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venerdì 5 luglio 2013

Contratto o contatto?

Il Consiglio Nazionale degli Architetti CNAPPC ha pubblicato sul sito  www.awn.it 
dei “contratti tipo” da utilizzare sia nei rapporti tra professionista e privati che tra professionisti. Ci sembra una lodevole iniziativa per uniformare e dare delle linee di indirizzo nella giungla delle proposte, più o meno indecenti , che vengono fatte al futuro collaboratore durante i colloqui di lavoro.

Vediamo i punti salienti del contratto tra professionisti che è uno dei casi più frequenti  in cui si cela la finta partita iva.  Da una parte il prestatore d’opera a P.iva (da ora chiamato POivo)e dall’altra il committente professionista che richiede la collaborazione (da ora chiamato CiPi).

Partiamo subito dal punto che ci convince meno, l’individuazione della prestazione richiesta al POivo.

Al punto 4 si dice che “II Prestatore D'Opera dovrà svolgere a favore del Committente le seguenti attività …. o (udite bene) più in generale di servizi di collaborazione, non meglio precisati,  alle usuali attività di studio del committente”!!!

Questo punto ci appare totalmente illegittimo in quanto sotto la voce “USUALI ATTIVITA’ DI STUDIO DEL COMMITTENTE” viene invalidata l’individuazione dell’opera o servizio oggetto del contratto. Tanto che il codice civile art.2222 disciplina il contratto d’opera “quando una persona si obbliga a compiere verso un corrispettivo un opera o un servizio” e non può essere certo considerato un servizio o un’opera stare a disposizioni dello studio per le più disparate attività.

Oltretutto lo stesso codice civile art.2233 ci dice che “In ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all'importanza dell'opera e al decoro della professione.”  Ribadendo l’importanza dell’individuazione dell’opera nelle prestazioni d’opera (sich!). Pur nel temutissimo Contratto a Progetto il legislatore (la cara Fornero) ha tenuto a precisare come debba essere esplicitato il “progetto”, annullando la scappatoia del “programma generico” con cui i contratti a progetto venivano utilizzati come contratti di subordinazione.

CONCLUSIONE: togliete questa frase dal contratto:  “ più in generale di servizi di collaborazione, non meglio precisati,  alle usuali attività di studio del committente”.

Altro punto importante da chiarire è la proprietà intellettuale di quanto oggetto della prestazione d’opera, ovvero se eseguo un progetto esecutivo per un CiPi, posso utilizzarlo per la mia attività professionale e curriculare, specificando le specifiche competenze e la reale paternità di tutte le componenti del progetto?  Si, in quanto in linea con il concetto di autonomia professionale e non di subordinazione.

E ora passiamo a vedere alcuni punti salienti:

L’esclusività si paga

Viene esplicitata la non esclusività nei rapporti tra POivo e CiPi, ovvero il collaboratore può avere altre incarichi a meno di non arrecare danno al CiPi o attuare concorrenza sleale. Nel contratto è esplicitato che per ben 18 mesi dal termine del contratto il POivo non può avere nessun tipo di rapporto o relazione con i Clienti del CiPiCi. Il CiPiCi può però richiedere l’esclusività quantificandola economicamente ed esplicitando, nel contratto, il compenso per questa richiesta.
C’è da chiarire che il concetto di “concorrenza sleale” è abbastanza tortuoso, sancito dall’art. 2598, è soggetto a svariate linee interpretative. In linea generale si riferisce al divieto di utilizzare illecitamente le proprietà intellettuali altrui, diffamare e violare le norme deontologiche, in questo senso, ad esempio, partecipare in proprio a un bando di gara o concorso a cui partecipa anche il Cipi, ma non oggetto del contratto, può essere considerata concorrenza sleale?

L’autonomia è d’obbligo

Più volte viene ribadito nel contratto che “II Prestatore D'Opera presterà la propria opera in piena autonomia gestionale, organizzativa e operativa, salvo il necessario coordinamento generale e programmatico con il Committente. Pertanto tale attività lavorativa sarà svolta a titolo di Prestazione d'Opera con lavoro proprio e senza vincolo di subordinazione nel quadro di un rapporto unitario e continuativo, con assoluta autonomia o indipendenza, senza risultare soggetto a direttive di natura tecnica e/o organizzativa nonché a vincoli di dipendenza gerarchica”
Quindi:
niente orari prefissati, timbri di cartellino, nessun obbligo di sede se non per esigenze strettamente necessarie all’assolvimento dell’opera, nessuna sparata della serie “io sono il capo e voi…”

Mi assicuri tu?

Nel contratto è esplicitato che “Il Prestatore d’Opera, per l’attività svolta in base al presente contratto, non è tenuto a stipulare polizza di R.C. professionale per eventuali i danni provocati nell'esercizio della propria attività professionale” . Quindi nessun obbligo di polizza, anche se questo potrebbe in qualche modo inficiare l’autonomia del prestatore d’opera. Utilizzatela in casi specifici o meglio fate una vostra assicurazione computandola nel compenso. Stesso discorso per il punto in cui “II Committente assume la responsabilità civile per i fatti compiuti dal Prestatore d'Opera nell'esercizio delle funzioni strettamente connesse all'incarico ricevuto”.

In generale nel contratto si è cercato di dare “un colpo al cerchio e uno alla botte”, tutelando il POivo per quanto riguarda tempi, compenso, responsabilità civile ed obbligo assicurativo, ma garantendo al CiPiCi di poter utilizzare la prestazione d’opera anche in assenza di un’opera o servizio specifico da espletare.


Ancora una volta appare chiaro la necessità di chiarire i campi di applicazione della P.iva e di incentivare ( e non penalizzare, come è stato fatto con la Riforma Fornero) l’utilizzo del contratto a tempo determinato come avviene nel resto d’Europa.

1 commento:

  1. Se un libero professionista non riesce a pagare i contributi di inarcassa, gli viene consigliato di chiudere la partita iva e cambiare mestiere. Se chi vuole gestire grandi commesse non è in grado di mantenere dei dipendenti, gli ordini si dovrebbero preoccupare di capire perchè ciò accade anzichè studiare i contratti tipo per perpetuare situazioni insostenibili.

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