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lunedì 11 gennaio 2016

CHI PARLA PER NOI? Il DDL autonomi e la questione della rappresentanza

La cronaca: il DDL autonomi

Il Governo ha fatto i suoi buoni propositi per il 2016: portare in discussione alle Camere, per la fine di gennaio, lo Statuto del Lavoro Autonomo. Dopo essere intervenuto sul lavoro subordinato e parasubordinato con il Jobs Act, l'intenzione è ora quella di regolamentare il lavoro indipendente. Una forma di lavoro che riguarda circa 5,4 milioni di persone (fonte Istat), la cui professionalità è spesso sinonimo di spirito di imprenditorialità, totale flessibilità e produzione d'innovazione, ma anche, a volte, di forme di auto-impiego poco garantite, deboli nella contrattazione con le controparti e tartassate da obblighi fiscali e previdenziali. Ovviamente non stiamo parlando di finte partite iva: quelle, il Governo le ha regolamentate con la legge Fornero del 2012, che prevede misure di contrasto ad hoc da cui però vengono esclusi gli iscritti agli Ordini. Un aspetto importante su cui torneremo dopo.

Le prime bozze circolate prevedono, più che uno Statuto propriamente detto, un corto disegno di Legge sostanzialmente diviso in due parti: la prima regolamenta alcuni temi come quelli del contratto e dei pagamenti. Sul contratto si propongono misure sacrosante su clausole vessatorie, recesso etc., mentre per proteggersi dal rischio di non essere pagati viene estesa ai professionisti la possibilità di stipulare un'assicurazione... un magro contentino che non ci fa sentire molto tutelati, in realtà, ma ulteriormente tassati: è la deriva privatistica e in salsa assicurativa di ogni concetto più elementare di diritto.



Ma per il Governo i liberi professionisti sono autonomi o no?

La seconda parte della bozza di DDL prevede una serie di misure per gli iscritti all'Inps Gestione Separata. Tanto da farci chiedere: ma questo Statuto si estende a tutti i lavoratori autonomi o solo a quelli non iscritti a Albi e Ordini?
Noi ci siamo sempre definiti lavoratori autonomi e liberi professionisti, senza distinzione, ma la domanda non è peregrina ed era sorta già nel corso del workshop della Coalizione 27f dello scorso novembre a Roma, a cui avevamo partecipato e il cui documento di sintesi potete leggere qui. Se davvero questo Statuto non riguardasse i professionisti ordinistici, riguarderebbe ben poche persone: meno di un milione contro i più di 5 milioni detti sopra. 5 milioni di figure professionali talmente flessibili che ogni provvedimento a loro favore, ogni sgravio, avrebbe una ripercussione praticamente immediata sulle dinamiche produttive ad alto valore aggiunto. Non vorrà per caso il Governo perdere quest'occasione?

A dicembre si è tenuta a Roma, poi, la Conferenza Nazionale degli Ordini degli Architetti, un incontro periodico tra tutti gli Ordini provinciali e il CNAPPC. In quell'occasione il prof. Maurizio Del Conte, economista bocconiano, estensore della legge per conto del Governo e ora Presidente della neonata Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, ha dichiarato che in questo momento si discute se estendere o meno lo Statuto anche alle professioni regolamentate (che in quanto tali si regolamentano da sole); l'orientamento prevalente, a suo dire, era in quel momento quello di una non-estensione. Perché?
Ovvero: che senso ha dire di voler mettere ordine nel settore del lavoro autonomo con una legge unica, lo Statuto del Lavoro Autonomo, sul modello di quanto fatto con il Jobs Act per il lavoro subordinato, se poi una larga fetta di professionisti rimane fuori, frammentata in un pulviscolo di Ordini, Albi e Collegi?

La risposta del Governo potrebbe essere: perché davanti alla platea degli Ordini è più comodo dire che la questione non mi riguarda, e che il loro potere di regolamentazione rimane intatto. Oppure: perché davvero non voglio andare a toccare quella fetta di professionisti con le loro tante casse, i loro tanti codici deontologici, i loro tanti piccoli organismi auto-eletti, le loro tante piccole sacche di potere con cui accontento i loro rappresentanti politici e divido possibili coalizioni e tentativi di sindacalizzazione.


L'Ordine, una strana creatura mitologica

L'istituzione Ordine nasce d'altra parte proprio per questo: per spegnere e dividere, in epoca fascista, il dissenso degli intellettuali, dando loro un organo di rappresentanza che in realtà non lo è, che dichiara di fare l'interesse pubblico ma viene finanziato dalla stessa parte che poi, eventualmente, dovrebbe sanzionare.

Nel frattempo, rumors crescenti si inseguono sull'intenzione, da parte di Renzi, di voler mettere fine per sempre alla vita di questa strana creatura mitologica che è l'Ordine in Italia: invisa agli Iscritti, che di un Ordine che non sa o non può – per statuto – tutelarli, in effetti non sanno che farsene, e invisa all'opinione pubblica, che lo considera lo strumento di una lobby; quindi invisa a tutti per motivi opposti (quando si dice: farsi volere bene).
Non è difficile immaginare che questa potrebbe essere una delle azioni meno impopolari di Renzi.

