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sabato 22 marzo 2014

Risultati del questionario Non è un Paese per mamme e papà.

Qualche mese fa abbiamo lanciato il questionario: Non è un Paese per mamme e papà. Qui un primo resoconto dei risultati:


Le Casse Previdenziali nascono per garantire una serie di diritti agli iscritti, fra cui un sostegno nelle fasi della vita in cui non si è in grado di lavorare. Il loro funzionamento si basa sul principio di mutualità fra lavoratori e fra generazioni. E la modalità con cui amministrano i diritti redistribuiscono il versato dovrebbe essere oggetto di scelte politiche e di urgenze sociali. In ogni caso, non dovrebbe mai andare in contrasto con principi generali o con diritti riconosciuti come universali. 

Nell'analisi dei servizi erogati da Inarcassa (Cassa Previdenziale degli Architetti e degli Ingegneri) e dei diritti e delle tutele connessi, siamo partiti dalla tutela della maternità

La sensazione che per i nostri colleghi e coetanei diventare genitori fosse sempre meno scontato e accessibile ci ha indotto a misurare la situazione con un sondaggio, per quanto "artigianale", destinato a loro e a coloro che frequentano abitualmente il nostro sito. I risultati del sondaggio, che è stato lanciato nel settembre 2013, non vogliono avere alcuna valenza statistica o scientifica, ma porre il problema e stimolare ricerche e approfondimenti sul tema. Al nostro sondaggio sulle false partite iva “Contiamoci” del 2012, avevano risposto 1200 persone. A questo questionario hanno risposto per ora solo una cinquantina di utenti. Ciò solleva di per sé una domanda: in Inarcassa c'è posto per giovani mamme e papà? 

SONDAGGIO: LETTURA DEI RISULTATI 

A CHE ETA' HAI AVUTO IL PRIMO FIGLIO? 



Se sei architetto o ingegnere è quasi sicuro che non avrai figli prima dei 25 anni. E' molto probabile che ne avrai solo uno, al massimo due. La famiglia numerosa te la puoi scordare. 
La maggior parte dei nostri amici partecipanti ha avuto il suo "figlio e mezzo" intorno ai 35 anni. 
Perché si fanno figli così tardi? E' un trend generale, ma nel nostro caso ha delle caratteristiche particolari. Si studia a lungo, si tarda a entrare nella professione e a iscriversi all'Ordine, si tarda a consolidare un reddito o una clientela. Viceversa, è probabile che chi ha fatto un figlio prima, fra i 20 e i 30 anni, abbia trovato ostacoli a diventare un autonomo iscritto all'Ordine. Non è perciò interessato dal nostro sondaggio. 

PER OGNI FIGLIO HAI RICEVUTO L'ASSEGNO DI INARCASSA? 

Se sei donna e diventi madre hai diritto a un assegno di Inarcassa per sostenerti in questa fase della vita. Non tutte però sono riuscite ad avvalersene. E' poco noto, ma basta poco per perdere il diritto alla maternità di Inarcassa. Per esempio, se l'anno prima di rimanere incinta hai accettato una breve supplenza in una scuola, quel piccolo compenso ha generato dei contributi versati ad altra cassa. E questo dà diritto a Inarcassa a non erogarti l'assegno. Se sei uomo e iscritto a Inarcassa, pur versando il contributo di 68€ annuali per le tue colleghe, per te l'assegno di paternità non è previsto. Non ci si aspetta che tu ti astenga dal lavorare solo perché sei diventato papà. Una concezione un po' antiquata di solidarietà fra i generi. 

QUANTO TEMPO E' PASSATO FRA IL PARTO E L'ARRIVO DELL'ASSEGNO DI MATERNITA'? 

Chi riesce davvero ad avvalersi di questo sussidio lo riceve di fatto fra i 3 e i 6 mesi dopo il parto. Inoltre quasi la metà delle intervistate non è riuscita a lavorare (e quindi non ha neanche generato fatturato) per un anno intero, quando è diventata mamma, quando è diventata mamma; l'80% di loro ha ricevuto l'assegno dopo 6 mesi dal parto, più o meno quando stava tornando operativa. Insomma per fare un figlio devi aver accantonato qualcosa in precedenza. 
Ma se la maggior parte delle intervistate dice di guadagnare 1000€ nette al mese, come fa ad accantonare denaro a sufficienza per 6 o 12 mesi di fermo? 
A volte si sente dire che le architette e le ingegnere "possono comunque lavorare" anche se sono in maternità, quindi teoricamente potrebbero sia percepire l'assegno che continuare a fatturare. Ma la realtà ovviamente è diversa, e non c'era bisogno del sondaggio per immaginare come si svolgono le cose: la maggior parte delle intervistate ha dovuto rinunciare ad almeno un cliente in occasione della maternità; le ore dedicate al neonato non sono permessi retribuiti (come prevede la legge nazionale D.Lgs. 151/2001 per subordinati e parasubordinati) ma semplicemente ore non lavorate; non avendo un datore di lavoro che gestisce la sospensione dell'attività si possono perdere lavori a causa di questa sospensione e si hanno difficoltà a procurarsene di nuovi. 
A meno che non si abbia intorno una rete spontanea di mutuo soccorso fra colleghi, uomini e donne. 

QUANTO DEL TUO REDDITO E' STATO COPERTO DALLA MATERNITA' DI INARCASSA? 

