovani, non trovano voce nelle istituzioni, se non con toni paternalistici e poco fattivi.

Dopo 2 anni e mezzo di battaglie, tentativi di interlocuzione, studio, informazione iniziative via web, crediamo sia venuto il momento di far sentire questa voce e di portare sul tavolo del consiglio i temi della professione “reale”:

  • liberi professionisti, che si trovano a far i conti con un mercato che gioca al ribasso, in termini di qualità e compenso;
  • professionisti a finta partita iva che vivono una condizione di perenne precarietà passando da una collaborazione all’altra con contratti capestro senza la possibilità di rispendere in proprio l’esperienza acquisita;
  • giovani che intraprendono gli studi universitari senza che nessuno gli abbia detto cosa sia una lettera di incarico o come funziona il mondo del lavoro.

A questo punto vogliamo dire la nostra!

Per questo motivo nell’elenco dei nominativi per l’elezione del consiglio dell’ordine degli architetti di Roma troverete il nome di PAOLA RICCIARDI, tra i fondatori di Iva Sei Partita, che spesso è stata nostra portavoce parlando a viso aperto a rappresentanti delle istituzioni, politici e giornalisti (qui al Tg 2 , qui a Fuori Tg , qui a Generazione alta risoluzione).

All’interno dell’ordine vogliamo:

  • Compiere un’indagine conoscitiva (sul modello di quella portata avanti da Iva attraverso il questionario) sulla situazione lavorativa degli architetti romani con domande specificamente volte a capire l’incidenza del fenomeno delle finte partite iva;
  • Portare all’attenzione degli organi governativi, di Inarcassa e del Consiglio Nazionale degli Architetti, la reale condizione della nostra professione, attivando collaborazioni con gli altri ordini provinciali per portare avanti proposte ed azioni concrete;
  • Affiancare al servizio di consulenza legale, già attivo presso l’Ordine, un servizio di supporto concreto a problematiche inerenti fatture non saldate, controversie con la committenza, rapporti di collaborazione irregolari;
  • Istituire uno sportello/ciclo di corsi, per informare gli iscritti (sia titolari di studio che giovani professionisti) su forme di lavoro alternative alla finta partita iva: studio associato, società di professionisti, coworking, tirocinio etc.;
  • Istituire una struttura, all’interno dell’Ordine dedicata al tema dell’innovazione della professione, portando avanti iniziative come la creazione di coworking, network di professionisti, piattaforma di aggiornamento sulla normativa, software demo/light;
  • Promuovere un servizio di informazione rivolto agli studenti che stanno per iscriversi alle facoltà di architettura, per portarli a conoscenza delle reali condizioni della professione promuovendo un’offerta universitaria più orientata alla realtà lavorativa.

E’ importante che, una volta in consiglio, le nostre proposte, per essere realizzate, trovino appoggio anche da parte degli altri consiglieri. Per questo Paola ha scelto di correre insieme alla lista Next/arch, una lista composta di altri 14 architetti (8 uomini 7 donne, di cui 7 consiglieri uscenti) differenti per formazione, età e condizione lavorativa (dall’architetto junior al dipendente, dall’urbanista al restauratore, dal docente al libero professionista) che hanno condiviso i temi da noi proposti all’interno del programma (leggi il contributo di Paola).

Come Iva Sei Partita ci siamo sempre mossi privilegiando il dialogo e la fattività delle azioni. Con creatività ed ironia abbiamo portato avanti con fermezza le nostre istanze, grazie al supporto di chi ci ha sostenuto e ha collaborato con noi. Vogliamo continuare a lavorare affinché tutte le energie raccolte fino ad ora non siano frustrate da chi dice che: “tanto non cambierà mai niente” o che “sono sempre i soliti che decidono”. Possiamo essere noi a cambiare le cose, ci vorrà tempo, costanza, impegno, fermezza, partecipazione.

E’importante dare un messaggio con queste elezioni: che c’è una parte di iscritti all’Ordine che non può più essere ignorata. Perciò, è ora più che mai, importante andare a votare.

