1400 persone hanno sottoscritto la nostra lettera agli Ordini Professionali: leggila qui!

venerdì 27 settembre 2013

Formazione continua e permanente: diritto, obbligo, balzello



TUTTI IN FORMAZIONE, PRONTI, VIAAAA!!


Il 2014 sarà  un anno "formativo" per tutti gli iscritti agli Albi Professionali! Una legge dello Stato, in linea con le direttive europee, ci obbliga a proseguire il nostro percorsoformativo durante la vita professionale, ma come spesso accade i criteri e le modalità con cuiquesto obbligo deve essere espletato sono molto differenti da professione a professione. Anchetra due professioni affini come quelle di architetti e ingegneri ci sono differenze (stabilite daConsigli Nazionali) che generano confusione e perplessità sui criteri di scelta. 

Ma come funzionerà la formazione? E' bene capirne il funzionamento per portare ai rispettivi Consigli Nazionali le nostre istanze per modificare eventuali incongruenze nei Regolamenti che ogni Consiglio ha emanato, ma che può essere soggetto a revisione da parte dei consigli stessi. 

Leggete queste prime considerazioni e inviateci le vostre domande, perplessità e proposte che gireremo ai rispettivi Consigli Nazionali di Architetti e Ingeneri!


Cos'è la formazione continua e permanente, perchè è obbligatoria e cosa comporterà per gli iscritti all'albo? Quali le differenze tra architetti e ingegneri? Ma soprattutto, quanto ci costerà?

La formazione continua e permanente è uno di quei concetti per cui vale il mantra "ce lo chiede l'Europa". E' dal 1996 che l'Unione Europea dibatte sulla necessità di un apprendimento continuo durante tutto l'arco della propria vita, che consenta alle classi lavoratrici di mantenersi competitive e aggiornate in un mondo che cambia sempre più in fretta. L’art.14 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea stabilisce che ogni individuo ha “diritto all’istruzione e alla formazione permanente”. Un diritto, dunque, un'opportunità. 
La Riforma delle Professioni approvata giusto un anno fa recepisce le direttive europee e sancisce l'obbligatorietà della formazione continua e permanente per gli iscritti agli Albi Professionali, delegando ai Consigli Nazionali la redazione di regolamenti e linee guida.

Dal diritto all'obbligo, dall'obbligo alla speculazione, il passo è breve. Tralasciando la demenziale terminologia che ormai da anni mutua direttamente dall'economia il termine "credito formativo", ma che in realtà mette in luce come la questione economica non sia secondaria nell'istituzione di questo nuovo obbligo, il compito di definire cosa è valutabile ai fini della formazione e cosa non lo è e un ruolo preponderante nella organizzazione delle attività formative vengono assegnato ai Consigli Nazionali e agli Ordini Territoriali. Ma questi sono organi pubblici e finanziati dai propri iscritti. Pretendere una formazione il più possibile gratuita e di qualità non è "fuori dal mondo"Già molti Ordini territoriali, anche di altre professioni, garantiscono oggi una formazione gratuita. E' il requisito minimo che rende davvero accessibile la professione, e non solo alla portata di chi "può permettersela". E' lo scudo che calmiera il mercato attraverso la creazione di un "bene comune", come, molto più in grande, lo è l'istruzione pubblica, per esempio.

Qui vi spieghiamo la formazione continua e permanente "per dummies". Idee, contributi, proposte, azioni da avanzare agli organi nazionali e territoriali perchè l'obbligo non si trasformi in speculazione sulla nostra pelle, sono fortemente caldeggiate.

Qual è il ruolo dei Consigli Nazionali?

- definiscono le linee guida (quanti crediti obbligatori, quali attività concorrono a essere valutate come formative e in che misura etc.)
istituiscono una banca dati consultabile on-line di tutte le attività formative riconosciute disponibili sul territorio nazionale 
- il CNAPPC promuove propri eventi finalizzati all'aggiornamento e fissa i criteri per la valutazione delle attività di aggiornamento promosse dagli Ordini
- Il CNAPPC concede autorizzazioni ad associazioni di iscritti agli Albi ed altri soggetti che vogliano esercitare attività formativa.

Qual è il ruolo degli Ordini territoriali?

Sostanzialmente, organizzare i corsi, coerentemente con le linee guida dei Consigli Nazionali, e riconoscere i crediti che gli iscritti ottengono presso altre strutture (purchè tali crediti siano riconosciuti anche dai Consigli Nazionali).

