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mercoledì 26 marzo 2014

JOBS ACT e i lavoratori autonomi

  • per il tormentone web, cliccare sull'immagine
    Ecco, è arrivato il primo DL sul Jobs Act di paternità renziana pubblicato sulla G.U. il 20 marzo 2014. Sarà la prima tappa della grande RIFORMA del LAVORO che darà il via alla ripresa ITALIA?
    Abbiamo deciso di far arrivare a Renzi una lettera con le proposte dei liberi professionisti a P.IVA (finta e non) non contemplati nel DL per questo vi chiediamo di darci il vostro contributo "propositivo" anche in virtù delle prime azioni del nuovo esecutivo.

Il primo DL sul lavoro emanato dal nuovo governo non sembra essere il primo mattone di una riforma complessiva del mercato del lavoro, il famoso “jobs act” immaginato da Renzi, imperniato sul contratto unico a tutele crescenti; al contrario il decreto, che si prefigge di rispondere al disastroso 40% di disoccupazione giovanile, sembra improntato a una visione di breve periodo, in continuità con le precedenti politiche che hanno incentivato il precariato.

Infatti vengono ulteriormente liberalizzati sia i CONTRATTI A TERMINE, che possono essere rinnovati tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore fino a 8 volte in 3 anni (con una durata media di 4,5 mesi a contratto!), sia i CONTRATTI DI APPRENDISTATO che, privati dell’obbligo di indicazione di un “piano formativo”, consentono alle aziende di servirsi di giovani volenterosi tra i 18 e i 29 anni risparmiando il 65% di quanto previsto dai contratti nazionali (pagandoli cioè poche centinaia di euro al mese) e senza fornirgli alcuna reale formazione.

Questi due provvedimenti dimostrano la mancanza di una visione d’insieme, che tenga conto delle diverse fasi della FILIERA del lavoro e individui dei percorsi di riferimento tanto per il lavoratore quanto per il datore di lavoro. Cosa posso fare infatti dopo il contratto di apprendistato? E dopo il contratto a termine? Forse aprire una bella P.IVA e continuare come “consulente” per la stessa azienda! Si cambia forma di precarietà senza mai accedere ad nessuna forma di tutela.

Le P.IVA sembrano essere le grandi assenti tanto nel decreto quanto nelle dichiarazioni del Presidente del Consiglio. Ad esempio dei famosi 80 euro mensili in busta paga gli unici a non beneficiare sono quelli che la busta paga non ce l’hanno, cioè i titolari di “piccole” -e spesso false -partite iva.

UN PICCOLO ESEMPIO di come senza una visione d'insieme non si va da nessuna parte: Impiegare 3,5 miliardi per la ristrutturazione delle scuole senza mettere mano al Codice degli Appalti e senza garantire l'ingresso agli incarichi a professionisti giovani e anche competenti, ma con scarso curriculum "dichiarato" alle spalle, significherebbe reiterare nuovamente il percorso già vissuto. Gli incarichi li prenderebbero i soliti noti per poi chiamare a lavorare professionisti a finta p.iva, pagati poco e quando arrivano i soldi, professionisti che non compariranno nell'incarico e che non potranno impiegare la loro esperienza in un futuro lavorativo.Il solito serpente che si morde la coda?

  • Ma quello che manca TOTALMENTE è una riforma GIURIDICA, AMMINISTRATIVA E FISCALE che introduca anche in Italia forme di lavoro innovative come i coworking e le cooperative (vere) di professionisti.


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