Vi invitiamo a darci le vostre proposte in aggiunta alle nostre, che trovate a questo link  o attraverso il blog di Iva Sei Partita scrivendo a info@ivaseipartita.it.


COME E QUANDO SI VOTA?

Per andare a votare bisogna recarsi alla sede dell’Ordine degli architetti di Roma in Piazza Manfredo Fanti 47, con un documento valido di identità. Nella scheda potrete indicare fino a un massimo di 15 nominativi (nome e cognome) di cui 1 appartenente alla sezione “architetti junior”.

Tutti i giorni, esclusa la domenica dalle ore 10 alle ore 18.

La 2° votazione si terrà mercoledì 11 a giovedì 19 settembre. Per essere valida bisogna raggiungere il quorum di  3506 votanti, quorum purtroppo mai raggiunto!


La 3° votazione si terrà da venerdì 20 settembre a martedì 1 ottobre 2013. Sarà valida con qualsiasi numero dei votanti. 

Prendiamoci il vizio! Andiamo a votare!

domenica 8 settembre 2013

Non è un paese per Mamme e Papà



Iva Sei Partita inizia una campagna di indagine  per capire in che condizioni affrontano la maternità/paternità gli architetti e gli ingegneri italiani: una campagna per portare le nostre istanze all'attenzione pubblica attraverso azioni che possano mettere in luce i reali problemi e squilibri che investono il nostro paese.

La legge che regola la tutela e il sostegno della maternità in Italia attualmente è il D.Lgs. 26-3-2001 n. 151 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della L. 8 marzo 2000, n. 53.”

La legge tutela i lavoratori durante i periodi di maternità/paternità, fissa una soglia minima per l’indennità di maternità, pari all’80% della retribuzione, e prevede il «congedo di maternità» ovvero l'astensione obbligatoria dal lavoro della lavoratrice per i 2 mesi precedenti alla nascita e per i 3 mesi successivi (1 mese prima e 4 mesi dopo se si opta per la flessibilità). La legge regola inoltre i riposi giornalieri, i permessi (il cui indennizzo viene anticipato dal datore di lavoro ma è a carico dell’Ente assicuratore) e i «congedi parentali» facoltativi (complessivamente 10 mesi nei primi 8 anni di vita del bambino) a cui hanno diritto madri/padri lavoratori.

Ma che succede a tutti quei lavoratori/lavoratrici che non hanno un datore di lavoro e vogliono o hanno avuto dei figli?

A noi architetti e ingegneri ci pensa INARCASSA.
La Cassa riconosce, a ciascuna libera professionista iscritta, il diritto a una indennità di maternità per i 2 mesi antecedenti e per i 3 mesi successivi la data del parto, pari ai cinque dodicesimi (ovvero per 5 mesi) dell’80% del reddito professionale irpef percepito nel secondo anno anteriore a quello dell'evento. La misura dell'indennità minima lorda per l’anno 2013 è pari a € 4.895,00.

A differenza però di un lavoratore non autonomo l’indennità non ci viene erogata immediatamente, non riceviamo un’indennità doppia in caso di gemelli, non godiamo di riposi o permessi retribuiti (del resto ce li dovremmo pagare da soli!) e di norma non percepiamo assegni familiari successivamente al parto.

Ciò significa che durante il periodo di sospensione del lavoro che ci spetta di diritto, durante il quale non lavoriamo e non cerchiamo lavoro, i costi che di solito si accollerebbe il datore di lavoro per sostituirci, ce li accolliamo noi implicitamente.

Se mamma o papà (o come spesso accade entrambi) sono liberi professionisti che non guadagnano molto, la prospettiva di avere dei figli a queste condizioni potrebbe risultare “insostenibile”.

Se poi l’aspirante genitore è una “falsa partita iva” (un professionista “monocommittente” i cui compensi provengono in misura maggiore del 50% da un committente principale) con vincoli di orario ed obbligo di presenza sul luogo di lavoro e, quindi, non essere in grado di disporre liberamente del proprio tempo, cosa succede?