Secondo la regola, l'assegno dovrebbe coprire l'80% del fatturato medio di 5 mesi su 12. I 5/12 mesi presi a campione per questo calcolo ricadono nel secondo anno fiscale precedente a quello della gravidanza. Quindi, se nel 2013 rimani incinta, il tuo eventuale assegno di maternità sarà pari all'80% del reddito IRPEF del 2011, diviso per 12 (media mensile) e moltiplicato per 5 (mesi coperti dall'assegno). Esattamente come per i lavoratori dipendenti. 
In ogni caso, l'assegno di maternità non scenderà sotto un minimo, che nel 2013 era di 4895€. 
Solo il 20% delle intervistate però ha ricevuto un assegno adeguatamente proporzionato: e molte non sono state in grado di calcolare l'effettivo beneficio ricevuto. In teoria ci sono dei servizi connessi alla maternità che potrebbero essere erogati fuori assegno e ci sono delle categorie di lavoratori che ne hanno diritto. Ad esempio un aiuto per l'asilo nido per poter tornare presto a lavorare. Le iscritte Inarcassa non godono di agevolazioni fuori dall'assegno

E QUESTI 5 MESI, LI HAI PASSATI EFFETTIVAMENTE A CASA E POI SEI RIUSCITA A TORNARE A LAVORARE ALLE STESSE CONDIZIONI DI PRIMA? 

Questa domanda era riservata alle false partite IVA, cioè alle professioniste formalmente autonome ma di fatto dipendenti di studi professionali o altri professionisti (sono le partite iva monocommittenti). 
Delle false autonome, solo il 34% ha visto applicato di fatto il proprio diritto di restare a casa 5 mesi e tornare a lavorare a condizioni non svantaggiose. Delle intervistate, l'80% si riconosce nel profilo della falsa partita IVA – il nostro sito è dedicato principalmente a loro. 
 Ricordiamo che non esiste una tariffa minima per questo tipo di rapporto di lavoro e che queste persone pagano da sole i propri contributi previdenziali pur sottostando a orari e modalità di lavoro imposte da altri. 

MA INSOMMA, DI CHI STIAMO PARLANDO? 

La maggior parte delle intervistate ha ad oggi un reddito netto (tassabile) che si aggira intorno ai 1000€ al mese. Con la maternità, la maggior parte (64%) delle intervistate dichiara che il proprio reddito è calato di circa il 40% nei due anni successivi al parto. Ricordiamo che stiamo parlando di persone che devono provvedere al proprio welfare, che non hanno giorni di malattia né tantomeno ferie pagate, che si autorganizzano quindi non hanno un datore di lavoro che provvede a delegare ad altri le loro mansioni o a gestire il processo produttivo in loro assenza.
Ricordiamo che non esistono più delle tariffe professionali minime di legge, mentre esistono dei Contratti Nazionali per gli Studi Professionali che riconoscono un minimo orario agli architetti/ingegneri dipendenti. 
Ricordiamo infine che stiamo parlando di persone che gestiscono processi produttivi e burocratici anche delicati, che devono potere contrattare alla pari col proprio cliente ed essere in condizioni di dire dei no, soprattutto quando si trovano ad asseverare delle conformità alle norme e a garantire così il rispetto della legge. 

QUALI MISURE DOVREBBE METTERE IN ATTO INARCASSA PER TUTELARE LA MATERNITA' DELLE ISCRITTE? 

La quasi totalità delle intervistate desidererebbe una riduzione della quota di iscrizione alla Cassa per i due anni successivi al parto. Significa che il prelievo fisso di Inarcassa è percepito come ingiusto e smisurato, ma significa anche che le autonome preferiscono concepirsi come tali e non si aspettano grandi tutele dalla propria Cassa o dallo Stato: prima ancora che sussidi maggiori, asili nido e sportelli di ascolto, vogliono essere in grado di badare a sé stesse trattenendo una quota maggiore del proprio reddito. 

Riflessione: le storture di questo sistema non nascono da volontà di nuocere l'iscritto o l'iscritta, ma sono figlie di tempi andati. Se aspettiamo il ritorno questi tempi d'oro, possiamo continuare a raccontarci che architetti e ingegneri sono in grado di tutelare da soli i propri diritti e la propria qualità di vita con dei redditi, dichiarati o meno ma sempre abbondanti. Se invece guardiamo la realtà, e prendiamo atto che indietro non si torna, dobbiamo chiedere l'adeguamento del sistema previdenziale per recuperare diritti non più garantiti. E il diritto alla maternità è un ottimo esempio. 

E TU cosa ne pensi? Sei architetto o ingegnere, hai dei figli e ti sei riconosciuto in questo sondaggio? Scrivici raccontando la tua storia a info@ivaseipartita.it o rispondi anche tu al sondaggio „Non è un paese per mamme e papà“

1 commento:

  1. Beh la considerazione che non è stata fatta è un'altra:
    una donna architetto fa un figlio verso i 35 anni il suo reddito di 2 anni prima sarà mediamente inferiore a 10000 euro e se pensasse di fare un altro figlio in un tempo ragionevole lo farebbe a circa 2/3 anni dal primo con un reddito, ironia della sorte, ancora piu basso del primo. Mi chiedo allora perchè la quota maternità è fissa mentre l'indennità è proporzionata al reddito? perchè io povera sfigata ho preso e probabilmente riprenderò il minimo?Con questo meccanismo si predilige chi fa figli da vecchia (con redditti auspicabilmente più alti di chi è giovane) o architetti paraculate (con redditi notevoli pur essendo giovani)...perdonate il francesismo

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