Quanti crediti devo fare ogni anno?

Ogni credito equivale a un'ora. Per gli architetti, 90 in tre anni, ma per il primo triennio si parte con 60 crediti (minimo 20 all'anno). Per gli ingegneri, c'è un sistema di calcolo più complesso perchè si parte con un "bagaglio" di crediti che diminuisce quanto maggiore è il numero di anni di iscrizione all'albo (vedi l'art. 3 del regolamento: vale a dire, se ti sei laureato da poco, hai da poco concluso un'esperienza formativa, e quindi devi studiare meno degli altri). Non si può rimanere iscritti all'albo se si hanno meno di 30 crediti nel proprio bagaglio. In entrambi i casi, c'è un numero esiguo di crediti (4) da ottenere obbligatoriamente tramite attività formative sulla deontologia (sic!).

Come si fanno i crediti?

Ogni consiglio ha stabilito le proprie regole, a volte molto diverse tra loro: i dottorati di ricerca e i master, per esempio, valgono 30 crediti all'anno per gli ingegneri, e solo 10 per gli architetti (col paradosso che chi per esempio consegue un master da 120 ore o il più alto titolo formativo sul territorio nazionale, ha ancora bisogno di formazione). Oltre ai corsi, alcune attività collaterali sono valutate ai fini dei crediti, come la partecipazione a mostre, workshop, convegni, seminari, la docenza gratuita in altri corsi, il lavoro volontario in caso di calamità naturali (per gli ingegneri).

Chi è esonerato?

Per gli ingegneri, si è esonerati per un anno in caso di maternità o paternità. Per gli architetti, solo in caso di maternità. E' esonerato anche chi documenta seri problemi di salute o altri impedimenti gravi. Per gli architetti, sono esonerati i maggiori di 70 anni e chi non esercita la professione (cioè non ha partita iva e non è iscritto alla cassa) per 3 anni consecutivi.

Come potete vedere sono molte le differenze e, di molte, ci sfugge il senso!

INVIATECI LE VOSTRE DOMANDE, ANCHE FRUTTO DELLA VOSTRA ESPERIENZA, CHE GIREREMO AI RISPETTIVI CONSIGLI DI ARCHITETTI E INGEGNERI!



Il 15 settembre è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il Regolamento per la formazione obbligatoria degli architetti. Già a luglio, invece, erano state rese pubbliche le Linee Guida. Qui trovate invece il Regolamento per la formazione obbligatoria degli Ingegneri, pubblicato già da qualche mese.


venerdì 20 settembre 2013

Cosa può fare l'Ordine per noi?

E’ iniziata l’ultima tornata elettorale per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Roma e provincia. Si voterà fino al 1 ottobre, tutti i giorni tranne la domenica, dalle 10:00 alle 18:00 presso la sede a piazza Manfredo Fanti.

Ma perché importante andare a votare? Cosa può fare, concretamente, l’Ordine per i suoi iscritti?

Molti, moltissimi di noi pensano – con qualche o molte ragioni – che l’iscrizione annuale all’Ordine sia una tassa odiosa, un balzello che dobbiamo pagare per ricevere in cambio il timbro, che per altro ci siamo sudati tramite l’Esame di Stato (anche quello a pagamento), e prima ancora laureandoci e passando un test all’università per poter essere ammessi alle facoltà di architettura. Tutto questo per poter esercitare la professione che abbiamo imparato, senza ricevere null’altro in cambio. 
Vediamo allora di fare un pò di chiarezza!

Quando Nascono gli ordini?

Gli Ordini professionali sono stati istituiti durante il regime fascista, ispirandosi alle corporazioni medievali. Il loro compito sostanziale era quello di una magistratura dedicata a dirimere le controversie tra professionisti e clienti, avendo come idea di riferimento il concetto che alcuni saperi – come la medicina, la giurisprudenza o l’architettura – rivestono un interesse generale per l’intera collettività, e come tali devono essere oggetto di particolari attenzioni. Una magistratura che, però, viene eletta e finanziata dai suoi potenziali imputati: una stortura in nuce che ha fatto sì che gli Ordini diventassero (ed effettivamente spesso lo sono) lobby agli occhi dei non iscritti, e lobby degli iscritti più potenti agli occhi di tutti gli altri professionisti.

Cosa è cambiato dopo la riforma?