Vi chiediamo di aiutarci diffondendo e compilando il questionario che troverete a questo link:

Non è un paese per Mamme e Papà 


le tue risposte ci saranno utili per comprendere i temi su cui impostare la campagna. 


giovedì 18 luglio 2013

Che fine hanno fatto i commenti al post su Inarcassa?

Per tutti i lettori del blog che ne hanno fatto richiesta, abbiamo pubblicato a questo link  la raccolta di tutti i commenti al post su Inarcassa pubblicato il 28 Aprile sul blog.

Sono 83 pagine di analisi e proposte che cercheremo di sintetizzare in un documento unico. La materia previdenziale ha suscitato e suscita molto interesse ed è uno dei temi che continueremo a portare avanti.

Buona lettura!

L'intervista al deleg. Inarcassa, arch. Iris Franco è stata rimossa su richiesta dell'interessata.

Iva scrive al Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti

In merito all'iniziativa del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Architetti che, nel proprio sito ( link), ha inserito una sezione dedicata agli esempi di "contratto tipo" per le diverse categorie di incarico professionale, abbiamo già espresso (link) le nostre perplessità sulla formula con cui viene definito l'oggetto della collaborazione nei contratti tra professionisti.

Per questo motivo abbiamo inviato al Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, l'architetto Leopoldo Freyrie, con cui abbiamo avuto un incontro interlocutorio il 12 dicembre 2012, la lettera che segue per rettificare il testo del "Contratto Tipo" che rischia di  avvallare l'utilizzo del lavoro autonomo come lavoro subordinato.



In attesa della risposta del CNA, condividete la lettera e scriveteci le vostre perplessità.


Gentile Presidente,

Come associazione “Iva Sei Partita”,  che raccoglie le voci di architetti e ingegneri iscritti agli ordini professionali , Le inviamo le nostre perplessità rispetto alla bozza di contratto tipo “01-contratto architetto collaboratore” proposto sul sito del CNAPPC.

Come emerso dall’incontro del 12/12/2012 tra Lei e i nostri rappresentanti, riteniamo fondamentale che il Consiglio Nazionale degli Architetti si faccia promotore di iniziative volte a chiarire i rapporti di collaborazione tra professionisti e accogliamo con interesse l’iniziativa di fornire modelli di contratto tipo.
Tuttavia, dobbiamo rilevare come alla premessa del suddetto contratto, laddove si specifica la natura dell’incarico, nell’espressione  “il Committente, intende avvalersi delle prestazioni professionali del Prestatore d’Opera nell’espletamento di servizi di………………….. o più in generale di servizi di collaborazione, non meglio precisati,  alle usuali attività di studio del committente”,  l’ultima parte sia in palese contraddizione con i presupposti del contratto d’opera (codice civile art.2222), in quanto non individua espressamente l’oggetto della prestazione, ma lo identifica genericamente in una collaborazione alle attività di studio del committente.

La stessa Riforma Fornero ha previsto per i contratti a progetto la necessità di una esplicita e chiara identificazione del progetto, proprio per evitare che una forma di lavoro parasubordinato venga impiegata in mansioni coincidenti con la ragione dell’impresa, eludendo di fatto il contratto di lavoro dipendente. A maggior ragione, tale genericità non può sussistere in un contratto di lavoro autonomo , anche nell'ottica di combattere il fenomeno delle finte partite iva, problema in relazione al quale abbiamo riscontrato la sua disponibilità e sensibilità.

Pertanto, chiediamo a Lei e al Consiglio che presiede di modificare tale bozza di contratto per far sì che il servizio fornito sia non fraintendibile e di reale utilità a tutti gli iscritti.
Certi di un Suo riscontro, Le porgiamo i nostri cordiali saluti.


Associazione Iva Sei Partita


giovedì 11 luglio 2013

My name is.....

In questi ultime mesi c’è stato un innalzamento del livello di attenzione ed inquietudine, per usare un eufemismo, sul tema INARCASSA. 

