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domenica 10 marzo 2013

Formazione obbligatoria

Il Consiglio Nazionale degli Architetti (CNA) ha approvato, senza consultare gli Ordini Provinciali né i propri iscritti,  una bozza di regolamento per la temutissima "formazione obbligatoria". Iva Sei Partita più volte ha evidenziato la "delicatezza" della questione, passibile di conflitti di interesse ed infatti eccoci qua!

Difatti nella bozza si legge che 4 dei 30  crediti annuali destinati alla formazione, debbono, obbligatoriamente, essere espletati in materie di competenza esclusiva del CNA e degli Ordini Professionali! Fortunatamente sulla questione è intervenuta l'Unione Europea che con sentenza del 28 febbraio dichiara che "Gli ordini professionali non possono riservare a sé, neanche parzialmente, l'erogazione della formazione dei propri iscritti." Bé non ci voleva un genio per capire il velato odore di conflitto di interesse! 

Ma c'è di più, il CNA e gli Ordini Provinciali, oltre ad essere erogatori della formazione, sono anche i soggetti preposti, previo parere vincolante del Ministro vigilante, all'accreditamento di soggetti terzi (associazioni di iscritti agli albi ed altri soggetti) per la formazione. 
Ora vi immaginate l'Associazione X che vuole organizzare un convegno o dei corsi di formazione che invia la documentazione all'Ordine di riferimento, che la invia al CNA, che la invia al Ministro, e che tale documentazione ritorna al CNA e poi agli Ordini provinciali? Tutto questo mentre il CNA e gli Ordini fanno anch'essi attività di formazione? Bè, se mai ci sarà un libero mercato concorrenziale e giusto, questa non è la volta buona!

Altra questione "curiosa" è quella degli esoneri. Chi è esonerato dalla formazione? Nella prima bozza venivano indicate alcune categorie: mamme, papà, iscritti da oltre 35 anni (chissà perchè poi!), gli iscritti che non esercitano la professione, iscritti con malattie gravi od invalidità, chi ha fatto il tirocinio post laurea. Poi negli emendamenti proposti vengono stralciate tutte le categorie e rimane solo che è il CNA che, su domanda dell'interessato, può esonerare l'iscritto dalle attività di formazione obbligatoria. MA SU QUALI CRITERI! E su quali basi l'iscritto presento domanda di esonero? 

Ed ora veniamo a quali attività concorrono alla formazione. 

Partecipazione a corsi di formazione anche a distanza. La partecipazione a master, convegni, giornate di studio, workshop, tavole rotonde, conferenze, relazioni, attività di informazione e aggiornamento, corsi abilitanti, partecipazione a concorsi, quest'ultima voce aggiunta per emendamento. Abbastanza esteso come elenco, dal corso per la sicurezza alla partecipazione ad Europan? Su questo punto si sono tenuti sul vago, per esempio non è chiaro se l'attività di didattica sia inclusa nella formazione alla voce "relazioni". E se, in qualche piega verbale, siano incluse le attività professionali specifiche come richiesto da molti.

Ma ritorniamo per un attimo al senso di tutta l'operazione e del perché nasce la formazione obbligatoria. 
L'Europa ci chiede di rendere l'offerta professionale italiana qualificata, innovativa e competitiva, garantendo qualità e professionalità, immettendo nel mercato nuove competenze ed energie fresche e propositive. Che la formazione obbligatoria si trasformi in uno sterile balzello capace di espellere dal mercato, grazie anche al contributo degli ulteriori oneri professionali e alla totale chiusura e staticità del mercato professionale, una larga fetta di professionisti, giovani e non, qualitativamente già formati, ci sembra un peccato che solo in Italia può assurgere alla dispensa papale. La formazione va bene in un sistema dinamico, aperto e inclusivo altrimenti si trasformerà in un ulteriore contributo all'impoverimento culturale e professionale del nostro paese.

Al CNAPPC l'associazione Iva Sei Partita chiede:

1) che l'accreditamento dei soggetti erogatori della formazione avvenga attraverso una commissione estranea al Consiglio Nazionale degli Architetti e ai Consigli degli Ordini Provinciali per garantire la concorrenza e la pluralità dell'offerta formativa.

2) che il CNA e gli Ordini Provinciali eroghino attività di formazione GRATUITA per i propri iscritti e a costi perequati in base al reddito (non solo professionale) dell'iscritto per garantire il LIBERO accesso alla Professione.

3) che siano avviate azioni di concertazione con gli Ordini professionali e gli iscritti al fine di garantire la pluralità delle proposte e la trasparenza nelle procedure.

E VOI COSA CHIEDETE?



8 commenti:

  1. L'aggiornamento professionale deve avvenire in forma GRATUITA'.
    Questo è possibile semplicemente coivolgendo le aziende del settore edile che sono ben disposte a fare corsi gratuitamente per presentare i loro prodotti.
    Un vantaggio reciproco che favorirebbe un "approccio pratico" di questi incontri formativi rendendoli realmente utili per chi esercita la professione.
    Purtroppo questo non accadrà perche il business dei corsi a pagamento è già operativo con la complicità degli Ordini e del mondo pseudouniversitario.

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    1. Grande, in Regno Unito funziona così. Vengono aziende accreditate al RIBA (Royal Institute British Architects) che è un'associazione indipendente che promuove la qualità architettonica alla quale è facoltativa l'iscrizione. Mentre all'ARB,l'equivalente dell'Ordine, l'iscrizione è obbligatoria per poter esercitare la professione con il titolo di Architetto e si occupa delle infrazioni nella professione.