Sul grande equivoco di che cos'è un Ordine provinciale e che cos'è, ancora di più, il Consiglio Nazionale, che poi interloquisce direttamente col Governo, si gioca d'altra parte tutta l'ambiguità e la debolezza della rappresentanza dei lavoratori autonomi delle professioni regolamentate. E qui arriviamo a ripescare la cara legge Fornero: nel 2012, inizialmente, la legge sembrava estendersi a tutte le finte partite iva indistintamente; poi, dopo un vibrato intervento del presidente del CNAPPC Freyrie, che sottolineava come una tale misura avrebbe mandato in rovina gli studi professionali di architettura, calibrati sul modello della piccola bottega artigiana, e unitamente alle proteste di altri esponenti dei Consigli Nazionali, la legge fu scritta in modo tale da non potersi estendere agli iscritti all'Ordine: ora, al di là del merito della legge (che comunque non è un capolavoro) e al di là del fatto che è vero che molti studi non possono permettersi di assumere i propri collaboratori (ma allora basterebbe non pretendere che si comportino da dipendenti), questo significa che chi è una finta partita iva iscritta all'Ordine è un po' meno finta degli altri: una finta partita iva finta (concetto che apre un varco spazio-temporale nel mondo delle partite iva).

Alla fine, chi dava a Freyrie, in quella situazione, il diritto di parlare a nome di tutti gli architetti italiani, quando l'Ordine non è un vero e proprio organo di rappresentanza, il Consiglio Nazionale non è eletto direttamente dai professionisti, e quando quasi 17000 architetti sono partite iva in monocommittenza (dati Cresme 2013), tra le quali certamente si annidano molte finte partita iva? In poche parole: chi ha “eletto” Freyrie?


Come funzionano le elezioni nel CNAPPC

A breve, tra circa un mese, si voterà per il rinnovo del CNAPPC. Alle elezioni possono candidarsi tutti gli Iscritti all'Ordine, ma possono votare i soli consiglieri degli Ordini, esprimendo un voto complessivo della posizione dell'intero consiglio, che si esprime a maggioranza, pesato sulla base del numero di iscritti. Ad esempio, Roma ha circa 18.000 iscritti e i 15 consiglieri (eletti a loro volta con percentuali di partecipazione al voto del 20%) “pesano” complessivamente per 60 voti sui circa 500 nazionali. Se 7 consiglieri esprimono la preferenza X, e 8 esprimono la preferenza Y, i 60 voti di Roma andranno a Y.

Ora:
  • è altamente improbabile che un Iscritto non consigliere sia votato dai consiglieri della sua provincia, figuriamoci da quelli di un'altra provincia; a meno che non sia un ex consigliere nazionale uscente e già conosciuto (l'elettorato passivo universale serve proprio a questo, a garantire la possibilità di candidarsi anche ai consiglieri nazionali uscenti, che hanno precedentemente rimesso il mandato di consigliere provinciale in quanto incompatibile con quello nazionale);
  • i consiglieri provinciali sono espressione del voto di una percentuale in genere (ma non sempre) molto bassa dei propri iscritti; in ogni caso, se non si coalizzano con la maggioranza del loro consiglio, il loro voto non vale nulla.

Può dirsi questo sistema rappresentativo? Può dirsi realmente democratico? Dall'Ordine Provinciale al Consiglio Nazionale, dove finisce la volontà dell'Iscritto? (Sappiamo dove finiscono i suoi soldi: nel bilancio dell'Ordine Provinciale, che l'Assemblea degli Iscritti approva o respinge, e nel bilancio del Consiglio Nazionale, che se lo approva da sé senza neanche farlo vedere agli Ordini).


Chi rappresenta gli autonomi?

Se Del Conte deve andare a chiedere ai liberi professionisti se vogliono o no lo Statuto del Lavoro Autonomo e che proposte hanno, forse dovrebbe assicurarsi che i Consigli Nazionali siano i reali interpreti della loro volontà. D'altro canto, i sindacati dei professionisti tecnici contano ad oggi relativamente pochi iscritti. E noi, lo abbiamo capito o no che il nostro problema non è che siamo troppi, ma che siamo tutti divisi e senza una vera rappresentanza?

Sulle elezioni del CNAPPC seguiremo gli sviluppi e vi terremo aggiornati. Ma non basta.
Ad oggi, con questo sistema, l'Ordine e il Consiglio Nazionale di fatto parlano a nome di tutti gli Iscritti, eppure spesso in disaccordo con una parte consistente di essi (ad esempio titolari di studio versus collaboratori a finta partita iva). I loro compiti non sono di rappresentanza ma di tutela della professione nell'interesse pubblico: ora, quando questa tutela possa estendersi anche al professionista e quando invece no, perchè diventa sindacalismo, lobby, è la foglia di fico che l'Ordine e il Consiglio Nazionale mettono e tolgono a seconda di quali interessi vogliano realmente tutelare. Mentre un vero sindacalismo, nel frattempo, non decolla mai (ricordiamo che sindacato non è una brutta parola: significa "giustizia insieme", e in questo senso noi la intendiamo).

Proviamo ad aprire quindi un dibattito serio, costruttivo, documentato, non dall'alto delle decisioni del Governo o del Consiglio Nazionale ma fra noi professionisti, su cui queste decisioni si ripercuotono:

  • sei d'accordo con un'eventuale abolizione dell'Ordine?
  • cosa pensi che dovrebbe diventare l'Ordine, se ci fosse una sua riforma invece che un'abolizione tout-court?
  • cosa ti piacerebbe che il futuro CNAPPC facesse?
  • Come ti piacerebbe che il futuro CNAPPC si schierasse sulla questione dell’estensione o meno dello Statuto anche agli iscritti a Albi e Ordini?




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