Molti sono i gruppi che sono nati sul web per informare, protestare, proporre cambiamenti alla riforma Inarcassa  e chiedere un maggiore dialogo con i vertici del nostro ente previdenziale.

Ci sembra sia venuto il momento raccogliere e coagulare su un’unica piattaforma aperta le tante voci e istanze che viaggiano nella rete, per non disperdere le energie e rafforzare l’impatto delle azioni intraprese.

E QUINDI ORA TOCCA A VOI, sguinzagliate la vostra creatività!


AAA cercasi nome per piattaforma web sul tema Inarcassa
Il nome della nuova piattaforma dovrà contenere la parola Inarcassa, lo sappiamo che non è il massimo, ma ci occorre per garantire una maggiore efficacia nei motori di ricerca, non dovrà contenere parolacce che anche la mamma dice che non sta bene, dovrà essere un nome che rimanda alla partecipazione , il dialogo, il rinnovamento, la trasparenza, l’uguaglianza di diritti.

Non è facile, lo sappiamo per questo chiediamo il vostro aiuto.


Postate la vostra proposta fino al 21 luglio 2013 come commento e iniziamo insieme questa nuova avventura!

venerdì 5 luglio 2013

Contratto o contatto?

Il Consiglio Nazionale degli Architetti CNAPPC ha pubblicato sul sito  www.awn.it 
dei “contratti tipo” da utilizzare sia nei rapporti tra professionista e privati che tra professionisti. Ci sembra una lodevole iniziativa per uniformare e dare delle linee di indirizzo nella giungla delle proposte, più o meno indecenti , che vengono fatte al futuro collaboratore durante i colloqui di lavoro.

Vediamo i punti salienti del contratto tra professionisti che è uno dei casi più frequenti  in cui si cela la finta partita iva.  Da una parte il prestatore d’opera a P.iva (da ora chiamato POivo)e dall’altra il committente professionista che richiede la collaborazione (da ora chiamato CiPi).

Partiamo subito dal punto che ci convince meno, l’individuazione della prestazione richiesta al POivo.

Al punto 4 si dice che “II Prestatore D'Opera dovrà svolgere a favore del Committente le seguenti attività …. o (udite bene) più in generale di servizi di collaborazione, non meglio precisati,  alle usuali attività di studio del committente”!!!

Questo punto ci appare totalmente illegittimo in quanto sotto la voce “USUALI ATTIVITA’ DI STUDIO DEL COMMITTENTE” viene invalidata l’individuazione dell’opera o servizio oggetto del contratto. Tanto che il codice civile art.2222 disciplina il contratto d’opera “quando una persona si obbliga a compiere verso un corrispettivo un opera o un servizio” e non può essere certo considerato un servizio o un’opera stare a disposizioni dello studio per le più disparate attività.

Oltretutto lo stesso codice civile art.2233 ci dice che “In ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all'importanza dell'opera e al decoro della professione.”  Ribadendo l’importanza dell’individuazione dell’opera nelle prestazioni d’opera (sich!). Pur nel temutissimo Contratto a Progetto il legislatore (la cara Fornero) ha tenuto a precisare come debba essere esplicitato il “progetto”, annullando la scappatoia del “programma generico” con cui i contratti a progetto venivano utilizzati come contratti di subordinazione.

CONCLUSIONE: togliete questa frase dal contratto:  “ più in generale di servizi di collaborazione, non meglio precisati,  alle usuali attività di studio del committente”.

Altro punto importante da chiarire è la proprietà intellettuale di quanto oggetto della prestazione d’opera, ovvero se eseguo un progetto esecutivo per un CiPi, posso utilizzarlo per la mia attività professionale e curriculare, specificando le specifiche competenze e la reale paternità di tutte le componenti del progetto?  Si, in quanto in linea con il concetto di autonomia professionale e non di subordinazione.