Con la recente riforma delle professioni viene creato il “Consiglio di Disciplina”, un organo che assume la funzione di vigilare sulla deontologia, non più assegnata quindi al Consiglio dell’Ordine: il consiglio di disciplina è formato sempre da iscritti all’albo, con la differenza che non viene eletto, ma nominato dal Tribunale a partire da un elenco di professionisti con determinati requisiti (qui un approfondimento: http://www.professionearchitetto.it/news/notizie/16731/Consigli-di-disciplina-un-altro-tassello-alla-Riforma-delle-professioni). Si vuole così correggere quella stortura della corporazione che giudica se stessa, ma nei fatti si crea un ennesimo organo che non mette automaticamente al riparo da favoritismi e opacità.

Cosa rimane, quindi, al Consiglio dell’Ordine? Molto o poco, a seconda dei punti di vista. 
Gli Ordini sono stati creati con legge dello Stato, e da una legge dello Stato dovranno essere aboliti. Può piacerci o meno pagare la tassa di iscrizione annuale, possiamo chiedere di ridurla, ma dovremo continuare a versarla se vogliamo esercitare la professione, finchè le cose non cambieranno. A quanto ammonta questa tassa e come viene spesa, dipende dal Consiglio dell’Ordine.

Cosa possono fare gli Ordini?

In un momento in cui aumentano gli oneri professionali (formazione, assicurazione, POS) l’Ordine può fare moltissimo per i propri iscritti: garantire una formazione di qualità gratuita o a prezzi contenuti, anche con lo scopo di calmierare il mercato, essere un soggetto forte nella contrattazione con le assicurazioni e con gli altri fornitori di servizi (un po’ come avviene con i gruppi di acquisto: io ti porto migliaia di potenziali acquirenti, tu però mi fai uno sconto), dare assistenza legale e fiscale attraverso partnership con altri Ordini. Tutto ciò riformulando i bilanci e ridistribuendo le risorse, che ci sono e che vanno ripensate necessariamente in questo momento di crisi.

Tutto quello che ha fatto Iva e altre associazioni come la nostra in questi due anni, potevano, dovevano farlo gli Ordini: 

un’indagine sullo stato di salute della professione mirata a mettere in luce la specifica incidenza del finto lavoro autonomo, consulenze su regimi fiscali, Inarcassa, controversie legali, una secca e decisa condanna dell’illegalità, raccogliere le voci – di protesta e di proposta – degli iscritti sulla riforma previdenziale. 

E ancora: ragionare su quali forme di lavoro possono essere alternative al piccolo studio-bottega che ormai ci relega ai margini dell’economia mondiale, portando il tema dell’innovazione professionale – più che della questione giovanile, che sembra dilatare all'infinito nel tempo la nostra condizione di “paria” della professione, o, al contrario, escluderci per limiti d’età ogni volta che una legge viene pensata per i giovani – al centro del dibattito.

Tutto questo possono farlo gli Ordini se ce li prendiamo, se ci entriamo dentro. E prenderseli non significa solo candidarsi o andare a votare. Significa anche partecipare, esigere trasparenza, esercitare funzioni di controllo, per tutto il mandato del Consiglio.

Per questo Iva ha deciso di metterci la faccia, candidando una sua rappresentante alle elezioni in corso. Per questo ha deciso di condividere il programma di una lista che, pur provenendo in parte dal vecchio consiglio uscente, ha deciso di rinnovarsi portando al centro del programma la trasparenza e la meritocrazia, che sono la condizione imprescindibile perché quella “presa” degli Ordini da parte dei propri iscritti abbia luogo.

L’Ordine di Roma, inoltre, è il più grande d’Europa: se riusciamo a portare il rinnovamento qui, possiamo coinvolgere a catena gli altri Ordini, essere interlocutori del Governo e andare oltre la reale sfera d’azione di un ordine professionale.


Non vogliamo più essere “giovani”, se giovani significa categoria a parte, costretta ad aspettare che qualcun altro (i “non giovani”?) faccia qualcosa per noi. Vogliamo fare noi qualcosa per noi. Diamoci la possibilità di farlo, dimostriamo che l’Ordine è nostro andando a votare.

La nostra candidata è Paola Ricciardi.
La lista candidata con Paola la trovi a questo link: www.nextarch013.com

Per votare è necessario scrivere i nomi e cognomi dei candidati, fino a 14 per la sez. A e 1 per la sez. B. 

lunedì 9 settembre 2013

L'Ordine che vogliamo - Elezioni Consiglio dell'Ordine degli Architetti di Roma e provincia

Dopo i rinnovi di molti consigli di ordini di architetti e ingegneri in Italia, anche l’ordine degli architetti di Roma si appresta alle elezioni del proprio consiglio.