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  2. Abolizione totale di questa buffonata.
    Ogni giorno siamo chiamati ad aggiornarci, non foss'altro che per interpretare le assurede leggi che scrivono i signori che ci governano. Un professionista che vuole lavorare bene e con coscienza non ha bisogno di aggiornamenti calati dall'alto. Su che cosa poi? e che materie? che argomenti? altro ch elibera professione ormai siamo messi peggio che in miniera. invece della formazione obbligatoria pensassero al COMPENSO OBBLIGATORIO.

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  3. torniamo sempre allo stesso punto, è un cane che si morde la coda...io sono come tanti una finta partita Iva, ovvero sono libera professionista pro-forma e dipendente di fatto con orario di ufficio 9 ore al giorno 5 giorni su sette quando va bene (ovvero quando non lavoro anche il sabato)e stipendio al mese forfettario (nel quale ovviamente non vengono considerati gli straordinari e le ore in più , ma solo le ore in meno, ovvero se mi assento devo detrarre le assenze dalla mia fattura : ) ..
    1)chi lo spiega al mio datore di lavoro che ogni tot. di tempo devo prendermi giorni per fare aggiornamento se riesco a stento a prendermi giorni quando ho problemi di salute?
    2) chi mi dà i fondi per fare aggiornamento considerando che ogni volta che dovrò farlo perderò parte del mio misero stipendio?
    NON SI POSSONO INNESTARE NOVITA', ANCHE SACROSANTE E UTILI, SU UN SISTEMA MALATO E INIQUO, PERCHE' INEVITABILMENTE DIVENTANO MALATE E INIQUE ANCHE LORO.

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  4. Il commento di Luigi ma anche gli oltre 370 "mi piace" del post precedente (moltissimi rispetto alle poche decine dei post con altri argomenti) mi porta a riflettere che il tema prioritario per la comunità di architetti ed ingegnere che segue questo blog non è la Riforma delle professione, Ordini, aggiornamento obbligatorio, Inarcassa, Coworking, ecc. ma il DIRITTO ALL’EQUO COMPENSO.
    Evidentemente la situazione è tragica per cui tanti professionisti che stanno per AFFOGARE non si preoccupano neppure delle sanguisughe attaccate al corpo (ordini, inarcassa, ecc.) ma la sola richiesta è quella di continuare a RESPIRARE.
    Quindi concentriamoci sulla tutela del potere contrattuale dei professionisti.
    Una proposta potrebbe essere quella dell'obbligo di DEPOSITO DEL CONTRATTO sottoscritto tra cliente e professionista (vale anche se il tuo committente è un collega) presso l'Ordine di appartenenza che dovrà farsi carico del rispetto dello stesso facendosi garante e conciliatore nei casi di controversia (vedi modello spagnolo).
    Ne vogliamo parlare?

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  5. Un primo passo in questo senso è stato fatto, chiedendo al CNA e all'Ordine di Roma (che ci hanno risposto positivamente) di mettere sul sito anche una bozza di contratto tra professionisti da poter utilizzare in questi casi. Una forma di "convalida" da parte del CNA e gli Ordini sui rapporti tra i suoi iscritti che debbono essere rispondenti alle norme deontologiche. Sia il CNA che gli Ordini non hanno il potere di rendere obbligatorio il deposito del contratto, ma possono vigilare su comportamenti basati sulla correttezza professionale degli iscritti.

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  6. Permettimi IVA di dissentire sulle difficoltà del CNA di rendere prassi il deposito del contratto.
    A me sembra che quello che manchi è sempre la VOLONTA' DI TUTELARCI.

    Basterebbe infatti che il CNA inviasse agli Ordni provinciali una CIRCOLARE ESPLICATIVA precisando che a seguito dell'introduzione per legge dell'obbligo di CONTRATTO SCRITTO: "E' NELL'INTERESSE E A GARANZIA DEL CONSUMATORE E DEI PROFESSIONISTI che prima dello svolgimento dell'incarico venga sottoscritto il contratto sulla base del MODELLO TIPO del CNA, nel quale si specifica che il compenso pattuito deve RISPETTARE I PARAMETRI del DM 140/2012 per evitare controversie(per chi non lo conosce inserisco un link per il calcolo automatico della tariffa secondo i nuovi criteri.
    http://www.lavoripubblici.it/calcolo-compenso-professionale.php), e che questo venga depositato per PEC presso l'Ordine che si farà carico della sua applicazione essendo SUO COMPITO vigilare sia sulla QUALITA' delle prestazioni dei suoi iscritti ma anche sul DECORO(equo compenso)della professione."

    Quindi ripeto è solo un problema di VOLONTA' di TUTELARCI.

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  7. Secondo me, le 3 proposte sono abbastanza inutili, e vi spiego perché:

    1) come si può chiedere al CNAPPC (che il DPR individua come soggetto autorizzatore per gli altri soggetti formatori che non siano gli Ordini) di affidare ad una "commissione estranea" l'accreditamento degli altri soggetti? Il DPR imporrebbe, comunque, che il CNAPPC validasse la procedura di accreditamento (compete a loro, non possono scegliere) e quindi si ritornerebbe al punto di prima, solo con una commissione inutile in più;

    2) non spetta al CNAPPC e/o agli Ordini indagare il reddito degli iscritti, molti dei quali non vorrebbero nemmeno che questi enti conoscessero il proprio reddito;

    3) questo punto non è molto chiaro: il CNAPPC si concerta già su una serie di argomenti con gli Ordini provinciali e questi ultimi già oggi recepiscono le eventuali offerte da soggetti formatori sul proprio territorio. La trasparenza mi va bene, ma non si capisce come potrebbe aumentare in questo modo.

    Luca Modestino

    https://www.facebook.com/groups/architetti2.0/

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