E ora passiamo a vedere alcuni punti salienti:

L’esclusività si paga

Viene esplicitata la non esclusività nei rapporti tra POivo e CiPi, ovvero il collaboratore può avere altre incarichi a meno di non arrecare danno al CiPi o attuare concorrenza sleale. Nel contratto è esplicitato che per ben 18 mesi dal termine del contratto il POivo non può avere nessun tipo di rapporto o relazione con i Clienti del CiPiCi. Il CiPiCi può però richiedere l’esclusività quantificandola economicamente ed esplicitando, nel contratto, il compenso per questa richiesta.
C’è da chiarire che il concetto di “concorrenza sleale” è abbastanza tortuoso, sancito dall’art. 2598, è soggetto a svariate linee interpretative. In linea generale si riferisce al divieto di utilizzare illecitamente le proprietà intellettuali altrui, diffamare e violare le norme deontologiche, in questo senso, ad esempio, partecipare in proprio a un bando di gara o concorso a cui partecipa anche il Cipi, ma non oggetto del contratto, può essere considerata concorrenza sleale?

L’autonomia è d’obbligo

Più volte viene ribadito nel contratto che “II Prestatore D'Opera presterà la propria opera in piena autonomia gestionale, organizzativa e operativa, salvo il necessario coordinamento generale e programmatico con il Committente. Pertanto tale attività lavorativa sarà svolta a titolo di Prestazione d'Opera con lavoro proprio e senza vincolo di subordinazione nel quadro di un rapporto unitario e continuativo, con assoluta autonomia o indipendenza, senza risultare soggetto a direttive di natura tecnica e/o organizzativa nonché a vincoli di dipendenza gerarchica”
Quindi:
niente orari prefissati, timbri di cartellino, nessun obbligo di sede se non per esigenze strettamente necessarie all’assolvimento dell’opera, nessuna sparata della serie “io sono il capo e voi…”

Mi assicuri tu?

Nel contratto è esplicitato che “Il Prestatore d’Opera, per l’attività svolta in base al presente contratto, non è tenuto a stipulare polizza di R.C. professionale per eventuali i danni provocati nell'esercizio della propria attività professionale” . Quindi nessun obbligo di polizza, anche se questo potrebbe in qualche modo inficiare l’autonomia del prestatore d’opera. Utilizzatela in casi specifici o meglio fate una vostra assicurazione computandola nel compenso. Stesso discorso per il punto in cui “II Committente assume la responsabilità civile per i fatti compiuti dal Prestatore d'Opera nell'esercizio delle funzioni strettamente connesse all'incarico ricevuto”.

In generale nel contratto si è cercato di dare “un colpo al cerchio e uno alla botte”, tutelando il POivo per quanto riguarda tempi, compenso, responsabilità civile ed obbligo assicurativo, ma garantendo al CiPiCi di poter utilizzare la prestazione d’opera anche in assenza di un’opera o servizio specifico da espletare.


Ancora una volta appare chiaro la necessità di chiarire i campi di applicazione della P.iva e di incentivare ( e non penalizzare, come è stato fatto con la Riforma Fornero) l’utilizzo del contratto a tempo determinato come avviene nel resto d’Europa.

martedì 2 luglio 2013

Inarcassa rateizzazioni - misure a sostegno degli iscritti

Ti rateizzi tu?

Come sapete il CDA di Inarcassa ha varato una serie di provvedimenti per farci digerire meglio” l’aumento del 38% dei contributi minimi (da versare qualsiasi sia il vostro volume d’affari), il “famigerato”  contributo minimo, che è arrivato a  €2998,00 (contabilizzando il contributo soggettivo, integrativo e la maternità) . 

Alla luce delle molte voci di protesta che finalmente si stanno sollevando su e giù per lo stivale, il CDA dà segnali di apertura, se non altro comunicando ai suoi iscritti la fallibilità della riforma da poco approvata, quando già la situazione di crisi del settore era palese e di segnali di ripresa neanche a parlarne.  Una certezza nella buona riforma, raccontata dal sito Inarcassa come una serie di misure - che assicurano la necessaria tutela sia ai più anziani sia alle giovani generazioni - che in pochi mesi è andata vacillando. Prendiamola come una “buona notizia” e cerchiamo di capire quali misure - per far fronte alla crisi – sono state messe in atto:

1)   Il termine ultimo per il versamento della 1° rata di circa 1500€ è stata prorogato dal 30/06/2013 al 31/07/2013

2)      Rateizzazione in 36 rate quadrimestrali  con un tasso di interesse del 4,5% annuo (pagate 120€ in più)!