Come associazione Iva sei Partita ci siamo interrogati a lungo sull'opportunità di partecipare alle elezioni dei consigli, per portare all’interno degli ordini le tematiche che ci stanno a cuore: dignità del lavoro, contrasto a forme illecite di collaborazione, promozione di forme di collaborazione eque e paritarie.

Si tratta di temi che, pur riguardando moltissimi architetti e ingegneri, non solo giovani, non trovano voce nelle istituzioni, se non con toni paternalistici e poco fattivi.

Dopo 2 anni e mezzo di battaglie, tentativi di interlocuzione, studio, informazione iniziative via web, crediamo sia venuto il momento di far sentire questa voce e di portare sul tavolo del consiglio i temi della professione “reale”:

  • liberi professionisti, che si trovano a far i conti con un mercato che gioca al ribasso, in termini di qualità e compenso;
  • professionisti a finta partita iva che vivono una condizione di perenne precarietà passando da una collaborazione all’altra con contratti capestro senza la possibilità di rispendere in proprio l’esperienza acquisita;
  • giovani che intraprendono gli studi universitari senza che nessuno gli abbia detto cosa sia una lettera di incarico o come funziona il mondo del lavoro.

A questo punto vogliamo dire la nostra!

Per questo motivo nell’elenco dei nominativi per l’elezione del consiglio dell’ordine degli architetti di Roma troverete il nome di PAOLA RICCIARDI, tra i fondatori di Iva Sei Partita, che spesso è stata nostra portavoce parlando a viso aperto a rappresentanti delle istituzioni, politici e giornalisti (qui al Tg 2 , qui a Fuori Tg , qui a Generazione alta risoluzione).

All’interno dell’ordine vogliamo:

  • Compiere un’indagine conoscitiva (sul modello di quella portata avanti da Iva attraverso il questionario) sulla situazione lavorativa degli architetti romani con domande specificamente volte a capire l’incidenza del fenomeno delle finte partite iva;
  • Portare all’attenzione degli organi governativi, di Inarcassa e del Consiglio Nazionale degli Architetti, la reale condizione della nostra professione, attivando collaborazioni con gli altri ordini provinciali per portare avanti proposte ed azioni concrete;
  • Affiancare al servizio di consulenza legale, già attivo presso l’Ordine, un servizio di supporto concreto a problematiche inerenti fatture non saldate, controversie con la committenza, rapporti di collaborazione irregolari;
  • Istituire uno sportello/ciclo di corsi, per informare gli iscritti (sia titolari di studio che giovani professionisti) su forme di lavoro alternative alla finta partita iva: studio associato, società di professionisti, coworking, tirocinio etc.;
  • Istituire una struttura, all’interno dell’Ordine dedicata al tema dell’innovazione della professione, portando avanti iniziative come la creazione di coworking, network di professionisti, piattaforma di aggiornamento sulla normativa, software demo/light;
  • Promuovere un servizio di informazione rivolto agli studenti che stanno per iscriversi alle facoltà di architettura, per portarli a conoscenza delle reali condizioni della professione promuovendo un’offerta universitaria più orientata alla realtà lavorativa.

E’ importante che, una volta in consiglio, le nostre proposte, per essere realizzate, trovino appoggio anche da parte degli altri consiglieri. Per questo Paola ha scelto di correre insieme alla lista Next/arch, una lista composta di altri 14 architetti (8 uomini 7 donne, di cui 7 consiglieri uscenti) differenti per formazione, età e condizione lavorativa (dall’architetto junior al dipendente, dall’urbanista al restauratore, dal docente al libero professionista) che hanno condiviso i temi da noi proposti all’interno del programma (leggi il contributo di Paola).

Come Iva Sei Partita ci siamo sempre mossi privilegiando il dialogo e la fattività delle azioni. Con creatività ed ironia abbiamo portato avanti con fermezza le nostre istanze, grazie al supporto di chi ci ha sostenuto e ha collaborato con noi. Vogliamo continuare a lavorare affinché tutte le energie raccolte fino ad ora non siano frustrate da chi dice che: “tanto non cambierà mai niente” o che “sono sempre i soliti che decidono”. Possiamo essere noi a cambiare le cose, ci vorrà tempo, costanza, impegno, fermezza, partecipazione.

