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venerdì 20 settembre 2013

Cosa può fare l'Ordine per noi?

E’ iniziata l’ultima tornata elettorale per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Roma e provincia. Si voterà fino al 1 ottobre, tutti i giorni tranne la domenica, dalle 10:00 alle 18:00 presso la sede a piazza Manfredo Fanti.

Ma perché importante andare a votare? Cosa può fare, concretamente, l’Ordine per i suoi iscritti?

Molti, moltissimi di noi pensano – con qualche o molte ragioni – che l’iscrizione annuale all’Ordine sia una tassa odiosa, un balzello che dobbiamo pagare per ricevere in cambio il timbro, che per altro ci siamo sudati tramite l’Esame di Stato (anche quello a pagamento), e prima ancora laureandoci e passando un test all’università per poter essere ammessi alle facoltà di architettura. Tutto questo per poter esercitare la professione che abbiamo imparato, senza ricevere null’altro in cambio. 
Vediamo allora di fare un pò di chiarezza!

Quando Nascono gli ordini?

Gli Ordini professionali sono stati istituiti durante il regime fascista, ispirandosi alle corporazioni medievali. Il loro compito sostanziale era quello di una magistratura dedicata a dirimere le controversie tra professionisti e clienti, avendo come idea di riferimento il concetto che alcuni saperi – come la medicina, la giurisprudenza o l’architettura – rivestono un interesse generale per l’intera collettività, e come tali devono essere oggetto di particolari attenzioni. Una magistratura che, però, viene eletta e finanziata dai suoi potenziali imputati: una stortura in nuce che ha fatto sì che gli Ordini diventassero (ed effettivamente spesso lo sono) lobby agli occhi dei non iscritti, e lobby degli iscritti più potenti agli occhi di tutti gli altri professionisti.

Cosa è cambiato dopo la riforma?

Con la recente riforma delle professioni viene creato il “Consiglio di Disciplina”, un organo che assume la funzione di vigilare sulla deontologia, non più assegnata quindi al Consiglio dell’Ordine: il consiglio di disciplina è formato sempre da iscritti all’albo, con la differenza che non viene eletto, ma nominato dal Tribunale a partire da un elenco di professionisti con determinati requisiti (qui un approfondimento: http://www.professionearchitetto.it/news/notizie/16731/Consigli-di-disciplina-un-altro-tassello-alla-Riforma-delle-professioni). Si vuole così correggere quella stortura della corporazione che giudica se stessa, ma nei fatti si crea un ennesimo organo che non mette automaticamente al riparo da favoritismi e opacità.

Cosa rimane, quindi, al Consiglio dell’Ordine? Molto o poco, a seconda dei punti di vista. 
Gli Ordini sono stati creati con legge dello Stato, e da una legge dello Stato dovranno essere aboliti. Può piacerci o meno pagare la tassa di iscrizione annuale, possiamo chiedere di ridurla, ma dovremo continuare a versarla se vogliamo esercitare la professione, finchè le cose non cambieranno. A quanto ammonta questa tassa e come viene spesa, dipende dal Consiglio dell’Ordine.

Cosa possono fare gli Ordini?

In un momento in cui aumentano gli oneri professionali (formazione, assicurazione, POS) l’Ordine può fare moltissimo per i propri iscritti: garantire una formazione di qualità gratuita o a prezzi contenuti, anche con lo scopo di calmierare il mercato, essere un soggetto forte nella contrattazione con le assicurazioni e con gli altri fornitori di servizi (un po’ come avviene con i gruppi di acquisto: io ti porto migliaia di potenziali acquirenti, tu però mi fai uno sconto), dare assistenza legale e fiscale attraverso partnership con altri Ordini. Tutto ciò riformulando i bilanci e ridistribuendo le risorse, che ci sono e che vanno ripensate necessariamente in questo momento di crisi.

Tutto quello che ha fatto Iva e altre associazioni come la nostra in questi due anni, potevano, dovevano farlo gli Ordini: 

un’indagine sullo stato di salute della professione mirata a mettere in luce la specifica incidenza del finto lavoro autonomo, consulenze su regimi fiscali, Inarcassa, controversie legali, una secca e decisa condanna dell’illegalità, raccogliere le voci – di protesta e di proposta – degli iscritti sulla riforma previdenziale. 

E ancora: ragionare su quali forme di lavoro possono essere alternative al piccolo studio-bottega che ormai ci relega ai margini dell’economia mondiale, portando il tema dell’innovazione professionale – più che della questione giovanile, che sembra dilatare all'infinito nel tempo la nostra condizione di “paria” della professione, o, al contrario, escluderci per limiti d’età ogni volta che una legge viene pensata per i giovani – al centro del dibattito.

Tutto questo possono farlo gli Ordini se ce li prendiamo, se ci entriamo dentro. E prenderseli non significa solo candidarsi o andare a votare. Significa anche partecipare, esigere trasparenza, esercitare funzioni di controllo, per tutto il mandato del Consiglio.

Per questo Iva ha deciso di metterci la faccia, candidando una sua rappresentante alle elezioni in corso. Per questo ha deciso di condividere il programma di una lista che, pur provenendo in parte dal vecchio consiglio uscente, ha deciso di rinnovarsi portando al centro del programma la trasparenza e la meritocrazia, che sono la condizione imprescindibile perché quella “presa” degli Ordini da parte dei propri iscritti abbia luogo.

L’Ordine di Roma, inoltre, è il più grande d’Europa: se riusciamo a portare il rinnovamento qui, possiamo coinvolgere a catena gli altri Ordini, essere interlocutori del Governo e andare oltre la reale sfera d’azione di un ordine professionale.


Non vogliamo più essere “giovani”, se giovani significa categoria a parte, costretta ad aspettare che qualcun altro (i “non giovani”?) faccia qualcosa per noi. Vogliamo fare noi qualcosa per noi. Diamoci la possibilità di farlo, dimostriamo che l’Ordine è nostro andando a votare.

La nostra candidata è Paola Ricciardi.
La lista candidata con Paola la trovi a questo link: www.nextarch013.com

Per votare è necessario scrivere i nomi e cognomi dei candidati, fino a 14 per la sez. A e 1 per la sez. B. 

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