3)      Dilazione al 31/10/2016 dei contributi minimi solo per la terza rata pari a €890,00, solo se ipotizzate per il 2013 un reddito inferiore ai 15mila euro, solo se non usufruite di altre agevolazioni, solo se versate un tasso di interesse annuo del 3% (circa 85€), solo se ne facevate richiesta entro il 30/06/13! Attenzione perché se il vostro reddito 2013 sarà maggiore di 15mila euro pagate subito e con un tasso del 4,5%. Visto che rimaniamo speranzosi sul futuro, questa dilazione poteva essere prevista sui redditi 2012, no?

4)      Rateizzazione del conguaglio 2012 con un tasso di interesse del 4,5%, ma se rientrate nel contributo minimo la cosa non dovrebbe interessarvi.


Primo dubbio aritmetico/amletico:

ma se i contributi che versiamo ci restituiscono una rivalutazione minima del 1,5% (*) annuo perché il tasso di interesse sulla rateizzazione è di min. 3% max 4,5%?

E’ vero che la banca mi chiederebbe di più ,e forse neanche mi sta a sentire, ma la domanda è:  Inarcassa è una banca? E in questi casi si può parlare di vere e proprie “agevolazioni a sostegno degli associati?”

Non spetta certo ad Inarcassa risolvere il problema dei bassi redditi di architetti e ingegneri, del sovraffollamento degli iscritti agli ordini e della crisi del settore (**), ma alcuni aggiustamenti andrebbero messi in cantiere. Come ad esempio innalzare il contributo di solidarietà che i pensionati iscritti e non, versano solo per il 2013 alla cassa (1% e 2%),  predisporre misure di “congelamento” non oneroso della propria posizione pensionistica, senza necessariamente doversi cancellare da Inarcassa, stimolare il ricambio generazionale all’interno del consiglio dei delegati  (età media over 60), fare pressione affinché venga finalmente attuato, in tempi brevi e con procedure chiare, il ricongiungimento non oneroso dei contributi versati alle diverse casse. Solo per cominciare.


 (*) Al tasso minimo del 1,5% è prevista la possibilità di un’ulteriore rivalutazione con parte del rendimento realizzato sul patrimonio della Cassa, subordinatamente alla verifica della sostenibilità e votato dal CND. incrementabile solo se il patrimonio procede a gonfie vele e la sostenibilità è garantita!

(**) Considerando che la media del volume d’affari degli architetti è di circa 21mila euro annui e che l’Italia è ben al di sotto la media europea per quanto riguarda il volume d’affari in rapporto all’età (media europea – un architetto tra i 55-59 anni percepisce il doppio di un 35enne, in Italia il 35enne 4 volte di meno), sussiste una larga, larghissima fetta di architetti e ingegneri al di sotto della media, con cui Inarcassa dovrà fare i conti per garantire la sostenibilità delle pensioni in essere! Se ne saranno accorti?

mercoledì 29 maggio 2013

Avviso ai lettori.

Cari lettori e Ivi,

a seguito di alcune segnalazioni arrivateci via e-mail e di una recente sentenza, siamo stati costretti a introdurre la moderazione nei commenti che da oggi in poi verranno pubblicati sul sito di Iva sei partita. 

Inoltre, siamo stati costretti a eliminare i commenti dall'ultimo post "Per una riforma Inarcassa realmente equa". Una moderazione ex-post di questi commenti era infatti impossibile a causa della loro quantità e lunghezza. Abbiamo in ogni caso salvato in un file word tutti i commenti (ben 93 pagine!), perchè non andasse perso un patrimonio di opinioni che secondo noi è di primaria importanza.