E’importante dare un messaggio con queste elezioni: che c’è una parte di iscritti all’Ordine che non può più essere ignorata. Perciò, è ora più che mai, importante andare a votare.

Vi invitiamo a darci le vostre proposte in aggiunta alle nostre, che trovate a questo link  o attraverso il blog di Iva Sei Partita scrivendo a info@ivaseipartita.it.


COME E QUANDO SI VOTA?

Per andare a votare bisogna recarsi alla sede dell’Ordine degli architetti di Roma in Piazza Manfredo Fanti 47, con un documento valido di identità. Nella scheda potrete indicare fino a un massimo di 15 nominativi (nome e cognome) di cui 1 appartenente alla sezione “architetti junior”.

Tutti i giorni, esclusa la domenica dalle ore 10 alle ore 18.

La 2° votazione si terrà mercoledì 11 a giovedì 19 settembre. Per essere valida bisogna raggiungere il quorum di  3506 votanti, quorum purtroppo mai raggiunto!


La 3° votazione si terrà da venerdì 20 settembre a martedì 1 ottobre 2013. Sarà valida con qualsiasi numero dei votanti. 

Prendiamoci il vizio! Andiamo a votare!

domenica 8 settembre 2013

Non è un paese per Mamme e Papà



Iva Sei Partita inizia una campagna di indagine  per capire in che condizioni affrontano la maternità/paternità gli architetti e gli ingegneri italiani: una campagna per portare le nostre istanze all'attenzione pubblica attraverso azioni che possano mettere in luce i reali problemi e squilibri che investono il nostro paese.

La legge che regola la tutela e il sostegno della maternità in Italia attualmente è il D.Lgs. 26-3-2001 n. 151 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della L. 8 marzo 2000, n. 53.”

La legge tutela i lavoratori durante i periodi di maternità/paternità, fissa una soglia minima per l’indennità di maternità, pari all’80% della retribuzione, e prevede il «congedo di maternità» ovvero l'astensione obbligatoria dal lavoro della lavoratrice per i 2 mesi precedenti alla nascita e per i 3 mesi successivi (1 mese prima e 4 mesi dopo se si opta per la flessibilità). La legge regola inoltre i riposi giornalieri, i permessi (il cui indennizzo viene anticipato dal datore di lavoro ma è a carico dell’Ente assicuratore) e i «congedi parentali» facoltativi (complessivamente 10 mesi nei primi 8 anni di vita del bambino) a cui hanno diritto madri/padri lavoratori.

Ma che succede a tutti quei lavoratori/lavoratrici che non hanno un datore di lavoro e vogliono o hanno avuto dei figli?

A noi architetti e ingegneri ci pensa INARCASSA.
La Cassa riconosce, a ciascuna libera professionista iscritta, il diritto a una indennità di maternità per i 2 mesi antecedenti e per i 3 mesi successivi la data del parto, pari ai cinque dodicesimi (ovvero per 5 mesi) dell’80% del reddito professionale irpef percepito nel secondo anno anteriore a quello dell'evento. La misura dell'indennità minima lorda per l’anno 2013 è pari a € 4.895,00.

A differenza però di un lavoratore non autonomo l’indennità non ci viene erogata immediatamente, non riceviamo un’indennità doppia in caso di gemelli, non godiamo di riposi o permessi retribuiti (del resto ce li dovremmo pagare da soli!) e di norma non percepiamo assegni familiari successivamente al parto.

Ciò significa che durante il periodo di sospensione del lavoro che ci spetta di diritto, durante il quale non lavoriamo e non cerchiamo lavoro, i costi che di solito si accollerebbe il datore di lavoro per sostituirci, ce li accolliamo noi implicitamente.

Se mamma o papà (o come spesso accade entrambi) sono liberi professionisti che non guadagnano molto, la prospettiva di avere dei figli a queste condizioni potrebbe risultare “insostenibile”.

Se poi l’aspirante genitore è una “falsa partita iva” (un professionista “monocommittente” i cui compensi provengono in misura maggiore del 50% da un committente principale) con vincoli di orario ed obbligo di presenza sul luogo di lavoro e, quindi, non essere in grado di disporre liberamente del proprio tempo, cosa succede?

Vi chiediamo di aiutarci diffondendo e compilando il questionario che troverete a questo link:

Non è un paese per Mamme e Papà 


le tue risposte ci saranno utili per comprendere i temi su cui impostare la campagna.