Abbiamo sempre pensato che Iva dovesse essere uno spazio di confronto, un luogo pubblico sul web, alieno ad ogni forma - seppur blanda - di censura. Per questo abbiamo lasciato fino a oggi privi di moderazione i commenti (eccezion fatta per un filtro automatico che bloccava lo spam e i commenti con contenuti violenti o volgari), e fatto sì che in questo spazio le persone si potessero incontrare liberamente al di là del nostro intervento.

Purtroppo, nell'attesa di capire in che modo tutelarci, siamo stati costretti ad operare con "eccesso di prudenza".

Per il futuro, a prescindere da quanto detto finora, vi consigliamo in ogni caso di:

- cercare, per quanto possibile, di non pubblicare commenti anonimi;
- cercare di utilizzare questo spazio in maniera costruttiva; speriamo che Iva continui a essere uno strumento di osservazione e critica, anche aspra; dobbiamo fare in modo, per la sua sopravvivenza, che non diventi veicolo di offese o notizie false;
- cercare, ora che siamo costretti alla moderazione, di non essere troppo prolissi (ci risparmierete una fatica immane!).

Se avete dubbi, opinioni o proposte in proposito, scriveteci (i commenti ora li moderiamo ma li pubblichiamo anche!), anche via mail.



mercoledì 17 aprile 2013

Per una riforma Inarcassa realmente equa.

Giovedì 18 aprile alle ore 16.30, presso il Centro Congressi AIL, via Casilina, 5, a Roma,  Inarcassa incontrerà gli iscritti. L'appuntamento fa parte di una serie di incontri che i vertici della Cassa hanno iniziato per illustrare  la recente riforma previdenziale.
Abbiamo ospitato sul nostro blog due interviste ai delegati Alcaro e Franco per capire motivazioni, criticità e opportunità della riforma. Ci siamo confrontati con le proteste e le proposte partite da diversi gruppi e singoli in tutta Italia.
Il giudizio finale su questa riforma non può essere che negativo:

- perchè Inarcassa ha accettato senza alcuna trattativa l'obbligo imposto dal Governo Monti di dimostrare la sostenibilità a 50 anni in un momento di fortissima crisi e recessione dei redditi;

- perchè i provvedimenti a favore dell'"equità" fra generazioni sono in realtà fortemente sbilanciati a favore degli iscritti più anziani già in pensione o prossimi al pensionamento;

- perchè nel furore di "far quadrare i conti" si sono posti obblighi insostenibili come l'aumento dei contributi minimi da versare anche in assenza di reddito: una follia visto il periodo che stiamo vivendo, tanto più inspiegabile se pensiamo che col passaggio al contributivo, "tanto versi e tanto hai", perciò potevano essere previsti meccanismi di aumento graduali e forme temporanee di sospensione della rata;

- perchè questa riforma non solo è dannosa, ma controproducente per i suoi stessi fini: se molti iscritti si cancelleranno per l'impossibilità di versare il contributo minimo, come farà Inarcassa a far quadrare i conti?

Per questo, con il gruppo "Inarcassa Insostenibile" e gli iscritti di Firenze di Iva abbiamo approntato un documento che leggeremo giovedì 18. Un documento con cui vogliamo manifestare tutto il nostro fermo dissenso alla riforma, a maggior ragione perchè, secondo i vertici Inarcassa che hanno commissionato un sondaggio all'Istituto Piepoli, l'80% degli iscritti è contento dell'attuale gestione. Un documento con cui chiediamo che Inarcassa inizi un nuovo e reale percorso di trasparenza, equità e ascolto con gli iscritti. 

Perchè questo percorso inizi è necessario che questo dissenso sia manifestato in forma compatta ed essendo i più numerosi possibile: vi invitiamo, per questo, a partecipare all'incontro di giovedì e a quelli che ci saranno in giro per l'Italia. A sottoscrivere il documento a questo link. A non delegare più sulle decisioni che riguardano ormai non solo il nostro futuro, ma il nostro presente.